Gruppo: Antabus
Titolo: Global Harming
Anno: 2018
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Volatile Juvenile
  2. Citizens On Patrol
  3. Cyberdemons
DURATA: 12:54
 

La parola «Antabus» in Finlandia si riferisce essenzialmente a due cose: al nome con il quale è commercializzato il disulfiram, farmaco utilizzato nella cura dell'alcolismo; e al gruppo di Ruokolahti che abbiamo il piacere di ospitare oggi sulle nostre pagine virtuali. Gli Antabus sono in attività dal 2012 e il nuovissimo "Global Harming" rappresenta l'uscita da un lungo (troppo lungo) tunnel di silenzio, sia dalla scena live che da quella delle produzioni discografiche. L'EP è stato presentato dal vivo il 15 giugno scorso in un piccolo ma piuttosto pieno locale di Helsinki, molti tra i presenti conoscevano la band da anni ed erano entusiasti di poter assistere nuovamente a un suo concerto: io c'ero e posso dirvi che il quartetto ha mantenuto altissima la concentrazione del pubblico per più di un'ora, servendosi anche di cover o brani tratti dal precedente EP e dalle demo.

In ogni caso, siamo qui per parlare del nuovo arrivato e, quindi, parliamone. Vi dico semplicemente che se amate il thrash metal, questa è decisamente la pagina per voi: "Global Harming" è un concentrato di energia e voglia di rimettersi in gioco, una dimostrazione pura e semplice del fatto che saremo stati pure fermi un sacco di anni ma abbiamo continuato a lavorare sia per noi che per voi.

"Volatile Juvenile" apre le danze, ci parla del terrorismo compiuto in nome di Dio e funge un po' da riscaldamento, ma è con "Citizens On Patrol" («Stop the invasion!») e la più tecnica "Cyberdemons" (i cyberdemons sarebbero i Pokémon in tutta la loro malvagità, lo avreste mai detto?) che entriamo davvero nel vivo del buon thrash vecchia scuola, quello di qualità. Il desiderio di emulare, mantenendo la propria personalità, è evidente ed è un obiettivo centrato in pieno, perché di certo il genere è sempre quello, ma "Global Harming" non è la copia di qualcosa che abbiamo già ascoltato, semmai l'estensione e l'espressione di un genere che conosciamo e che personalmente amo profondamente.

Gli Antabus sono tornati all'attivo più carichi che mai, ancora capaci di reggere il palco per un'ora e più, e "Global Harming" è la testimonianza vivente che possiamo aspettarci dai quattro della Carelia Meridionale un sacco di belle cose. Magari il primo album? Ce lo auguriamo senz'altro.