Gruppo: Lycanthia
Titolo:  Oligarchy
Anno: 2013
Provenienza:   Australia
Etichetta: Hypnotic Dirge Records
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TRACKLIST
  1. The Essential Components Of Misery
  2. Eternity...
  3. Forgone
  4. Ablaze The Wheel Turns
  5. Despondency In Crescendo
  6. Time Feeds These Wounds
  7. Hair Of The Beast
  8. From Ancestral Lands
DURATA: 53:19
 

La formazione gothic doom dei Lycanthia naviga all'interno della scena underground da ormai più di tre lustri: pur avendo quindi un vissuto che avrebbe dovuto garantirle una produzione discreta, si è trovata per tanti motivi, in primis la girandola continua di cambi di una formazione che al momento vede il solo bassista/cantante Lee Tassaker come membro originale rimasto, a offrire all'ascoltatore i propri sforzi artistici suddivisi in due tronconi separati da una lunga distanza.

Dopo la parentesi anni Novanta che vide gli australiani produrre il demo omonimo nel 1997 e il primo album "Myriad" nel 1999, si è dovuto attendere ben sette anni per l'uscita dell'ep "Within The Walls" (2006) e altri sette per far sì che il secondo disco intitolato "Oligarchy", originariamente rilasciato tramite autoproduzione nel 2012 e odiernamente pubblicato nuovamente dall'etichetta canadese Hypnotic Dirge Records, avesse vita.

Che gli insegnamenti impartiti da gente come i My Dying Bride siano stati assorbiti dal sestetto in questione ve ne renderete conto ascoltando già il pezzo posto in apertura. In "The Essential Components Of Misery", sia per ciò che concerne l'impianto atmosferico melancolico dolciastro sia per gli aspetti legati all'alternarsi della voce in growl (a cura di Lee) e di quelle angeliche (di Vanessa e Megan) che per il piacevolissimo l'utilizzo fatto in fase di rifinitura del violino, il rimando alla creatura di Stainthorpe è notevole. Così come, procedendo di traccia in traccia con capitoli quali "Forgone", "Despondency In Crescendo" e la conclusiva "From Ancestral Lands", si potranno riscontrare parvenze e similitudini sonore ricollegabili ai The Gathering, ai primi Theatre Of Tragedy e ai Draconian.

"Oligarchy" in definitiva è una prova affidabile, dove si nota un atteggiamento che forse va troppo sul sicuro: proprio questa dote diviene l'arma a doppio taglio, che da un lato farà del lavoro una gradita compagnia per gli amanti di questo stile, dall'altro potrebbe frenare coloro i quali desiderano qualcosa di più. Perché sì, è vero, a livello formale tutto quadra e la produzione curata da Jens Bogren nei Fascination Street Studios è pressoché perfetta, ma manca quel qualcosa che lasci un segno distinguibile e duraturo nel tempo.

Tirando le somme, la ripartenza dei Lycanthia è considerabile come positiva; Tassaker e soci hanno una chiara visione di ciò che sono e vogliono, anche se devono lavorare su ciò che possono fare: con le qualità di base in loro possesso vi è la possibilità che in un prossimo futuro rilascino prove ancora più interessanti e mature. Noi saremo qui ad attenderle e intanto ci faremo accompagnare da "Oligarchy".