Extrema Ratio #118: 11/04/24-17/04/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #118: 11/04/24-17/04/24

Si rinnova di mercoledì l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 118, le seguenti otto band: Akhlys, Tzompantli, Scarcity, Heresiarch, Al-Namrood, Siculicidium, Astral Fortress, Living Inferno.


1. Akhlys – “Sister Silence, Brother Sleep” (da House Of The Black Geminus, black metal)

Etichetta: Debemur Morti Productions
Data di pubblicazione: 5 luglio 2024

Gli Akhlys, uno dei progetti principali di Naas Alcameth insieme ai Nightbringer, sono forse una delle band più lanciate del panorama black metal degli ultimi anni. Dischi come The Dreaming I e Melinoë hanno infatti portato grande popolarità alla band statunitense, ora attesa dalla prova del terzo album. House Of The Black Geminus uscirà il prossimo 5 luglio.

La band presenta il disco con “Sister Silence, Brother Sleep”, un brano della durata di dieci minuti in cui emergono prepotenti le qualità che l’hanno già contraddistinta. Anche in questo caso, la traccia è guidata da un’atmosfera densissima e cinematica, dove trovano ampio spazio le parti lead di chitarra. Come sempre intriso di esoterismo e mistero, Akhlys propone rinnovati elementi dark ambient e death industrial che fanno da contraltare alle chitarre black metal, riuscendo a portare dunque il suo stile verso ulteriori livelli di orrore e oscurità. Si potrebbe obiettare che dieci minuti per un brano di norma non sono pochi, ma come già accaduto in passato il minutaggio non si avverte, grazie a un songwriting sapiente e coinvolgente. Insomma: ottime premesse.


2. Tzompantli – “Tlayohualli” (da Beating The Drums Of Ancestral Force, death-doom metal)

Etichetta: 20 Buck Spin
Data di pubblicazione: 17 maggio 2024

Tornano a distanza di due anni esatti gli Tzompantli, band death-doom californiana dalle chiare tinte mesoamericane di cui avevamo già parlato al tempo del loro primo album. Tra un mese vedrà la luce il secondo full length Beating The Drums Of Ancestral Force.

Già l’impronunciabile Tlazcaltilitzli si era presentato come un disco solido e potente, con quel sottotema di ispirazione azteca che ha attirato l’attenzione di tanti — noi compresi. “Tlayohualli”, primo singolo estratto dal nuovo album, sembra lavorare nello stesso solco del debutto, offrendo un death metal lento e pachidermico inframezzato da pesantissimi spezzoni doom. Pertanto, gli Tzompantli confermano di essere una band interessante, anche se non reinventano la ruota, come direbbero oltreoceano. L’elemento di maggior spunto offerto dai californiani resta comunque l’aspetto lirico-estetico, che aiuta a conferir loro una maggiore personalità. Anche senza sottolineare questa peculiarità, quel che la band propone funziona bene, dimostrando come una ricetta facile ma ben eseguita possa portare ottimi risultati.


3. Scarcity – “In The Basin Of Alkaline Grief” (da The Promise Of Rain, experimental black metal)

Etichetta: The Flenser
Data di pubblicazione: 12 luglio 2024

Progetto estremamente sperimentale, i newyorkesi Scarcity avevano debuttato due anni fa con Aveilut, disco particolarissimo e anche godibile, per quanto non di semplice fruizioneTra circa tre mesi, il prossimo 12 luglio, uscirà anche il loro secondo album, intitolato The Promise Of Rain.

Gli statunitensi portano alle estreme conseguenze il loro black metal microtonale, ovvero basato su chitarre con brevi tasti mobili (come Jute Gyte, per fare un altro nome). Pertanto, la proposta degli Scarcity non può che essere estremamente abrasiva, dissonante, in cui le chitarre stridono sopra furenti blast beat e scream acidi che conferiscono all’opera un carattere veramente estremo. L’album è infatti anticipato da “In The Basin Of Alkaline Grief”, un perfetto compendio di black metal microtonale e realmente avanguardistico, nel quale gli Scarcity danno vita a qualcosa di davvero carnale e violento. In realtà ci troviamo anni luce lontano dal black metal dei primordi o degli anni Novanta: gli Scarcity guardano molto più avanti, dando vita a qualcosa che riesce a suonare al contempo futuristico e terrificante.


4. Heresiarch – “Forged Doctrine” (da Edifice, black-death metal)

Etichetta: Iron Bonehead Productions
Data di pubblicazione: 12 aprile 2024

Tra i nomi più interessanti partoriti dal metal estremo neozelandese negli ultimi quindici anni, gli Heresiarch tornano con un nuovo album a distanza di sette anni dal primo disco. Proprio venerdì scorso è infatti uscito il nuovissimo Edifice, diretto discendente di quel Death Ordinance che era stato ottimamente accolto dalla critica nel 2017.

Rispetto al loro esordio, si può dire che gli Heresiarch abbiano subito alcuni cambiamenti. Precedentemente inquadrabili all’interno del cosiddetto war metal, ad oggi i neozelandesi hanno diretto quelle influenze verso un black-death metal più complesso, che tuttavia non ha perso un decimo della violenza primigenia che caratterizzava Death Ordinance. In effetti, è aumentata la componente più direttamente death metal, che ha donato maggiore spessore al songwriting, più ficcante e dinamico grazie anche a improvvisi rallentamenti, atti a esacerbare la pesantezza di certi passaggi. Personalmente Edifice, nel suo complesso, mi ha riportato alla mente i passaggi più death metal dei loro connazionali Diocletian (tipo Gesundrian), ma comunque rielaborati sotto una lente abbastanza personale.


5. Al-Namrood – “Lisan Al Nar” (da Al-Aqrab, folk-black metal)

Etichetta: Shaytan Productions
Data di pubblicazione: 9 giugno 2024

Nuovo disco per gli Al-Namrood, ormai conosciutissimi nel black metal underground grazie alla loro miscela di black e folk arabo che, unitamente all’inconsueta provenienza geografica, ha permesso alla band di generare una certa aura di culto. Con l’uscita ormai prossima di Al-Aqrab, i sauditi sono ormai giunti all’ottavo full length della loro discografia, senza contare diversi EP e split.

Diciamo che chi conosce bene gli Al-Namrood sa già cosa aspettarsi, e non mi sembra che Al-Aqrab rappresenti una eccezione. Questo almeno è ciò che lascia intendere il singolo “Al-Aqrab”, in cui le chitarre black metal — con annesse scale arabe — sono mitigate da strumenti folk mediorientali e un’atmosfera che richiama sonorità desertiche e arabeggianti. Sinceramente non mi sarebbe dispiaciuto se gli Al-Namrood avessero continuato con quella strada più black-punk inaugurata da Enkar (episodio rimasto poi praticamente unico), ma il loro tipico black-folk sicuramente funziona e resta apprezzabile. Mi sembra inoltre che, rispetto al passato, abbiano migliorato la qualità della produzione, che forse rappresentava un po’ il tallone d’Achille: il che, per chi non riusciva ad apprezzare i suoni dei precedenti dischi, non può che essere un’ottima notizia.


6. Siculicidium – “Összeomlás” (da A Hal​á​l Tengely, black metal)

Etichetta: Sun & Moon Records
Data di pubblicazione: 10 giugno 2024

Ancora un ritorno sulle nostre pagine, con i rumeni Siculicidium di cui abbiamo già parlato in diverse occasioni. Band dal concept molto localistico, niente a che vedere con la Sicilia ma con i Siculi di Transilvania, i Siculicidium pubblicheranno ben due nuovi album il prossimo 10 giugno: qui parlo di A Hal​á​l Tengely, anticipato dal singolo “Összeomlás”.

Il brano si presenta lento e cadenzato, accompagnato da una produzione low-fi e una voce calda e sofferente, a metà tra sussurro e scream. Su questa proposta, emergono lead di chitarra melodici e malinconici, quasi a testimoniare l’orgoglio ma anche la sofferenza del popolo székely, che trova sfogo in questo black metal dal sapore antico. Per i più curiosi, dico anche che l’altro album che si accompagna a questa uscita dovrebbe mescolare folk e dark electro, in un connubio apparentemente molto particolare che vede solo minime influenze black metal. Indubbiamente i Siculicidium restano una band interessante, che seppur abbia un concept strettamente localizzato riesce a non passare inosservata anche grazie a una proposta particolare e sufficientemente originale, non solo per le tematiche.


7. Astral Fortress – “Unanimated Matter” (da Spawn Of The Stars, melodic black-death metal)

Etichetta: Elevate Records
Data di pubblicazione: 10 aprile 2024

Per la quota italiana di questa settimana, mi occupo dell’album di debutto degli Astral Fortress, band sarda formata da membri di Shardana e Holy Martyr, tra gli altri. Il disco d’esordio è uscito proprio la scorsa settimana su Elevate Records, un’etichetta romana che è stata riattivata solo nel 2019 dopo una pausa di ben diciassette anni.

Spawn Of The Stars è un disco che magari non riscrive la storia della musica, però qualcosa di interessante la dice eccome. Tanto per iniziare l’ispirazione principe è sicuramente un certo black-death metal melodico di matrice svedese (penso a Unanimated o Dissection), che segue linee in grado di essere davvero catchy e trascinanti. Ma forse ciò che dà veramente una spinta in più agli Astral Fortress è quella non troppo celata vena heavy metal, probabilmente influenzata proprio dalla lunga militanza del chitarrista Talamandas (alias Ivano Spiga) negli Holy Martyr. Il risultato finale è dunque un disco piacevole che non soffre mai di staticità e che porta con sé anche quegli elementi più rock dell’heavy metal classico, facendoli flirtare a dovere con le propaggini più estreme degli Astral Fortress. Tanta roba!


8. Living Inferno – “In Ecstasy Of Decay” (da Triumvirate, death metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 12 aprile 2024

Chiudo la carrellata di oggi con una classica band death metal proveniente dalla sempre prolifica Finlandia. I Living Inferno vengono da Seinäjoki e, dopo un paio di uscite minori, hanno deciso di pubblicare il loro album d’esordio, intitolato Triumvirate. Il disco è uscito venerdì scorso sotto forma di autoproduzione, in formato digitale.

Triumvirate è un album sicuramente death metal alla base, ma che non nasconde una forte vena melodica, che anzi emerge prepotente. I Living Inferno cercano di veicolare questa influenza alternandola ai momenti più brutali, ricorrendo persino a cori puliti che aggiungono quantomeno varietà all’album. Pertanto, i finlandesi restano sì nel solco della tradizione, ma cercano anche di andare leggermente oltre, proponendo con coraggio alcune soluzioni per rendere i loro brani più epici ma anche memorizzabili. Personalmente ho anche apprezzato l’utilizzo del basso, che con il suo approccio crunchy completa una sezione ritmica vivace e ficcante, la quale supporta bene l’impianto chitarristico e vocale.