Extrema Ratio #123: 16/05/24-22/05/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #123: 16/05/24-22/05/24

Torna di mercoledì l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 123, le seguenti otto band: Árstíðir Lífsins, 200 Stab Wounds, Thanatotherion, Vomit The Soul, Nadsvest, Christ Denied, Akvan, Aspaarn.


1. Árstíðir Lífsins – “Nauð Greyprs Élreka” (da Aldrlok, pagan black metal)

Etichetta: Ván Records
Data di pubblicazione: 31 maggio 2024

Divisi a metà tra Islanda e Germania, gli Árstíðir Lífsins sono una band molto apprezzata per quanto riguarda le sonorità black metal di stampo pagano, evidentemente ispirate alla mitologia nordica. Aldrlok, che uscirà a fine mese, è il sesto album del gruppo.

Devo ammettere che, da grande amante dell’Islanda (e del black metal islandese), non sono mai stato un enorme fan degli Árstíðir Lífsins, che spesso ho ritenuto troppo prolissi. Con Aldrlok, però, mi sembra che le cose possano cambiare anche per quelli che, come me, hanno incontrato gli stessi problemi. Il sound generale è possente, ma anche trionfale e magniloquente: evidente è la voglia di rifarsi a un certo black metal paganeggiante anni Novanta (mi vengono in mente gli Enslaved di Frost), dove però emergono anche dei bei cori che restituiscono l’idea di un mood maestoso e narrativo, che si presta benissimo a un concept di tipo mitologico. Queste caratteristiche in realtà erano ravvisabili anche in passato, tuttavia questa volta gli Árstíðir Lífsins sembrano essere riusciti a tagliare il superfluo, ricalibrando le loro influenze e sfornando un lavoro di ottimo livello.


2. 200 Stab Wounds – “Hands Of Eternity” (da Manual Manic Procedures, death metal)

Etichetta: Metal Blade Records
Data di pubblicazione: 28 giugno 2024

Nell’ondata più recente del revival death metal, i 200 Stab Wounds occupano sicuramente un ruolo di prim’ordine. Tanto che la band di Cleveland, dopo un primo album che ha riscosso buon successo, ha trovato un accordo con una etichetta del calibro di Metal Blade Records per la pubblicazione di Manual Manic Procedures, che vedrà la luce tra poco più di un mese.

Come singolo in anteprima, la band propone “Hands Of Eternity”, brano che inizia in maniera soffusa e misteriosa per poi successivamente calarsi nell’atmosfera dei 200 Stab Wounds. La proposta della band di Cleveland prevede un death metal viscerale e cadenzato, in cui il focus principale è senza dubbio sul groove, soluzione spesso cara alle band uscite da Maggot Stomp, l’etichetta che lanciò gli stessi 200 Stab Wounds. L’idea degli statunitensi non è quindi particolarmente complicata, ma indubbiamente suona catchy e piacevole, seguendo la scia di band che hanno già ottenuto un buon successo come i connazionali Sanguisugabogg. Dico la verità, personalmente questo tipo di death metal è uno stile che non mi ha mai fatto impazzire, ma che nella sua semplicità sa certamente catturare l’interesse degli ascoltatori.


3. Thanatotherion – “Nuclear Womb” (da Alienation Manifesto, black-thrash metal)

Etichetta: I, Voidhanger Records
Data di pubblicazione: 7 giugno 2024

Nuovo progetto al debutto assoluto, i Thanatotherion sono un interessante duo statunitense formato da musicisti già attivi in band quali Ulthar, Vastum e Black Fucking Cancer. Alienation Manifesto è il titolo del loro primo album, in uscita il prossimo 7 giugno.

Il disco è anticipato dai due singoli “Red Cathedral” e “Nuclear Womb”, che rivelano idee musicali effettivamente molto interessanti. Le acide scream vocals, i blast beat e certe soluzioni possono far rientrare i Thanatotherion sotto il cappello del black-thrash, con una certa vena Absu abbastanza marcata. Quello che però li rende originali è la vitalità del comparto riff, che disegna soluzioni vorticose e caotiche, a tratti quasi dissonanti, che tendono a distaccarsi molto dai tipici attacchi black-thrash. Nell’incedere dei brani, inoltre, è presente una certa parentela con i già citati Ulthar, quantomeno a livello di furia espressiva, che qui giunge a livelli altrettanto coinvolgenti pur prendendo una piega più black. In definitiva, i due singoli mostrano una band dal grande potenziale, che con Alienation Manifesto potrebbe rappresentare una piacevole rivelazione di questo 2024.


4. Vomit The Soul – “Annihilate The Infernal Army” (da Massive Incineration, brutal death metal)

Etichetta: Unique Leader Records
Data di pubblicazione: 7 giugno 2024

Chi si ricorda i Vomit The Soul? La band lecchese, nome italiano per l’episodio di oggi, fu una sorta di rivelazione per molti con il suo secondo album Apostles Of Inexpression, uscito nel 2009. Qualche anno fa i lombardi sono tornati attivi dopo ben dodici anni di pausa e a breve pubblicheranno il loro quarto album, intitolato Massive Incineration, seguito di Cold (2021)

Il singolo “Annihilate The Infernal Army” mostra come gli anni non siano affatto passati per i Vomit The Soul, che riescono ancora a suonare freschi come nel disco del 2009 che diede loro la fama. Anche se la formazione è oggi interamente cambiata eccetto per il cantante e fondatore Max Santarelli, i Vomit The Soul continuano a fare incetta di riff assassini e devastanti blast beat, guidati dall’imponente voce di Max. Piacevolmente disgustosi anche i breakdown e i rallentamenti tipici del genere, che aggiungono quella dose di brutalità che non può mancare in questa particolare declinazione sonora. Difficile restare indifferenti a questa nuova fatica della band lombarda.


5. Nadsvest – “Pojanje Crno” (da Slovo Meseca I Krvi, black metal)

Etichetta: Soulseller Records
Data di pubblicazione: 17 maggio 2024

Nadsvest forse è un nome che a molti dirà poco, ma la band serba dietro di sé ha alcuni musicisti di un certo livello, come l’attuale cantante dei Gorgoroth Stefan Todorovic e il fondatore dei Barshasketh Andrew Murray-Campbell. Slovo Meseca I Krvi è il loro primo album, uscito venerdì scorso.

La prima cosa che colpisce sono i testi in serbo, non essendoci molte band particolarmente note provenienti dai Balcani, ancora meno a cantare nella propria lingua. Questa scelta, comunque, è perfettamente coerente con i temi scelti, dal momento che i Nadsvest trattano di aspetti oscuri del folklore serbo. Musicalmente parlando, la band prende chiaramente ispirazione dal black metal di seconda ondata, tanto che nell’impianto riff si può apprezzare qualche parentela proprio con i Gorgoroth, pur sporcata da richiami heavy metal e leggeri rimandi folk. Inquietanti e old school, i Nadsvest riescono a suonare tradizionali pur portando un minimo di originalità e personalità: Slovo Meseca I Krvi non è magari un disco che reinventa la ruota, ma personalmente l’ho trovato di un certo impatto e ben suonato, quanto basta per apprezzarlo.


6. Christ Denied – “Scream Bloody Blasphemy” (da Christopsy, brutal death metal)

Etichetta: Xtreem Music
Data di pubblicazione: 21 maggio 2024

Con un’esperienza trentennale nonostante alcune pause più lunghe nel corso dell’attività, i madrileni Christ Denied sono una delle band più storiche della scena brutal death metal spagnola. Christopsy è il loro terzo album, il cui nome richiama non poco i leggendari Cryptopsy; dei quali peraltro viene proposta anche una cover.

I Cristo Negato sono evidentemente fan delle mazzate e dell’ignoranza più spinta. Tra violente sezioni di batteria e riff death metal tradizionali in cui emerge l’influenza dei Suffocation, l’elemento caratterizzante degli spagnoli è forse proprio la voce, che assume toni mostruosi e brutali. I Christ Denied cercano inoltre di scurire l’atmosfera piazzando dei rallentamenti tattici che aumentano nell’ascoltatore l’effetto inquietudine, per poi riprendere a dispensare pura violenza con riff rapidi che sembrano inchiodare Cristo alla croce senza alcuna pietà. La band fa inoltre un certo uso di campionamenti che danno un tocco quasi cinematografico all’opera, seguendo — almeno in questo — la lezione dei Mortician, qui però declinata in una chiave più smaccatamente anticristiana che non semplicemente horror.


7. Akvan – “Execute By Guillotine” (da Savushun, folk-black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 16 maggio 2024

Giusto non molto tempo fa ho parlato dell’imminente nuovo album dei sauditi Al-Namrood, tra gli esponenti principali quando si parla di commistione tra black metal e folk mediorientale. Su questa scia si può inserire anche il nome di Akvan, one man band iraniana che mescola la cultura persiana a sonorità black metal.

Savushun è un EP il cui nome è ripreso dal libro omonimo di Simin Daneshvar, considerata la prima scrittrice iraniana riconosciuta. Già questo dà un’idea chiara degli intenti di Akvan e del suo mastermind Vizaresa, che allieta l’ascoltatore con un songwriting rozzo ma melodico, in cui emergono sia violente sezioni in blast beat che placidi mid-tempo che spezzano il ritmo. Il tocco più riconoscibile è però l’impronta folk di matrice persiana, anche grazie all’uso del tar (tipico strumento iraniano), che dà un gusto personale al tutto pur essendo la produzione un po’ approssimativa. Come molti dei lavori di Akvan, Savushun è piuttosto breve ma accompagnato da un bel concept, che lo rende senza dubbio un ascolto interessante.

Nota: se qualcuno volesse far polemica, Vizaresa ha abbondantemente chiarito che l’uso dell’aggettivo aryan nei suoi brani è legato al termine che designava i popoli iranici, per cui quell’Aryan Fire non ha niente a che vedere con il Terzo Reich o robe simili. Mi raccomando…


8. Aspaarn – “Chastisement Hammers” (da Auspice Of Bleakness, raw black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 9 maggio 2024

Spazio, in chiusura, a una one man band già ospitata più volte su queste pagine. Aspaarn, creatura dell’unico membro Solaris Lupus, è un progetto svizzero dalle sonorità particolarmente crude e desolate che di recente ha pubblicato una nuova demo, intitolata Auspice Of Bleakness.

Aspaarn non si discosta eccessivamente dalle sue opere precedenti e anche in questo caso si affida a un black metal molto grezzo e ovattato, quasi come se fosse registrato in una cripta medievale o qualcosa del genere. Freddissima e cruda, la demo è dotata di un songwriting minimale e ipnotico, nel quale le chitarre giocano un ruolo fondamentalmente atmosferico e la voce emerge in maniera prepotente. La batteria, che appare lontana, è un eco ritmico in sottofondo che sorregge l’impianto dei due brani, conferendo loro maggiore sostanza. Più blast-beat oriented “Chastisement Hammers”, più lento “Mutilated At The Altar”, i due brani sono una breve riproposizione di quanto Aspaarn ha fatto vedere sin qui, lasciando da parte per ora le influenze dungeon synth-ambient e focalizzandosi su un black metal molto anni Novanta. Un veloce e interessante ascolto per i seguaci della scena raw black metal che preferiscono un sound ipnotico e circolare, quasi burzumiano, al contrario di certe formazioni moderne che interpretano questo approccio grezzo in maniera più melodica.