Gruppo: Mortuorial Eclipse
Titolo: Urushdaur
Anno: 2018
Provenienza: Argentina
Etichetta: Art Gates Records
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TRACKLIST
  1. Lost Bloodline
  2. Ruin Empire
  3. Arcane Legacy Of Astral Numina
  4. Secrets Of The Revenants
  5. Ophis Martys
  6. Cult Of The Carnal Disarray
  7. Beyond The Sands Of Perdition
  8. In Extremis
  9. Edge Of The Dark Portent
DURATA: 40:34
 

L'assolata Argentina non è di certo il primo paese che viene in mente quando si parla di black o death metal, ma questo non ha frenato i Mortuorial Eclipse che con "Urushdaur" arrivano alla seconda uscita discografica dopo l'esordio "The Aethyrs' Call" del 2012 (del quale avevamo già parlato ai tempi). Il quartetto di Cordoba si rende autore di un lavoro perfettamente ascrivibile a quel filone del death metal più ritualistico ed evocativo, che ha tra i migliori interpreti formazioni come i Behemoth o i greci Septicflesh. La matrice sinfonica sarà, infatti, il filo conduttore che ci accompagnerà durante tutte le tracce.

L'intro orchestrale sulla quale vengono ricamate inquietanti note di piano ne è il primo indizio e funge da premessa alla traccia di apertura "Ruin Empire". Gli Argentini riescono a destreggiarsi abilmente tra violente sfuriate in blast beat e sezioni più ragionate, ma sempre dai toni apocalittici, come i testi lasciano intendere. Il muro di suono sprigionato dai Mortuorial Eclipse è davvero notevole e si nota in questo senso l'attenzione dedicata in studio alla valorizzazione della sezione ritmica e agli arrangiamenti sinfonici. I brani successivi si muovono sugli stessi binari, riproponendone pregi e difetti, ma è sul finire dell'album che si accende la vera scintilla.

La strumentale "Beyond The Sands Of Perdition" mette in luce una inaspettata quanto gradevole influenza arabeggiante, che viene poi approfondita nella successiva "In Extremis". A mio parere è quest'ultima la traccia più riuscita del lotto, grazie a un dosato bilanciamento tra l'aggressività propria del death metal e le orchestrazioni sinfoniche, in questa sede mai ridondanti o superflue. Gli irruenti riff di chitarra e le ritmiche ben studiate vengono infatti valorizzati da un intreccio di tastiere davvero ispirato, che impreziosisce la composizione piuttosto che soffocarla come avviene in altri frangenti.

Se in "Urushdaur" si trovano certamente passaggi degni di nota che ne mettono in luce le potenzialità, altrettanto vero è che i Mortuorial Eclipse, per non rischiare di suonare troppo derivativi, dovrebbero staccarsi maggiormente dalle proprie influenze musicali. In questa seconda prova purtroppo non riescono a convincere in questo senso e la fastidiosa sensazione di già sentito passa nella mente dell'ascoltatore troppo spesso. Chi sperava (leggasi il sottoscritto) di trovarsi di fronte al definitivo salto di qualità della formazione argentina ne rimarrà scottato. Non rimane che attendere e sperare che i Nostri, alla prossima occasione, riescano a mettere in luce una maggiore personalità, magari ripartendo dagli interessanti spunti fatti vedere in chiusura di questo lavoro.