Gruppo: Altars Of Grief
Titolo: Iris
Anno: 2018
Provenienza: Canada
Etichetta: Hypnotic Dirge Records
Contatti:

Sito web  Facebook  Soundcloud  Bandcamp

 
TRACKLIST
  1. Isolation
  2. Desolation
  3. Iris
  4. Child Of Light
  5. Broken Hymn
  6. Voices Of Winter
  7. Becoming Intangible
  8. Epilogue
DURATA: 55:55
 

Il nostro primo incontro con gli Altars Of Grief avvenne qualche anno fa, in occasione dello split con i Nachtterror; fu solo un breve assaggio del loro potenziale, tuttavia risultò già convincente. L'uscita di "Iris" ci consente, finalmente, di conoscere meglio la band canadese.

Inutile girarci intorno, questo album è una bomba. Me ne ero reso conto fin da subito e il fatto che dopo due settimane di ascolti non abbia perso in alcun modo la propria potenza espressiva ne è la prova definitiva. Il facile paragone con i Woods Of Ypres non deve sembrare indice di poca personalità; al contrario, il Prairie Doom del gruppo riesce a brillare di luce propria, pur non rigettando le basi fornite da David Gold e soci.

L'atmosfera di "Iris" è generalmente cupa, quasi gotica — nel senso meno pacchiano del termine — a giudicare dal tappeto di tastiere in sottofondo, dagli incantevoli passaggi acustici e dal violoncello che arricchisce diversi brani; anche il lavoro grafico dai colori pressoché assenti sembra confermare questa tendenza. Alcune fasi più ariose tuttavia — talvolta strizzando timidamente l'occhio al mondo Post- — sembrano lasciare intravedere un barlume in lontananza, seppur così distante da essere quasi irraggiungibile.

Angoscia e disperazione prendono svariate forme, a volte in preda a una furia accecante, altre afflitte dall'assenza totale della più flebile speranza; ciò si manifesta attraverso una vasta gamma di tempi che vanno dai blast beat di stampo Black a rallentamenti pachidermici al limite del Funeral Doom, comprendendo anche dinamiche vicine al Doom-Death. La notevole varietà ritmica si riflette allo stesso modo sulle chitarre, autrici di riff pregni di ogni possibile sfumatura di sofferenza

L'elemento più palesemente accostabile ai Woods Of Ypres è la voce, in particolare quella pulita che spesso si presenta nei momenti meno spinti con armonie malinconiche. L'unione e l'alternanza di questo stile con uno scream-growl tormentato è uno dei fattori più rappresentativi dell'album, essendo il mezzo più efficace nell'esprimere la negatività dei testi in tutte le sue varianti.

È difficile trovare punti deboli in un'opera simile; è possibile, però, trovare un apice qualitativo che — a titolo puramente personale — identifico nella titletrack: un brano da lacrime, capace di racchiudere in sei minuti l'essenza del disco e di trasmetterla a pieno regime. La realtà dei fatti, a tutti gli effetti, è che non ci sono momenti realmente fiacchi e l'ora scarsa di musica scorre piacevolmente e senza fatica, tanto da indurre al ri-ascolto immediato. Ottimo lavoro per gli Altars Of Grief.