Gruppo: Drug Honkey
Titolo: Hail Satan
Anno: 2005
Ristampa: 2017
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Hohlraum Records
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TRACKLIST
  1. The Others
  2. Falling Out
  3. Wish I Had Some
  4. Heroin
  5. Reject Religion
  6. Silver Lining
  7. What You Haven't Done
  8. Purnur
  9. Weird Bookshelf
  10. Belial
DURATA: 57:52
 

Il Male. Proprio con queste stesse parole avevo iniziato a trattare i Drug Honkey cinque anni or sono, nel momento in cui ebbi fra le mani "Ghost In The Fire" (2012), un album disturbato e disturbante che percorreva un sentiero in sola discesa. Ora mi trovo a battere nuovamente quel sentiero, ascoltando la ristampa del loro secondo lavoro in studio "Hail Satan" (2005), pubblicato originariamente attraverso autoproduzione, ma che ha visto nuovamente la luce sul finire del 2017 per merito dell'etichetta russa Hohlraum Records. La grafica e la produzione genuina, malsana e imperfetta delle trecento copie non sono state modificate, parliamo perciò di un'opera identificabile come underground al 100%.

Non fatevi ingannare dalla iconografia satanica, il sentimento antireligioso è soltanto una delle differenti forze motrici del gruppo, ma non è l'unica. Nell'intervista che ci concesse, Paul "Honkey Head" Gillis definì la religione come un cancro: «L'Umanità non ha bisogno di seguire una propaganda religiosa, ma di solito purtroppo lo fa, perché per la maggior parte delle persone la paura dell'ignoto è troppo grande da affrontare e aggrapparsi a qualche falsa speranza aiuta, anche se superficialmente». Il crollo dell'io, l'acidità farmaceutica e il conseguente disfacimento della mente assuefatta sino a raggiungere lo stato, anche nel malessere fisico, di «cold turkey» alimentano un flusso di sonorità che ha nell'orrore, nel decadimento costante e nell'assenza di equilibrio il proprio marchio di fabbrica.

"Hail Satan" è una lunatica e aberrante formula di perfida seduzione, incostante e istintiva, approssimativa per tanti aspetti, ma che alla pari di un nero gorgo risucchia senza lasciare scampo; vi invito perciò a farvi dilaniare da brani come "Falling Out" ed "Heroin". Quest'ultimo è il primo capitolo del trittico completato da "China Black (Heroin: Part II)" e "Dead Days (Heroin III)", rispettivamente incisi su "Death Dub" e "Ghost In The Fire". Riguardo queste tre canzoni, Gillis spiegò che «esprimono un certo numero di sensazioni che hanno a che fare con l'eroina: come l'affrontare la perdita di qualcuno che vi è dentro, i veri e propri alti e bassi che derivano dal suo consumo o anche solo un messaggio che invita a starne lontani». 

Doom metal? Death Metal? Sperimentale? Non vi è uno schema preciso, le varie componenti plasmano un lavoro personale e dallo stato embrionale, in cui la batteria talvolta pare andare per i fatti propri e le estensioni di tastiera sembrano infilate in maniera maligna e quasi sconclusionata. Nonostante ciò, più ci si immerge, più si corre il rischio di rimanerne infettati.

"Hail Satan" è un tassello importante per comprendere chi siano diventati oggi i Drug Honkey e perché. Tra le altre cose, la band ha pubblicato il quinto album "Cloak Of Skies" su Transcending Obscurity proprio l'anno passato. Se i ragazzi di Chicago fossero una vostra gradita conoscenza o il lato più instabile ed emotivamente corrosivo del metal vi attirasse particolarmente, dovreste proprio accaparrarvi una copia di questa ristampa.