Informazioni
Gruppo: Devastator
Titolo: Fragile Messiah
Anno: 2013
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Devastator/220697668027905
Autore: Mourning

Tracklist
1. One More Altar
2. Fragile Messiah
3. Cowboy [versione 2013]
4. Dirty Laundry
5. Initiation
6. My Own Enemy
7. Blood Sky
8. Delete Me
9. Black Stump
10. Killed By Pride

DURATA: 44:16

I canadesi Devastator fanno parte della vecchia guardia, in attività dal lontano 1990, fra alti e bassi sono comunque andati avanti, producendo una serie di demo, nonostante siano trascorsi la bellezza di dodici anni fra l'ultimo di questi (l'omonimo del 1996) e l'uscita del primo album "Savage Wasteland"; e ne sono dovuti passare altri cinque prima di poter ascoltare questo secondo "Fragile Messiah".

Che il quintetto avesse una vocazione thrash era indiscutibile, è quello il genere che sin dagli albori ha influenzato in maniera dominante il loro sound, e le prove più sostanziose, per quanto più robuste e dai rimandi death metal, si attengono a quel tipo di DNA nel groove, nel riffing e nelle esecuzioni solistiche. Pur venendo da una landa fredda come il Canada, i suoni e il modo d'imporsi musicalmente portano alla mente formazioni vissute molto più a sud, a tratti sembra di ascoltare una versione più ruvida dei Pantera che si combina con alcuni elementi degli Obituary per ciò che concerne il groove, mentre nelle fasi più pressanti si respira aria di battaglia, seppur siano solo accenni, e i nomi li lascio indovinare a voi.

In "Fragile Messiah" risiedono una serie di brani che la mettono giù dura, dopo un'introduzione di stampo acustico, come in apertura "One More Altar", poi "Initiation", "Delete Me" e "Black Stump"; è presente inoltre una canzone alla quale viene data nuova vita e uno spessore maggiore, parlo di "Cowboy", pezzo dapprima inciso per "Savage Wasteland", che in questa versione risulta essere più convincente; infine si trova la traccia che spiazza, la cover di "Dirty Laundry" di Don Henley (personaggio che molti ricorderanno in qualità di batterista degli Eagles), tra l'altro ben fatta. Gli episodi rimanenti, "Fragile Messiah", "My Own Enemy", "Blood Sky", "Black Stump" e "Killed By Pride", non fanno altro che confermare la solidità dell'album.

Tutto è in ordine nel lavoro dei canadesi, con la prestazione dietro al microfono di Darryl Reddy particolarmente convincente, il cantante infatti è bravo nell'impostare in maniera varia le sue linee, assecondando lo sviluppo delle canzoni. I Devastator sono una formazione che sa ciò che vuole e voi? Se la vostra giornata necessitasse di una bella botta di vita, vi consiglierei vivamente di provare a mettere su "Fragile Messiah" a tutto volume e godervelo.