Extrema Ratio #119: 18/04/24-24/04/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #119: 18/04/24-24/04/24

Si rinnova di mercoledì l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 119, le seguenti otto band: Botanist, In Vain, Vástígr, Exhumation, Primitive Warfare, Tombstoner, Stormcrow, Cave.


1. Botanist – “Aristolochia” (da Paleobotany, post-black metal)

Etichetta: Prophecy Productions
Data di pubblicazione: 17 maggio 2024

Esattamente un anno dopo VIII: Selenotrope, i Botanist pubblicheranno il loro nuovissimo album Paleobotany. Gli statunitensi sono una band davvero sui generis, come testimoniato dai loro testi ispirati al mondo botanico e dalla loro musica, in cui un hammered dulcimer sostituisce le chitarre. Oggi si sono conquistati un certo spazio nel mondo underground e sono giunti all’undicesimo disco.

Chi già conosce il progetto non sarà sorpreso delle sonorità fuoriuscite dai primi due singoli di Paleobotany. Al di là del sound inconsueto dovuto all’utilizzo del dulcimer, anche la musica in sé mostra segni di particolarità: post-black metal delicato ma deciso al tempo stesso, nel quale harsh vocals e parti in pulito mostrano tutta la dualità del progetto. Anche il concept, poi, è piuttosto originale: se è vero che come da tradizione Botanist si parla sempre di flora, qui la band americana si diletta a trattare di piante preistoriche e ancestrali, quasi fosse un mash-up con i Thecodontion (sia per l’aspetto lirico che per l’assenza di chitarre, pur essendo la musica radicalmente diversa). Insomma, una band da sempre molto interessante conferma di esserlo anche in questa circostanza.


2. In Vain – “Season Of Unrest” (da Solemn, progressive black-death metal)

Etichetta: Indie Recordings
Data di pubblicazione: 19 aprile 2024

Quinto album per i norvegesi In Vain, attivi da circa vent’anni ma che mancavano sulle scene — a livello discografico — ormai dal 2018. Autori di un metal estremo progressivo con elementi melodici, hanno appena pubblicato il suo nuovissimo full length Solemn.

Come molte band norvegesi figlie degli anni Novanta, lo spettro della leggendaria scena black metal di trent’anni fa aleggia anche sugli In Vain. I quali, però, fanno più di un passo oltre e guardano alle intuizioni di quelle band storiche che dopo i primi Duemila hanno cambiato approccio, introducendo elementi progressivi e melodici, con una qualità sonora decisamente elevata. Gli In Vain si inseriscono in questa tradizione, regalando all’ascoltatore un metal reso estremo dalla prestazione vocale, ma al tempo stesso mitigato da strutture smaccatamente progressive e un ottimo lavoro in sede melodica, che viene risaltato anche in questo caso da un’ottima produzione. In un certo senso questi norvegesi mi fanno venire in mente paragoni con gli ultimi Borknagar ed Enslaved, ma con uno spirito ancora più votato al progressive e alla melodia.


3. Vástígr – “Plunge” (da The Path Of Perdition, atmospheric black metal)

Etichetta: Avantgarde Music
Data di pubblicazione: 24 maggio 2024

Un altro ritorno certamente gradito è quello di Vástígr, entità black metal austriaca ma che per vari motivi ha solide radici nella scena islandese. Dopo un ottimo esordio chiamato Aura Aeternitatis, la one man band torna a farsi viva con il nuovo album dal titolo The Path Of Perdition.

Vástígr possiede forti influssi islandesi per vari motivi: ciò è dovuto soprattutto alla produzione di Stephen Lockhart, che è irlandese ma che ha contribuito a plasmare il sound della scena black islandese degli ultimi quindici anni, ma anche alle passate collaborazioni con musicisti del Paese nord-atlantico. Il singolo che anticipa l’album, “Plunge”, sembra mostrare una certa maturazione rispetto ad Aura Aeternitatis, caratterizzato da una forte tendenza atmosferica e chitarre piuttosto dolci e morbide. The Path Of Perdition mette infatti in mostra un songwriting più stratificato e complesso, in cui il black metal di Vástígr, pur non perdendo la sua vocazione atmosferica, assume connotati che lo avvicinano ancora di più alla scena islandese, come il rapporto costante tra dissonanze e consonanze che intercorre lungo tutto il singolo. Non sarebbe però giusto considerare Vástígr come un mero simulacro delle band black metal islandesi, perché la sua vena atmosferica, dotata di passaggi lenti e spettrali, rappresenta un elemento di interessante originalità.


4. Exhumation – “Chaos Feasting” (da Master’s Personae, death metal)

Etichetta: Pulverised Records
Data di pubblicazione: 26 aprile 2024

Cambiando ora continente, rivolgo le mie attenzioni a una band indonesiana: gli Exhumation. Tra pochi giorni pubblicheranno il loro quarto album, intitolato Master’s Personae.

Guardando la copertina, chi non conosce la band potrebbe facilmente pensare a quel black-death metal che puzza di cripta e morte, tipo Grave Miasma e affini. In realtà gli indonesiani, pur creando un sound senza dubbio oscuro e misterioso, riescono a essere molto più diretti di quel black-death di matrice catacombale, andando decisamente a sconfinare verso territori più death metal. Tra le doti degli asiatici, oltre a esserci un approccio molto riff-y, c’è anche una piacevole vena heavy-thrash che si può apprezzare appieno negli assoli, invero piuttosto piacevoli e ben eseguiti. Inoltre, gli Exhumation non sentono la necessità di andare a mille all’ora lungo tutta la durata dei brani, ma si cimentano anche in mid-tempo da headbanging scatenato e sezioni più lente. La produzione non è effettivamente pulitissima, tuttavia secondo me si confà benissimo all’atmosfera della band. Per chi non li conoscesse, gli Exhumation possono rivelarsi davvero una gradita sorpresa.


5. Primitive Warfare – “Nuclear Regression” (da Extinction Protocol, black-death metal)

Etichetta: Godz Ov War Productions / Stygian Black Hand
Data di pubblicazione: 10 maggio 2024

Tra le band più promettenti che si sono affacciate nella scena war metal degli ultimi anni ci sono gli statunitensi Primitive Warfare, grazie a una demo e due split che hanno fatto circolare il loro nome nell’underground. Finalmente sta per scoccare anche l’ora del loro primo album, intitolato Extinction Protocol e che uscirà nelle prossime settimane.

I Primitive Warfare riflettono un po’ quella che è la scena war metal degli ultimi anni, con un approccio molto bellicoso, accordature ribassate e suoni minacciosi. Tra bordate velocissime al sapore di Revenge e inquietanti rallentamenti, si allontanano parzialmente dal caos degli esordi del genere (primi Beherit, Blasphemy), ancora fortemente legato al black metal di prima ondata, avvicinandosi invece a ritmiche quasi grindcore adagiate su suoni soffocanti e scurissimi. Va da sé che la prova dei Primitive Warfare non risulta originalissima e si rivela invece molto simile a quello che altre band di questo tipo stanno sfornando negli ultimi anni. Al tempo stesso, però, la band statunitense si dimostra pienamente a suo agio con questo stile, suonandolo con la dovuta sfrontatezza e la giusta attitudine.


6. Tombstoner – “Rot Stink Rip” (da Rot Stink Rip, death metal)

Etichetta: Redefining Darkness Records
Data di pubblicazione: 26 aprile 2024

Sempre restando in terra americana, i Tombstoner si erano fatti notare qualche anno fa con un buon album di debutto, uscito su Redefining Darkness Records. A distanza di quasi tre anni è ormai pronto il bis: il nuovo disco Rot Stink Rip uscirà tra pochi giorni, sempre sulla stessa etichetta.

Tra zombie vari e umorismo di matrice death metal, i Tombstoner non reinventano la ruota ma si dimostrano la classica band a suo agio con la riproposizione di vecchi canoni sotto la propria personale interpretazione. Nel caso della band di Staten Island il riferimento principale mi sembrano essere i Cannibal Corpse, leggermente intrisi di una venatura hardcore che dona quel pizzico di personalità. Non mancano improvvisi e peculiari rallentamenti mutuati dalla tradizione brutal death, che rendono i brani di Rot Stink Rip ancora più carichi di quell’atmosfera horror che già permea l’album. In generale quindi si tratta di un disco tutto sommato divertente e piacevole, che un amante del genere non può far altro che apprezzare nella sua sincerità.


7. Stormcrow – “Petit Dru” (da Path To Ascension, black metal)

Etichetta: Time To Kill Records
Data di pubblicazione: 31 maggio 2024

Per la quota italiana di questa settimana, invece, spazio agli Stormcrow e al loro alpine black metal, la particolare nomenclatura che hanno scelto per identificare il loro modo di suonare black metal. A fine maggio la band lombarda pubblicherà il suo terzo full length, intitolato Path To Ascension.

Chiaramente, alpine black metal è solo un modo per categorizzare la proposta della band milanese anche dal punto di vista lirico, ma ciò non deve far pensare che gli Stormcrow non abbiano elementi originali. Anche se innegabilmente radicati nella tradizione anni Novanta, macinano riff dotati di belle melodie e spunti atmosferici non indifferenti, che si susseguono nei sei minuti di “Petit Dru”, unico singolo finora estratto da Path To Ascension. Personalmente ho sentito anche alcune sezioni dal sapore puramente invernale che mi hanno ricordato alla lontana gli Immortal di At The Heart Of Winter, che ben si legano al contesto alpino disegnato dagli Stormcrow. Vorrei inoltre sottolineare il ruolo del basso, spesso poco protagonista in produzioni di questo tipo, che invece viene ben valorizzato, a incorniciare un’opera di matrice old school ma non eccessivamente low-fi nei suoni, mantenendo così un ottimo bilanciamento tra tradizione e modernità.


8. Cave – “Pillar” (da Cave III, death-doom metal)

Etichetta: Centipede Abyss
Data di pubblicazione: 25 aprile 2024

La chiusura di oggi è dedicata a uno dei trecentomila progetti di Jared Moran, prolifico batterista e polistrumentista americano particolarmente attivo nella scena death metal e grind. Cave è una delle sue incarnazioni che indagano sonorità death-doom, e il nuovo album Cave III uscirà a giorni per Centipede Abyss, etichetta britannica di cui ho già parlato in passato.

Il nome del progetto, caverna, è praticamente da considerarsi uno spoiler per i tanti che non hanno mai sentito parlare del gruppo. Si tratta di un death-doom con suoni molto sporchi e cavernosi, quasi infernali, in cui la produzione caotica la fa da padrona. Le chitarre, tuttavia, non sono per niente lineari ma seguono arpeggi e soluzioni fortemente dissonanti, il che fa sembrare il tutto come un lontano cugino death-doom di Portal e band affini. Pur non avendo probabilmente la stessa magia impenetrabile della band australiana, Cave recupera questo stile fornendone una discreta interpretazione. A mio parere ci sono progetti dello stesso Moran che possiedono coordinate simili ma sono sviluppati in modo più originale (penso a Evaporated Sores), tuttavia Cave III potrebbe rivelarsi una piacevole alternativa dal carattere ancora più underground.