Weekly Magazine III Era

Popolo di Aristocrazia,

il sacro... o meglio, blasfemo potere del Metallo è in grado di fare miracoli. Ad esempio: chi avrebbe mai detto che anche la Svizzera potesse avere la sua Bay Area? I Contorsion, in compagnia del Thrashcore dei Final Cut, hanno portato quel sound — e non la zona geografica, ovviamente — nel Met-Bar di Lenzburg per presentare il nuovo disco "United Zombie Nations" e il nostro Hellvetico Ul Fieschi ci ha regalato un report della serata, nel quale troverete anche un ottimo album fotografico.

Nel frattempo, nella nostra Penisola succedono cose altrettanto interessanti: il centurione Hesperus e il suo progetto Hesperia ci regalano un ambizioso album di Heavy Metal dedicato alla vita del grande Giulio Cesare, con tanto di gioco in scatola e accessori vari; gli Ashram ripropongono invece il loro «Ethereal Folk» neoclassico in un album dall'alto valore spirituale, assolutamente meritevole di essere approfondito; infine, i Grodek muovono i primi passi nel regno del Doom-Death tra decadenza e malinconia, sensazioni che in questo genere sono tutt'altro che un problema.

Anche il resto del mondo ovviamente non è rimasto fermo: l'ambito Stoner trova due rappresentanti nel Rock dei Mothership e nella psichedelia Doom dei Duel; la nostra solita dose di Black Metal viene invece fornita da un lato dal lavoro di stampo Pagan dei Fimbulvinter, dall'altro dalla ribellione molto Punk dei sauditi Al-Namrood. Non può di certo mancare inoltre della sana violenza Death, gentilmente offerta dagli Epidemia e dai Beyond Mortal Dream; chiudiamo il giro con i Power Trip, autori di un ottimo disco Thrash.

Come ultima nota, abbiamo creato per voi una nuova playlist sulla nostra pagina SoundCloud dedicata al mondo estremo e per questo denominata proprio "An Extreme World"; in essa troverete alcune delle uscite che abbiamo trattato negli ultimi mesi.

Dal vostro Vlakorados è tutto anche per oggi. Sayonara!

RECENSIONI:
Al-Namrood - Enkar
Ashram - Human And Divine
Beyond Mortal Dreams - As Death, We Shall Walk
Duel - Witchbanger
Epidemia - Leprecomio
Fimbulvinter - Начертаны Резы Древних Заклятий
Grodek - Downfall Of Time

Hesperia - Caesar [Roma Vol. I]
Mothership - High Strangeness
Power Trip - Nightmare Logic

LIVE REPORT:
Contorsion - Showcase "United Zombie Nations"



 
Gruppo: Grodek
Titolo: Downfall Of Time
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST
  1. From The Fog I Rose
  2. Naiade
  3. The Pale Dame
  4. Time And Black Tide
DURATA: 25:31
 

«She moved her pale face
Only I remain
I and nothing"
»

Se siete qui per leggere una recensione oggettiva dove si valutano i pregi e i difetti di "Downfall Of Time", mi dispiace deludervi: io sono stato conquistato dalla musica dei Grodek.

L'unico punto che posso criticare alla band abruzzese è che brilla un po' di luce riflessa, ma si tratta di un particolare che non ha molto peso, data la qualità di questo EP. La musica dei Grodek è burrascosa, fatta di riff complessi che rimandano ai primi Opeth, impostati su un incedere lento di origine doom-death, ma che spesso aumenta di ritmo e il risultato è enorme.

Il grande pregio di "Downfall Of Time" è un certo equilibrio nel conflitto tra aggressività decadente e malinconia, tra trame che richiedono più attenzione e melodie, tra periodi di calma e altri più movimentati. L'ascoltatore ne rimane coinvolto a livello di emozioni e viene premiato a ogni ascolto, con la scoperta di nuovi dettagli che di norma sfuggono la prima volta che ci si avvicina a questi venticinque minuti di musica.

Chiedo scusa se questa può sembrare una sviolinata gratuita: è difficile non rimanere stupiti davanti a un gruppo nato nel 2014 che suona musica così matura, degna della miglior compagine scandinava formatasi in ben altra epoca. Io vi propongo di ascoltarvi "Naiade", il brano più accattivante, per farvi un'idea di cosa sono capaci i Grodek. Poi procedete a scoprirli.



 
Gruppo: Beyond Mortal Dreams
Titolo: As Death, We Shall Walk
Anno: 2016
Provenienza: Australia
Etichetta: Lavadome Productions
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TRACKLIST
  1. Lamia
  2. Demonsword Infernal
  3. Hellstorms Of The Coming Apocalypse
  4. Destined For Annihilation
  5. The Earth Belongs To Hell
  6. The Demon And The Tree Of The Dead
  7. Flag Of Hate [cover Kreator]
  8. Lake Of Fire [cover Nocturnus]
  9. Underground Dwellers [versione ri-registrata]
DURATA: 47:03
 

Ripassiamo dalle parti dei Beyond Mortal Dreams e stavolta ci troviamo nel piatto un po' più di ciccia rispetto all'ultima volta. Per quanto gli Australiani sembrino ancora restii a lavorare a un nuovo album, "As Death, We Shall Walk" aiuta a fare un po' il punto della situazione: il disco — che vede rinnovata la collaborazione tra il gruppo e Lavadome — contiene tutto il materiale realizzato dalla formazione di Adelaide dal 2004 a oggi che non sia confluito nell'album autoprodotto "From Hell" (2008) o nell'EP "Dreaming Death" (autoprodotto prima e poi ristampato sempre da Lavadome nel 2013).

In origine questo cd non doveva essere altro che la ristampa del 7'' "Lamia", ma gruppo ed etichetta devono aver pensato bene che stampare un cd con solo dieci minuti di musica sarebbe stato uno spreco, soprattutto con una pletora di altro materiale disponibile. Ecco che allora ai primi due brani, il contenuto di "Lamia", si aggiungono un paio di demo usciti tra il 2004 e il 2006, una ri-registrazione, un paio di cover e un brano inedito risalente al 2005. Va da sé che la qualità audio è altalenante; se abbiamo già avuto modo di spendere lodi per i suoni degli ultimi lavori dei BMD, certamente non si può dire che il demo promozionale del 2004 vantasse lo stesso livello professionale di registrazione e pulizia del suono.

Passando sopra il padellame usato come batteria e la sporcizia di un paio di tracce, però, è evidente come la formazione di Doomsayer e Bloodspawn sia cresciuta negli anni, abbia migliorato praticamente qualsiasi aspetto in modo preponderante e sia in grado di prendere a badilate nelle gengive più o meno chiunque, manco avessimo a che fare con uno dei pesi massimi del genere piuttosto che con una piccola formazione dell'Australia del Sud.

Di questa incompromissoria e inscalfibile devozione al death metal qualcuno inizia ad accorgersi: una delle due cover presenti all'interno di questa compilation è l'intramontabile "Lake Of Fire" dei Nocturnus e per la sua registrazione i Beyond Mortal Dreams hanno goduto della partecipazione di Mike Browning stesso, cui apriranno un concerto da qualche parte in Australia a breve distanza dall'uscita di questa recensione.

Un paio d'anni fa mi trovavo a scrivere che avrei voluto ascoltare un nuovo album dei Beyond Mortal Dreams il prima possibile: il mio parere non è cambiato affatto. "As Death, We Shall Walk" non può essere che un (ennesimo) antipasto, per quanto buono e più abbondante del precedente.



 
Gruppo: Al-Namrood
Titolo: Enkar
Anno: 2017
Provenienza: Arabia Saudita
Etichetta: Shaytan Productions
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TRACKLIST
  1. Outcast
  2. Doom
  3. Xenophobia
  4. Despotism
  5. Perversion
  6. Expoloitation
  7. Justice
  8. Luring
  9. Contempt
  10. Revenge
DURATA: 39:35
 

Qualcosa è cambiato negli Al-Namrood. Il trio saudita non è più una meteora sconosciuta ai più, che naviga a vista all'interno dell'infinito oceano dei gruppi di nicchia: l'arrivo di Humbaba dietro al microfono ha permesso ai musicisti Ostron e Mephisto di lavorare con maggiore stabilità, costruendo via via una personalità sempre più marcata nei suoni dei Non-Credenti, e oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nell'arco degli ultimi ventiquattro mesi i Nostri sono arrivati a rilasciare un'intervista per un magazine internazionale e a girare un video ufficiale che su Youtube oggi conta centinaia di migliaia di visualizzazioni. Non male per un gruppo che esordì meno di dieci anni fa e continua a pubblicare album di straforo tramite un'etichetta canadese in tirature da poche centinaia di copie.

Forse in ragione di questa maggiore — ancorché ancora assolutamente insufficiente — esposizione mediatica, gli Al-Namrood sono diventati più sfrontati, più consapevoli dell'importanza simbolica della loro stessa esistenza, e la loro continua evoluzione è tanto estetica quanto contenutistica. Come dicevo già in occasione dello split coi Darkestrah uscito lo scorso anno, i Sauditi hanno portato sempre più in primo piano il contributo musicale di Ostron, figura che da sempre si occupa degli strumenti folkloristici arabi. Oggi il suono degli Al-Namrood non è più definibile black metal: c'è un'attitudine black-thrash degli albori che pare uscita dai dischi dei primi Bathory e Celtic Frost, ma l'origine araba è assolutamente in primo piano, e la voce di Humbaba, ormai al suo terzo disco, è ben lontana dallo scream classico, avvicinandosi più a un'interpretazione punk hc. Se questo sviluppo nei suoni è di primaria importanza, gli altri aspetti di crescita del gruppo sono altrettanto rilevanti e allo stesso tempo pericolosi.

Dopo i primi due album concentrati sull'antica Mesopotamia e su una generale provocazione (ricordiamo il brano dedicato a Saddam, «simbolo di coraggio e onore d'Arabia»), Mephisto e Ostron hanno iniziato a sviluppare una serie di concept sui diversi periodi della storia araba e saudita in particolare, e a quanto pare con "Enkar" sono arrivati ai giorni nostri, e ora non si scappa più. Il disco, il sesto in nove anni, «racconta il concetto di negazione», e nelle poche righe che come sempre fanno da corredo allo scarno ed essenziale libretto si parla di repressione, regime, manipolazioni da parte dell'amministrazione statale.

Parallelamente, la copertina vede un cambio di logo, con la «A» iniziale diventata un vero e proprio simbolo di anarchia, e un'immagine che anziché scene mitologiche o indefinite illustra il momento di un'esecuzione sulla pubblica piazza, davanti a una cella piena di detenuti. Guardacaso, il boia ha tutta l'aria di indossare un'uniforme, gli aguzzini che lo aizzano hanno fattezze infernali e indossano tuniche e copricapi arabi (seppur neri e non bianchi) e l'unico sprazzo di bianco è dato dalla maglia dei detenuti e del condannato a morte. Su cui, manco a dirlo, svetta una rossissima e inconfondibile «A». E non sto a dirvi quali siano i contenuti del nuovo video.

Se prima chiamarsi Non Credenti e cantare di ateismo era già motivo per mantenere l'anonimato onde evitare di essere giustiziati, è evidente che gli Al-Namrood oggi alzano la posta. Altri gruppi hanno già abbandonato il proprio Paese per l'Occidente (Melechesh, gli stessi Darkestrah), e mai nessuno ha rischiato tanto quanto Ostron, Mephisto e Humbaba, ma per i Sauditi al momento questa non sembra essere un'opzione. Forse l'unica band che ancora oggi dà un reale significato alla definizione di ribellione, di omocentrismo, di autodeterminazione incompromissoria, di black metal.



 
Gruppo: Epidemia
Titolo: Leprocomio
Anno: 2016
Provenienza: Ecuador
Etichetta: Satanath Records / Hybrid Music
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TRACKLIST
  1. Leprocomio
  2. Retribución Homicida
  3. Redención Del Engendro
  4. Miseria Introspectiva
  5. Agonistes En El Inframundo
  6. Cadáveres Poseídos
  7. Necroticismo
  8. Existencia Repulsiva
DURATA: 35:30
 

Mutazioni genetiche, scenari apocalittici, umani che non sono più tali e si muovono in scenari in cui sangue, mutilazione e cannibalismo regnano sovrani: anche solo guardando la copertina di "Leprocomio", secondo album degli ecuadoregni Epidemia, si possono chiaramente interpretare le intenzioni musicali di una band il cui dogma da rispettare e adorare risiede nell'assoluta brutalità.

L'immaginario grafico è prettamente in stile anni Novanta, il contenuto massiccio, becero e macerante. Le otto tracce sono degne delle migliori macellerie death metal gestite da amorevole gentaglia come Cannibal Corpse, Broken Hope, Deeds Of Flesh, Suffocation e primi Dying Fetus. Il mix di influenze è riconoscibile e abilmente sfruttato: in brani bomba quali "Retribución Homicida", "Miseria Introspectiva" e "Agonistes En El Inframundo" si possono apprezzare al meglio la compattezza dei riff modellati dal duo di asce composto da Juan Carlos Cahuasquí e Roberto Amores (autore degli assoli sparsi lungo il disco), l'ottimo growl scuro e animalesco di Adrian Salazar, e l'arrembante ma discretamente vario operato della sezione ritmica basso-batteria (ruoli rispettivamente coperti da Daniel Murillo e Daniel Villareal), eternamente pronta a lacerare e macerare le carni.

Tralasciando questi tre episodi, non si rimane però scontenti, il resto della scaletta si mantiene su livelli ben più che accettabili, non facendo registrare particolari cali di tensione, proseguendo a martellare e ad alternare tempi medi e — sparuti ma azzeccati — momenti atmosferici malsani alle pure sfuriate in velocità.

Oltre a possedere un'attitudine sincera e al 100% focalizzata nel raggiungere l'obbiettivo, gli Epidemia possiedono le capacità per superare la soglia del compitino realizzato a dovere, definizione che starebbe giustamente stretta. Anche in ambito di produzione infine il disco si fa decisamente valere: i suoni sono nitidi e in grado di dare peso all'aggressività della proposta.

Gli amanti delle uscite death metal brutali tengano d'occhio e prestino orecchio: "Leprocomio" fa di sicuro al caso loro.