Nomenmortis

NOMENMORTIS

Gruppo:Nomenmortis
Formazione:

  • Neptun – Batteria
  • Adam – Chitarra, Basso, Voce
  • Martin – Voce
Traduzione:Dope Fiend

I Nomenmortis sono un pezzo importante dell’underground est-europeo, la formazione slovacca ha deciso di mettere fine con il canto del cigno, Forget Arcadia, a un lungo percorso durato due decadi. Con noi oggi Martin, unico membro fondatore rimasto nella formazione odierna con il quale avremo modo di conoscere meglio questa realtà.


Benvenuto su Aristocrazia Webzine, come stai?

Martin: Ciao Gabriele e lettori di Aristocrazia, sto bene, anche se ho freddo e ho la gola molto irritata, ma non c’è da stupirsene in queste giornate fredde e ventose (la città in cui vivo è nota soprattutto per forti venti settentrionali). Al lavoro per oggi ho finito, quindi rispondo alle tue domande.

Partiamo dal principio, chi erano i Nomenmortis quando sono nati nel lontano 1992, chi sono diventati nel corso degli anni?

Nel 1992 eravamo tre, e poi cinque, ragazzi che volevano provare a suonare death metal. Eravamo solo principianti quando abbiamo fondato la band, ma dopo un sacco di lunghe prove, molto spesso per cinque o sei ore, abbiamo iniziato a suonare in maniera più promettente. Nel corso degli anni siamo diventati una delle più estreme band brutal death/grind qui in Europa centrale, molto underground, ma abbastanza conosciuti nell’underground del metal estremo e di questo siamo orgogliosi.

C’è stato un momento più di un altro nel quale hai percepito d’avere il peso della band tutto sulle tue spalle? Sei l’unico a esser presente in tutte le release e a non aver abbandonato la barca, com’è stato portarla avanti?

Naturalmente ci sono stati tempi duri, specialmente quando i cambiamenti di formazione erano all’ordine del giorno. A volte ho lottato duramente per fare dei passi in avanti, ma ho sempre creduto molto nei Nomenmortis, quindi ho preferito combattere contro tutti questi ostacoli piuttosto che mollare, perché lo facevo anche per le persone che suonavano con me. Sai, nessuno mi obbligava a farlo, volevo solo avere di più della musica che mi piace. Questa è l’idea principale dei Nomenmortis: è la musica che voglio ascoltare, ma non ho possibilità di acquistarla da qualche parte, quindi devo crearla con le persone e gli amici più competenti che sono in grado di trovare. Io sono qui dall’inizio, ma considero Adam, il chitarrista, il membro più importante anche perché è qui da dieci anni e ha alle spalle quattro dischi con noi.

Perché adesso la scelta di dire addio al mondo metal o meglio ai Nomenmortis?

Non è un addio definitivo, è meglio dire che i Nomenmortis si avviano verso un meritato e combattuto ritiro. Sento che tutto ciò che doveva essere fatto a livello musicale/lirico/artistico è stato già compiuto con i nostri dischi e non credo di avere motivo per fare qualcosa di più, non ora o nel prossimo futuro, almeno. Mi sento esausto per curare la grande quantità di cose connesse alla band e ritengo che i miei momenti migliori come vocalist siano passati. Quindi penso che sia meglio interrompere la produzione attiva ora, quando siamo al top, e abbandonare il carosello dei live, delle registrazioni, ecc., rimanendo saldamente al nostro posto e guardando con orgoglio a tutto quello che abbiamo fatto nel corso degli anni. La possibile “discesa” non è ciò che il mondo ha bisogno di vedere da noi. Inoltre non abbiamo più tempo e denaro a sufficienza per essere una band al 100%; alcuni di noi hanno famiglia, relazioni, abbiamo posti di lavoro per prenderci cura di tutto, dobbiamo pagare le bollette e le cose che succedono sempre quando si invecchia, quindi è meglio concentrarsi su altri diversi aspetti della vita e godere l’interesse per la nostra musica.

Insieme a band come Perversity e Dementor siete delle icone della vostra scena estrema, come hai visto maturare dal punto di vista musicale la tua nazione? E perché pur avendo delle ottime potenzialità avete sempre avuto una minor esposizione rispetto alla vicina Polonia?

Grazie per i complimenti. Siamo certamente una band molto underground, non “illustri” come Dementor e un paio di altri, in Slovacchia, ma siccome siamo “solo per orecchie estreme”, stiamo bene così, sentendoci più come parte del mondo, non solo della scena ceca/slovacca. Per quanto riguarda la musica posso dire che il death metal è sempre stato il genere più forte e meglio sviluppato in Slovacchia, quando si tratta di metal, particolarmente negli anni Novanta ed è sopra la media anche nella scena mondiale, non soltanto in base a qualche stupido criterio locale ancora preferito da un gruppo di nostri giornalisti. È un po’ come il grind in Repubblica Ceca, per esempio. Parlando di potenziale, la verità è che i musicisti in Polonia tendono a lavorare più sulla possibilità di essere conosciuti il più possibile, nonostante siano necessari un buon background finanziario e altre cose simili per combattere correttamente su questo campo. I polacchi sono molto più guerrieri rispetto agli slovacchi, i quali sono più disfattisti quando sentono che il loro successo sta arrivando più tardi di quanto si aspettavano o volevano. E un sacco di persone che suonano metal qui in generale sono bocche grandi ed eroi di internet, ma non fanno nulla per difendere il loro ego. Eppure, abbiamo più di un paio di band che lavorano duro, conosciute in tutto il mondo metal, almeno a livello underground, che suonano tour europei, ecc, che sono già qualcosa per un paese abbastanza piccolo.

Forget Arcadia è un ricco omaggio che fate a coloro che vi hanno seguiti sinora, un album che contiene parte di un altro disco mai rilasciato, Loathspells. Cos’è successo in quel periodo? Come mai non ha avuto modo di uscire?

Niente di tragico, c’erano due o tre etichette più o meno interessate a questa uscita. Ma la maggior parte dei contratti erano abbastanza vaghi, tutto quel processo stava richiedendo troppo tempo durante il quale avevamo già rielaborato circa la metà dei pezzi di Loathspells durante la loro riproduzione dal vivo. In realtà ci siamo sentiti di averli migliorati molto e, sia per il fatto che la registrazione di Loathspells era stati fatta un po’ di fretta (suonavamo con il nostro nuovo batterista da circa sei mesi), sia perché ci aspettava un altro timeout necessario per registrare il nuovo album, abbiamo capito che molte delle cose avremmo potuto farle meglio, quindi abbiamo accantonato l’idea di rilasciarlo. Questo timeout è stato di soli quattro mesi alla fine, poi abbiamo iniziato a suonare dal vivo, abbiamo migliorato molte delle vecchie canzoni, ne abbiamo fatte circa sette o otto nuove e abbiamo deciso di ri-registrare le canzoni migliori con quelle nuove in Forget Arcadia e di aggiungere sei dei migliori brani di Loathspells come tracce bonus.

La parte posteriore del libretto informativo è la copertina di Loathspells, è stato quindi un matrimonio perfetto e il modo più adatto di dare un senso a quei brani inserirli come parte integrante di Forget Arcadia?

Il responsabile delle copertine utilizzate per le nostre uscite sono sempre stato io. Ma Adam, senza dirmi nulla, ha chiesto a una ragazza che studiava pittura a Praga di fare qualche disegno per Loathspells. Sono stato abbastanza severo contro l’uso di qualcosa di diverso dal mio lavoro, ma la situazione è cambiata nel rilascio di Forget Arcadia e l’utilizzo di una parte di Loathspells come bonus e, dopo aver visto cosa aveva fatto Alica, ho deciso di usare la mia per Forget Arcadia e la sua per la parte bonus. Il suo lavoro sembra un po’ diverso e inusuale per noi ma è interessante, un po’ artistico e penso che sia stata una buona idea realizzarla in questo modo.

Ventuno pezzi che puzzano piacevolmente di anni Novanta, il vostro approccio non è notevolmente cambiato rispetto a lavori come “The Day You’ll Lose Your Head” che somiglia a un parto della mente dei primi Morbid Angel, le radici grind di act tipo i Brutal Truth, di nomi magari potrei tirane fuori altri ma la cosa che mi è sembrata sempre strana è che vi siate quasi sempre allontanati dal modo di suonare europeo per un approccio più oltreoceanico. È solo una sensazione mia o c’è una predilezione per quel tipo di volontà di morte?

Io e Adam abbiamo iniziato con il thrash e il black metal degli anni Ottanta e, naturalmente, abbiamo anche una certa conoscenza della musica più vecchia come l’hard rock degli anni Settanta, la NWOBHM e i Motörhead sono i nonni del metal estremo, naturalmente. La maggior parte del nostro gusto musicale si è formato negli anni Novanta con il death metal, un sacco di grindcore, un po’ di black metal, doom e hardcore. Neptun è più per il black e death metal ma, con tutte queste radici, ci adattiamo molto bene tra noi. I Nomenmortis non sono mai stati legati a un modo stretto di suonare death metal in stile americano o europeo. Il principio di fondo è: se suona bene e brutale, se è abbastanza estremo e se non copia da una certa band, lo usiamo, a prescindere che sia più americano o europeo, che abbia il nucleo grind o black/thrash. L’obiettivo principale è la brutalità e almeno un po’ di originalità. Se poi suona più americano che europeo per qualcuno, io sono d’accordo con questo punto di vista.

Le cover dei vostri dischi hanno sempre avuto uno stile casareccio, perché questa scelta? Chi ha curato quella di Forget Arcadia? Qual è il significato che le sta dietro?

Come ho detto sopra, ho sempre voluto, per quanto possibile, mantenere l’originalità per i Nomenmortis, non solo nella musica ma anche in altri aspetti come quello grafico. A questo riguardo sono un po’ della vecchia scuola e preferisco le copertine disegnate/dipinte piuttosto che realizzate con Photoshop come succede per la maggior parte delle uscite di metal estremo al giorno d’oggi. Credo che queste crude immagini disegnate su un furioso sfondo rosso descrivano abbastanza bene la nostra musica e in ultimo, ma non meno importante, faranno notare i nostri album sui tavoli delle distro tra tutte queste oscure aerografie con loghi verdi tutti molto simili [ride]. Parlando del significato, il punto principale è l’atmosfera di rovina, il decadimento, la punizione e il terrore, con alcuni elementi collegati ad alcuni temi delle canzoni, quindi ci sono il guerriero mongolo, le forche e le ruote, la figura della morte, i demoni, i mostri, tra cui quello volante, che dovrebbe essere la rappresentazione di un ibrido formato da Cthulhu e la Bestia dell’Apocalisse (“la Bestia con sette teste e dieci corna”). E noi siamo probabilmente l’unica band di metal estremo con una gazza sulla copertina [ride].

Come mai avete deciso di ri-registrare “1598 – Christmas With The Deathriders”?

Ad Adam è venuta questa idea in studio, stavamo cercando di ri-registrare qualche canzone vecchia che non abbiamo mai suonato dal vivo con l’attuale formazione. Ci sono voluti circa venti minuti per registrare la batteria, il che parla chiaro sull’abilità di Neptun, e la versione finale è davvero grande. C’erano alcuni campionamenti sonori previsti, ma questi con il corno e i tamburi dei nativi Araucani (Mapuche) in studio non hanno prodotto il suono battagliero che volevamo, quindi abbiamo usato solo i sonagli e suoni gore.

I vostri testi pur parlando sempre di atti brutali più di una volta traggono spunto da percorsi storici: “1598 – Christmas With The Deathriders” tratta del periodo delle conquiste spagnole in Sudamerica, altri sembrano racconti tramandati oralmente come “Melchior The Shooter” e “Deathriders Of Temür Tenger Etseg” oppure legati a divinità come Samhain in “Born On Samhain”. Tu sei il curatore di quasi tutti i testi, quali erano le ricerche o gli spunti dai quali partivi per dar loro forma?

Mi è sempre piaciuto leggere e studiare temi interessanti, cioè anche un sacco di storia che è una grande fonte di ispirazione per la musica estrema, è una cosa cruenta un po’ diversa e più interessante del solito. Ho una libreria piuttosto fornita e uso anche Internet, giro per musei, viaggio in luoghi legati alla storia, guardo documentari, ecc, e sono fonti molto valide per me. Per quanto riguarda le divinità, “Born On Samhain” ha qualcosa a che fare con i miei sentimenti e gli atteggiamenti verso la vita e le lotte così come i miei legami con la vecchia Europa antica e la sensazione di essere parte di qualcosa di cosmico che l’uomo non ha alcuna capacità di comprendere pienamente. Nulla di religioso, potrei dire che io sono una persona anti-religiosa, soprattutto quando si parla di religioni (e ideologie) forzate e opprimenti. È una sorta di sentimento del subconscio di rispetto verso tutto ciò che di buono c’era un tempo.

Il disco si chiude con “Epitaph De Sangre” che cito testualmente in spagnolo: «Anos de guerra, catastrofes y victorias in nombre de muerte fiera», il saluto che riassume il modo di vivere il death dei Nomenmortis?

Penso che tu abbia afferrato perfettamente. Si parla delle lotte che abbiamo vissuto e vinto. Ed è anche un piccolo ringraziamento per il periodo in cui ho vissuto in Catalogna un paio di anni fa.

Come siete entrati in contatto con Dejan della Darzamadicus Records?

Io lo conosco forse da otto o nove anni, prima lui aveva ordinato un po’ della nostra roba da me, poi siamo diventati amici di penna e si rivelò essere probabilmente il nostro fan più devoto [ride]. Lui è un ragazzo molto bravo, intelligente e onesto e l’unica cosa triste di lui è che non ha fondato la sua etichetta dieci anni prima [ride].

Avete organizzato un tour a supporto di Forget Arcadia? Che riscontri sta avendo il disco?

Non abbiamo la possibilità di suonare sempre, perché non abbiamo la line-up adatta anche se ci piacerebbe suonare di nuovo live questa roba. Abbiamo suonato a tre nel 2009-10 con soltanto chitarra, batteria e voce ed era troppo grande il rischio quando si cercava di ottenere il suono giusto. Ora Neptun, il batterista, sta lavorando in Svizzera e il diritto di suonare la batteria nei Nomenmortis è esclusivamente suo per tutto quello che ha fatto per la band. E se suoneremo qualche live in futuro (perché non si sa mai) ci dovranno essere almeno quattro persone sul palco, preferibilmente chitarra, basso, batteria, voce (in questo caso Adam vorrebbe avere due chitarre sul palco, ma per me il basso è più importante che la seconda chitarra oppure la musica si ammorbidisce troppo). Per quanto riguarda i riscontri, finora le reazioni sono positive, a volte entusiaste, anche se da molti mi sento dire che suoniamo qualcosa che è di minoranza anche in un genere come il death metal. Forse siamo troppo estremi o troppo incomparabili con gli ascolti del fruitore medio di death metal ma a me non interessa. E molte recensioni, anche se positive, sono scritte in modo assai superficiale, senza alcuna conoscenza dei testi, ecc.; ma probabilmente è questo il modo di approcciarsi al metal oggi.

È strano da dire, ma in questi pochi anni d’esperienza fatta con la ‘zine è stato più semplice approcciarmi con realtà navigate come la vostra che con band al primo disco, non faccio ovviamente di tutta l’erba un fascio, ho però notato un atteggiamento da starlette poco incline alla natura reale del mondo metal e una promozione altrettanto poco corretta in alcuni casi quasi al limite dello scandaloso di alcune label importanti. A tuo parere il metal in genere si è sin troppo sdoganato? Ok, i Metallica con il Black Album han fatto il danno e ne stiamo ancora pagando le conseguenze? Ci sono motivazioni ad esempio sul perché una band matura e con dischi alle spalle alle volte fatichi a trovare un contratto autoproducendosi con risultati anche lodevoli e un pugno di cazzoni col ciuffo finiscano sotto Metalblade, Relapse et similia?

Questa è una questione molto complessa, cerco di essere breve e di andare al sodo. La scena metal del giorno d’oggi è veramente enorme e tutto ciò che era importante nel metal è già stato fatto e detto. Ci sono migliaia di nuove band senza una vera conoscenza di ciò che deve essere il metal e soprattutto di come era una volta e di quali sono le radici di tutto questo. Non vi è nessun underground come ad esempio venti o trenta anni fa, molte persone sono davvero superficiali e hanno l’accesso a tutto estremamente facile. Ci sono un sacco di modi semplici per promuovere la musica, non sono abituati a lavorare sodo e a lottare. Poi, incontrando i primi ostacoli, cadono nel disfattismo e mollano o si accodano a un altro trend. Se hanno la fortuna di trovare un contratto, molte di queste persone cominciano ad avere un comportamento da rockstar senza averne motivo. Va così, non conoscono le band con sulle spalle anni di attività sulla scena e che hanno rilasciato dischi significativi che ora loro considerano infantili, ridicoli e stupidi, basterebbe chiedere loro di band come i Sinister e altri matador quando si incontrano merde tali. Parlando di firme con grandi etichette, questa è una questione di fortuna, lavorando sulla visibilità, ma soprattutto è tutta una questione di potenziale commerciale della band; le grosse etichette seguono soltanto, o meglio creano, le mode e scelgono le band di conseguenza. Per fortuna abbiamo ancora la possibilità di ottenere alcuni buoni dischi da band sotto grandi etichette (in particolare Relapse e quelle di questo tipo), ma soprattutto da band già consolidate e radicate con un marchio di fabbrica riconoscibile. Per il resto dei gruppi che vogliono suonare la musica che piace a loro le vie sono poche: etichette più o meno underground o l’autoproduzione. È una lotta dura, ma onestamente, nessuno è obbligato a suonare metal con la pistola puntata alla testa. Per prima cosa si suona per compiacere se stessi e dopo per la gente, questo dovrebbe essere solo l’atteggiamento naturale, l’effetto commerciale dipende dal proprio lavoro e da una buona dose di fortuna. Per quanto riguarda i Metallica con il Black Album hanno solo realizzato quello che volevano fare; il fatto che abbiano attirato anche parte della popolazione non-metal e iniziato a passare in radio e televisione è più o meno una sorta di effetto collaterale che li ha fatti riempire di soldi (e li ha uccisi come musicisti per i tempi futuri) [ride]. A mio parere, il vero metal vive ora nell’underground e vive per il popolo di persone non pigre che cercano qualcosa di più e di migliore della roba offerta dalle grandi etichette. Si tratta di un’evoluzione naturale perché il metal non è più grande come lo era venti o trenta anni fa. Solo le persone appassionate, i musicisti e i fan rimarranno, per il resto della gente è tutta una questione di moda che durerà un paio di anni.

Quali sono le cose che ti mancano di più degli anni Ottanta e Novanta? E cosa avresti invidiato a quel tempo ai ragazzi e musicisti d’oggi?

L’effetto di qualcosa di nuovo, di fresco e misterioso, questo è ciò che mi manca del passato ora. Così come la vera devozione, con live sovraffollati, sia i concerti dei big che quelli delle band underground. Questi erano i tempi in cui si doveva lottare duramente per l’accesso alla musica e il diritto di ascoltare e guardare ciò che si voleva (era particolarmente dura quando si viveva sotto il regime comunista). Era una specie di avventura [ride]. E poi mi mancano i tempi delle riviste stampate, delle fanzine, l’acquisto e il tape-trading, i dischi, ecc., tutto quello che era il modo più vero ed onesto di questo upload/download che ha rovinato la scena. E quello che mi farebbe invidia? I mezzi e gli strumenti migliori e più economici, un sacco di possibilità in più per la registrazione, la promozione semplice e veloce (Internet, naturalmente, ha anche e soprattutto molti aspetti positivi), i concerti e i festival organizzati professionalmente e, ovviamente, i grandi nome del metal estremo che suonano a venti minuti a piedi da casa mia, come ora [ride].

Com’è nata la tua passione per questa musica? Quali sono i dischi che ti hanno cambiato la vita?

Penso che sia stato intorno al 1984, quando andavo alla scuola elementare. Non ascoltavo molta musica prima ma quando ho sentito band come Deep Purple, Black Sabbath, Judas Priest e Iron Maiden, mi sono sembrate più che interessanti. Poi sono venuto in contatto con alcune band ceche e slovacche che avevano il permesso dal regime per rilasciare album (Citron, Tublatanka) e al liceo mi sono immerso totalmente in questa musica con Metallica, Helloween e altri. E quando ho sentito Reign In Blood degli Slayer nel 1986, la mia direzione musicale ha preso vita. Alcune mie pietre miliari musicali sono anche Pleasure To Kill dei Kreator, Under The Sign Of The Black Mark di Bathory, Persecution Mania dei Sodom, Leprosy dei Death, Scum dei Napalm Death, Slowly We Rot degli Obituary, Reek Of Putrefaction dei Carcass, Left Path Hand degli Entombed, For God Your Soul… For Me Your Flesh dei Pungent Stench, Eaten Back To Life dei Cannibal Corpse, Ultimo Mondo Cannibale degli Impetigo, Cross The Styx dei Sinister, The Red In The Sky Is Ours degli At The Gates e l’elenco dovrebbe essere molto più lungo. Naturalmente non dico che tutto ciò abbia cambiato la mia vita ma sono tutti passi in avanti per il mio gusto musicale.

Il concerto o il festival al quale avete partecipato che ti ha lasciato un ricordo indimenticabile?

Credo che fosse l’Obscene Extreme 2003, quando abbiamo suonato dopo mezzanotte di fronte a millecinquecento persone con un pit abbastanza folle, così come è successo recentemente a un live in un piccolo club qui nel nord-est della Slovacchia, quando circa settanta persone sono impazzite e hanno comprato una quantità enorme del nostro merchandise, nonostante fossimo nella regione più povera della Slovacchia.

E quello che vorresti rivivere da spettatore?

Entrambi i concerti degli Slayer, a Praga nel 1998 (?) e a Ostrava nel 2002. E, naturalmente, il live dei Death a Praga nel 1999 (?), i Brodequin, i Suffocation al Brutal Assault, il concerto sovraffollato dei Napalm Death qui nella nostra città un paio di anni fa, ma anche il live dei Deep Purple, sempre qui, nel 2006 a cui ero con la ragazza che amavo più di tutto il resto, forse troppo, ma è stato bello comunque [ride]. L’elenco sarebbe molto lungo, perché mi piace andare ai concerti, anche grazie ai tanti amici che incontro sempre lì, questo batte qualsiasi festa e l’effetto di socializzazione di tali eventi è molto importante credo.

Chi è Martin al di fuori della dimensione band? La vita di tutti i giorni…

Penso che sarebbe giusto dire qualcosa di tutti i ragazzi dei Nomenmortis, perché sono come miei fratelli dopo tutto ciò abbiamo fatto e vissuto insieme. Adam, il chitarrista/bassista/seconda voce è un uomo di famiglia, orgoglioso e amorevole padre di due figli. Lavora in un magazzino elettrico e i suoi hobby principali sono la musica, l’horror (in particolare splatter e gore), i film, l’acquario e il cibo. È un buon compagno di bevute e di chiacchierate, penso che sia uno dei ragazzi più loquaci che conosco. Neptun, il batterista, suona con noi dall’inverno 2008, si adatta al cuore “old” della band in modo brillante ed è veramente onesto, cordiale, un gran lavoratore e un uomo semplice. Ha lavorato come fabbro artistico (maestro delle arti nere) [ride] ma ora vive per lo più in Svizzera e lavora nelle aziende agricole. La sua ragazza lo ha raggiunto nell’anno nuovo e questo è un bene, perché hanno un rapporto abbastanza serio e hanno bisogno di stare insieme. Il suo hobby, oltre che la musica, sono i film dell’orrore e ha trovato uno speciale divertente che raccoglie i più stupidi (“Killing Bulldozer” e stronzate del genere, sai). Anche lui è un buon compagno per bere qualcosa. Ci siamo divertiti un sacco insieme, andando ai concerti, partecipandovi, facendo viaggi nella natura, ecc.

In quanto a me, in questi tempi sono per lo più single, senza progetti troppo seri per cambiare le cose perché dopo le mie varie “storie” sono diventato abbastanza cinico e freddo quando si tratta di tutto ciò che riguarda le donne. Lavoro privatamente come redattore e traduttore, ho trattato più di centotrenta libri finora. I miei hobby sono leggere, guardare film, la pittura e la scultura, la natura, la buona birra e le donne, nonostante le passate “avventure” [ride]. E scrivo da oltre vent’anni per “media metal”, adesso per due fanzine cartacee, il Rock Hard slovacco e la Axe In Your Head, e per due webzine, Incipitum e Metalopolis. La mia vita di tutti i giorni non è insolita: mi sveglio al mattino, faccio il mio lavoro (traduzioni o scrivere articoli) e il resto del tempo lo passo alle prese con l’agenda della band o con i miei hobby che ho citato sopra. Ho anche bisogno di curare un po’ la famiglia, soprattutto con la spesa, dal momento che i miei genitori hanno più di sessant’anni, sono in pensione e la loro salute non è più stabile come quando erano più giovani e, naturalmente, ora meritano una po’ di riposo. Ho due sorelle più giovani ma vivono in Inghilterra, la seconda è impegnata con il suo lavoro mal pagato e un bel ragazzo premuroso; vorrei che stesse bene con lui, finalmente ha trovato un uomo e non è più una patetica di merda [ride].

Progetti per il futuro? C’è possibilità di vederti coinvolto in qualche altra realtà nascente o è un abbandono definitivo?

Prima di tutto vorrei dire qualcosa sulle nostre passate avventure musicali. Adam era nei Cruent (crusty gore grind abbastanza ben fatto, hanno circa sei registrazioni alle spalle ma soltanto una rilasciata ufficialmente) e aveva alcuni progetti mai registrati. Neptun è con i Dominion Of Suffering, death/black old school con all’attivo un demo in CD-R, la musica è influenzata principalmente dalla scena scandinava e dai primi anni Novanta e suona forse anche un po’ sudamericana a volte. Io avevo principalmente i Nomenmortis e facevo il cantante ospite in alcuni progetti come KE-Ground (fondato da Ivan, il chitarrista degli Obliterate, band in cui sono coinvolti vari cantanti provenienti da Kosice, con canzoni tipiche delle loro band, quindi si può sentire qualche cosa death e grind di base così come altre influenze prog metal, perché questo ragazzo è molto talentuoso quando si tratta di comporre) e Feast Of Rotten Corpses (questa è una miscela di death metal, hardcore e thrash, ancora una volta con ospiti diversi alla voce). Per quanto riguarda il futuro, non ho in programma nulla al momento perché mi sento un po’ esausto (ma non in senso negativo), e gli altri ragazzi non so, ma entrambi sono impegnati con i loro problemi non-musicali. Ma nessuno può vedere nel futuro.

Ringraziandoti per il tempo condiviso con noi e augurandoti il meglio, ti lascio la parola per portare a conclusione l’intervista a tuo piacimento.

Grazie per il vostro interesse nei nostri confronti, ragazzi, e per il vostro supporto; ci ha aiutato molto. Vorrei salutare i lettori e i potenziali nuovi fan, invitarli a dare un’occhiata al nostro materiale, sia quello più nuovo che il resto, non credo che rimarrete delusi se vi piacciono le forme estreme del death metal. Vi ringrazio per l’attenzione e tenetela sempre viva e reale. Saluti dalla Slovacchia.

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