Gruppo: Voland
Titolo: Voland 2
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Data di uscita: 02/12/2017
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«Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenza della vecchia Europa si alleano per una santa caccia spietata a questo spettro: il papa e lo zar [...].»

È un immenso piacere, nonché onore, ospitare sulla nostra testata in esclusiva assoluta mondiale la premiere del nuovo ep dei bergamaschi Voland, formazione di culto dell'underground italiano assente dalla scena praticamente da quasi un decennio. "Voland 2" racchiude quattro nuovi pezzi, incentrati sulla Rivoluzione Russa del 1917 e sempre all'insegna del metal estremo epico.


Correva l'anno 2009, gli albori di Aristocrazia Webzine, quando i bergamaschi Voland irruppero nel mio pantheon metallico, rapendomi con i miseri — numericamente parlando — tre brani contenuti nell'ep "Voland". "Leningrad", "Generale Inverno" e "Il Lago Dei Ciudi" fondevano metal estremo, sensazioni cinematografiche d'autore (niente Hollywood Metal per intenderci...), eroismo, folclore russo e melodie in un suono grandioso e vivo, in grado di far scorrere davanti agli occhi le azioni atroci e gloriose delle battaglie narrate.

Il nuovo "Voland 2" è una celebrazione della Rivoluzione di Ottobre, a cento anni di distanza dalla presa del Palazzo di Inverno. Sul fronte grafico, Sabnock Design si è ispirato a El Lissitzky, maestro del suprematismo e costruttivismo russo, il cui stile fu utilizzato nei primi manifesti del governo sovietico; la copertina riprende il tema del racconto grafico per figure geometriche "I Due Quadrati". Per quanto riguarda i testi invece le parole dei Voland sono affiancate da quelle di poeti, filosofi e pensatori legati agli ideali comunisti (Mayakovsky, Bogdanov, Ol’khin e Weinert).

"1917" è stato il singolo di lancio di questo ep, uno strepitoso esempio di extreme epic metal (l'etichetta più banale ma precisa per descrivere Voland), colmo di pathos, tragico e grandioso, bilanciato in ogni singolo tassello, dalla componente orchestrale a quella estrema, rappresentata da blast beat e scream. Il lavoro vocale di Rimmon è superbo, graffiante durante i versi in russo ed eroico nei frangenti in italiano. Haiwas pennella scenari così colmi di audacia che è impossibile non esserne rapiti e cantare col pugno chiuso alzato, per poi emozionarsi durante il commovente stacco pianistico intorno alla metà del pezzo.

"Ottobre" è un brano nel complesso più cerebrale, poetico e filosofico, dove la forza ideologica sopravanza la narrazione visuale. La rabbia per le ingiustizie subite dal popolo (scandita da un blast beat annichilente) cresce mano a mano, fino al culmine di tensione rappresentato dalla «salva dell'Aurora»: la cannonata dell'incrociatore protetto russo è il segnale che avvia la presa del potere bolscevico, con cui tutta la frustrazione accumulata diviene impeto di liberazione.

"Dubina" si apre con un canto folcloristico russo, rotto dall'irruzione della drum machine che martella, mentre l'umore generale è sempre fiero. Come nell'episodio precedente, si assiste a un crescendo di tensione, la presa di coscienza del popolo ormai pronto a sciogliere il giogo impostogli.

L'ep si chiude infine sulle note folk dolci e malinconiche di "Outro"...

In queste ultime settimane in tanti hanno ragionato sulla eredità trasmessa dalla Rivoluzione Russa (il moderno e ormai smantellato welfare, una limitazione allo strapotere liberista made in U.S.A., per esempio), da oggi possiamo annoverare fra i lasciti positivi anche "Voland 2"...

«Proletari di tutto il mondo, unitevi!»