Gruppo: Lock Up
Titolo: Hate Breeds Suffering
Anno: 2002
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Nuclear Blast
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TRACKLIST
  1. Feeding On The Opiate
  2. Castrate The Wreckage
  3. Violent Reprisal
  4. Detestation
  5. Retrogression
  6. Slaughterous Ways
  7. Dead Sea Scroll Deception
  8. Hate Breeds Suffering
  9. Catharsis
  10. The Jesus Virus
  11. Broken World
  12. Horns Of Venus
  13. High Tide In A Sea Of Blood
  14.  Cascade Leviathan
  15. Fake Somebody / Real Nobody
  16. The Sixth Extinction
DURATA: 29:44
 

I Lock Up sono un supergruppo creato dal bassista Shane Embury (Napalm Death, Brujeria e Venomous Concept). La formazione iniziale del progetto, che diede vita nel 1999 al debutto "Pleasures Pave Sewers", vide coinvolti personaggi di primissimo livello della scena estrema: Nicholas Barker alla batteria (Brujeria, Cradle Of Filth e Dimmu Borgir), Peter Tägtgren alla voce (Hypocrisy, Pain ed ex Bloodbath e War nonché titolare degli Abyss Studio) e Jesse Pintado alla chitarra, compagno di avventura di Shane (non solo nei Napalm Death) prematuramente scomparso e che ovviamente verrà sempre ricordato anche come componente fondamentale dei Terrorizer.

A tre anni di distanza dalla prima pubblicazione e dopo l'abbandono di Tägtgren, il posto dietro il microfono venne coperto da Tomas "Tompa" Lindberg (Grotesque, At The Gates, The Crown e The Lurking Fear) e i Lock Up si rimisero in marcia, dando alle stampe il secondo lavoro "Hate Breeds Suffering", probabilmente a oggi il loro miglior prodotto. Una legnata di mezz'ora, diretta e priva di compromessi, grind che strizza l'occhiolino al death metal, impastando quanto offertoci da gentaglia come Nausea, Phobia, Assück, Brutal Truth e naturalmente Napalm Death e riversandocelo contro come fosse una motosega impazzita, pronta a squartare indiscriminatamente chiunque o qualunque cosa. Un assalto in velocità snello e violento, nel quale si registrano un paio di sparuti e apprezzabili rallentamenti ("Detestation" e "Slaughterous Ways"), ma che per lo più si scaglia contro l'ascoltatore con irruenza e noncuranza, infilando bordate ferali come "Feeding On The Opiate", "The Jesus Virus", "Horns Of Venus" e "Fake Somebody / Real Nobody".

"Hate Breeds Suffering" è un album saldamente e affettivamente legato a un preciso modo di interpretare la brutalità degli anni Ottanta e capace di far palpitare il cuore e far scoppiare di gioia le coronarie di chi ama pietrate simili. Del resto, pur con le perplessità che spesso si trascinano i supergruppi, i Lock Up non hanno praticamente mai deluso le aspettative, riuscendo successivamente a confermarsi: dapprima nel 2011 con "Necropolis Transparent", che fece registrare il rientro in scena a cinque anni dalla dipartita di Pintado, con l'ingresso alla chitarra di Anton Reisenegger (Pentagram, Criminal, Inner Sanctvm e Brujeria); e poi non molto tempo fa con "Demonization", che vanta alla voce Kevin Sharp (Brutal Truth e Venomous Concept).

Se non l'aveste ancora compreso, con questi signori ci si diverte parecchio e vi consiglio di farlo a volume sconsideratamente alto.