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Weekly Magazine III Era

Salve Aristocratici,

mentre vi presentiamo un aggiornamento in controtendenza, che vede per una volta i rappresentanti del metal estremo in minoranza, mi viene spontaneo domandarmi come mai ciò sia accaduto così di rado. Per quali ragioni la branca estrema del metal, quella che si ritiene elitaria, si ammanta spesso di un'aura di impermeabilità e di mistero, esercitando un fascino così grande sui fan?

Credo che chi ci segue troverà evidente il fatto che più della metà delle uscite che trattiamo hanno a che fare con black e death metal. Non vi sorprenderà perciò scoprire che le nostre recensioni in questo senso rappresentano un ottimo campione delle richieste che ci arrivano.

Anche in quei momenti in cui un genere non correlato vive per qualche tempo un suo periodo di splendore, immancabilmente c'è uno zoccolo duro di band e di fan che continua a suonare estremo, a volere estremo. Certo la copertura non manca, alcune delle band più quotate a livello commerciale sono nate in grembo all'estremo e tutt'ora ne hanno le caratteristiche, sono stati pubblicati libri su libri e internet ha gettato luce su quelle che una volta erano personalità avvolte nel mistero. È diventato normale incrociare un appassionato e rompere il ghiaccio, ripercorrendo le proprie conoscenze dei fatti che colpirono la Norvegia negli anni '90, o discutere con lui su quale sia a suo parere il miglior disco dei Death. Ma in tutto questo, i famosi defender fedeli al solo metallo puro, dove sono finiti? L'heavy classico ha vissuto qualche anno fa un suo piccolo ritorno di fiamma con band come gli scomparsi Benedictum, i Devil, gli Eternal Champion, gli Slough Feg ad esempio, oppure una delle band qui sotto, tuttavia sono bestie rare gli ascoltatori devoti a questo suono, sotto una certa età. 

Secondo voi a cosa è dovuto? Quali sono le band interessanti da scoprire al di fuori dell'estremo?


NUOVI ARTICOLI ONLINE

RECENSIONI:
Acârash - In Chaos Becrowned [2018: doom metal, post-metal]
Atlases - Penumbra [2017: doom metal, post-metal]
Cameltoe - Up Your Alley [2018: hard rock, heavy metal]
Daylight Silence - Threshold Of Time [2018: heavy metal, progressive metal]
Defiatory - Hades Rising [2018: thrash metal]
Jumpscare - Sowing Storms [2017: alternative metal, metalcore]
La Janara - La Janara [2017: doom metal, heavy metal]
Nekromant - Snake & Liars [2017: doom metal, hard rock, heavy metal]
Perpetual Night - Anâtman [2018: death metal]
Sodomized Cadaver - Verses Of Vorarephilia [2017: death metal]
Sudden Death - Stillborn [2018: death metal]
 

INTERVISTA:
Pryapisme [avantgarde metal, progressive metal]



 
Gruppo: Jumpscare
Titolo: Sowing Storms
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Volcano Records & Promotion
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TRACKLIST
  1. My Purifying Day
  2. The Cimb
  3. Sowing Storms (The Day Of Your Dark Decay)
DURATA: 12:22
 

Mettiamo per un secondo da parte gli estremismi e parliamoci chiaro: non tutte le realtà g-g-giovani fanno schifo e non tutte le cafonerie alternative sono equiparabili alla cacca di elefanti circensi. Certo, chiamarsi Jumpscare (come la tecnica utilizzata in film e videogiochi horror per far spaventare lo spettatore con un evento improvviso o inaspettato) e non proporre musica che terrorizza l'ascoltatore sa un po' di presa in giro, ma non perdiamoci nei dettagli e concentriamoci sulla musica.

Il quintetto campano dei Jumpscare aveva già all'attivo un primo EP quando, lo scorso anno, ha pubblicato il qui presente "Sowing Storms", una seconda prova molto concentrata delle proprie capacità: tre brani che certo non mancano l'obiettivo prefissatosi, in altre parole trasmettere una scarica di adrenalina come il genere comanda. Se la prima "My Purifying Day" sta da qualche parte a metà tra gli Slipknot di "Disasterpiece", i primi Bullet For My Valentine e i Rise Against, "The Climb" viaggia, invece, su binari notevolmente più metalcore, nell'accezione più melodica del genere. La conclusiva traccia eponima, infine, chiude il cerchio, ritornando al menzionato misto metal/hard-core, presentato qui in una veste leggermente più ricca di groove.

Forse i più attenti tra voi avranno riconosciuto il nome della formazione e avranno ricordato delle altre volte in cui il sottoscritto ha avuto occasione di parlarne, in passato. La resa dal vivo dei Jumpscare, per chi si fosse perso i racconti delle mie spericolate avventure, è piuttosto notevole, così come la costanza con la quale il gruppo è stato impegnato, negli ultimi due anni, a fare in modo di essere presente quasi in ogni singola serata metallica organizzata nel napoletano e oltre.

"Sowing Storms" è un EP breve ma intenso, nel quale i Jumpscare sono stati capaci di riversare abbastanza energia da far scapocciare l'ascoltatore tanto in casa quanto dal vivo. Certo, non si tratterà della reazione suggerita dal nome del progetto, ma è una differenza, a mio avviso, trascurabile!



 
Gruppo: Atlases
Titolo: Penumbra
Anno: 2017
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Pest Records
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TRACKLIST
  1. An Era We'll Bury
  2. A Passage Through Nebula
  3. Hamartia
  4. Shards Of Broken Light
  5. Medusa
DURATA: 25:06
 

«Meglio tardi che mai.»

[antico proverbio mongolo]

La leggenda narra che chi trova un amico, trova un tesoro. Secondo il vostro oneironauta di fiducia, poi, lo stesso si può anche dire di alcune band. La Finlandia, in questo senso, è da sempre patria di quelle conoscenze che per me contano di più e oggi aggiungo a tale lista un altro nome che senz'altro sarà da tener d'occhio, ovvero gli Atlases. La formazione di Pori — che non è un'offesa, eh, non sto dando a nessuno dell'orifizio! — ha rilasciato la sua prima opera, "Penumbra", lo scorso ottobre, pubblicandola in collaborazione con l'etichetta rumena Pest Records. E che EP!

I Nostri hanno fatto ciò che ogni musicista finlandese dovrebbe fare: suonare finlandese. Le atmosfere sanno di Finlandia, l'umore è finlandese, le movenze sono finlandesi; l'unica cosa che non è finlandese è la lingua, ma ciò non rappresenta per niente un difetto, per il sottoscritto.

La più evidente delle fonti di ispirazione del gruppo è rappresentata dai connazionali che ingoiano il sole: l'aura doom melodica tipica del progetto di Juha Raivio e soci influenza nel profondo gli Atlases, tanto che in molti momenti ci si potrebbe confondere, finendo per pensare di stare ascoltando gli uni invece degli altri. La seconda nettissima ispirazione del quintetto sono gli Insomnium: benché non si tratti di un disco propriamente death metal, anche l'ombra gettata da quest'altra formazione finnica si ritrova molto facilmente all'interno di "Penumbra".

L'ultimo paragone da fare prima di arrivare alle conclusioni è quello con i Cultori della Luna. La band post-metal svedese è con certezza un'altra delle realtà con le quali gli Atlases flirtano. Il risultato di questi rapporti di vicinanza/avvicinamento messi in atto dal quintetto poroso è davvero fantastico, a dispetto della spudoratezza con la quale la formazione si approccia a queste altre band.

Siete fan delle atmosfere doomiche e melodiche degli Swallow The Sun e dei primi Insomnium? Vi affascina il Post-Metal di ampio respiro dei Cult Of Luna? Allora lasciatevi incantare dagli Atlases e dal loro EP di debutto, "Penumbra".



 
Gruppo: Acârash
Titolo: In Chaos Becrowned
Anno: 2018
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Dark Essence Records
Contatti:

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TRACKLIST
  1. Cadaver Dei
  2. Shadows Roam
  3. Gathering Of Crows
  4. In Chaos Becrowned
  5. Ashes Of The Mortal Mind
  6. Legio Obscura
  7. Sacrifice The Winter Wolf
  8. Cenotaph In Flesh 
DURATA: 40:41
 

Gli Acârash sono norvegesi e suonano una mistura di black metal e doom dall'aura rock. Attingono da un numero di band a noi note, molte delle quali riconoscibili sin dai primi ascolti quali Celtic Frost, Satyricon, Thorns, Khold e Tulus, affidandosi a una ricerca costante di toni atmosferici che collimino con l'esoterismo racchiuso all'interno dei testi, senza particolari variazioni sul tema.

"In Chaos Becrowned" è un debutto che non presenta scossoni e scopre tutte le proprie carte già nella prima traccia "Cadaver Dei". Tralasciando un paio di frangenti in cui i ritmi tendono a divenire lievemente più dinamici ("Legio Obscura") o le atmosfere maggiormente sinistre ("Gathering Of Crows") e dal tratto epico ("Cenotaph In Flesh"), gli episodi paiono raccontare una storia che si ripete di passaggio in passaggio e che non colpisce mai del tutto, per quanto sia accattivante, occulta e ben bilanciata nel proporsi come un mix di vecchio e nuovo.

Non siamo di fronte a una prestazione brutta o malfatta, bensì a un album corroso dalla pressante sensazione che nei pezzi ci sia davvero poca farina del sacco Acârash. "In Chaos Becrowned" resta così un ascolto magari gradito, ma difficilmente duraturo nel tempo, pur se da non scartare a priori. Chi avesse apprezzato senza riserve l'evoluzione del duo Satyr-Frost, potrebbe accoglierlo benevolmente.



   
Gruppo: Pryapisme
 
Formazione:
  • Ban Bardiaux - Tastiere
  • Aymeric Thomas - Batteria, Elettronica, Tastiere, Programmazione, Percussioni, Clarinetto Basso e Bb, Sega
  • Nicolas Senac - Chitarra Elettrica con Plettro
  • Nils Cheville - Chitarra Elettrica e Acustica con Dita, Cavaquinho, Cetra
  • Antony Miranda - Basso, Chitarra Elettrica e Acustica, Moog, Voce
 


Un'intervista con musicisti ossessionati dai gatti e dai videogiochi suona abbastanza interessante, vero? Signore, signori e amici felini, date il benvenuto ai Pryapisme sulla vostra webzine preferita.