Gruppo: A-Sun Amissa
Titolo: Ceremony In The Stillness
Anno: 2018
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Gizeh Records
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TRACKLIST
  1. The Black Path
  2. With Wearied Eyes
  3. To The Ashes
  4. The Skulk
  5. No Perception Of Light
  6. Remembrancer
DURATA: 44:10
 

Richard Knox è un musicista di Manchester che divide i propri sforzi all'interno di una nutrita serie di ambiti: la gestione di Gizeh Records, la musica di The Eternal Return Arkestra, The Rustle Of The Stars, Shield Patterns e, appunto, il collettivo A-Sun Amissa. Quest'ultimo è probabilmente il progetto più interessante, oltre che ambizioso e continuativo, visto che dal 2012 a oggi Knox ha tagliato il traguardo del quinto album, di cui uno in collaborazione nientemeno che con sua dronità illustrissima Aidan Baker.

Il mastermind dei Nadja è sicuramente uno dei riferimenti più immediati, se si parla della musica degli A-Sun Amissa, ma non l'unico: Knox imbastisce un pattern di suoni molto vicino a quello dei mai troppo apprezzati Barn Owl, un misto di tappeti drone su cui si innestano ora derive puramente ambient e ora pianoforte, tastiere e minimali rimandi jazz. Il mondo degli A-Sun Amissa è fatto di suoni dilatati, spazi ampi dove la luce entra fioca, dove il minimo rumore, la singola nota diventano protagonisti. È estremamente difficile dare una descrizione di ciò che Richard Knox mette insieme con l'aiuto dei suoi collaboratori, la sua è una musica astratta, che tratteggia delle linee guida ma non scende mai nei dettagli.

"Ceremony In The Stillness" è ammaliante, è l'inspiegabile fascino del drone, è quell'insieme di suoni che ti strega senza ragione apparente, ma che non vuoi più lasciare andare. Un album costruito per sottrazione, che esalta ogni minima variazione e sfiata di quando in quando in esplosioni post-rock novantiane (la conclusiva "Remembrancer" pare quasi canadese, anzi, pare proprio un pezzo dei Destroyalldreamers). I momenti migliori del lavoro di Knox sono quelli in cui riesce a dare equilibrio all'anima drone e alle spinte post-rock, e "With Wearied Eyes" e "To The Ashes" sono canzoni che di canzone non hanno nulla, ma che non smetteresti mai di ascoltare.

Un'ulteriore conferma, casomai ancora ce ne fosse bisogno, di quanta emotività si può ottenere facendo poco, ma facendolo molto bene.