Gruppo: Suum
Titolo: Buried Into The Grave
Anno: 2018
Provenienza: Italia
Etichetta: Endless Winter
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TRACKLIST
  1. Tower Of Oblivion
  2. Black Mist
  3. Buried Into The Grave
  4. Last Sacrifice
  5. Seeds Of Decay
  6. The Woods Are Waiting
  7. Shadows Haunt The Night
DURATA: 34:58
 

Il Doom Metal è un mondo che accomuna e mette di buon umore molti di noi della redazione. Da sempre il suo underground è stato vissuto in maniera più genuina, ma negli ultimi anni, anche per la vera e propria esplosione legata al filone contaminato dallo stoner, ha iniziato a subire anch'esso una certa commercializzazione. Ovviamente tale termine è da prendere con le pinze, è però innegabile che band clone e produzioni trite e ritrite siano state partorite in gran numero, forse più di quanto ci si potesse immaginare. Capita così che il Doom divenga una moda, tuttavia non è sicuramente il caso dei nostrani Summ.

La formazione vede coinvolti personaggi che si muovono nella scena metal italica ormai da tempo immemore, due di questi li abbiamo anche incrociati più volte: il chitarrista Painkiller (Fangtooth, Occultator ed ex Exhuman) e Marco "Wolf" Veraldi (Bretus, A Buried Existence, Land Of Hate ed ex Uranium 235 e Zora). Si tratta di uomini che sono profondamente immersi in questo mare di suoni, oscurità, dolore e orrore.

Non starò a elencare nomi, referenze e possibili accostamenti, vi basterà aprire il lettore e inserire il debutto "Buried Into The Grave" (una partenza immediata con il botto più grosso!) per tirare subito in ballo l'Inghilterra, la Fennoscandia o gli U.S.A. Sarete poi voi a scegliere a quali santi affidarvi, rimanendo consci del fatto che i Suum suonano il Doom che amano e conoscono a menadito, evitando di cadere nel tranello delle becere scopiazzature.

I trentacinque minuti dell'album abbracciano il panorama in maniera ampia e avvolgente, mostrandosi classici, epici e rocciosi, forti di una solida e matura devozione nei confronti di chi ha creato il sentiero da percorrere. Al tempo stesso mostrano una prova compositiva ed esecutiva di spessore, nella quale emergono i bei riff di Painkiller, la compattezza della base ritmica fornita dal bassista Marcas e dal batterista Rick, mentre Marco imprime ai pezzi la dovuta forza dietro al microfono, tingendoli talvolta di atmosfere spettrali, altre ipnotiche. Insomma i Suum non appartengono a quella cerchia di gruppi da copia e incolla, anzi come direbbe qualcuno ci mettono la faccia e tre pezzi esemplari come "Tower Of Oblivion", "Black Mist" e "Shadows Haunt The Night" stanno lì a dimostrarlo.

"Buried Into The Grave" si nutre della parte più intima, tradizionale e primordiale del Doom, rimasta incastrata nel sottosuolo in quanto adorata prettamente dai veri e propri patiti del genere (forse solo la corrente funeral è altrettanto selettiva nello scegliersi i fedeli ascoltatori). I Suum si trovano perfettamente a proprio agio in questa nicchia accogliente, ma viva e pulsante anche nel 2018. Buona la prima!