Gruppo: Elegiac
Titolo: Black Clouds Of War
Anno: 2018
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: De Tenebrarum Principio
Contatti:

Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST
  1. Black Clouds Of War
  2. Cosmic Holocaust
  3. Beyond The Physical Realm
  4. Transcendence
  5. Heathen Supremacy
  6. The Hanging Head Of Death
  7. Symbols Of Power
  8. Ashwind
  9. Creatures Of Night
  10. Visions
DURATA: 61:15
 

ATMF, insieme alle sue due succursali De Tenebrarum Principio e A Sad Sadness Song, si è sempre distinta per la qualità delle proprie uscite: scorrendo il catalogo dell'etichetta triestina, è norma imbattersi in album che a loro modo hanno dato un contributo alla causa del metallo più cattivo di tutti, dagli Janvs di "Fvlgvres" ai Forgotten Woods di "Race Of Cain" e le loro più recenti ristampe, passando per Urna, Battle Dagorath e tanti altri. Dispiace così un po' dover prendere atto del fatto che Elegiac, one man band statunitense che si riassume nel giovane Zane Young, non colpisca in modo particolare.

Nei quattro anni di attività del progetto, Elegiac non ha lesinato sul quantitativo di materiale prodotto: ben diciassette pubblicazioni suddivise tra EP, split, album e un demo. "Black Clouds Of War", che risale originariamente al giugno scorso in edizione digitale e cui il CD ha fatto seguito soltanto a inizio 2018, è addirittura il quarto disco e da allora Young ha eruttato altri tre split. Purtroppo, a tanta frenesia compositiva non corrisponde altrettanta qualità e il lavoro di Elegiac è soltanto discreto.

"Black Clouds Of War" è un'opera purtroppo molto generica nel suo essere tipicamente, incontrovertibilmente e banalmente black metal dei primi anni '90. È uno di quei dischi in cui ad ascolto terminato — ed è un ascolto bello lungo, si supera di poco l'ora di musica — rimane la sensazione di non aver aggiunto nulla di che al proprio bagaglio. Non perché il lavoro di Young sia brutto, ma perché non è bello: non colpisce, non cattura, non affascina. C'è qualche buona intuizione nelle melodie di chitarra, ma i riff non hanno la personalità necessaria per farsi notare, la produzione è lo-fi come vuole la tradizione, ma eccessivamente omogenea e nessun elemento compositivo né esecutivo riesce davvero a rimanere impresso. E non è sufficiente aggiungere qualche eco bathoriana ultimo periodo ripetuta allo sfinimento ("Heathen Supremacy" e qualche arpeggio successivo) per dare carattere sufficiente a un intero album.

Gli umori old school, purtroppo, non bastano a fare del black metal buon black metal; al momento, il lavoro di Elegiac non riesce a farsi notare nell'oceano di pubblicazioni da cui il povero metallaro medio è quotidianamente sommerso.