Weekly Magazine III Era

Popolo di Aristocrazia,

le sensazioni negative sono da sempre un elemento costante della nostra webzine; da bravi ascoltatori di musica estrema, non possiamo sicuramente farne a meno. Per questo motivo siamo (in)felici di aver ospitato nuovamente i Dreariness, il cui Shoegaze depressivo ha colpito profondamente il nostro M1, tanto da convincerlo a realizzare una seconda intervista per approfondire l'ultima fatica intitolata "Fragments".

Allo stesso modo, le dodici recensioni di questo aggiornamento sono anch'esse foriere di disagio in varie forme. L'ambiente più estremo ci regala il Black Metal naturalistico e pagano dei Seltar, il Death putrido e maligno dei Cryptic Realms e due realtà che mischiano i due generi: i Noctem propongono un suond debitore ai Behemoth, mentre i Rotting Flesh lo fanno con tastiere sinfoniche. A essi aggiungiamo il Thrash «only for the fanatics» dei Reabilitator e la sfuriata Grind degli EdxKemper; sul fronte Doom invece troviamo le sonorità gotiche degli Heaven Grey e lo Sludge-Stoner carico di fuzz dei Widows. Anche il panorama extra-Metal questa settimana è ricco di uscite: il mondo Rock ci delizia prima con il Grunge dei Monkey Ranch e poi con l'Alternative Rock degli Alma Irata; chi dal canto suo è alla ricerca di qualcosa di diverso potrà gustarsi il Post-Rock elettronico degli Weaver e le sperimentazioni tra Drone e Krautrock dei Sothiac

È tutto per oggi. Sayonara!

RECENSIONI:
Alma Irata - Deliverance
Cryptic Realms - Enraptured By Horror
EdxKemper - Cut Her Head And Love Her
Heaven Grey - Manuscriptum
Monkey Ranch - Alone
Noctem - Haeresis
Reabilitator - Global Degeneration
Rotting Flesh - Infected Purity
Seltar - Are Teike / Declaración MMXV
Sothiac - Sothis
Weaver - To The Dark City Lovers
Widows - Oh Deer God

INTERVISTA:
Dreariness



 
Gruppo: Alma Irata
Titolo: Deliverance
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. Colac
  2. Minimum Wage
  3. Crushed Bones
  4. Between Two Lines
  5. Three Steps To Evil
  6. Perfect Lips
  7. Viper Tongue
  8. The Ship 
DURATA: 31:00
 

Il quartetto capitolino degli Alma Irata, composto da Alessandro Ricci (voce e chitarra), Mauro Silvi (chitarra), Massimiliano Franchi (basso e voce) e Santino Ricci (batteria), ha debuttato ufficialmente lo scorso anno. "Deliverance" comprende trentuno minuti di alternative rock dai toni metal, ispirato ai suoni e alle derive musicali degli anni Novanta, dei quali sarebbe inutile fare una lista di nomi, poiché facilmente identificabili in quanto assimilati e proposti con gusto ed efficacia all'interno degli otto pezzi.

La prova dei Nostri mostra convinzione e molto lavoro di gomito riversato, in tal senso l'appeal dai tratti punk racchiuso in "Minimum Wage" (traccia grottescamente aperta dalla voce del Silvione Nazionale), la grinta stradaiola di "Beetween Two Lines" e la massiccia figlia di Seattle "Crushed Bones" ne rappresentano i frutti migliori. Detto ciò, è però evidente che vi siano un paio di difetti curabili nel tempo, mi riferisco nello specifico a un assetto ritmico talvolta un po' troppo quadrato e ripetitivo e a un approccio vocale congeniale allo stile eppure in alcune circostanze monocorde.

"Deliverance" è simbolo di una maturità embrionale conquistata dagli Alma Irata con la voglia di fare, centrando un obbiettivo ed essendo preparati e consci che questo sarà solo il primo di tanti, a patto di ripartire da tali solide e ben radicate basi piazzate in questa godibilissima mezzora di musica. I Romani dimostrano di avere potenziale e mezzi: non rimane quindi che augurar loro di riuscire nell'intento e nell'attesa continuare ad ascoltarli.



 
Gruppo: Reabilitator
Titolo: Global Degeneration
Anno: 2012
Ristampa: 2015
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Metal Race Records / Symbol Of Domination Productions / MurdHer Records
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TRACKLIST
  1. Mechanical Devastation
  2. Self-Extinction Of Mankind
  3. The End
  4. Chernobyl
  5. Reabilitation Begins
  6. Wall Of Death
  7. N.W.O.T.Maniax
  8. Hedonism
  9. New World Order
  10. Global Degeneration
DURATA: 31:53
 

Gli ucraini Reabilitator, gruppo a me del tutto ignoto, hanno visto dare nuovamente luce al debutto "Global Degeneration", rilasciato originariamente nel 2012 tramite autoproduzione e in sole trenta copie. La Metal Race Records, la Symbol Of Domination Productions e la MurdHer Records hanno messo in atto tale resurrezione sul finire del 2015, facendomi arrivare oggi fra le mani un disco di incallito thrash metal apprezzabile quasi esclusivamente da assuefatti del genere.

La scaletta scorre liscia come l'olio fra un omaggio ai Destruction e uno agli Exodus, tirando in ballo i Kreator, gli Overkill e chi più ne ha più ne metta. La solfa è quella che ascoltiamo da anni, ma la ruvida e ignorante prova del trio composto dal batterista-cantante Dmytro "Lololo" Prasolov, dal bassista Alexey "CrazyMetalliMan" Novikov e dal chitarrista Alexandr "SaZaR" Azartsev possiede comunque un suo perché.

"Global Degeneration" è omogeneo e i brani si assomigliano in modo particolare. Tuttavia, grazie forse alla vena naïve che lo percorre, risulta essere gradevolmente alcolico e divertente. Una volta alzato il volume, la sparata compagnia di "Mechanical Devastation", "Self-Extinction Of Mankind", "Wall Of Death", "N.W.O.T.Maniax" e "New World Order" permette di giungere alla sua conclusione, evitando di pensarci troppo su.

La produzione stessa non è malvagia: il suono di chitarra è nitido, il basso si percepisce distintamente e, in generale, mantiene vivida quella sensazione di appassionata, anche se talvolta tutt'altro che lucida, voglia immessa nel lavoro. I Reabilitator e il loro "Global Degeneration" sono uno di quei casi in cui affibbiare l'etichetta «only for the fanatics» diviene d'obbligo.



 
Gruppo: EdxKemper
Titolo: Cut Her Head And Love Her
Anno: 2016
Provenienza: Grecia
Etichetta: Symbol Of Domination Productions
Contatti:

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TRACKLIST
  1. Dead And Gone
  2. 5 Years In Hell
  3. I.C.H.M.T.A.B.T.A.S.M
  4. Desperate Cries
  5. Cut Her Head And Love Her
  6.  Dear Mother
  7. For A Piece Of Rotten Flesh
  8. Your Pitiful Life
  9. Her Soul Lives In Me
  10. Not For Your Eyes
DURATA: 09:00
 

Violenza efferata e sintesi: questa è la storia del grind degli EdxKemper, il cui nome riprende quello del famigerato serial killer statunitense Edmund Kemper, uno che andava proprio a nozze con necrofilia, piromania e praticamente tutto ciò che finisse con «-mania». Dopo aver pubblicato "Demo 2014", le cui tracce avevano per titolo i nomi delle vittime del suddetto personaggio, la formazione ellenica ha affondato il colpo, entrando nel vivo delle storie di malattia mentale, sessualità estremamente deviata e cannibalismo di cui il mostro di Sant Cruz fu protagonista al tempo.

"Cut Her Head And Love Her" nei suoi ben nove minuti di durata (!) racconta con sintesi brutale e ritmicamente sostenuta le gesta compiute e le ossessioni di un soggetto che con un eufemismo potremmo definire come borderline. Il mezzo utilizzato è un lavoro minimale e animalesco, un mordi e fuggi che macina senza tregua e da ascoltare in un'unica soluzione.

La traccia che dà il nome al disco trae spunto dall'omicidio di Anita Luchess e dal susseguente sesso orale ricevuto dalla testa decapitata. "Dear Mother" affronta il rapporto assurdo con la violenta madre Clare Carnell Strandberg, anch'ella vittima del killer, il cui cranio finì vittima di un vendicativo tiro a segno e le corde vocali gettate nel tritarifiuti, come a spezzare le catene delle urla che da sempre gli rimbombavano in testa. In definitiva, tutto ruota su un asse portante fatto di morte, fantasie sessuali e deliri.

L'album è fornito di un ottimo supporto da parte di produzione e master, aspetti affidati rispettivamente alle cure di Grigoris Skouras e degli Unisound di Mr. Dan Swanö, ed è inoltre corredato di una bella copertina ideata da Vanya (Grid Visuals).

Come riassumere gli EdxKemper insomma? Grind, sangue a fiumi, adrenalina e modelli assolutamente da non imitare.



 
Gruppo: Seltar
Titolo: Aŕe Teike / Declaración MMXV
Anno: 2015
Ristampa: 2016
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Heathen Tribes
Contatti:

Bandcamp

 
TRACKLIST
  1. I
  2. II
  3. III
  4. Gloria Antigua
  5. En Rostros De Lobo
DURATA: 46:23
 

Il progetto Seltar è opera del solo Invierno ed è di nascita recentissima: attivo appena dal 2015, ha già realizzato l'ep "Declaración MMXV" e l'album "Aŕe Teike" che, adocchiati dalla Heathen Tribes, formano una compilation unica di cinque brani in formato cassetta partorita nel 2016.

Seltar, parola iberica che significa «tomba», si muove su coordinate di base riconducibili al naturalismo del pagan-black metal. Potremmo tranquillamente inserirlo fra le compagini adoranti quel suono nero atmosferico che ha tratto ispirazione da artisti come i navigatissimi Wolves In The Throne Room o i più recenti Saor, producendo lavori la cui componente atmosferico-silvestre-ancestrale è spiccata e le melodie infoltite di uno strato malinconico e gelido frequentemente rinforzato dal sostegno emotivo ed estensivo dei sintetizzatori.

La proposta al giorno d'oggi è alquanto nota all'udito, ma l'artista statunitense riesce a mantenerla gradevole per tutta la durata della raccolta, grazie a un uso proficuo ed equilibrato delle varie soluzioni stilistiche. Buone in tal senso anche l'impostazione fornita alla batteria, probabilmente programmata, e la saggia decisione di posizionare leggermente in retrovia quei passaggi di voce tesi ad annerire o aumentare il carico evocativo.

Non si nota più di tanto la lieve differenza di qualità a favore delle prime tre tracce, che compongono "Aŕe Teike", rispetto alle due conclusive riprese da "Declaración MMXV", dato che queste ultime risultano essere entrambe valide e degnamente realizzate sia per lo sviluppo che per la capacità di avvolgere l'ascoltatore.

Le due parti dell'album sono scaricabili direttamente dalla pagina Bandcamp dei Seltar. Vi consiglio, però, di appropriarvi di questa versione della Heathen Tribes: il fascino del nastro accoppiato alla sua musica e il cantato esclusivamente in iberico potrebbero essere un ulteriore e appagante tocco da non sottovalutare, rendendo l'esperienza ancora più interessante.