Gruppo: Oceans Of Slumber
Titolo:  Aetherial
Anno: 2013
Provenienza:   U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. God In Skin
  2. Coffin Like Kites
  3. Memoriam
  4. Remedy
  5. Only A Corpse
  6. Aetherial
  7. Primordial
  8. Blackest Cloud
  9. Great Divide
DURATA: 58:47
 

Gli Oceans Of Slumber sono la formazione che non t'aspetti, quel nome sbucato dal nulla che di botto ti fa ritrovare fra le mani il disco che ti cambia la giornata, a me è successo ascoltando "Aetherial". Il quintetto di Houston, composto da membri ed ex di Insect Warfare, Ingurgitate e Demoniacal Genuflection (Dobber Beverly alla batteria, Keegan Kelly al basso, Anthony Contreras alla chitarra e Ronnie Allen dietro al microfono) ai quali si è aggiunto un chitarrista jazz (Sean Gary), è stato una felice sorpresa.

Nel momento in cui ho ricevuto il loro album sono stato un po' tratto in inganno dalla copertina che mi ha fatto pensare d'aver a che fare con l'ennesimo gruppo di death-core orientato a utilizzare soluzioni particolarmente tecniche e ampie varianti atmosferiche, per intenderci tipo i Fallujah, mentre la realtà racconta una storia ben diversa e molto più articolata. Immaginate di avere davanti un puzzle i cui i pezzi vi saranno forniti una volta che avrete incrociato tutti i brani, sì perché il vero ostacolo è racchiuso nell'impattare e digerire la massa di molteplici riferimenti che vi saranno sparati contro, è evidente che i musicisti texani non amano la tranquillità e il tenere un'unica linea guida.

Il modo in cui la band dà forma alle canzoni è caratterizzato da un mutare in corsa che al suo interno vede ruotare ossessivamente influssi stilistici derivanti da correnti disparate. Pensate a un assurdo quanto stranamente sensato amalgama di artisti quali Fear Factory, Nevermore, Amorphis, Creed, Neurosis, Machine Head e Gojira (chissà quanti ancora ve ne potrebbero venire in mente), ai quali si aggiungono i frangenti jazz e anneriti a fornire quei tocchi di classe e cattiveria in più. Questi ultimi vuoi per la voce, vuoi per quanto concerne la sezione strumentale, si fanno largo in composizioni discretamente intricate e mai cervellotiche, dove la melodia diviene seduttrice non in bella vista ("Memoriam" e "Remedy"), le sensazioni post- e la voglia di mantenersi costantemente ibridi nello sviluppo assumono un'importanza notevole in certe sezioni ("God In Skin" e "Primordial"). La parola chiave è eclettismo.

Usare il termine personale per descrivere "Aetherial" potrebbe essere corretto, prendete però come metro di paragone i The Faceless di "Autotheism"". Intendo dire che a rendere di molto superiore alla media il lavoro svolto dagli Oceans Of Slumber non è un'invenzione o chissà quale ammodernamento del suono, bensì l'abilità con la quale sono state assorbite, modellate ed esibite le innumerevoli influenze da cui attingono ininterrottamente; è questo, come nel caso dei loro connazionali succitati, a garantire loro quel quid in più che fa la differenza.

Un disco di quasi un'ora che non annoia, che tanto nelle fasi più concitate quanto in quelle più riflessive e dilatate mantiene un contatto vivo con l'ascoltatore e che non si perde dietro la ricerca della nota in più anche quando potrebbe farlo. Cosa si può chiedere di più a una prova di per sé tutt'altro che semplice da assimilare, eppure così coinvolgente? Nulla, si può comunque premere nuovamente il tasto play e continuare ad approfondirne la conoscenza. Nota di colore: nella fase pre-conclusiva di "Blackest Cloud" i musicisti rendono omaggio all'inno nazionale degli States "The Star Spangled Banner", è solo un breve passaggio e tra le altre cose ben inserito nel contesto.

"Aetherial" è ispirato, avvincente e necessita di un bel po' di dedizione per conoscerne appieno le qualità, però una volta inserito nello stereo vedrete che troverà il sistema per condurvi a esso, abbiate quindi la pazienza di dedicare il tempo dovuto agli Oceans Of Slumber, ne verrete pienamente ricompensati. Fatevi un favore: compratelo!