Gruppo: Pando
Titolo: Hiraeth
Anno: 2018
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Aesthetic Death
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TRACKLIST
  1. House Poem
  2. Too Hunters
  3. Christams Eve
  4. Perambulation
  5. Submerged
DURATA: 58:34
 

Pando è il nome di un bosco negli Stati Uniti costituito da un unico esemplare di pioppo il cui immenso sistema di radici supera le seimila tonnellate di peso, il che lo rende l'organismo vivente più pesante al mondo. Se un duo decide di prendere il proprio nome da questo colosso, di certo non suonerà musica leggera.

In effetti, la musica creata da Adam Bryant e Matt Gagne non è esattamente di facile ascolto: "Hiraeth" è un concentrato di sperimentazione ed estremismo che pesca da diverse fonti, alcune vicine a quanto solitamente trattato su Aristocrazia, altre decisamente più distanti. Se le urla infernali che infestano buona parte dell'album sono indubbiamente provenienti dall'universo Black Metal, la sezione ritmica — al di là di qualche breve incursione di doppia cassa o blast beat — ingloba elementi di stili prevalentemente meno caotici, in particolare tingendosi di Trip-Hop in "Too Hunters", "Christmas Eve" e nel finale di "House Poem"; d'altra parte, proprio questo lungo brano si avvicina a una sorta di Drone-Krautrock anche per via delle chitarre, che in "Perambulation" invece ci portano verso una sorta di Blues-Country-Rock. In tutto ciò, trovano spazio anche un organo, un flauto orientale e un'armonica, per non farci mancare niente.

Se quanto descritto finora vi sembra complesso e variegato, provate a immaginare di dare il tutto in pasto a una mostruosa creatura fatta di psichedelia, rumorismo, campionamenti, field recording e manipolazioni elettroniche, poiché questa è la vera natura di "Hiraeth". Stando alle dichiarazioni di Bryant e Gagne, l'album contiene fotografie e altri lavori grafici trasformati in forma sonora, insieme a telefonate e messaggi audio ottenuti da telefoni e social network; senza dubbio un modo originale per inserire ricordi ed esperienze all'interno della propria musica. Il risultato di questa sperimentazione è un disco che prende vita emergendo dalle profondità oceaniche più buie e si chiude con il lento ritorno agli abissi di "Submerged", che sembra essere strutturata in modo da far percepire l'allontanamento progressivo dalla superficie; nel mezzo, i brani vengono spesso e volentieri travolti da bordate di Noise e Glitch oppure arricchiti da registrazioni come il canto degli uccellini di "Christmas Eve".

C'è solo un'unica nota stonata in questo lavoro: essendo fondato su un'idea così originale, attuata in maniera molto curata, mi sarei aspettato una certa attenzione anche ai suoni della batteria; al contrario, la sensazione è quella di una drum machine che — seppur programmata discretamente bene — non fa nulla per nascondere la propria natura artificiale, tanto da risultare a tratti fuori contesto. Nonostante non sia un problema in grado di rovinare l'album, un maggior impegno su questo fronte avrebbe consentito un importante salto di qualità, soprattutto perchè il duo dimostra di saperci fare con l'elettronica.

In ogni caso, "Hiraeth" è un'opera che sicuramente riuscirà a risultare affascinante e a destare la curiosità degli ascoltatori più appassionati di avanguardia estrema: il personale mix di ingredienti rende i Pando una realtà meritevole di essere approfondita e seguita. Degno di nota, infine, anche il lavoro grafico, in cui i brevi testi sono accompagnati da citazioni e da fotografie di dettagli prevalentemente naturalistici; a tal proposito, vi rimando al profilo Instagram del gruppo.


Nota: la scaletta riportata è quella presente sul retro del digipak e all'interno dei brani; la pagina Bandcamp riporta titoli diversi, ma le tracce sono le stesse. Allo stesso modo, su Bandcamp i due membri sono chiamati Dufflebag Daniel e Mayor McCheese.