Gruppo: Cruachan
Titolo: Nine Years Of Blood
Anno: 2018
Provenienza: Irlanda
Etichetta: Trollzorn Records
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TRACKLIST
  1. I Am Tuan
  2. Hugh O'Neill - Earl Of Tyrone
  3. Blood And Victory
  4. Queen Of War
  5. The Battle Of The Yellow Ford
  6. Cath Na Brioscai
  7. The Harp, The Lion, The Dragon And The Sword
  8. An Ale Before Battle
  9. Nine Years Of Blood
  10. The Siege Of Kinsale
  11. Flight Of The Earls
  12. Back Home In Derry
DURATA: 48:26
 

Primordial, Geasa e Cruachan. Tipicamente, pensando a quali gruppi hanno sdoganato o provato a sdoganare l'Irlanda nel metal estremo, questi sono i primi nomi a saltare i mente; e forse anche gli unici. Dei tre, solo i Primordial ce l'hanno fatta davvero: i Geasa sono morti ormai quasi quindici anni fa, mentre i Cruachan continuano a vivacchiare sulla linea di galleggiamento. Una linea particolarmente lunga e a suo modo resistente, visto che "Nine Years Of Blood" non solo conclude una trilogia sul sangue iniziata ormai sette anni fa, ma è anche l'ottavo album in più o meno venticinque anni di attività della band di Keith Fay, a dispetto degli innumerevoli cambi di formazione occorsi in tutto questo tempo.

In questa nuova serie di scorribande, Fay e i suoi mettono in musica la Guerra dei Nove Anni, e lo fanno con il loro solito piglio a metà tra il guerresco e il baldanzoso da sagra di paese. Vero, i Dublinesi sono stati tra i primissimi in assoluto a dare i natali a ciò che sarebbe poi successivamente diventato il folk metal. Altrettanto vero, i Nostri sono sempre stati un passo indietro rispetto ai loro figli spuri del nord, che si parli di quei caciaroni dei Finntroll o dei più battaglieri Månegarm. Non c'è una vera e propria ragione, ma il problema dei Cruachan è sempre stato quello di voler mettere troppa carne al fuoco, mancando così di dare un'impronta precisa ai propri lavori. Ora un po' più black (soprattutto agli inizi della carriera), ora un po' più power, ora solo e soltanto folk, ma a breve ecco che ti ritrovi in mezzo a un riff heavy con vocione declamatorio, mentre parte un blast beat tra capo e collo e senza alcun preavviso.

Negli anni i Cruachan hanno profondamente migliorato la propria capacità esecutiva, così come sono riusciti a dare una forma migliore ai propri suoni, in particolare con "Blood On The Black Robe" (primo capitolo della trilogia), ma ancora non sono riusciti a riassumere la propria proposta senza perdersi almeno un paio di volte in ogni album. Uno dei pezzi migliori di "Nine Years Of Blood" è "The Harp, The Lion, The Dragon And The Sword" (non so quali siano i riferimenti precisi, tuttavia il mio senso di ragno mi dice di puntare sull'araldica dei nobili coinvolti nel conflitto): un titolo con un sacco di cose dentro, forse troppe. Esattamente come l'album di cui fa parte. Va bene la varietà, però quando va a discapito della coerenza è un problema.

I Cruachan continuano a fare il loro lavoro, a divertire e coinvolgere in certi momenti e lasciare tiepidi in altri, ma quello che non si capisce è cosa vogliano fare di preciso con la propria musica. Essere divertenti? Drammatici? Combattivi? "Nine Years Of Blood" ha il limite di essere un po' di tutto e allo stesso tempo niente di tutto questo.