Gruppo: Throne
Titolo: Consecrates
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Black Bow Records / Endless Winter
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TRACKLIST
  1. Sister Abigail
  2. Lethal Dose
  3. Codex Gigas
  4. There's No Murder In Paradise
  5. Baba-Jaga
  6. V.I.R.
  7. Lazarus Taxon
DURATA: 49:29
 

A volte penso a quanto sia strana la percezione dello scorrere del tempo applicata alla musica: personalmente mi capita sovente di ascoltare un disco appena uscito, girarmi un attimo, per poi scoprire che in quell'attimo sono già passati quattro o cinque anni e che il gruppo in questione sta già pubblicando un nuovo album. Avrei giurato infatti di aver scritto dei Throne e del loro debutto "Avoid The Light" non poi così tanto tempo fa, ma era invece il 2013, e da allora di acqua sotto i ponti e di dischi sotto il nostro implacabile giudizio ne sono passati parecchi. Ciò non mi impedisce comunque di ricordare la bontà qualitativa di quell'esordio e di essere ben contento che nel successore "Consecrates" le cose siano ancora migliorate.

L'atmosfera dilatata, oscura e opprimente che apre "Sister Abigail" è un valido preludio a tutto ciò che dovrebbe essere un disco che affonda le proprie marcescenti radici nello Sludge, nello Stoner e nel Doom: una colata caustica di riff muscolari e grassi, ritmiche ipnotiche e incalzanti, voci rabbiose, voci sgolate, voci folli, tanto malessere fisico e altrettanto disagio esistenziale. Non mi pare il caso di stilare una lunga lista di nomi ben conosciuti dai più, perché vi basterà sapere che i Throne incarnano una epitome di come tali generi possano essere miscelati in un'unica instabile e micidiale proposta.

Dalla sincopata e velenosa furia di "Lethal Dose" e "Lazarus Taxon" alle pachidermiche e stordenti movenze di "Baba-Jaga" e "Codex Gigas", passando per le alienanti e distruttive forme monolitiche di "There's No Murder In Paradise" e "V.I.R.", i Throne imprimono sul proprio operato un marchio di qualità dimostrante l'ulteriore maturazione delle ottime caratteristiche già evidenziate in passato. L'oculata alternanza di rallentamenti mortiferi e parti più dirette e feroci, di umori lisergici e di atmosfere soffocanti, crea un caleidoscopio acido e fumoso, al cui interno ruotano tutte le possibili sfumature che vanno dal rosso più sanguigno al nero più profondo.

"Consecrates" gode altresì di una produzione di alta qualità, grazie alla quale i Nostri riescono a far risaltare nettamente l'ispirazione che anima un'opera che — pur essendo canonica — riesce a risultare sfaccettata, varia e dinamica. Impreziosito inoltre dal lavoro grafico svolto dal sempre riconoscibilissimo Adrian Baxter, l'album fa lo stesso effetto di un gran cazzotto nei denti. Un disco completo e maturo sotto ogni punto di vista, coscientemente scabroso e venefico, che non potrà che solleticare le più abiette pulsioni di ogni estimatore del genere.