Extrema Ratio #130: 04/07/24-10/07/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #130: 04/07/24-10/07/24

Si rinnova come ogni mercoledì l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 130, le seguenti otto band: Concrete Winds, Spectral Wound, Obscene, Todesstoss, Upon The Altar, Haadeen, Pestilent Death, Dethroner.


1. Concrete Winds – “Infernal Repeater” (da Concrete Winds, blackened death metal)

Etichetta: Sepulchral Voice Records
Data di pubblicazione: 30 agosto 2024

Terzo album in arrivo per i Concrete Winds, decisamente una delle band più aggressive a essersi affacciate nella scena estrema degli ultimi anni. Un po’ war metal, un po’ grindcore, ma con un riffing tendente al death metal più belligerante, i finlandesi hanno pubblicato due dischi parecchio apprezzati sin qui: con l’imminente album, l’omonimo Concrete Winds, cercheranno di superarsi ancora.

In neanche tre minuti di tempo, “Infernal Repeater” è un perfetto saggio di come suonare musica aggressiva, spietata e infernale. Tutto sembra sparato a ritmi folli: la batteria, gli assoli, i riff di chitarra, ci sono veramente tutti gli ingredienti del war metal e del death-grind spinti agli estremi. Un po’ Angelcorpse, un po’ Necrovore, un po’ Revenge, i Concrete Winds ancora una volta promettono di raggiungere vette altissime da questa breve anteprima. Poi per carità, magari non è nulla di particolarmente innovativo, ma quando è suonato con questa cattiveria direi che ogni critica viene giustamente rispedita al mittente. Onestamente, il mio personalissimo hype per questo Concrete Winds è alle stelle: e il tuo?


2. Spectral Wound – “Aristocratic Suicidal Black Metal” (da Songs Of Blood And Mire, black metal)

Etichetta: Profound Lore Records
Data di pubblicazione: 23 agosto 2024

Quarto full length in arrivo per i canadesi Spectral Wound, chiamati alla riconferma dopo il boom avuto grazie al loro precedente disco, il bellissimo A Diabolic Thirst. Il nuovo Songs Of Blood And Mire uscirà infatti tra un mese e mezzo, verso la fine di agosto.

Al di là dell’ironia sull’assonanza tra il primo singolo estratto e il nome di questa webzine, dal brano in anteprima ho trovato gli Spectral Wound sinceramente un po’ cambiati. Pur mantenendo infatti un approccio tendenzialmente melodico, i suoni dei canadesi si sono aperti, diventano più moderni e meno zanzarosi. Lo stesso songwriting, pur se trova ancora le sue origini negli anni Novanta, ora sembra strizzare maggiormente l’occhio a soluzioni più mid-tempo — e di conseguenza più easy listening —, che si avvicinano più ai Mgła che al black metal finlandese, la cui influenza, comunque ancora presente, era molto più evidente nei precedenti album. Significa che fa schifo? Naturalmente no, gli Spectral Wound sono sempre molto talentuosi e sanno il fatto loro; ma al tempo stesso sento che questa loro declinazione sia meno nelle mie corde rispetto al magnifico A Diabolic Thirst. In ogni caso aspetto l’album per farmi un’idea più completa.


3. Obscene – “The Reaper’s Blessing” (da Agony & Wounds, death metal)

Etichetta: Nameless Grave Records
Data di pubblicazione: 12 luglio 2024

Restando nel continente nordamericano, sono giunti invece al terzo album gli statunitensi Obscene. Questi deathster di Indianapolis, dalla chiara estetica old school, saluteranno l’uscita del loro nuovo disco Agony & Wounds proprio questo venerdì.

Sono due i brani in anteprima offerti dagli Obscene in vista dell’uscita di quest’album, che possono dare all’ascoltatore una dimensione molto precisa di quello che sarà l’andamento del disco. Del resto, già la parte iniziale della mia descrizione lascia poco spazio all’immaginazione: è death metal old school, di quello novantiano che ti lascia lo schifo sotto pelle, in senso buono s’intende. Trovo anche molto apprezzabili le vocals del cantante Kyle Shaw, piuttosto personali e riconoscibili in un oceano di voci ribassate e filtratissime. L’unica critica che posso fare è che gli Obscene mi sembrano poco ficcanti nei rallentamenti più death-doom, specie in “Breathe The Decay” mi è parsa una soluzione un po’ banale. Nel complesso, però, è un disco che si presenta bene e che farà felici molti fan del death metal più tradizionale.


4. Todesstoss – “Antirobotid” (da Das Liebweh-Dekret, black metal)

Etichetta: I, Voidhanger Records
Data di pubblicazione: 19 luglio 2024

Ci sono voluti sette anni per un nuovo album dei Todesstoss (o Todesstoß, come vi pare), surreale band tedesca fortemente dipendente dal suo membro principale Martin Lang. Attivo dal 2000, questo curioso progetto black metal è giunto ormai al suo nono full length, intitolato Das Liebweh-Dekret e che uscirà il prossimo 19 luglio.

Presentando i Todesstoss, ho usato l’aggettivo “surreale” non per fare scena, ma perché calza a pennello con i tedeschi. La loro musica è infatti teatrale ed espressiva, sorretta da una struttura ritmica particolarmente pronunciata (molto interessante l’utilizzo del basso) e dall’andamento tendente quasi più al doom metal, pur rivestito da un’estetica e da suoni segnatamente black metal. Rispetto al passato, nei Todesstoss appare qui maggiormente evidente un’impronta depressive black metal, anche se onestamente non catalogherei così in toto la proposta del progetto bavarese. Di sicuro quella dei Todesstoss è una proposta oscura, sopra le righe e bizzarra nel miglior senso possibile, strizzando leggermente l’occhio agli amanti del black metal sperimentale ma mantenendo saldi certi cardini sonori del genere.


5. Upon The Altar – “Horror Vacui” (da Descendants Of Evil, black-death metal)

Etichetta: Godz Ov War Productions
Data di pubblicazione: 19 luglio 2024

Mi sposto ora in Polonia, per parlarvi del secondo album in arrivo degli Upon The Altar, anch’esso in uscita il 19 luglio. Si tratta di una band blackened death che sinceramente mi è caduta sotto l’occhio soprattutto perché alla batteria c’è il chitarrista dei Kult Mogił, che seguo da tempo e apprezzo particolarmente (ne parlai qui). L’album comunque s’intitola Descendants Of Evil.

Non so quanto ci sia di parentela con i citati Kult Mogił a essere onesto, però la musica contenuta nelle due anteprime è sicuramente interessante. Gli Upon The Altar suonano infatti un black-death metal nerissimo e quasi impenetrabile, che si divide tra accelerazioni al limite del war metal e sezioni al limitare del death-doom, con una forte presenza di un basso pulsante che riempie perfettamente le frequenze. Quella dei polacchi è musica autenticamente malevola, in grado di rievocare un’atmosfera malvagia e avvolgente, con dei suoni ovattati che, pur nascondendo in parte i riff, riescono a suggerire delle immagini apocalittiche in modo davvero personale pur senza reinventare la ruota. Sinceramente Descendants Of Evil sembra un disco molto accattivante, ma non sono sorpreso: del resto in Polonia queste declinazioni del black e del death metal spesso le sanno fare davvero bene.


6. Haadeen – “Enkeli” (da Marraskuu, black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 6 luglio 2024

Restando nella cara vecchia Europa, volgo ora lo sguardo verso la Finlandia dove ho pescato questa one man band chiamata Haadeen, che nei giorni scorsi ha pubblicato il suo secondo disco. L’album s’intitola Marraskuu ed è stato prodotto in modo totalmente indipendente.

Produzione semplice e scarna, chitarre grezze ma comprensibili, un approccio tendenzialmente melodico e minimale. Molto in breve è questa la cifra stilistica di Haadeen, un progetto che, come intuibile da queste parole, si radica strettamente negli anni Novanta e che si rifà alla tradizione nordeuropea del black metal (in particolare finlandese: nel riffing ci sento molto i Satanic Warmaster). Marraskuu, fondamentalmente, torna un po’ a quelle che sono le origini di questo culto per come lo conosciamo, senza complicarsi la vita con strutture complicate, tempi dispari o produzioni super moderne, ma limitandosi a reinterpretare i classici sotto la propria lente personale. Certo, magari tracce di originalità ce ne sono poche, ma è bello che anche oggi escano dischi del genere: anche perché è un album sicuramente ben fatto, nella semplicità della sua proposta.


7. Pestilent Death – “Preserved In Agony” (da Pathways To Infinite Malignity, death metal)

Etichetta: Rotted Life Records
Data di pubblicazione: 18 luglio 2024

Torno ora in area americana, per la precisione dalle parti di Los Angeles, per concentrarmi sul nuovo EP dei Pestilent Death. Altra band death metal dai chiari intenti old school, i californiani hanno finora pubblicato solo due album ma un buon numero di uscite secondarie. Come appunto questo imminente EP, intitolato Pathways To Infinite Malignity.

L’EP dei Pestilent Death è anticipato dai quattro minuti di “Preserved In Agony”, unico singolo estratto da questo lavoro. Che è interessante anche perché mi permette di fare un paragone con i succitati Obscene. Anche i Pestilent Death, infatti, si muovono chiaramente sulle coordinate di un death metal old school, scegliendone però una declinazione più oscura e catacombale. Per intenderci, questa è una proposta più alla Incantation, accompagnata da voci bassissime e riverberate che puzzano di cripta e morte; un approccio quindi più putrido e “atmosferico” se vogliamo, anche se in un senso ancora diverso rispetto a un’altra band già citata come gli Upon The Altar che invece avevano un sottotesto black metal molto più evidente. Anche qui il livello generale comunque è buono, e un appassionato di sonorità alla Incantation si troverà sicuramente nella sua comfort zone.


8. Dethroner – “War At Last” (da Dethroner, black-thrash metal)

Etichetta: Unholy Domain Records
Data di pubblicazione: 30 giugno 2024

Chiudo con la consueta quota italiana di questa settimana. A Roma i Dethroner sono già abbastanza conosciuti pur non avendo ancora una discografia all’attivo, del resto hanno suonato diversi concerti: aprirono anche ai Profanatica e ho diviso il palco con loro anch’io con la mia band lo scorso ottobre. Finalmente è arrivata anche la loro prima uscita, un EP omonimo intitolato appunto Dethroner.

Già dal vivo mi fecero un’ottima impressione a livello di presenza on stage, anche se, complici i suoni, mi parvero più vicini a un’impostazione tipicamente war metal (Blasphemy e simili). Invece, il loro EP di debutto è un piacevole ritorno a sonorità estreme anni Ottanta, reminiscente del cosiddetto black metal di prima ondata ma con una prevalenza di elementi d’ispirazione thrash. Ci ho ritrovato anche un certo accostamento a una sorta di proto-war metal (primissimi Sodom in particolare), quantomeno nelle tracce più furiose e spedite. La cosa più bella dei Dethroner è che, pur essendo giovani, hanno già le idee chiarissime e suonano con un’identità e una coerenza molto marcate: nel loro EP sono abbondantemente presenti passione e conoscenza del genere, e sono sicuro che faranno strada.