Extrema Ratio #113: 07/03/24-13/03/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #113: 07/03/24-13/03/24

Come ogni mercoledì, arriva un nuovo appuntamento con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 113, le seguenti otto band: Convulsing, Kawir, Engulfed, Pâlefroid, Diabolic Oath, Vøidwomb, Prehistoric War Cult, Gardenjia.

G.E.F.


1. Convulsing – “Inner Oceans” (da Perdurance, experimental death metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 1 marzo 2024

A sei anni di distanza dal precedente album, torna il progetto solista Convulsing, nato dalla mente del polistrumentista australiano Brendan Sloan, da qualche anno anche membro degli ottimi Altars. Il nuovo disco si intitola Perdurance, e come nel caso dei primi due è uscito per ora solo in digitale, tramite la pagina Bandcamp della one man band.

Convulsing si muove nel territorio del death metal dissonante, ma è sorprendentemente fresco e creativo. Uso l’avverbio sorprendentemente non tanto perché il progetto non fosse valido, anzi i dischi precedenti sono altrettanto belli, quanto perché l’impressione è che nel filone sia rimasto poco da inventare. Convulsing, invece, mescola le soluzioni angolari di Gorguts e Ad Nauseam con passaggi più intimi e melodici, un po’ alla maniera degli ultimi Ulcerate (quelli di Stare Into Death And Be Still), come si può apprezzare ad esempio in “Inner Oceans”. Non mancano comunque soluzioni più death metal classiche oltre agli avanguardismi a cui ho fatto cenno, che arricchiscono ulteriormente il disco e lo rendono ancora più solido e completo. Sicuramente una delle uscite metal più interessanti di questo 2024 sino a questo momento.


2. Kawir – “Echetlaeus” (da Kydoimos, pagan black metal)

Etichetta: Soulseller Records
Data di pubblicazione: 19 aprile 2024

Di estrazione decisamente diversa sono i Kawir, band greca dall’esperienza ormai trentennale e punto di riferimento della scena pagan black metal ellenica. Nessuno meglio di loro, infatti, rappresenta la commistione tra mitologia greca e black metal. Kydoimos, in uscita tra poco più di un mese, è il nono album in carriera.

Sono sincero, ho perso leggermente di vista i Kawir da qualche anno, perché dopo il meraviglioso Isotheos del 2012 gli album seguenti non mi erano parsi sullo stesso livello. Con Kydoimos ritrovo una band consapevole, con un sapore meno folk e un piglio decisamente più black, seppur arricchito da sintetizzatori e tastiere paganeggianti che hanno il compito di aggiungere quegli elementi tipicamente greci che fanno parte da sempre del sound della band. I quattro minuti del singolo “Echetlaeus”, comunque, scorrono bene e mostrano i Kawir di nuovo su buoni livelli, con soluzioni a metà tra Ophiolatreia (2008) e gli album recenti.


3. Engulfed – “In The Abyss Of Death’s Obscurity” (da Unearthly Litenies Of Despair, death metal)

Etichetta: Dark Descent Records / Me Saco Un Ojo Records
Data di pubblicazione: 19 aprile 2024

Non mi sposto di molto, perché la vicina Turchia nell’ultimo decennio ha dato vita a diverse realtà death metal davvero interessanti. È il caso degli Engulfed, già apprezzati per i loro precedenti lavori, in particolare Engulfed In Obscurity e l’EP Vengeance Of The Fallen. Tra un mese uscirà il loro secondo full length, intitolato Unearthly Litanies Of Despair.

Personalmente provo un certo interesse per gli Engulfed, band che a mio parere ha già dato prova di possedere grande talento ma che aspetta ancora l’occasione di mostrarlo interamente. E non escluderei che Unearthly Litanies Of Despair possa essere l’occasione giusta: alla consueta batteria martellante si aggiungono infatti riff grassi e personali, che creano linee al contempo sinuose e malevole, sottolineate da una produzione putrida al punto giusto. Tutto ciò senza dimenticare gli assoli, violenti ma ben costruiti. Tutte qualità che sono già rinvenibili nel primo singolo “In The Abyss Of Death’s Obscurity”, che raggiunge un equilibrio invidiabile tra tutte le componenti fondamentali in un disco death metal. Magari è presente una minore sperimentazione rispetto al nuovo Convulsing di cui ho parlato poco sopra, ma al contempo sono sicuro che la band turca riceverà parecchi consensi grazie a questo album.


4. Pâlefroid – “L’Impie” (da L’Appel, black metal)

Etichetta: Antiq Records
Data di pubblicazione: 26 marzo 2024

Pâlefroid è un misterioso progetto black metal francese di formazione piuttosto recente, che si è saputo far notare sufficientemente grazie al suo primo album omonimo, uscito due anni fa. Ora è in arrivo un secondo capitolo, intitolato L’Appel, che vedrà la luce alla fine di questo mese.

Il disco è introdotto da “L’Impie”, l’unico singolo sin qui rivelato. Gelido come una tempesta di neve, il brano ti scarica addosso raffiche di melodie alla maniera delle band del Québec come Forteresse e Cantique Lépreux, accompagnato da una produzione tutto sommato semplice ma comunque limpida ed efficace. Il cantato in francese, poi, aggiunge una certa peculiarità al disco, accompagnato da sezioni recitate che aumentano il pathos dei brani. Pâlefroid sta dunque dando alle stampe una seconda prova immersa nel tradizionalismo black metal francofono, ma senza rinunciare a una vena sufficientemente personale.


5. Diabolic Oath – “Winged Ouroboros Mutating Unto Gold” (da Oracular Hexations, black-death metal)

Etichetta: Sentient Ruin Laboratories
Data di pubblicazione: 5 aprile 2024

Tra le tante interessanti realtà black-death metal presenti nel roster di Sentient Ruin Laboratories, gli statunitensi Diabolic Oath rappresentano forse uno dei nomi migliori. Con l’imminente Oracular Hexations, che uscirà il 5 aprile, gli americani cercheranno di confermare queste impressioni.

Il black-death occulto e impattante del gruppo richiama alla mente quelle realtà che sfiorano lidi war metal senza aderirvi pienamente. Penso a roba come Teitanblood o Impetuous Ritual, che hanno nell’impianto atmosferico (inteso però in senso orrorifico e non certo sognante) il loro punto di forza. I Diabolic Oath sembrano seguire quella via, ma riescono a porre una maggiore enfasi sul riffing, anche grazie a una produzione che valorizza molto il basso, parecchio presente nel mix e destinato a un ruolo non certo di secondo piano. Possenti e spietati, i Diabolic Oath riescono a soddisfare i palati che prediligono le atmosfere putrefatte, ma non dimenticano certo la centralità del riff all’interno delle loro composizioni, per un sound davvero quadrato e diretto.


6. Vøidwomb – “Metempsychosis” (da Spiritual Apotheosis, black-death metal)

Etichetta: Avantgarde Music
Data di pubblicazione: 26 aprile 2024

Arrivano invece dal Portogallo i Vøidwomb, che dopo un primo EP pubblicato tre anni fa stanno ora per tagliare il traguardo del primo album. Il disco si chiama Spiritual Apotheosis e uscirà per conto della nostrana Avantgarde Music il prossimo 26 aprile.

Il quintetto lusitano si fa portatore di sonorità tipicamente black-death metal dal sapore occulto e sepolcrale. Con passaggi dissonanti e aperture vagamente atmosferiche, i Vøidwomb offrono una visione ben bilanciata con sezioni più classicamente black metal e soluzioni sulfuree e avvolgenti. Queste almeno sono le premesse di Spiritual Apotheosis stando a “Metempsychosis”, il primo singolo estratto dall’album, in cui echi di band quali Grave Miasma e Malthusian sembrano evidenti nell’ambito compositivo dei Nostri. Una prova sicuramente interessante e di qualità, per quello che ha tutti i crismi per essere un debutto di buona fattura.


7. Prehistoric War Cult – “The Spell” (da Barbaric Metal, black-death metal)

Etichetta: Fucking Kill Records / Iconoclasm Conquest / Kellerassel Records
Data di pubblicazione: 21 giugno 2024

A proposito di album di debutto, sta per arrivare anche quello dei Prehistoric War Cult, forse la band war metal più promettente tra quelle uscite fuori negli ultimi cinque anni. Il loro esordio su lunga distanza si intitola semplicemente Barbaric Metal e vedrà la luce il 21 giugno.

L’album è introdotto da un unico singolo ascoltabile per ora, che si chiama “The Spell”. Per certi versi, è esattamente ciò che si ci può aspettare da un brano war metal moderno: quello che infatti mancava a questa particolare corrente, specialmente nei suoi primi anni di vita, era una produzione adeguata. Qui invece i suoni sono molto curati, pur mantenendo un approccio sonoro old school e atmosfere opprimenti, senza però nascondere troppo i riff come spesso avveniva nelle uscite war metal degli anni Novanta. Dal punto di vista della scrittura, “The Spell” è un brano in cui la violenza insensata delle parti più squisitamente war metal è mitigata da brevi sezioni mid-tempo che hanno anche la funzione di rendere più variegato il pezzo. Da vedere se questa formula verrà utilizzata lungo tutta la durata di Barbaric Metal o se ci saranno brani ancora più sparati, tuttavia questa idea dei Prehistoric War Cult di differenziare leggermente la struttura mi sembra molto funzionale. In ogni caso, un’uscita da attendere decisamente con fiducia per i seguaci di questa particolare corrente stilistica.


8. Gardenija – “Paesaggio Con Rovine” (da Mostra Dell’Arte Degenerata, experimental black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 1 marzo 2024

In chiusura, spazio alla consueta quota italiana presente ormai ogni settimana su Extrema Ratio. Si tratta di un gradito ritorno, perché già in passato mi è capitato di parlare di Gardenija, progetto pugliese molto interessante che si muove nell’ambito di un black metal atonale e sperimentale. Il nuovo album si chiama Mostra Dell’Arte Degenerata ed è uscito l’1 marzo scorso.

Tanto per cominciare, faccio i complimenti a Raffaele Galasso e ai suoi per la scelta del concept, perché la Mostra Dell’Arte Degenerata è un topic estremamente interessante specialmente per chi come il sottoscritto è anche un appassionato di arte del XX secolo. Anche la musica, tuttavia, non è da meno: come già dimostrato in passato, Gardenjia si muove nei meandri di un black metal dissonante e sperimentale, debitore di quel filone inaugurato dai Deathspell Omega ma che non nasconde anche evidenti suggestioni post-hardcore. Per il suo modernismo e per le sue soluzioni molto più hardcore, Mostra Dell’Arte Degenerata mi ha ricordato da vicino alcuni momenti dei Plebeian Grandstand, anch’essi francesi. Molto interessanti pure i paesaggi atmosferici e ambient che emergono in diversi punti dell’album.