Intervistato: Oneiros
 
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A circa un anno dal suo ingresso ufficiale in Aristocrazia Webzine, oggi ci prendiamo del tempo per conoscere meglio il maestro Oneiros, esperto di Sonata Arctica e cose buie.


Buongiorno maestro, ormai è parte di Aristocrazia da un po' di tempo e ha avuto occasione di conoscere l'ambiente. Cosa l'ha spinta a farne parte?

Oneiros: Maestro LordPist, buonsalve a lei e grazie per questa possibilità di far venire a galla tutto il mio disagio! Ebbene, a essere onesti prima dell'anno scorso la mia relazione con l'ambiente delle webzine, delle recensioni e dell'underground era molto poco sviluppata. Leggevo articoli e recuperavo informazioni dalle più famose 'zine italiane, ma non avevo mai pensato di approfondire la mia conoscenza di questo settore. Poi un bel giorno quella brava donna di Elisunn (mia ex collega universitaria) mi parlò di questo posto magico chiamato Aristocrazia, terra di unicorni e di band power metal: la cosa mi interessò non poco, ovviamente! Così dopo aver spulciato un po' il sito mi feci convincere dalle perfide parole della sopracitata e feci richiesta per entrare a far parte dello staff. A oggi ancora mi chiedo chi me l'abbia fatto fare…

Sappiamo che è un grande appassionato di eventi cosiddetti minori, cercando di partecipare a quante più serate possibile. Tra quelli visti nell'ultimo anno, ce n'è qualcuno in particolare che vorrebbe segnalare ai nostri lettori?

In passato non ho mai avuto davvero la possibilità di partecipare quanto speravo a eventi live, che si trattasse di serate minori o di concerti di band più famose. Da quando faccio parte di questa pessima cerchia di persone che Voi non siete altro, però, faccio del mio meglio per godermi quanta più musica live è possibile: un po' certamente per recuperare tutti gli eventi passati a cui sarei voluto andare ma ai quali non ho potuto assistere, soprattutto però per supportare quella che è la — perdonatemi per l'uso di paroloni del genere, perché detti da un poco più che ventenne perdono molto di significato — «scena underground». Mi rendo ben conto che per sostenere la musica bisogna partire dalle piccole cose, anche perché sono stato dall'altro lato, seppur per poco: andare a suonare da qualche parte con un pubblico di una decina di persone è demotivante e dopo una manciata di eventi di questo calibro ben comprendo come le realtà scompaiano; se ci si ritrova davanti a cifre più sostanziose (cosa a cui si è poco abituati, ahimè) gli animi si scaldano, la passione torna a ribollire e viene a tutti quanti voglia di fare di meglio, di fare di più.

Ovviamente io stesso non posso e non riesco sempre a prendere parte a tutti gli eventi campani, ma in fondo la musica mi accompagna da quando ero un piccolo chiacchierone: glielo devo, e lo faccio con estremo piacere! Insomma, come mio solito ho divagato così tanto da aver dato una risposta gigantesca a una domanda che chiedeva tutt'altro... Ah, quanto è da me! Comunque sia, se c'è un evento sopra tutti gli altri al quale ho assistito e al quale consiglio di prendere parte in futuro, senza ombra di dubbio la mia scelta ricade sul Cult Of Parthenope Black Metal Fest. Parliamoci chiaramente: è un festival di musica estrema, ben organizzato, ben gestito, a Napoli. Non penso servano altre motivazioni. Se dovessi suggerire qualche altra realtà minore da seguire dal vivo, non mi sentirei di fare altri nomi se non quelli degli Ashram e delle Corde Oblique. Perché il cuore di Napoli, in un modo o nell'altro, è vivo, pulsa violentemente: che si preferisca la musica estrema all'arte sotto forma di Rock piuttosto che alle sperimentazioni emotive, Napoli ha tantissimo da offrire.

In qualche modo, sembra che i corsi di lingue (in particolare quelli dell'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale") continuino a sfornare una serie di improbabili personaggi in vari ambiti del disagio, che spesso finiscono qui (come anche il sottoscritto). Che interpretazione darebbe a questo fenomeno?

Questa domanda non me l'aspettavo, devo ammetterlo. L'Orientale, per quanto ho avuto modo di apprezzare negli ultimi anni, è (ed è stata) una calamita per tutti coloro che vivono o hanno vissuto il disagio di bramare una vita da studenti e persone qualunque ma che sono stati solo perseguitati dalle convenzioni sociali relative all'aspetto fisico, all'abbigliamento, ecc. In un certo qual modo, quando in adolescenza si vive in questo tipo di contesti, lo stress deve essere pur sfogato: ci si affoga quindi nella musica di Satana (o di Heidi, se si scopre il Power Metal), ci si dà alla droga, o entrambe (no, non metto quasi in mai in conto la svolta cristiana, sono una brutta persona). Uscendo quindi dalla scuola media superiore così dark and full of disagio, magari dopo aver scoperto che in Finlandia la gente se ne fotte di come ti vesti o di come porti i capelli, la conseguenza quasi logica è quella di andare a continuare gli studi in un luogo in cui, a quanto tutti dicono, si può stare senza l'ansia di essere giudicati, dove non sarai il solo ad ascoltare quel bordello che ti senti tu. Il passo da disagio interiore a disagio aristocratico è molto, molto breve. A conti fatti, ora che ci penso, l'Orientale è veramente un brutto posto, visto che da lì veniamo io, lei, Elisunn e la buona Nihal (il cui contributo come correttrice bozze non deve assolutamente essere dimenticato). Che poi, ora che ci penso, lei dei quattro è l'unico che non ha studiato finlandese... Che brutta persona, maestro!

Ricordo ancora il mio luminosissimo passato cavalcato a suon di Blind Guardian, Angra, Stratovarius e compagnia, poi finito nell'abisso del doom. Come sta vivendo il passaggio dai munifici finlandesi (i Sonata Arctica che, tra l'altro, sto ascoltando mentre scrivo per entrare nel mood giusto) a cose come Falaise o Scuorn?

Parafrasando di nuovo quella gran bella serie che è "Game Of Thrones", la spiegazione più logica che addurrei è che la vita è dark and full of terrors. Il mio primo contatto con generi diversi dal Power è avvenuto quando ancora ero al liceo, ma — come non mi vergogno assolutamente di ammettere — io e il Black Metal non abbiamo incrociato le nostre strade se non lo scorso anno. Per come la vedo io, è necessario entrare in contatto con questo genere nel momento giusto della propria vita, altrimenti non lo si apprezzerà; c'è il rischio che quel momento non arrivi mai, ovviamente, e va anche bene così: non stiamo parlando di Pop che, per definizione, deve essere popolare e quindi di semplice fruizione. Si tratta, in fondo, di evoluzione: e con questo non voglio dire che chi ascolta Black sia più evoluto rispetto a chi semplicemente si ferma al Pop o al Rock; semplicemente quello che il blackster medio cerca dalla musica è diverso da quello che il panorama mainstream può offrire. Ciò non toglie che io resti comunque un fan sfegatato di realtà che di nero non hanno nulla, se non il colore degli strumenti, dei vestiti o dei capelli (cfr. Linkin Park, Sonata Arctica, Nightwish, Dragonforce, ecc); solo che ora mi viene la pelle d'oca anche ad ascoltare "Parthenope", "Catharsis", i Falaise o i Dreariness!

Ci sono indiscrezioni che la vorrebbero pronto a completare un importante studio legato al mondo del metallo, c'è del vero?

Ah. Ma queste non sono domande da farsi, man! Diciamo però che potrei star valutando la possibilità di scrivere la mia tesi di laurea su argomenti un po' più oscuri del previsto, come in realtà avete già fatto anche voialtri miei ex colleghi. Non sono ancora certo di nulla né effettivamente ho ancora iniziato a fare ricerche, ma ci sono diverse idee sulle quali mi piacerebbe basare questo mio esame finale.

Progetti riguardo qualche grande evento musicale in giro per l'Europa (magari l'amato Brutal Assault)?

Ahimè, mannaggia tutto! Quest'anno avevo in mente di andare assieme al buon Giup al Brutal Assault, visto il bill maledettamente interessante e tutti i bei racconti delle esperienze passate gentilmente fornitimi da lui e da Elisunn. Ovviamente non ci sono andato, com'è facilmente intuibile. Magari l'anno prossimo non sarebbe una cattiva idea provarci seriamente... Altri grandi eventi che tengo sott'occhio sono senza dubbio il Tuska Open Air in Finlandia (giacché ho assistito all'edizione dello scorso anno ed è stata memorabile, per il sottoscritto) e l'Hellfest in Francia (del quale mi parlò davvero bene un amico di Torino, anni fa). Sarebbe altrettanto interessante, prima o poi, riuscire a fare tappa al Wave Gotik Treffen a Lipsia come anche al Castlefest in Olanda, ma non sono un Lannister, non caco oro.

Come pensa che si sia evoluta Aristocrazia nell'arco dell'ultimo anno?

Per quanto ho avuto modo di constatare, Aristocrazia fa esattamente schifo come quando ci ho messo piede io. Okay, scherzi a parte, penso che in qualche modo nell'ultimo anno questa piccola realtà che gestiamo tutti insieme abbia fatto dei passi in avanti non indifferenti. In questi dodici mesi i nostri articoli hanno mantenuto una buona media di letture, abbiamo rilevato un aumento nelle persone che ci seguono sulle piattaforme social per noi classiche (Twitter e Facebook) e, come ben sa, ci siamo mossi anche alla conquista dell'Instagrammo, che pare tanto essere un terreno fertile per fare pubblicità nell'ambiente della musica. A livello umano non posso dire altro che questo: lo staff tutto di Aristocrazia è rimasto piuttosto stabile, unito e compatto, da quando sono entrato. Ho avuto modo di approfondire la mia conoscenza (laconica) del passato della 'zine, quindi di realizzare come in otto anni le cose non siano andate sempre benissimo; eppure siamo ancora tutti qui, i soliti nomi assieme a nuovi personaggi, pronti a parlare bene della musica mala, e male di quella da persone per bene: insomma, dire che ce la spassiamo mi sembrerebbe un'esagerazione, ma non ce la passiamo male!

Perché pensa che qualcuno dovrebbe leggere i nostri articoli?

Come il nostro beneamato Manifesto (che quasi nessuno si incula) riporta, i nostri articoli sono scritti «da fan per i fan»: è una mentalità questa, più che una politica, che ci permette di non avere peli sulla lingua. Insomma, se c'è da parlar male del nuovo disco dei Sonata Arctica, lo si fa. Se la sola sincerità non bastasse, aggiungerei anche il fatto che trattiamo realtà così underground che difficilmente molti siti che fanno il nostro stesso lavoro sono a conoscenza dell'esistenza delle stesse. Abbiamo avuto a che fare con piccole comete, con band che sono nate e ancora vivono e sopravvivono nell'ombra così come anche nomi grossi del panorama estremo, come Igorrr o i The Great Old Ones, che, insomma, non mi sembrano affatto nomi da poco. E se proprio dovessi addurre un terzo motivo, beh, citerei il fatto che per quanto Aristocrazia sia nata come webzine legata al solo underground estremo, di fatto oggi si occupa di tutto: dalle band post-rock cinesi alle black idol giapponesi, dalla neoclassica napoletana al folk, senza ovviamente tradire lo spirito con cui è nata. Non credo che esista un'altra realtà del genere in Italia, ma non pretendo nemmeno di conoscere ogni singola altra realtà del settore: quello che mi sembra abbastanza sicuro è che esiste una certa differenza tra il nostro modo di fare e quello di buona parte delle altre webzine che parlano di metal.

Lei come vive il mondo musicale su Internet?

Male, maestro. Sempre molto male. Per quello che posso seguo le band sui social, seguo etichette, promoter e chiunque possa suggerirmi più o meno volontariamente nuovi ascolti. Ho da poco iniziato a seguire anche qualche canale YouTube interessante, così come ho relativamente da poco iniziato a fare un certo affidamento su Bandcamp e Discogs, pusher ufficiali di musica underground dal 1666 d.C., a quanto mi dicono. Negli ultimi mesi si sono create community su Facebook le quali risultano molto, molto attive, tanto nel disagio quanto nel confronto riguardo le nuove e le vecchie uscite legate all'universo metallico. Il mondo del metal su Internet è una bella facciata, insomma, e non nego che mi piaccia osservarlo da dietro uno schermo; purtroppo però molte persone si fermano solo a questo ed è un peccato, perché la vera differenza non la fa un «mi piace» su Facebook…

Ci consigli tre gruppi da tenere d'occhio nei prossimi anni.

Tre gruppi? Solo tre?! Ma ha visto quanto ho scritto, man; e pensi che mi sono anche dovuto trattenere! Farò tre nomi per l'Italia e tre per l'estero, penso sia un buon compromesso data la mia chiacchiera. Allora, personalmente terrei d'occhio i Párodos, i Falaise e i Trick Or Treat (che, sì, sono una realtà già abbastanza affermata per quanto riguarda il power metal, ma tra non molto rilasceranno un album di sole cover: arrangiamenti powerissimi di sigle dei cartoni animati degli anni '90!): tra l'Avantgarde Black dei primi, il Post-Black dei secondi e il Powa Metla dei terzi c'è ben poco da scherzare.

Per quanto poco conosca in maniera approfondita il panorama musicale mondiale, questi sono i nomi che mi vengono in mente: le giapponesi Lovebites (che promettono davvero troppo bene!), i Need (che mi ha fatto scoprire il maestro Kelvan) e gli Antiqva. La formazione giapponese è giovane, fresca e dinamica quanto la musica che propone. I Need sono un nome forse già noto ai più, ma per il sottoscritto sono stati una delle più gradite scoperte di questo 2017: se non avete ascoltato ancora il loro ultimo disco, "Hegaiamas", rimediate tra cinque minuti fa! Gli Antiqva non hanno ancora rilasciato nulla, eppure mi suonano tremendamente intriganti: si tratta di un progetto — di matrice Black Metal — nato dalle menti di Xenoyr, harsh vocalist dei Ne Obliviscaris, e di Lindsay Schoolcraft, tastierista dei Cradle Of Filth. Ah, ovviamente anche i Sonata Arctica...

Grazie mille del suo tempo, speriamo di leggere ancora molti dei suoi articoli e di seguirla nelle sue peripezie. A presto!