Extrema Ratio #106: 18/01/24-24/01/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #106: 18/01/24-24/01/24

Come ogni mercoledì, arriva un nuovo appuntamento con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 106, le seguenti otto band: Dödsrit, Vltimas, Replicant, Abhoria, Serpents Oath, Slimelord, Solnoctus, Exequiae Sacro.

G.E.F.


1. Dödsrit – “Nocturnal Fire” (da Nocturnal Will, black metal)

Etichetta: Wolves Of Hades
Data di pubblicazione: 22 marzo 2024

Formatisi in Svezia come one man band poi integrata da componenti olandesi, i Dödsrit sono sicuramente un nome valido per chi apprezza un black metal intriso di crust punk. Grazie a una discografia già relativamente florida per essere un gruppo recente, i nordici pubblicheranno a breve il loro quarto album Nocturnal Will, che uscirà tra un paio di mesi circa.

La proposta prevede un black metal infuso di crust punk, pur mantenendo prevalente il lato metallico. Non bisognerebbe però commettere l’errore di immaginare i Dödsrit come una band black sparata a mille con una batteria punkeggiante. In realtà, il quartetto si dimostra molto abile a giocare con un approccio melodico e un songwriting particolarmente ricco, capace di prendere in prestito elementi atmosferici, fondendoli in un epos dal sapore tragico e furioso al tempo stesso. Un particolare rilievo lo assume anche l’elevata carica emotiva della parte solista, della quale nel singolo “Nocturnal Fire” si è occupato nientemeno che M. dei Lamp Of Murmuur, forse uno dei progetti black metal più significativi degli ultimi anni. Insomma, i presupposti per un gran bel disco ci sono tutti.


2. Vltimas – “Miserere” (da Epic, blackened death metal)

Etichetta: Season Of Mist
Data di pubblicazione: 15 marzo 2024

Vltimas è un progetto metal estremo internazionale che, per citare il mai dimenticato Richard Benson, è dotato di una formazione micidiale: David Vincent (ex Morbid Angel) alla voce, Rune Eriksen (Ruïm, Aura Noir, ex Mayhem) alla chitarra, Flo Mounier (Cryptopsy) alla batteria… insomma la guerra più totale. Dopo l’esordio datato 2019, il gruppo pubblicherà il secondo album Epic tra meno di due mesi, il prossimo 15 marzo.

La cosa che forse stupisce di più è che le influenze di praticamente tutte le band che ho citato sembrano essere presenti negli Vltimas, il cui blackened death metal appare certamente di ispirazione classica, ma con interessanti tecnicismi e dissonanze che lo pongono parzialmente fuori dal seminato di derivazione old school. Le ottime composizioni di Epic sono peraltro implementate da una sezione solista ben scritta e curata, in grado di aggiungere ulteriore pathos al disco. Non manca anche qualche mayhemismo più black metal-oriented, figlio sicuramente della militanza di Eriksen (al secolo Blasphemer) nella leggendaria band norvegese. Entrambi i singoli finora rivelati, “Miserere” e “Scorcher”, sono un breve manifesto programmatico dell’intero album, che si assesta su livelli più che buoni.


3. Replicant – “Pain Enduring” (da Infinite Mortality, technical death metal)

Etichetta: Transcending Obscurity Records
Data di pubblicazione: 12 aprile 2024

Nella scena death metal statunitense, i Replicant hanno saputo riscuotere un discreto successo grazie ai loro primi due dischi, Negative Life e Malignant Reality, in cui esprimevano un approccio estremo ma anche tecnico e sperimentale. Con il nuovo Infinite Mortality, in arrivo il prossimo aprile, la band del New Jersey cercherà di riconfermarsi.

Come spesso accade negli album death metal prodotti da Transcending Obscurity, anche i Replicant fanno un massiccio uso di dissonanze, inserendosi in quel filone sperimentale inaugurato dai Gorguts di Obscura. Ma i Replicant sono anche altro, perché conservano un gusto di derivazione vagamente finlandese nel riffing (almeno, io ci sento un po’ di Demilich e Adramelech) e sanno scrivere lead di chitarra coinvolgenti e spaccaossa. Tirando le fila, in Infinite Mortality si trova un assurdo connubio di atmosfera, perizia tecnica e buone dosi di sperimentazione, il tutto mantenendo un approccio puramente death metal. Davvero non male, per un ritorno più che gradito. 


4. Abhoria – “The Inexorable Earth” (da Depths, black-death metal)

Etichetta: Prosthetic Records
Data di pubblicazione: 19 gennaio 2024

Arrivano sempre dagli Stati Uniti, precisamente da Los Angeles, gli Abhoria, trio formatosi nel 2017 e che nel 2022 ha debuttato direttamente con un album omonimo, uscito su Prosthetic Records. Sempre per la stessa etichetta, i californiani hanno salutato in questi giorni l’uscita del secondo album Depths.

Non conoscendo bene gli Abhoria, devo dire che dalle vibe che mi suscitava la copertina mi sarei aspettato un’opera più puramente death metal. In realtà la band statunitense è molto più vicina a lidi black metal e si dimostra capace di mescolare vari elementi interessanti. La proposta prevede infatti gelidi riff dal sapore scandinavo (che mi hanno vagamente ricordato gli Immortal), un bel basso dai suoni crunchy, ma anche sezioni dissonanti e mid-tempo scapoccioni (quasi alla Mgła). Anche la voce risulta essere piuttosto versatile, grazie all’alternarsi di scream e growl, mentre la sezione solista è scritta particolarmente bene, con gli americani che dimostrano di avere un bel gusto melodico. Magari tutte queste caratteristiche non sono originalissime se prese singolarmente, ma va detto che gli Abhoria sanno mescolarle in un modo che funziona e risulta sinceramente godibile.


5. Serpents Oath – “Blood Covenant” (da Revelation, black metal)

Etichetta: Odium Records
Data di pubblicazione: 15 febbraio 2024

Direttamente dal Belgio, i Serpents Oath portano avanti con fierezza il loro verbo, dopo i primi album Nihil (2020) e Ascension (2022) che avevano già restituito l’idea di una band quadrata e consapevole. In dirittura d’arrivo, infatti, c’è il nuovo full length, intitolato Revelation.

L’approccio dei Serpents Oath al black metal è piuttosto classico. Una bella scarica di blast beat, insieme a riff freddi, trionfali e vagamente melodici, rappresenta la faccia più evidente della formazione belga, che riunisce queste caratteristiche sotto la livrea di un’estetica occulta e infernale. La produzione fa da contraltare al songwriting old school dei Serpent Oath, dimostrandosi invece piuttosto moderna e pulita per quelli che sono i canoni del genere. Interessanti anche le atmosfere che la band riesce a creare, le quali appunto restituiscono quella sensazione trionfale che ben si confà a una concezione oscura e magniloquente dell’inferno con i suoi annessi e connessi.


6. Slimelord – “The Beckoning Bell” (da Chytridiomycosis Relinquished, death-doom metal)

Etichetta: 20 Buck Spin
Data di pubblicazione: 8 marzo 2024

Quasi un side project dei più noti Cryptic Shift (hanno ben tre membri in comune), gli inglesi Slimelord hanno tutta l’intenzione di fare sul serio. Dopo alcune uscite minori che li hanno già portati all’attenzione dei fan, il loro album di debutto Chytridiomycosis Relinquished uscirà a marzo per 20 Buck Spin, che è già di per sé un segnale importante essendo l’etichetta canadese da sempre attentissima al panorama death metal underground.

La copertina estremamente colorata e quasi psichedelica tradisce l’evidente radice death metal degli Slimelord, tanto che per assonanza cromatica mi ha un po’ ricordato Manor Of Infinite Forms dei Tomb Mold. Le somiglianze con la band canadese, però, terminano praticamente qui. Gli inglesi infatti mantengono uno spiccato lato più doomy, grazie a rallentamenti mefitici che equilibrano le spietate accelerazioni che permeano l’intero disco. Quello che però attira sicuramente più l’attenzione è la capacità tecnica degli Slimelord (e il fatto che ci suonino tre membri dei Cryptic Shift qui si sente eccome), merito di riff sincopati molto prog-oriented che danno un gusto del tutto particolare alle composizioni della band britannica. Che dire: c’è la brutalità del death metal, c’è la tecnica del prog, c’è l’atmosfera del death-doom. Chytridiomycosis Relinquished è un disco completo, con tante sfaccettature che vanno godute pian piano per carpirle appieno.


7. Solnoctus – “The Void Calls To Me” (da Usurper, black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 19 gennaio 2024

Ora è il turno dei Solnoctus, misconosciuta one man band black metal statunitense di cui parlerò in toni un po’ diversi dal solito. Normalmente in questa rubrica mi occupo di band che si dimostrano quantomeno interessanti, per un motivo o per l’altro. Questo caso è diverso, perché Usurper, nuovo album di Solnoctus, è un mezzo disastro. E mi dispiace, perché essendo io stesso un musicista ci penso sempre bene prima di stroncare qualcuno, conoscendo la fatica e lo sforzo alle spalle di un disco.

Su Metal Archives la band è considerata raw black metal, ma a mio parere questo non è grezzume: è soltanto un album registrato male. Esistono dischi estremamente lo-fi con una produzione semplicissima e volutamente da cripta, qua invece la sensazione è che la produzione sia… come dire, sbagliata. Così come terribile è la programmazione della batteria, priva di qualsivoglia dinamica; soprattutto i crash sono imbarazzanti. Anche l’esecuzione non è impeccabile, per non parlare dell’estetica del progetto: tra titoli e testi banalissimi (ma su questo posso anche soprassedere, magari è un tributo al black metal anni Ottanta), non aiuta neanche il fatto che la copertina sia palesemente realizzata con l’intelligenza artificiale, aspetto che conferisce quell’ulteriore sensazione di low effort. Posso salvare giusto qualche idea a livello di riffing, ma gli aspetti positivi finiscono lì.

In fondo però non tutto è perduto: magari, se Lord Noctus andasse in uno studio vero e proprio e decidesse di dedicarsi solo alle voci e alla scrittura, assumendo qualche turnista agli altri strumenti e affidando la realizzazione della copertina a un artista visivo, allora forse il risultato potrebbe migliorare sensibilmente.


8. Exequiae Sacro – “Exequiae Sacro” (da Leading A War Against Tools Of Posthumanity, blackened death metal)

Etichetta: Unholy Domain Records
Data di pubblicazione: 15 gennaio 2024

Come ogni settimana, non può mancare su questi lidi anche un po’ di Italia. Oggi è il turno degli Exequiae Sacro, che hanno debuttato da poco con un EP nonostante si siano già esibiti live l’anno scorso. Al netto del fatto che la band lombarda sia alla prima uscita, i suoi componenti vantano già esperienze in gruppi del calibro di Hadit (ottimi) e Dionisium (un solo EP all’attivo, ma molto interessante). 

La proposta degli Exequiae Sacro riflette un certo interesse per il death metal di tipo cavernoso, oscuro, carico di un’atmosfera onirica e tombale. Tra sporcature black metal e riff impetuosi (che personalmente mi hanno ricordato alla lontana gli Antediluvian), il vortice creato dagli Exequiae Sacro scorre inesorabile, offrendo un’opera prima molto solida e godibile, che pesca sì da quella scena black-death abissale senza però rinunciare a un certo dinamismo. Anche la gamma dei suoni scelta per questo EP è molto sensata, perché riesce a fornire l’idea di grezzo e fangoso senza calcare troppo la mano sull’estremizzazione del concetto. Poi una chicca: se ti sembra di sentir canticchiare delle bestemmie alla fine dell’ultimo brano, quasi come fossero un blooper delle registrazioni, beh non stavi sognando…