Gruppo: At The Gates
Titolo: To Drink From The Night Itself
Anno: 2018
Provenienza: Svezia
Etichetta: Century Media Records
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TRACKLIST
  1. Der Widerstand
  2. To Drink From The Night Itself
  3. A Stare Bound In Stone
  4. Palace Of Lepers
  5. Daggers Of Black Haze
  6. The Chasm
  7. In Nameless Sleep
  8. The Colours Of The Beast
  9. A Labyrinth Of Tombs
  10. Seas Of Starvation
  11. In Death They Shall Burn
  12. The Mirror Black
DURATA: 44:47
 

Puoi scioglierti, fare reunion dopo anni di silenzio, non entrare in studio per quasi vent'anni, puoi fuggire quanto vuoi, ma ti inseguirà sempre e alla fine ti coglierà: la vecchiaia. Dopo poco meno di trent'anni al servizio del death metal, Anders Björler non ne aveva più, l'interesse per urla, doppio pedale e chitarrone era scemato e ci ha voluto dare un taglio. Orfani di uno dei propri membri fondatori nonché di uno dei chitarristi più simbolici dell'intero sound svedese, Tompa e compagni hanno raccolto la sfida e si sono messi al lavoro su un nuovo disco, che arriva proprio in questi giorni nei negozi, a poco meno di quattro anni da "At War With Reality", l'album che ha riportato gli At The Gates in giro per il mondo.

"To Drink From The Night Itself" è ancora una volta, anzi oggi più che mai, il risultato dello sforzo combinato del cantante e del fratello di Anders, Jonas Björler, che porta avanti l'inusuale tradizione di bassista e principale compositore del materiale degli Svedesi, ed è in tutto e per tutto un disco degli At The Gates. Nel comunicato stampa Tompa si prodiga a fornire dettagli su come la band si sia sforzata oltre ogni limite, su come abbia tentato di spostare i propri confini all'interno del macro-mondo death, ma la verità è una e una soltanto: gli At The Gates una cosa sanno fare, una cosa fanno, e una cosa ci auguriamo continueranno sempre a fare. Poi ci possiamo raccontare che ci sono delle leggere differenze, che quel dettaglio qui è diverso da quella cosina là, però arrivati al sesto album la formula rimane sostanzialmente invariata rispetto a quattro anni fa, e Göteborg scorre potentissima in questi tre quarti d'ora di musica.

Di nuovo, Tompa spende parole importanti per raccontare la fame del gruppo, assolutamente non sazio di death, di concerti, di tour e di vita 101% metal, e questo si percepisce in modo chiaro nell'album. Il quintetto vuole andare avanti, vuole continuare imperterrito a macinare riff, a urlare la propria disperazione, come se niente fosse cambiato. Ed ecco che il chitarrista scelto per indossare gli ingombranti panni di Björler è un altro che di sottobosco svedese ne capisce qualcosa: Jonas Stålhammar è un veteranissimo della scena, e le sue radici affondano in Bomb Of Hades, God Macabre e addirittura negli Utumno, uno dei picchi massimi del culto svedese dei primi '90, oltre che nei Lurking Fear, ultimo progetto parallelo di Tompa e Adrian Erlandsson.

Dal punto di vista tematico, "To Drink From The Night Itself" prende le mosse dal romanzo del tedesco naturalizzato svedese Peter Weiss, "L'Estetica Della Resistenza", un tomo di oltre mille pagine che, tra le altre cose, riflette sul significato stesso dell'arte, come essa possa fungere da strumento di oppressione o di liberazione al tempo stesso. Per quanto sempre Tompa specifichi che gli At The Gates non siano una band politica, chiarisce altrettanto come il libro sia «molto orientato a sinistra» (e da grande amico dei Napalm Death quale è, non si può dire che la cosa sia troppo sorprendente).

Per continuare con l'estetica, il comparto grafico dell'album è votato alla continuità, tanto con il presente quanto con il passato: con il presente, perché la copertina — o meglio, la serie di copertine, poiché ogni edizione del disco presenta qualcosa di diverso — è di nuovo appannaggio di Costin Chioreanu; con il passato perché lo stile surrealista dell'illustratore e musicista romeno questa volta si tinge completamente di rosso, rimandando inesorabilmente a "The Red In The Sky Is Ours".

In conclusione eccoci qua, a scapocciare su un disco che è soltanto il nuovo disco degli At The Gates, soltanto una dozzina di canzoni partorite da uno dei gruppi più seminali di un intero genere musicale, cui non è più chiesto di inventare alcunché, ma soltanto di continuare a tenere alta la bandiera di un sound che ha inventato. Qualcuno potrebbe dire album di mestiere, tuttavia quando quel mestiere l'hai inventato tu, beh, te lo puoi permettere.