Extrema Ratio #109: 08/02/24-14/02/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #109: 08/02/24-14/02/24

Come ogni mercoledì, arriva un nuovo appuntamento con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 109, le seguenti otto band: Chapel Of Disease, Givre, Hamferð, Verwoed, Keres, Agriculture, Vorus, Cistvaen.

G.E.F.


1. Chapel Of Disease – “Echoes Of Light” (da Echoes Of Light, progressive death metal-hard rock)

Etichetta: Ván Records
Data di pubblicazione: 9 febbraio 2024

I tedeschi Chapel Of Disease, attivi da circa quindici anni, sono una band partita con un’estetica marcatamente death metal che poi si è man mano sfumata, aggiungendo elementi sempre più atmosferici e progressive. Proprio la scorsa settimana è uscito il loro quarto album, Echoes Of Light, un disco anche sorprendente che spariglia ulteriormente le carte in tavola.

Un commento sulla loro pagina Bandcamp suggerisce: «Come convincere i tuoi amici ad apprezzare il death metal». In effetti, la grande particolarità del nuovo capitolo dei Chapel Of Disease è la natura fondamentalmente hard rock-heavy metal di Echoes Of Light. Un po’ sulla scia dei Tribulation, che partendo dal death metal sono finiti su lidi gothic, la band tedesca ha ammorbidito il suo sound sino a farlo diventare quasi prevalentemente hard rock. Certo, il death metal è ancora presente soprattutto nell’utilizzo dei growl, in alcuni riff e in certe transizioni, unite a strutture di stampo progressive. Devo ammettere che però, per quanto particolare e ben suonato, il disco non mi ha convinto del tutto, risultando alle mie orecchie meno fresco di quanto sperassi. Sicuramente, comunque, è un album di cui consiglierei quantomeno l’ascolto a chi ama sperimentazioni e influenze inusuali all’interno del death metal.


2. Givre – “Sainte Thérèse d’Avila (1515-1582)” (da Le Clo​î​tre, black metal)

Etichetta: Eisenwald
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Direttamente dal Québec, Givre è un trio piuttosto interessante già dall’estetica, essendo una band black metal ma con temi chiaramente di ispirazione cristiana, quasi un’eresia in questo genere. Le Clo​î​tre, la cui copertina per qualche motivo mi ricorda una scena di Totò Che Visse Due Volte di Ciprì e Maresco, è il quarto full length della band canadese.

L’album racconta le storie di alcuni mistici della tradizione cattolica: il singolo, in particolare, è dedicato a Santa Teresa d’Avila, santa spagnola vissuta nel sedicesimo secolo dalla personalità molto peculiare. Musicalmente, Givre è un progetto che prende le mosse da un black metal sostanzialmente dritto e melodico, con belle aperture atmosferiche e passaggi dissonanti. La musica è sicuramente ben eseguita e coerente, ma la voce del padrone qui la fanno certamente il concept e l’estetica, che risultano predominanti su tutto il resto. Di recente avevo parlato su Extrema Ratio di Byzantium, che mi era rimasto maggiormente impresso proprio per il suo approccio “luminoso” al black metal che trovavo particolarmente azzeccato con le tematiche religiose. Ai Givre forse manca questa ulteriore peculiarità, ma è una band comunque interessante.


3. Hamferð – “Ábær” (da Men Gu​ð​s Hond Er Sterk, melodic death-doom metal)

Etichetta: Metal Blade Records
Data di pubblicazione: 22 marzo 2024

A cinque anni di distanza dal loro ultimo EP, tornano sulle scene i faroesi Hamferð, probabilmente la più nota band dell’arcipelago feringio dopo i Týr. Men Gu​ð​s Hond Er Sterk è il terzo album della band, in uscita a marzo inoltrato.

Il primo singolo estratto, “Ábær”, consegna una band consapevole e matura, ma anche maggiormente oscura rispetto alle release passate. A dispetto di una copertina variopinta, infatti, il death-doom degli Hamferð è un gorgo oscuro in cui coesistono sezioni melodiche, arpeggi dissonanti e growl profondi, da cui successivamente riemergono delle voci pulite che sembrano dare speranza. Il sound della band faroese è articolato e si muove costantemente tra tutti questi elementi, trovando un equilibrio tutto suo che rende lo scorrere dei minuti piacevole e l’ascolto piuttosto dinamico, mai ripetitivo. “Ábær”, insomma, è il perfetto biglietto da visito per la nuova fatica degli Hamferð, decisi ad affermarsi come tra le migliori band death-doom nordeuropee in circolazione.


4. Verwoed – “The Child” (da The Mother, black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Terzo disco in arrivo anche per Verwoed, one man band olandese che aveva attirato la mia attenzione ai tempi del debut album, l’ottimo De Val. In un certo senso sarebbe più corretto definirlo come il secondo album di questa one man band, visto che Woudloper in realtà era stato composto precedentemente per l’omonimo progetto, precedente incarnazione di Verwoed. Comunque sia, il nuovo The Mother vedrà la luce a fine marzo.

Finora l’album è stato introdotto da due singoli, “The Child” e “The Madman’s Dance”. The Mother gode di una produzione ottima, che mette in luce i singoli strati della proposta di Verwoed. La one man band olandese esplora diversi meandri del black metal, andando però a porre l’accento su un’interpretazione particolarmente atmosferica, quasi cinematografica del genere. Non un black atmosferico dunque nel senso di blast beat infiniti e accordoni maggiori, ma una ricerca del suono in grado di evidenziare l’aspetto tragico e trionfale del genere, generando una sorta di alternanza tra oscurità e luce. Tra l’altro, l’album si avvale anche della collaborazione di alcuni musicisti molto attivi nell’underground, come Georgios Maxouris (anche nei Dödsrit) e l’italiano Michael Bertoldini, co-fondatore dei The Secret e proprietario di Argento Records.


5. Keres – “Exist For War” (da Homo Homini Lupus, blackened death metal)

Etichetta: Gruesome Records
Data di pubblicazione: 23 febbraio 2024

Per la quota italiana dell’Extrema Ratio di oggi ho scelto di parlare dei trentini Keres, in uscita nei prossimi giorni con il loro debut album Homo Homini Lupus. La band arriva così al disco d’esordio dopo una lunghissima gavetta: basti pensare che i Keres esistono dal 2015, ma a loro volta erano nati sulle ceneri di una precedente band black metal già attiva a metà anni ’00.

La musica dei Keres si è evoluta negli anni sino a raggiungere la forma attuale, un blackened death metal feroce e incazzato che mi ha fatto tornare alla mente certe cose dei Behemoth di metà carriera. L’album è introdotto dal singolo “Exist For War”, una discreta mazzata death metal con sporcature black, in cui l’intensità e il dinamismo delle composizioni si accorpano a un brutale muro sonoro che conferisce all’album un aspetto apocalittico. Musicalmente parlando, comunque, l’album non inventa nulla di nuovo, ma si lascia piacevolmente ascoltare e mostra un’attitudine sincera, dimostrando che Homo Homini Lupus può essere un disco perfettamente in grado di rivaleggiare con band decisamente più note nell’ambito dello stesso filone sonoro.


6. Agriculture – “Living Is Easy” (da Living Is Easy, post-black metal)

Etichetta: The Flenser
Data di pubblicazione: 28 aprile 2024

Gli Agriculture sono una delle band post-black metal più interessanti tra quelle nate negli ultimi anni. Già l’EP d’esordio The Circle Chant era di buon livello, ma anche il primo album Agriculture aveva convinto un po’ tutti (tanto che su Aristocrazia lo abbiamo inserito tra i migliori dischi post- del 2023). Ad aprile è in arrivo un loro nuovo EP, intitolato Living Is Easy.

Una delle cose che immediatamente attira degli Agriculture è la loro definizione: ecstatic black metal. Dico la verità, raramente ho trovato una formula più azzeccata per descrivere la proposta di una band post-black, perché la musica degli Agriculture suggerisce esattamente queste sensazioni. Il singolo di questo EP, che poi è la title track, non si discosta troppo comunque da quanto già fatto dalla band statunitense. Ed ecco che echi di Deafheaven e Liturgy diventano palesi alle orecchie dell’ascoltatore già avvezzo a queste soluzioni stilistiche, in cui la componente emotiva ha un ruolo di primo piano rispetto alle fondamenta black metal del progetto, comunque presenti. Oggi che il trend post-black si è esaurito ormai da tempo, Agriculture può essere un ottimo nome per riportare in auge queste sonorità.


7. Vorus – “Dormant Malignancy” (da Desolate Eternities, death metal)

Etichetta: Loud Rage Music
Data di pubblicazione: 1 marzo 2024

La Romania è un Paese che non produce tantissime band di respiro internazionale, tanto più in ambito death metal. A colmare questa lacuna intendono pensarci i Vorus, una band dall’immaginario segnatamente old school, che tra un paio di settimane pubblicherà il suo terzo album, Desolate Eternities.

Come la loro estetica, anche la musica dei Vorus è splendidamente old school. A partire dai suoni, decisamente vintage e novantiani, tanto che sembra quasi difficile credere che questo disco stia uscendo nel 2024 e non nel 1997. Tra riff decrepiti e marci, le composizioni navigano tra accelerazioni brutali e sezioni mid-tempo, arricchite da assoli melodici e qualche lead di chitarra dal sapore vagamente psichedelico. I Vorus sembrano voler trascinare l’ascoltatore indietro nel tempo, tenendo perfettamente fede ai presupposti già promessi nella copertina. Un’operazione nostalgia, se vogliamo, che però risulta assolutamente riuscita.


8. Cistvaen – “At Light’s Demise” (da At Light’s Demise, atmospheric black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 5 aprile 2024

Chiudo l’episodio odierno con i Cistvaen, band atmospheric black metal britannica. Attivi dal 2016, dopo un EP e un paio di singoli, gli inglesi pubblicheranno a breve il loro primo album, At Light’s Demise, in forma autoprodotta. Curiosità: uno dei loro chitarristi è Mark Sanders, proprietario della piccola ma interessantissima Onism Productions.

At Light’s Demise è anticipato da due tracce rivelate in anteprima, tra cui la title track. Entrambe testimoniano come i Cistvaen si muovano all’interno di un black metal sinuoso, atmosferico ma anche melodico, con belle trame chitarristiche e un certosino lavoro di basso. L’album arriva dopo un periodo di gestazione di ben cinque anni, come sottolineato dal chitarrista Lee Meade sulla pagina Bandcamp dei Cistvaen, a dimostrazione della grande cura e pazienza dei britannici nella realizzazione di At Light’s Demise. Entrambi i brani viaggiano sui nove minuti di durata, che però risultano essere piuttosto scorrevoli e molto più diretti di quanto il minutaggio lascerebbe suggerire. Un po’ Agalloch e un po’ Winterfylleth, l’album ha sicuramente le carte in regola per essere una delle autoproduzioni migliori di questa prima porzione di 2024.