Extrema Ratio #165: 21/05/25
Torna ancora una volta Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine incentrata sulle nuove uscite underground del panorama black e death metal. Di seguito, le band protagoniste dell’edizione odierna: Behemoth, Medico Peste, Warmoon Lord, Escarnium, Genune, Cumbeast, Desekryptor, Esox.
1. Behemoth – “The Shit Ov God” (da The Shit Ov God, blackened death metal)
Etichetta: Nuclear Blast Records
Data di pubblicazione: 9 maggio 2025

Apro il secondo numero di maggio con un disco destinato a far discutere, The Shit Ov God degli ormai famosissimi Behemoth. Giunta al tredicesimo album, e forte di una fama enorme, la band capitanata da Nergal non necessita di alcuna introduzione.
Già il titolo può far storcere il naso (e obiettivamente capisco chi lo ritiene cringe), ma in realtà è una citazione a Diamanda Galás, grande musicista e artista a trecentosessanta gradi. Per essere un prodotto mainstream, comunque, sinceramente non si può dire che la musica dei Behemoth sia brutta: c’è un comparto riff di tutto rispetto, atmosfere luciferine ben confezionate, suoni grandiosi e avvolgenti, con una produzione decisamente riuscita per questo tipo di opera. Ma dietro questa patina di perfezione, il problema è che sa tutto di stantìo e già sentito per i canoni della band polacca, che dà l’idea di ripetersi senza toccare le vette compositive dei suoi dischi black-death più riusciti. Per tacere di quando suonava ancora black metal tout-court; ritengo soprattutto Sventevith ancora un piccolo capolavoro per l’epoca in cui uscì. Insomma: The Shit Ov God è un disco che sicuramente compiace la platea a cui oggi i Behemoth strizzano l’occhio, ma nella sua interezza l’ho trovato alquanto inautentico, formulaico e poco interessante. Tutto molto bello, ma per me è no.
2. Medico Peste – “The Black Lotus” (da Aesthetic Of Hunger, black metal)
Etichetta: Malignant Voices
Data di pubblicazione: 15 maggio 2025
Per fortuna la Polonia oggi non produce di certo solamente i Behemoth (o i Mgła). A Varsavia e dintorni c’è infatti una fiorente scena underground, tanto in campo black quanto death metal. Questo piccolo preambolo per introdurre il nuovo album dei Medico Peste, band di Cracovia che la scorsa settimana ha pubblicato il suo terzo LP, intitolato Aesthetic Of Hunger, seguito di ב: The Black Bile.
Il terzo album dei polacchi conferma il buono stato di forma della scena estrema locale. Aesthetic Of Hunger, in particolare, si fa apprezzare per i suoi riff intensi e frenetici, all’interno dei quali si ricreano atmosfere inquietanti e aggressive. Ma è anche un disco piuttosto variegato, che regala momenti melodici e malinconici, dove in ogni caso la parola d’ordine resta intensità. Merito inoltre di una produzione avvolgente che riesce a valorizzare le composizioni, impreziosite per giunta da una sezione ritmica di assoluto livello. I Medico Peste prendono dunque l’ascoltatore per mano e lo guidano attraverso un saliscendi di emozioni, con un’ottima varietà compositiva, confermandosi una band particolarmente interessante e con una certa inventiva, pur restando incastonati all’interno dei crismi del black metal.
3. Warmoon Lord – “Tartaros Offering” (da Sacrosanct Demonopathy, symphonic black metal)
Etichetta: Werewolf Records
Data di pubblicazione: 9 maggio 2025
Che succede invece al di là del Mar Baltico? La Finlandia resta come sempre terra molto fertile in ambito black metal (in tutte le sue sfaccettature), e scrivo questo proprio a pochi giorni dalla conclusione dello Steelfest, attesissimo festival che si tiene annualmente a Hyvinkää. Tra le tante band ospiti dell’edizione 2025 c’erano anche i Warmoon Lord, che hanno appena pubblicato il loro terzo album, Sacrosanct Demonopathy.
Il progetto capitanato da Lord Vrajitor (vero nome Juuso Peltola, attivo anche con gli Argenthorns) è all’insegna di un black metal sinfonico ma piuttosto aggressivo, con interessanti divagazioni melodiche. Sacrosanct Demonopathy si pone abbastanza in continuità con i dischi precedenti, ma insiste maggiormente sull’apparato melodico, con un songwriting che in questo caso ricorda quello degli Abigor di Nachthymnen. Come al solito i brani sono ben scritti, tuttavia mi pare che la band originaria di Lahti abbia un po’ abbandonato quel feeling battagliero presente nei primi due dischi (in particolare su Battlespells) in favore di soluzioni leggermente più zuccherose. Devo aggiungere inoltre che non mi ha convinto al 100% neanche la produzione, un pizzico troppo ampollosa per i miei gusti, così come non sono sicurissimo che la copertina — pur bella, intendiamoci — dell’ottimo Paolo Girardi rispecchi davvero l’idea musicale dei Warmoon Lord. In sé l’album si lascia comunque ascoltare, tuttavia mi sembra corretto dire che si tratta di un passo indietro rispetto al riuscitissimo Battlespells.
4. Escarnium – “Inexorable Entropy” (da Inexorable Entropy, death metal)
Etichetta: Everlasting Spew Records
Data di pubblicazione: 9 maggio 2025
Arrivano invece dal Brasile gli Escarnium, il cui feroce death metal è ormai in giro da oltre quindici anni, con svariate pubblicazioni all’attivo. Per conto della nostrana Everlasting Spew Records, lo scorso 9 maggio è uscito il loro quarto album, intitolato Inexorable Entropy.
All’interno della loro discografia, gli Escarnium sono andati progressivamente a migliorare, aggiungendo dei piccoli dettagli a ogni nuova opera. Inexorable Entropy non fa eccezione, e, in tal senso, mi sembra essere il disco che finora riesce a sintetizzare meglio l’anima della band brasiliana. Il sound si è fatto man mano più scuro, con un incedere catacombale a ornare un cipiglio cavernoso influenzato da band come Incantation e Immolation. Il songwriting è divenuto più profondo e meno diretto, pur senza perdere in incisività, inserendo dissonanze e rallentamenti in modo da accentare le soluzioni più atmosferiche e meditative del disco. Sembra dunque che gli Escarnium stiano affermando sempre più la loro presenza sulla scena, e con Inexorable Entity pare abbiano fatto centro: oscuro ma non banale, con riferimenti saldi senza rinunciare a una propria personalità. Più death metal così, grazie.
5. Genune – “The Sun Will Always Shine” (da Infinite Presence, post-black metal)
Etichetta: Consouling Sounds
Data di pubblicazione: 17 maggio 2025
La Romania non sarà il Paese europeo più metal in circolazione, ma produce comunque band degne di interesse. Vale anche per i Genune, partiti come progetto solista di Dragoș Chiricheș e poi evolutisi in un gruppo vero e proprio. Infinite Presence è il titolo del loro terzo album, che ha visto la luce lo scorso weekend.
Dopo il malinconico — ma comunque oscuro — Inert & Unenning di quattro anni fa, i Genune hanno invece come trovato la luce in questo Infinite Presence, come peraltro si potrebbe già dedurre dalla luminosa e colorata copertina. In un post-black metal che pesca da nomi come Deafheaven e Lantlôs, la band rumena si diverte a giocare con un’alternanza di luce e oscurità, dipingendo un mood che va dallo speranzoso al malinconico ma che, in ogni caso, spinge costantemente l’acceleratore sull’aspetto più sentimentale della musica. Il disco in sé non dice nulla di troppo innovativo in campo post-black metal, ma riesce davvero a tradurre questo carico emozionale in personalità, in quaranta minuti che scivolano via in fretta, lasciandosi ascoltare con piacere. I fan del genere dovrebbero decisamente dargli almeno un ascolto.
6. Cumbeast – “Captain Cock” (da Fairytales Of Filth, brutal death metal)
Etichetta: Morbid Generation Records
Data di pubblicazione: 12 maggio 2025

Fautori di un brutal death metal intriso delle peggiori oscenità dal retrogusto pornogrind (almeno dal punto di vista tematico), i finlandesi Cumbeast sono ormai in circolazione da vent’anni. La band di Turku ha nel frattempo toccato quota sette album pubblicati, l’ultimo dei quali si intitola Fairytales Of Filth ed è uscito lo scorso 12 maggio.
Non credevo sarei vissuto abbastanza da sentire un disco folk brutal death metal, e invece… Scherzi a parte, il nuovo Cumbeast è un album così particolare che sarebbe ingiusto definirlo semplicemente brutal death. Fairytales Of Filth tenta infatti di fondere un death metal groovy e brutale con suggestioni quasi progressive, pur mantenendo le strutture dei suoi brani semplici e facili da ricordare. Anche se non mancano i classici slam del genere, l’highlight del disco sono sicuramente le influenze folk (“Captain Cock”, “Troll Named Scrot”, “Spermafrost”), con tanto di accordion, tastiere e cori epici (???). Tali trovate potrebbero sembrare fuori luogo, ma in un disco così assurdo assumono un loro senso logico: i Cumbeast sicuramente si divertono e sanno stupire, travalicando i tradizionali confini del genere. Non che questa sia una novità assoluta (nel precedente Gore Zoo c’era anche un violino), ma in questa occasione i finlandesi sono andati anche oltre rispetto a quanto fatto in passato.
7. Desekryptor – “Sarcophagal Corridors” (da Sarcophagal Corridors, death metal)
Etichetta: Nuclear Winter Records
Data di pubblicazione: 16 maggio 2025
Fanno decisamente altro tipo di death metal i Desekryptor, band statunitense che ha pubblicato un paio di anni fa il suo esordio su lunga distanza, Vortex Oblivion, dopo una serie di uscite minori. La scorsa settimana gli statunitensi hanno quindi rilasciato un nuovo EP, Sarcophagal Corridors.
Si tratta di un lavoro molto breve, circa una dozzina di minuti, tanto da essere pubblicato su vinile sette pollici; formato che a me piace molto, ma ormai piuttosto raro da vedere in giro. La cifra stilistica degli americani è abbastanza particolare, dal momento che si rifanno a un certo death metal oscuro anni ’00 (tipo Disma e Funebrarum), arricchito da suggestioni alla Portal e Morbid Angel dell’era Tucker. Apprezzo però che le sperimentazioni oscure e atmosferiche dei Desekryptor siano molto condensate: infatti i brani sono brevi e diretti, pur restando cavernosi e piuttosto dissonanti. Brutali e catacombali, ma senza per questo rinunciare alla centralità del riff, gli statunitensi dimostrano che anche dodici minuti possono lasciare il segno: Sarcophagal Corridors, almeno, ci riesce alla perfezione.
8. Esox – “The River Nihilist” (da Watery Grave, atmospheric black metal-neofolk)
Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 9 maggio 2025
Già due anni fa in occasione di …And The Ocean Will Swallow Us All avevo parlato di Esox, one man band siciliana autrice di un black metal atmosferico contaminato da forti suggestioni ambient e shoegaze. Nelle scorse settimane il progetto ha pubblicato un nuovo album, intitolato Watery Grave — peraltro titolo omonimo di una carta di Magic: The Gathering.
…And The Ocean Will Swallow Us All, pur con alcune ingenuità, si era fatto notare per alcune soluzioni interessanti e coraggiose, magari da limare un po’. Nel nuovo album Esox sembra maturato sotto il profilo compositivo, gestendo meglio l’alternanza tra black metal e influenze esterne, e dando soprattutto maggiore spazio a sezioni acustiche dal sapore neofolk, secondo me la parte più riuscita del disco. Tra echi di Agalloch (anche nell’approccio vocale) e un ventaglio di influenze davvero ampio (forse pure troppo, leggendo le ispirazioni dichiarate della one man band), ne esce fuori un materiale molto variegato, dove si fa largo uso di sample e spoken vocals, che risultano molto amalgamate nel contesto e aggiungono originalità. Probabilmente le parti meno ispirate sembrano proprio quelle più black metal, che pagano una produzione piuttosto casalinga e una drum machine statica e ancora poco umanizzata (problema già riscontrato in passato). Con una produzione migliore l’aspetto estremo ne avrebbe nettamente giovato, ma Watery Grave resta comunque una prova interessante. Una nota di merito va anche al concept dal sapore marittimo, piuttosto personale e ben interpretato.

