Due anni di "post-" a Shanghai

Questo non è il solito articolo mirato a spiegare cosa significhino i termini post-rock e post-metal, quale sia la loro legittimità, eccetera. Potete trovare discussioni su questo tema praticamente ovunque sulla rete, e non è mia intenzione parlarne qui. Ciò che invece mi interessa è raccontare una storia personale all'interno di quello che mi è sembrato un peculiare paradigm shift nella musica underground cinese nell'arco dell'ultimo paio d'anni: la progressiva popolarizzazione del fenomeno "post-", prendendo Shanghai come esempio.

Naturalmente, Shanghai non può fare da metro di paragone per l'intera scena cinese, in quanto si tratta forse della città che più guarda all'esterno, ma allo stesso tempo sappiamo che anche storicamente è stata teatro sperimentale di altri movimenti nei più disparati campi, prima che questi trovassero terreno fertile in altre aree del paese (basti pensare alla nascita del Partito Comunista Cinese, per fare l'esempio più ovvio). Il "post-" internazionale aveva già iniziato ad allungare la sua presa sulla Cina negli anni precedenti, con la storica data dei Mogwai nel novembre 2011 e dei più giovani Maybeshewill nel giugno 2012.


2013 - Primo assalto

BRUTAL ASSAULT 2013 - Parte IIQuesta mia storia inizia il 12 gennaio 2013 con quello che fu sostanzialmente il mio benvenuto musicale a Shanghai: il concerto dei 65daysofstatic. Arrivato in città da poco meno di una settimana, avevo appena superato le difficoltà del jet-lag e iniziavo a prendere confidenza con uno dei più efficienti sistemi di metropolitana al mondo. Sapevo di questo concerto da prima di partire per la Cina, ma dovetti accontentarmi di comprare il biglietto all'ingresso, per via una serie di difficoltà incontrate su Internet. Per qualcuno proveniente dalla provincia di Napoli, e quindi abituato a dover necessariamente prendere la macchina o il treno per andare a vedere concerti di un certo rilievo, trasferirsi in una metropoli internazionale come Shanghai significava un cambio radicale. Una vetrina potenzialmente infinita di gruppi sia cinesi che stranieri sparsi nei vari locali piccoli e grandi della città, tutti raggiungibili con i mezzi pubblici o addirittura a piedi: un paradiso. Il mio incontro con il gruppo inglese fu quindi una sorta di iniziazione, nonché la prima volta che finalmente entravo in una delle due famose Mao Livehouse (l'altra è a Pechino), storicamente tra le sedi preferite per i concerti rock e metal dai nomi medio-grandi. L'impatto con la location fu positivo, molto diversa dallo stile del piccolo 13club di Tianjin, dell'Aperture di Xi'an o dello stesso Yuyintang (育音堂) di Shanghai (di cui si parlerà più avanti); nonché della Mao Livehouse di Pechino, molto più simile a un garage nello spirito underground che la contraddistingue. La Mao Livehouse di Shanghai è un locale pensato per il rock con un palco vero e proprio — abbastanza grande da contenere gli Hanggai (il numeroso gruppo folk-rock originario della Mongolia interna) — uno spazio per il pubblico relativamente ampio e un sistema sonoro di buon livello.

Tornando allo show, naturalmente non era la prima volta che vedessi un gruppo post- dal vivo, ma in passato si era principalmente trattato di festival e quindi di esibizioni piuttosto contenute come tempi. Quella sera di gennaio, il gruppo originario di Sheffield mise su una gran bella performance, seppure sulla lunga distanza lo storico tallone d'Achille della musica rock esclusivamente strumentale — la monotonia — iniziò a fare capolino. La risposta del pubblico fu notevole, sia in termini quantitativi che di coinvolgimento, e mi lasciò decisamente soddisfatto nei confronti della mia prima esperienza musicale "grossa" a Shanghai. Dopo il concerto, tornai a casa a piedi per esplorare le strade di una città ancora così poco familiare ed enorme. Ci misi circa un'ora.

[Tra le altre cose, in Cina (a differenza che in Italia) i biglietti comprati in prevendita costano meno di quelli comprati all'ingresso, come è anche giusto che sia, per "premiare" chi intende supportare l'evento. Ancora, molti locali (come lo Yuyintang) offrono anche biglietti sconto per studenti, e ovviamente non ci sono le famigerate "tessere" obbligatorie per assistere ai concerti. In questo modo si incoraggiano gli spettatori a sostenere la data con più sicurezza e con la percezione del risparmio, permettendo allo stesso tempo agli organizzatori di avere un'idea abbastanza verosimile dei numeri già giorni prima dell'esibizione.]

L'inverno (freddissimo) passava, con la graduale espansione della mia rete di conoscenze e della mia familiarità con il sistema dei trasporti. Tanti gruppi cinesi si sono esibiti nelle varie venue messe a disposizione dalla città più grande del mondo, con momenti altissimi (i locali Cold Fairyland), gradite conferme (Xie Tianxiao, per la prima volta visto in uno show dedicato e non in un festival) e qualche nuovo nome (Even Less). L'invasione post-rock vide un nuovo episodio in primavera, al mio ritorno da Hong Kong, i maestri assoluti del genere avrebbero visitato Shanghai per la prima volta il 13 aprile: Godspeed You! Black Emperor, all'interno del tour promozionale per "Allelujah! Don't Bend! Ascend!".

Non era la prima volta che visitavo la nuova struttura nota in inglese come Q-Hall (浅水湾文化艺术中心) nella parte nord della città, ma era la prima volta per un concerto di una grande band straniera. Ovviamente stavolta mi ero premunito di biglietto, come ormai avevo imparato a fare, sperando di evitare file e/o problemi di sorta. Mi ero sbagliato, un'attesa apparentemente infinita prima che fossero aperti i cancelli dei biglietti comprati in prevendita e qualche chiacchiera con i presenti (anche qui un pubblico abbastanza variegato), anticipando cosa avrebbero potuto fare i canadesi. Una spiegazione del post-rock durata circa novanta minuti da parte di Menuck e compagni, con tutti i marchi di fabbrica dell'ensemble originario di Montréal, ampiamente uno dei concerti più intensi e di qualità che abbia visto durante il mio periodo a Shanghai (e nella mia vita). Alla fine, l'attesa era stata più che ripagata.

Dopo il mio grande ritorno al Midi Festival di Pechino per il ponte del primo maggio, i concerti post-rock iniziarono quindi a estendersi verso altre realtà della zona: l'allora nuovo On Stage (dove vidi gli Ataraxia la stessa settimana) ospitò il gruppo texano This Will Destroy You il 25 maggio, data cui purtroppo non ebbi occasione di assistere. Con l'arrivo dell'estate, mi lasciai la grande metropoli alle spalle per un paio di mesi, tra le altre cose per presenziare al Brutal Assault con altri brutti ceffi di vostra conoscenza.

Un'estate turbolenta e piena di eventi giunse al culmine, e a inizio settembre mi ritrovai nella megalopoli. Pronto ad accogliermi, il ritorno di uno dei più interessanti nomi post-metal internazionali: The Ocean, l'11 settembre. La location era lo Yuyintang 育音堂(ormai storico locale aperto nel 2004 e a circa venti minuti a piedi da casa mia), purtroppo non avrei immaginato che la mole di lavoro accumulato durante la mia assenza mi avrebbe devastato in maniera tale da non riuscire ad andarci. Iniziò così un periodo abbastanza difficile da un punto di vista musicale, con l'unico picco del Changjiang Midi Festival durante la festa nazionale del primo ottobre. Bisogna dire che l'inverno 2013/2014 a Shanghai fu incredibilmente privo di eventi musicali di spessore, con qualche cosa che timidamente iniziò a venire fuori solo con l'anno nuovo.


2014 (Quasi) Tutto è lucente

Dopo il grande show di Peter Hook And The Light il 30 marzo, finalmente le cose ricominciano a muoversi, e anche il "post-" torna in auge. Il primo maggio arriva la clamorosa data degli Explosions In The Sky all'interno dello Strawberry Festival (uno dei festival più grossi in Cina insieme al Midi). Di lì a poco sarà il turno di uno dei nomi emergenti del post-black metal, i Deafheaven allo Yuyintang l'11 maggio.

Il black metal non è esattamente uno dei generi più popolari da queste parti, ma evidentemente lo stile peculiare della band americana ha catturato gli organizzatori (insieme alla grande ricezione internazionale per il loro secondo disco "Sunbather"). La risposta di pubblico è notevole, considerate le dimensioni contenute della sede, e c'è stata partecipazione abbastanza attiva. Purtroppo, il microfono del cantante George Clarke ebbe problemi per una mezz'ora buona, prima che lo staff riuscisse finalmente a sistemare le cose. Al di là delle complicazioni tecniche, prova di alto livello per i californiani, che sicuramente hanno conquistato qualche nuovo ascoltatore con questa esibizione.

A questo punto giunge il momento di fare sul serio, nella parte nord della città, il 7 giugno, la Q-Hall ospita un altro dei grandi nomi della scena: God Is An Astronaut. I tre suonano praticamente tutto il meglio del loro repertorio davanti a una folta platea in una serata di grande impatto, passando dai pezzi più tranquilli a quelli più pestati (in alcuni frangenti suonando quasi metal). Autori di almeno uno degli album fondamentali del genere ("All Is Violent, All Is Bright"), i GIAA lasciano un grande ricordo con il loro tour asiatico e si aggiungono con decisione alla lunga lista di progetti post-rock di rilievo internazionale che hanno suonato in Cina.

Dopo una discreta prova del gruppo post-metal americano Rosetta allo Yuyintang, il 28 giugno finalmente arriva il turno della band post-rock cinese per eccellenza, Wang Wen (惘闻). Il gruppo originario di Dalian, nel Nordest del paese, si forma nei tardi anni '90 sulla scia dei pionieri degli ambienti post-rock, e trae ispirazione soprattutto dallo stile dei GY!BE. Con molti dischi solidi alle spalle e decine di date dal vivo, i Wang Wen presentano in quest'occasione il loro ultimo album "Eight Horses" ("八匹马"). La serata è aperta da una poco ispirata band locale, ma in maniera molto puntuale l'evento principale del giorno mette tutti in riga. Pubblico quasi completamente cinese stavolta, e un'asticella che viene posta molto in alto per i gruppi che hanno suonato alla Mao Livehouse quest'anno. Passano i giorni, e riesco a ingannare l'attesa tra una serie infinita di lungaggini burocratiche legate al lavoro e l'interessante concerto del poco noto progetto giapponese Miaou.

L'estate 2014 ha un ultimo, enorme, sussulto il 20 settembre: tornano a Shanghai i Maybeshewill, tra i primi gruppi stranieri a raccogliere un seguito consistente da queste parti qualche anno fa. Il barbuto quartetto originario di Leicester si presenta alla Mao Livehouse puntuale e in totale controllo della scena, addirittura con qualche tentativo di comunicazione in cinese con il nutrito pubblico. Molto poco rappresentato il nuovo disco "Fair Youth", mentre è stato concesso ampio spazio a tutti i pezzi migliori del loro repertorio precedente (con mia grande gioia). Probabilmente il miglior concerto di una band straniera tra quelli che ho visto nel 2014, in termini di qualità generale, approccio con le persone, organizzazione, eccetera. All'uscita, mi segno la data dell'ultimo grosso evento post-rock dell'anno: il tour dei Mono per l'uscita dell'ambizioso doppio album "The Last Dawn / Days Of Darkness".

Al mio ritorno a Shanghai, il 18 ottobre è tempo di tornare alla Mao Livehouse per salutare uno dei più rispettati progetti post-rock, nonché probabilmente uno dei più apprezzati gruppi rock asiatici in generale. I biglietti in prevendita si esauriscono molto presto, e mi trovo costretto a comprare l'ingresso a prezzo pieno, ma per un'occasione del genere si può decisamente fare. Non ho mai visto il locale così pieno, probabilmente tra le ottocento e le mille persone erano lì per accogliere i quattro musicisti di Tokyo. Con un po' di ritardo inizia lo spettacolo e inizia un sentitissimo viaggio attraverso la loro lunga carriera, includendo molti episodi tratti dal doppio album (molto validi anche in sede live). Eleganza, sentimento, distruzione; questi elementi (e molti altri) fanno parte dell'orizzonte tratteggiato dai Mono tra tastiere, tremolo picking, crescendo. Qualche piccolo problema con il sistema audio del locale non riesce a rovinare l'impatto musicale ed emotivo della serata.


Con questo concerto concludo questo diario-report di un paio di anni, selezionati relativamente a caso nella storia musicale di un piccolo genere all'interno di una gigantesca città. Avrebbe potuto iniziare prima, finire dopo, includere alcuni nomi ed escluderne altri. Queste sono solo delle impressioni, accompagnate da alcune domande, la più interessante delle quali è forse: perché proprio il post-rock, tra tanti altri generi di fama internazionale, si sta affermando in Cina a tali ritmi e con tale circolazione di grandi progetti?

Una delle mie risposte è che forse la quasi totale assenza di testi lo rende più difficile da "imbrigliare" o da regolamentare per un governo centrale non esattamente al passo con i tempi in questo senso, spesso dedito a censure basate su criteri abbastanza imprevedibili. Da un punto di vista politico, i "silenzi" del post-rock sono da sempre lo specchio di un fenomeno molto intricato e in realtà pieno di significati non detti o appena suggeriti. Molti dei progetti di cui abbiamo parlato qui stimolano riflessioni sulla persona, sulle interazioni con il resto del mondo, sull'esistenza e i suoi possibili significati; tuttavia, molto raramente lo fanno attraverso testi di denuncia o comportamenti mirati a "scioccare". Non è più quindi troppo sorprendente che gruppi dalla portata molto più politica (vengono in mente i GY!BE) di altri riescano a trovare dei piccoli canali per entrare a suonare in uno dei paesi in cui il dibattito politico è estremamente appiattito e scoraggiato. Tanto per fare un esempio, il governo centrale si mosse nel 2009 per impedire agli Oasis di suonare in Cina per via della partecipazione di Noel Gallagher a un festival pro-Tibet nel 1997. Gli Oasis.