Premarone - Das Volk Der Freiheit
 
Gruppo: Premarone
Titolo: Das Volk Der Freiheit
Anno: 2018
Provenienza: Italia
Etichetta: Endless Winter
Contatti:

Facebook  Soundcloud  Youtube  Bandcamp

 
TRACKLIST
  1. Preludio: Mani Pulite
  2. I Parte: D. V.
  3. Interludio: Interferenze
  4. II Parte: D. F.
DURATA: 1:00:35
 

Quando mi hanno detto che qualcuno era riuscito a dedicare un disco doom metal all'improbabile parabola politica e mediatica di Forza Italia (e del Paese in generale), non ero sicurissimo di aver capito bene a cosa mi trovavo davanti. Di solito, roba come il trash televisivo e umano è tema più comune nel rock alternativo e generi simili, come avevamo visto con la mai troppo citata Macabra Moka l'anno scorso. "Das Volk Der Freiheit" dei piemontesi Premarone tratteggia esattamente quello che pensate, il Popolo della Libertà in tutto il suo splendore, prima che si reincarnasse nell'attuale Lega con il suo armamentario di aggressività e locura.

Già dalla copertina si respira un'aria da fine di un impero, come in effetti è stato per la corte dei miracoli berlusconiana, una fine che non è stata una vera e propria fine, con lo sguardo nel cielo che in qualche modo lasciava già presagire un sequel. I titoli e i testi sono a dir poco meravigliosi e, con perle come «Tuniche Purpuree» o «Olgettinae», richiamano tutto il bagagli(n)o di lucida follia che ha segnato gli ultimi decenni in Italia, a partire dall'azzeccatissimo preludio con Mani Pulite. C'è spazio per qualunque cosa, dal Grande Fratello ad Amici, da "Beautiful" alle televendite e ai salottini urlanti della TV.

L'aspetto meraviglioso, però, è che tutto questo carrozzone è inserito in un'oscurissima cornice doom intrecciata con stranianti elementi drone e psych, in cui campionamenti e registrazioni sembrano risuonare in un arido panorama alla Fallout, portatori di una gloria ormai andata ma che in qualche modo resta con noi. I quattro hanno fatto un'operazione estremamente competente dal punto di vista musicale, a sostegno di un concept francamente mai sentito in questo contesto (notevole l'inizio praticamente post-rock di "II Parte: D. F."). Il disco si divide in due lunghe suite da oltre venti minuti ciascuna, oltre al succitato preludio e un interludio, e possiamo interpretarlo come un'opera teatrale o un film, non tanto diverso dalla vita politica ultra-mediatizzata che ormai sembra aver travolto l'intero spazio sociale.

Provate a immaginare un incontro tra Immanuel Casto, Hate & Merda e Ufomammut: vi avvicinerete molto al lavoro messo in piedi dai Premarone, che con "Das Volk Der Freiheit" hanno fatto un bel salto di qualità rispetto al pur pregevole esordio del 2015. Complimenti anche alla Endless Winter che, non so quanto consapevolmente, ha dato alle stampe qualcosa di cui stranamente c'era davvero bisogno. Non ci resta che «scrivere il proprio nome sulle piastrelle di un cesso in autogrill», oppure no?