Gruppo: Kartikeya
Titolo: Samudra
Anno: 2017
Provenienza: Russia
Etichetta: Apathia Records
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TRACKLIST
  1. Dharma Pt. 1 - Into The Sacred Waves
  2. Tandava
  3. Durga Puja
  4. Pranama
  5. The Horrors Of Home
  6. Mask Of The Blind
  7. Samudra
  8. The Golden Blades
  9. We Shall Never Die
  10. Kannada (Munjaaneddu Kumbaaranna)
  11. Tunnels Of Naraka
  12. The Crimson Age
  13. Kumari Kandam
  14. Dharma Pt. 2 - Into The Tranquil Skies
DURATA: 1:13:41
 

Negli ultimi anni, le tematiche religiose relative all'Induismo sembrano esercitare un discreto fascino su diverse realtà del metal estremo. Non ne sono esenti i Kartikeya, sestetto russo attivo da dieci anni e spiccioli che prende il nome dall'omonima divinità della guerra. "Samudra" è il loro terzo album propriamente detto e fa fede al proprio titolo: il termine sanscrito è infatti traducibile con «oceano», inteso come l'insieme di tutte gli specchi acquatici riuniti e personificati in un'unica divinità. Allo stesso modo, il disco è un continuo fluire di strutture più o meno articolate, un'opera importante sia dal punto di vista delle composizioni che della durata, sforando i settanta minuti.

L'impatto del lavoro, primo tassello di una serie di cinque album ispirati agli altrettanti elementi naturali della cultura Hindu, è di quelli che non lasciano prigionieri: un Death Metal moderno, carico di groove, che amalgama richiami agli Strapping Young Lad a componenti simil-djent à la Meshuggah, il tutto condito da una certa vena -core. Non mancano, ovviamente, i forti influssi provenienti dalla musica tradizionale indiana, le cui melodie e gli strumenti tipici riescono a farsi strada egregiamente in una giungla di doppia cassa, riff spezzadita e strutture contorte che lasciano pochi attimi di respiro lungo le quattordici tracce.

A fare la parte del leone, senza ovviamente nulla togliere agli altri strumentisti protagonisti di una prova senza la minima sbavatura, è il chitarrista Roman "Arsafes" Iskorostenskiy, impegnato anche con le seconde voci, tastiere e strumenti etnici (affidati inoltre a vari ospiti qua e là), oltre a essere praticamente autore di tutte le musiche e tutti i testi. Una cosa non da poco, considerando la qualità media del lavoro decisamente alta, con pochi momenti meno memorabili degli altri e svariati picchi di intensità rimarchevole: si potrebbero citare, per esempio, "Durga Puja" e il suo ottimo ritornello dalle ritmiche etniche, l'epica "The Horrors Of Home" (con l'assolo di Keith Merrow degli Alluvial) e la peculiare "Kannada (Munjaaneddu Kumbaaranna)", con testo in lingua tipica e una parte solista di un certo Karl Sanders dei Nile. Tutte queste componenti sono riassunte perfettamente nel capitolo finale dell'opera, "Dharma Pt. 2": una composizione mastodontica di oltre tredici minuti, che racchiude violenza, tecnica, atmosfere oniriche ed esotiche e spiritualità orientale.

A dieci anni spaccati dal debutto "The Battle Begins", i Moscoviti continuano quindi sullo stesso sentiero tracciato allora, abbastanza maturi e consapevoli dei propri mezzi da potersi permettere un'opera ambiziosa come "Samudra": non lasciatevi intimorire dal minutaggio elevato e perseverate nell'ascolto, sarete sicuramente ricompensati.