Weekly Magazine III Era

Popolo di Aristocrazia,

l'aggiornamento di oggi si prospetta — come sempre — ricco di buona musica: le dodici recensioni della settimana esplorano la uscite del 2017, ma ci consentono anche di dare un'occhiata al passato in vari modi.

Iniziamo quindi tornando indietro di quasi dieci anni, per incontrare gli Esoteric e il loro "The Maniacal Vale", disco che gli amanti del Funeral Doom sicuramente già conosceranno, ma che è sempre bene riportare alla luce. Rimanendo in ambito Doom, i greci Decemberance ci propongono il loro ibrido avanguardistico e variegato con il Death Metal.

Un altro tuffo nel passato ci viene offerto dagli Antidote, con un album di Thrash ricercato, ristampato a venticinque anni di distanza dalla sua uscita; gli Hero's Last Rite suonano invece una versione del genere intrisa di Death melodico e carica di groove; parlando di groove, passiamo quindi agli Ozaena, con il loro sound moderno, eppure legato agli anni Novanta.

Il 2017 continua a regalarci diverse gioie, come ad esempio il terzo capitolo della "Trilogia Della Percezione" dei Viscera///, nome senza dubbio noto a chi segue il panorama Post-. Ovviamente, il Black Metal non è da meno, specialmente nella sua variante cosmica: tra le sperimentazioni elettroniche dei Progenie Terrestre Pura e le sonorità claustrofobiche dei K.L.L.K., avrete modo di meditare immersi nello spazio profondo; gli Umbra Noctis propongono invece un disco che unisce il genere a tendenze Alternative e Post-Rock, stili che potrete approfondire maggiormente grazie all'ispirazione derivata dal periodo tra fine anni '90 e primi '00 degli Endless Sundown.

Ultime ma non per importanza, troviamo due realtà completamente diverse fra loro: da un lato abbiamo i Forbidden Seasons, con un Metalcore caratterizzato da gradevoli inserimenti elettro-sinfonici; dall'altro Thomas Andrew Doyle, nome noto alla scena musicale che esprime la sua passione per il Jazz, la Classica e le colonne sonore in un lavoro che potrebbe fare da sfondo a un horror psicologico.

Anche per oggi dal vostro Vlakorados — un po' meno malato, ma sempre morboso — è tutto. Sayonara!

RECENSIONI:
Antidote - The Truth
Decemberance - Conceiving Hell
Endless Sundown - Make Sense
Esoteric - The Maniacal Vale
Forbidden Seasons - Paramnesia
Hero's Last Rite - Wasted Prayer
K.L.L.K. - Le Brasier Des Mondes
Ozaena - Necronaut
Progenie Terrestre Pura - oltreLuna
Thomas Andrew Doyle - Incineration Ceremony
Umbra Noctis - Via Mala
Viscera/// - 3 | Release Yourself Through Desperate Rituals



 
Gruppo: Ozaena
Titolo: Necronaut
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Time To Kill Records
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TRACKLIST
  1. Phase One
  2. From The Hollow
  3. Ghost Inside
  4. Pale Light
  5. Necronaut
  6. Second Sight
  7. The Highest Wall
  8. Kneel Down
  9. We Are One
DURATA: 33:07
 

I nostrani Ozaena pubblicano il loro secondo album, dopo aver dato alle stampe un ep eponimo nel 2013 e il buon debutto "Beneath The Ocean" nel 2015. La formazione romana si riaffaccia sulla scena con l'uscita di "Necronaut", per Time To Kill Records.

Il suono e l'impostazione sono moderni e post-2000, guardano ai Meshuggah e a tratti ai Mastodon, ma con un occhio di riguardo al groove degli anni Novanta di Machine Head e Pantera. La proposta è nerboruta, rocciosa e fa della prestanza la propria arma più efficace; il singolo "Pale Light" e "The Highest Wall" sono piacevoli in tal senso. Pur esibendo costantemente i muscoli, il gruppo dimostra tuttavia di trovarsi a proprio agio anche in situazioni differenti, aggiungendo nell'impasto una dose maggiore di melodia in "From The Hollow" o piazzando un quantitativo atmosferico più concentrato all'interno di "Second Sight".

Il disco scorre privo di intoppi, lo spessore dei brani è notevole, la prestazione strumentale e quella canora adeguate. L'unico neo sembra essere legato a una composizione che tende ad affidarsi a soluzioni probabilmente sin troppo rodate nel corso degli anni. Nonostante ciò, gli Ozaena hanno portato a termine il proprio compito con convinzione e riconoscibile abilità in "Necronaut", compiendo così un bel passo in avanti.



 
Gruppo: Decemberance
Titolo: Conceiving Hell
Anno: 2017
Provenienza: Grecia
Etichetta: Endless Winter
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TRACKLIST
  1. The Scepter
  2. Departures
  3. The Blind Will Lead The Way
  4. Sailing...
DURATA: 01:13:20
 

I greci Decemberance hanno già ricevuto le nostre attenzioni in passato. Sia io che LeonardZ 666 fummo piacevolmente colpiti dal loro debutto "Inside". Da quella prima uscita sono trascorsi la bellezza di otto anni, una lunga ed estenuante attesa finalmente giunta al termine con il concepimento del secondo album a titolo "Conceiving Hell", rilasciato attraverso l'etichetta russa del solerte Gennady, la Endless Winter.

I musicisti in questione sono esperti e profondi conoscitori del panorama doom-death metal. Lo hanno ampiamente dimostrato con "Inside": intenso, dall'animo complesso e in cui più generi convivevano in maniera alquanto naturale, all'interno di un'ambientazione profondamente ancorata al periodo dei primi anni Novanta. Ora lo confermano in quello che, in tutto e per tutto, potremmo considerare il naturale successore; infatti, sembra che il tempo non si sia fermato e fra l'uscita dei due dischi non sia trascorso che un attimo.

In "Conceiving Hell" è innegabile la presenza di un feeling oscuro dal passo pesante, ma raffinato, così come di quell'aura inconfondibilmente albionica devota al verbo proferito dalla triade formata da My Dying Bride, Paradise Lost e Anathema. A tutt'oggi, queste componenti sono un'unica cosa con la morbosità del metallo della morte statunitense in stile Morbid Angel. Altrettanto lampante è come non sia altresì venuto meno l'apporto conferito a questa unione dalla visione avanguardista in dote ai Phlebotomized e per alcune peculiarità ai Cynic.

Tale commistione ha condotto ancora una volta il gruppo a plasmare pezzi ostici, il cui vissuto contrastato è costretto a dibattersi costantemente, creando un quantitativo esagerato di sensazioni, anche opposte fra loro, in grado tanto di attrarre quanto di straniare l'ascoltatore. Allo scenario dipinto dagli Attici prendono parte così le rovinose e asciutte scanalature del death metal, lo stringente e incatenante grigiore plumbeo del doom metal funereo e il romanticismo melancolico e decadente di quello gotico, mentre l'inserimento di sonorità acustiche e l'ingresso in scena del violoncello aumentano la drammaticità della proposta.

Non riesco a considerare un brano migliore di un altro e le movenze articolate mi fanno pendere per il più semplice, e forse logico, dei consigli: cedete sia al lato muscolare e asfissiante che a quello dolente e psicotico di "Conceiving Hell". Se siete abituali fruitori del genere, difficilmente vi eviterete un simile incontro e con tutta probabilità troverete pure posto nella vostra collezione per il disco. Con estremo piacere affermo: bentornati Decemberance!



 
Gruppo: Antidote
Titolo: The Truth
Anno: 1992
Ristampa: 2017
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Minotauro Records
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TRACKLIST CD1
  1. Symphony Of Death
  2. Within His Power...
  3. Act Of Violence
  4. Melancholia
  5. 3rd Time In Greenland
  6. Rosemachine
  7. Grandiloguent Passaway
  8. Subordinated People
  9. Spaced Out
DURATA: 47:18
 

TRACKLIST CD2

  1. Careless World
  2. Melancholia
  3. Epoch Of Insanity
  4. One Crime '90
  5. Instant Madness
  6. Spaced Out
  7. 3rd Time In Greenland
  8. Grandiloguent Passaway
  9. Within His Power... Omnivorous Malignancy
  10. Children Of Pain
  11. New Winds From The Multiverse
  12. Into The Dreamside
  13. Masked Dance
  14. 25
DURATA: 01:13:49
 

Gli Antidote sono una delle tantissime band thrash metal sorte negli anni '90, spentesi dopo un paio di pubblicazioni e con un cambio di stile netto compiuto in corsa. La differenza fra la prima e l'ultima uscita è davvero palese: da un lato la proposta classica e tecnica del debutto "The Truth" (1992); dall'altro quella di stampo moderno per l'epoca di "Mind Alive" (1996) , troppo Metallica per più di un malo verso e a parere di chi scrive evitabilissima. Di conseguenza, ritengo quel primo atto l'unico tassello importante di una discografia che contiene comunque un'opera dal buon potenziale, ma che a tratti sa di incompiuto, quale "Total" (1994).

Quest'anno proprio il primo album dei Finnici viene ristampato dalla nostrana Minotauro Records in formato doppio CD, con allegati i pezzi editi nei demo "Epoch Of Insanity", "Spaced Out" e "Demo 1992". Si ha così a disposizione oltre un'ora di musica aggiuntiva.

Le influenze percettibili nel suono e nel modus operandi compositivo sono molte e distinguibili, provenienti sia dal panorama statunitense (Testament, Forbidden, Sadus, Toxik e Realm) sia da quello europeo (Artillery e Destruction). Per quanto lo sfoggio di nomi fatto (ma ce ne sarebbero anche altri da menzionare) possa far pensare a una uscita altamente derivativa, la prestazione del quartetto composto dal cantante-chitarrista Nino Laurenne (Thunderstone), dal chitarrista Tuomo Louhio (ex Impaled Nazarene), dal bassista Pete Peltonen (ex Defection) e dal batterista Mika "Arkki" Arnkil (Impaled Nazarene ed ex Abhorrence e Sinisthra) fu però in grado di farsi apprezzare. Se ne ricordano l'appeal e il dinamismo conferito al riffing; l'azzeccato inserimento di buonissimi assoli di stampo melodico; il comparto ritmico distintamente solido, preciso nello scandire i cambi di tempo e abile nell'aggiungere quel minimo di groove nei momenti più scorbutici; e la calzante impostazione vocale acida e a tratti stridula.

"The Truth" non è un disco diretto, tuttavia le randellate non sono assenti dalla scena. La ragione sembra comunque vincere sulla furia, consegnando almeno cinque pezzi in cui la componente istintiva svolge un ruolo subordinato ("Symphony Of Death", "Act Of Violence", "Melancholia", "Subordinated People" e "Spaced Out"), mostrando invece le zanne in un paio di circostanze. Il passo viene segnato piuttosto da un approccio che non di rado si accosta al filone tecnico del death metal.

Capitolo demo: l'ascolto è stato interessante e ha generato in me un paio di quesiti. Primo, perché pezzi dal sicuro impatto come "Careless World", "Epoch Of Insanity" e "Children Of Pain" sono stati scartati o quantomeno non riproposti successivamente? Secondo, se le versioni crude di "New Winds From The Multiverse", "Into The Dreamside" e "Masked Dance" avessero trovato posto all'interno di "The Truth", invece di finire in "Total" e "Mind Alive", avrebbero ricevuto lo stesso un restyling o — per meglio dire — quel tipo di restyling? Dovremmo chiederlo direttamente alla band, ma anche così le risposte lascerebbero il tempo che trovano.

In conclusione, la ristampa della Minotauro è un'ottima occasione per fare la conoscenza degli Antidote e del gioiellino "The Truth", un'uscita che potremmo considerare minore, ma assolutamente meritevole di considerazione e approfondito ascolto. Come avrete capito, la consiglio a chi preferisce la versione meno ferina e un po' più ricercata del thrash metal.



 
Gruppo: Thomas Andrew Doyle
Titolo: Incineration Ceremony
Anno: 2017
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Yuggoth Records
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TRACKLIST
  1. Silent Incineration
  2. Lost In Abysmal Waters
  3. Desire
  4. Asleep In Arrhythmia
  5. Bio-illogical Functions
  6. Nurtured In Grief
  7. Meditations In Null
  8. Born Into Sorrow
  9. Prognati Ignis Ignis
DURATA: 49:57
 

Tad Doyle è un pezzo di storia, uno di quegli artisti che ama reinventarsi e dal quale ci si può attendere di tutto. Dopo aver esplorato il territorio heavy-alternative con gli Hog Molly e quello doom-stoner-sludge con i Brothers Of The Sonic Cloth, si avventura ora in nuovi spazi, compiendo un personale back to the roots. "Incineration Ceremony" dà libero sfogo alla sua passione per il jazz, la musica prettamente strumentale, quella classica e le colonne sonore.

L'opera da incubo in questione trascende la musica come arte, estendendo il suo rapporto con l'ascoltatore attraverso una notevole capacità immaginifica e cinematografica, tanto da poterla paragonare a un ottimo horror psicologico, intento a scavare con intensità e perseveranza nei meandri della mente.

Le tracce creano una costante fonte di incertezza e sospensione, espresse tramite sezioni ambientali tetre e avvolte da uno spirito noir, alle quali si alternano lievi e sparuti bagliori, che appaiono nei momenti più dolciastri e malinconici, e una nevrotica sensazione di instabilità, sofferenza e crollo, palesata nei frangenti in cui il sinfonismo diviene più acceso ed elementi di rumorismo drone emergono nell'impasto sonoro. Tutto ciò innalza una terrificante e isolante gabbia, all'interno della quale, una volta entrati, l'unica possibilità è lottare per la propria sopravvivenza.

"Incineration Ceremony" sa essere freddo e asfissiante. A livello atmosferico rimembra gli oppressivi e dolenti scenari appartenenti a certe aree del dark ambient e del funeral doom, è contaminato dall'avanguardia di Morricone e impregnato talvolta dell'ermetico pensiero lynchiano; rappresenta un inquietante e ipnotico rituale che andrebbe interiorizzato nei suoi singoli passaggi, approfondendoli più volte consecutive. È una concreta forma di seduzione che intrappola.

Registrato, missato e masterizzato presso i Witch Ape Studio / Skyway Studio dello stesso Doyle e rilasciato per Yuggoth Records (etichetta di cui è titolare Peter Scartabello, una vecchia conoscenza di Aristocrazia con gli Sky Shadow Obelisk, suo amico e ospite nell'album), il disco sarà probabilmente apprezzato da chi ama torturarsi l'anima o dalle anime di per sé torturate dalla vita. Ma anche da chiunque senta il bisogno di sprofondare in acque torbide, prima di riacquistare colore con un liberatorio respiro. A tutti loro consiglio caldamente di consumare "Incineration Ceremony".