Extrema Ratio #120: 25/04/24-01/05/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #120: 25/04/24-01/05/24

Si rinnova di mercoledì l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 120, le seguenti otto band: Pentagram Chile, Saidan, Vale Of Pnath, Vredehammer, Strychnos, Svneatr, Swampbeast, Svart.


1. Pentagram Chile – “El Imbunche” (da Eternal Life Of Madness, thrash-death metal)

Etichetta: Listenable Records
Data di pubblicazione: 26 aprile 2024

Storica band del panorama thrash-death underground, i Pentagram Chile sono una band di esperienza quasi quarantennale, molto apprezzati in certi circoli. Noti anche semplicemente come Pentagram, nel 2012 aggiunsero “Chile” al nome per indicare la loro provenienza, distinguendosi dall’omonima e seminale band doom metal americana. Con Eternal Life Of Madness, uscito lo scorso venerdì, i sudamericani hanno pubblicato il loro secondo full length, dopo tante uscite minori e un primo album, uscito nel 2013.

«I AM THE GRAVES OF THE 80S!», canterebbero i buoni vecchi Darkthrone. E in effetti i Pentagram cileni sembrano veramente usciti dalle tombe degli anni Ottanta, con il loro thrash-death dal sapore vintage e sincero, che rievoca echi di Slayer, Possessed e Sodom. Come si può facilmente intuire, Eternal Life Of Madness non è un album che inventa alcunché, ma che riporta l’ascoltatore indietro nel tempo in un periodo dove il metal estremo in senso stretto si stava evolvendo, diversificandosi in vari rami. La prova dei Pentagram, più che altro, dimostra come sia possibile suonare con passione dopo tutti questi anni, omaggiando sentitamente il proprio percorso musicale, quello metal in particolare.


2. Saidan – “Desecration Of A Lustful Illusion” (da Visual Kill: The Blossoming Of Psychotic Depravity, melodic black metal)

Etichetta: Jems Label
Data di pubblicazione: 24 maggio 2024

Band molto particolare, i blackster statunitensi Saidan sono piuttosto recenti (si sono formati nel 2020), ma si sono fatti notare per la peculiarità della loro proposta e i loro temi, influenzati dalla cultura giapponese. A maggio uscirà il loro terzo album, intitolato Visual Kill: The Blossoming Of Psychotic Depravity.

Il nuovo album dei Saidan, anticipato dal singolo “Desecration Of A Lustful Illusion”, si dimostra leggermente più classico rispetto ai capitoli precedenti, in cui la vena visual kei appariva maggiormente marcata. Il black metal degli statunitensi, in ogni caso, continua a sfornare anche in questo caso riff appassionanti e melodici, mantenendo un approccio quasi punk soprattutto per certe ritmiche di batteria. Va detto che in band come i Saidan ciò che ruba l’occhio è sicuramente la loro estetica, che essendo un po’ diversa dai canoni del black metal può risultare divisiva. Anche musicalmente, comunque, la loro interpretazione del genere risulta piuttosto personale, sebbene possa risultare forse troppo zuccherosa alle orecchie di chi predilige sonorità più grezze. Interessante comunque per chi cerca un black metal dall’estetica originale.


3. Vale Of Pnath – “Burning Light” (da Between The Worlds Of Life And Death, technical death metal)

Etichetta: Willowtip Records
Data di pubblicazione: 24 maggio 2024

Restando negli Stati Uniti ma cambiando radicalmente sonorità, merita spazio anche l’imminente terzo album dei Vale Of Pnath. La band di Denver, attiva dal 2006, pubblicherà infatti il prossimo 24 maggio Between The Worlds Of Life And Death, anticipato da due singoli, “Burning Light” e “Soul Offering”.

Il disco dei Vale Of Pnath si stacca parzialmente dai dettami del genere, stando a questi due singoli. Pur mantenendo indubbiamente la natura tecnica della band e il suo death metal ultra pulito come marchio di fabbrica, gli statunitensi aggiungono delle orchestrazioni che danno un sapore cinematografico al tutto. Anche il songwriting presenta maggiori influenze black metal, seguendo quasi la scia degli italiani Hideous Divinity sul loro ultimo album (di cui ho brevemente parlato su Extrema Ratio #111). Devo dire che solitamente non sono un fan di suoni così puliti nel metal estremo, che per me ha una vocazione più sporca e “underground”, però la prova dei Vale Of Pnath mette in mostra una band matura e sicura di sé, che ha anche voglia di guardare avanti e provare qualcosa di un po’ diverso.


4. Vredehammer – “The Joker” (da God Slayer, black-death metal)

Etichetta: Indie Recordings
Data di pubblicazione: 24 maggio 2024

Da circa quindici anni i norvegesi Vredehammer spargono il loro verbo, grazie all’iniziativa del polistrumentista Per Valla, membro principale della band. Dopo tre EP e altrettanti album, la band scandinava è pronta a pubblicare il suo quarto full length, dal titolo God Slayer.

Con tre singoli già rivelati, possiamo già farci un’idea piuttosto precisa su questo God Slayer. Nonostante la provenienza, il black-death dei Vredehammer mi sembra abbia ben poco a che spartire con il tipico sound black metal di matrice norvegese anni Novanta. Al contrario, al posto di soluzioni minimali, produzione lo-fi e riff ipnotici (ma anche melodici), la creatura di Per Valla qui opta per un sound più tecnico, a volte con episodi vicini al technical death (“The Joker”). La band comunque esprime un songwriting piuttosto ricco e sfumato, anche se ci sono delle soluzioni che mi hanno convinto poco, come ad esempio certi breakdown dal sapore quasi metalcore. Da capire meglio come suonerà il disco integrale, anche se sicuramente l’approccio dei Vredehammer strizza tantissimo l’occhio alla modernità, anche in virtù di una produzione praticamente limpida.


5. Strychnos – “Armageddon Patronage” (da Armageddon Patronage, black-death metal)

Etichetta: Dark Descent Records
Data di pubblicazione: 17 maggio 2024

Nuovo album in vista per i danesi Strychnos, che dopo una lunga gestazione sono riusciti a pubblicare il loro primo LP giusto un paio di anni fa (ne parlò il buon Bosj qui). La band deve averci preso gusto, perché è già pronto il successore di A Mother Curse, intitolato Armageddon Patronage, che vedrà la luce il 17 maggio.

Gli Strychnos sono tra i tanti portabandiera della scena death metal della Danimarca, che negli ultimi anni ha sfornato davvero belle cose. La band si distacca parzialmente dai vari Phrenelith e co., optando per un death metal dal retrogusto black, dispensando mazzate qua e là controbilanciando con la giusta dose di rallentamenti e melodie. Rispetto al debut trovo la stessa capacità nel songwriting con le belle aperture che avevano caratterizzato l’esordio, ma ho avvertito meno quella leggera vena heavy che faceva capolino qui e lì in A Mother’s Curse. In ogni caso, posso dire che gli Strychnos sono in ottima forma e che Armageddon Patronage sicuramente non deluderà gli aficionados di certe sonorità.


6. Svneatr – “Never Return” (da Never Return, black metal)

Etichetta: Prosthetic Records
Data di pubblicazione: 10 maggio 2024

Sono invece giunti al terzo album i canadesi Svneatr, band fondata dieci anni fa. Per il loro terzo full length, Never Return, la band di Vancouver è riuscita ad attirare l’attenzione di Prosthetic Records, che farà uscire l’album il 10 maggio.

Se penso al black metal canadese non può che tornarmi in mente la scena del Québec, con le loro impressionanti cavalcate melodiche, ghiacciate e malinconiche che caratterizzano quel circolo. Sulla costa canadese occidentale, i Svneatr propongono un black metal che di base, sì, condivide con i cugini un impianto melodico e malinconico. Al tempo stesso, la scrittura dei Svneatr risulta alle mie orecchie più stratificata, riuscendo anche a flirtare con elementi di matrice heavy metal (e negli assoli questa influenza si sente parecchio!) che rendono la loro proposta sufficientemente personale. In ogni caso, può rivelarsi un disco interessante da ascoltare.


7. Swampbeast – “Valley Of Defilement” (da Offering Of Chaos, Lamenting In The Blood Of Man, black-death metal)

Etichetta: Translation Loss Records
Data di pubblicazione: 31 maggio 2024

Sempre restando nel continente nordamericano, si segnala anche il secondo album degli Swampbeast, formazione giovane ma già autrice di un buon disco di debutto (Seven Evils Spawned Of Seven Heads, uscito nel 2021). Il nuovo Offering Of Chaos, Lamenting In The Blood Of Man invece vedrà la luce il prossimo 31 maggio.

Non commenterò la copertina fatta con l’intelligenza artificiale, perché, pur essendo una soluzione che personalmente non condivido, credo sia più utile in questa sede parlare strettamente della musica. Che invece ha decisamente il suo perché, con un black-death tirato che assume sonorità a tratti vicine addirittura al war metal, ma con una produzione più aperta e meno attufata, aspetto che fa maggiormente apprezzare le chitarre. Gli Swampbeast però sono una creatura comunque strana e difficilmente inquadrabile, perché inseriscono anche sezioni praticamente death-doom e soluzioni quasi hardcore. Tutto ciò lo si può apprezzare già nel singolo “Valley Of Defilement”, per cui è da vedere come può incastonarsi nel disco intero, ma sicuramente il potenziale per confermarsi su buoni livelli c’è.


8. Svart – “Relentless Downfall” (da Relentless Downfall, symphonic black metal)

Etichetta: Signal Rex
Data di pubblicazione: 1 maggio 2024

In chiusura di episodio, non può mancare come ogni settimana anche un po’ di roba italiana. Oggi ho scelto di parlare degli Svart, che adesso è un duo ma che era originariamente nato come one man band. Relentless Downfall esce proprio oggi, in concomitanza con la cosiddetta Notte di Valpurga.

Il Sentiero Dimenticato, album di debutto di Svart, aveva già fatto breccia nel cuore del nostro Oneiros (qui la recensione), anche se personalmente lo trovai un lavoro un po’ manieristico e con margini di miglioramento. Ecco, in Relentless Downfall secondo me c’è molta più personalità. Pur mantenendo immutato quell’approccio anni Novanta, il nuovo disco di Svart suona molto più organico, con soluzioni che giocano con dissonanze diaboliche e melodie melliflue. Al tempo stesso, c’è quella patina sinfonica che aggiunge un’idea di inquietudine e terrore al disco stesso, sottolineandone il lato più oscuro. Secondo me un bell’upgrade rispetto a Il Sentiero Dimenticato, grazie anche a una produzione che mi sembra abbia saputo davvero trasmettere l’essenza del progetto.