Extrema Ratio #169: 16/07/25
Torna ancora una volta Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine incentrata sulle nuove uscite underground del panorama black e death metal. Di seguito, le band protagoniste dell’edizione odierna: Imperial Crystalline Entombment, Impureza, Burden Of Ymir, Disembodiment, Akouphenom, Vong, Décryptal, Veil Lifter.
1. Imperial Crystalline Entombment – “Insufferable Shivers” (da Abominable Astral Summoning, black metal)
Etichetta: Debemur Morti Productions
Data di pubblicazione: 11 luglio 2025

Dopo aver pubblicato un album di debutto nel 2004, Apocalyptic End In White, gli americani Imperial Crystalline Entombment sono praticamente spariti dalle scene per vent’anni, ricomparendo nel 2023 con Ancient Glacial Resurgence. Nei giorni scorsi è uscito anche il loro terzo full length, intitolato Abominable Astral Summoning.
Le coordinate stilistiche degli statunitensi restano quasi immutate, un po’ come la loro glaciale estetica. La base degli Imperial Crystalline Entombment rimane infatti legata a un impianto di ispirazione norsecore, termine originariamente dispregiativo che intendeva un black metal sparato a velocità sostenute con blast beat a tutto spiano. Rimangono quindi i rimandi ai Marduk più furiosi, anche se, come del resto già avvenuto nel disco precedente, la band si concede delle divagazioni melodiche, secondo me maggiormente riuscite rispetto ad Ancient Glacial Resurgence. Nel complesso gli I.C.E. restano fautori di composizioni di discreta fattura, riuscendo a rendere il loro songwriting un po’ più vario che in passato, pur senza toccare vette qualitative incredibili.
2. Impureza – “Reconquistar Al-Ándalus” (da Alcázares, folk-progressive death metal)
Etichetta: Season Of Mist
Data di pubblicazione: 11 luglio 2025
I franco-spagnoli Impureza sono sempre stati molto particolari, grazie alla loro inconsueta fusione di death metal e flamenco che li ha resi abbastanza popolari in certi circuiti, tanto da arrivare anni fa alla firma con Season Of Mist. Nei giorni scorsi è uscito il terzo album della band, intitolato Alcázares.
Quando ero più giovane ho divorato il loro primo album, La Iglesia Del Odio, visto che la loro commistione di death metal e flamenco fu per me un fulmine a ciel sereno; in ogni caso un’accoppiata già suonata dai genovesi Raza De Odio. Era però il 2011 e di acqua sotto i ponti ne è passata da allora. Sicuramente la band ha raffinato la produzione e le sue capacità, rendendo il suo death metal più progressivo e stratificato, senza però perdere in impatto. Ho apprezzato anche la presenza del basso fretless, che ha spazio ma senza essere eccessivamente protagonista e conferisce ulteriore calore al disco. Penso però che la scelta degli Impureza in sede di suoni abbia un po’ appiattito la resa dell’album, un problema che ricordo di aver riscontrato anche nel precedente La Caída De Tonatiuh. Alcázares resta comunque una prova molto personale che dimostra la maturità ormai raggiunta dalla band franco-spagnola.
3. Burden Of Ymir – “Strange Craft” (da The Long Winter, black-folk metal)
Etichetta: Flowing Downward
Data di pubblicazione: 4 luglio 2025
Spazio ora invece a una one man band piuttosto prolifica che si chiama Burden Of Ymir, uno dei progetti solisti del musicista canadese Joe Caswell. The Long Winter è già il sesto album di questa entità, un risultato rimarchevole se si considera che è stata fondata nel 2019.
Rispetto ad altri dischi di ambientazione vichinga, The Long Winter sembra cercare meno l’epicità a favore di una componente folk più o meno spiccata. Di base, quello della one man band canadese resta un black metal atmosferico molto pulito in sede di produzione (forse pure troppo), con arrangiamenti dal gusto melodico abbastanza marcato. Un pregio di Burden Of Ymir è quello di trovare un punto d’incontro tra una componente folk dal mood quasi allegro e un black metal atmosferico e tirato, senza risultare stucchevole. Se devo trovare un difetto, però, ho notato che spesso la composizione dei brani sembra non riuscire a trovare la quadra, dovendo ricorrere ad outro in fade-out o che danno il sentore di essere frettolosi, cosa che francamente ritengo fastidiosa. In ogni caso, The Long Winter è un disco che può rappresentare una discreta alternativa per chi cerca del folk-black metal di ambientazione vichinga.
4. Disembodiment – “Stygian Overture” (da Spiral Crypts, death metal)
Etichetta: Everlasting Spew Records
Data di pubblicazione: 11 luglio 2025
Restando in Canada ma volgendo lo sguardo a sonorità decisamente più death metal, i Disembodiment, provenienti dal Québec, hanno appena rilasciato il loro primo album. Spiral Crypts, uscito pochi giorni fa, è infatti il successore di Mutated Chaos, EP pubblicato nel 2021 e che già prometteva bene.
Sin dalle prime battute, lo stile dei canadesi appare immediatamente riconoscibile: suoni da cripta puzzolente, rallentamenti al limitare del death-doom, voci mostruose. Insomma, i Disembodiment fanno propria la lezione degli Incantation, reinterpretando le sonorità della band capitanata da John McEntee. Ne viene fuori questo Spiral Crypts, che magari non si distinguerà per originalità, ma che sa conservare quelle sensazioni cavernose e paludose che diede lo storico Onward To Golgotha quando uscì, ormai nel lontano 1992. Certo, ad oggi di band devote agli Incantation ce ne sono tante, ma i Disembodiment comunque sanno quello che fanno e lo fanno anche molto bene, che poi è ciò che conta.
5. Akouphenom – “Absurd Of The Arkhe” (da Connections To The Erebus, blackened death metal)
Etichetta: Unorthodox Emanations
Data di pubblicazione: 4 luglio 2025
Provenienti dalla Spagna, e più precisamente dalla Galizia, gli Akouphenom sono una band in crescita lenta ma graduale, reduci dal primo album Death·Chaos·Void, uscito nel 2023. Lo scorso 4 luglio hanno così pubblicato un nuovo EP, intitolato Connections To The Erebus.
La band suona un black-death metal di matrice oscura, per certi versi non lontanissimo dai connazionali Teitanblood ma con un feeling più riflessivo. Particolarmente interessante il brano che apre l’EP, “Absurd Of The Arkhe”, una sorta di suite di una dozzina di minuti in cui sfuriate black-death e suoni spettrali danno la cifra stilistica della proposta degli Akouphenom, bravi a dosare cavernosità e dissonanze riuscendo a offrire un sound denso e immersivo. Nelle composizioni degli iberici non mancano comunque influenze di ispirazione doom e drone-ambient, che aumentano il ventaglio di soluzioni senza compromettere la coerenza sonora. Connections To The Erebus è sicuramente un EP di buon livello, che conferma lo stato di forma della band dopo l’esordio su lunga distanza di due anni fa.
6. Vong – “Death Of The Swine King” (da Phạn Hàm, black metal)
Etichetta: House Of Ygra
Data di pubblicazione: 11 luglio 2025

Già qualche volta in passato su Extrema Ratio ho menzionato come la scena metal estrema vietnamita si stia facendo largo nel panorama del Sudest Asiatico. In tal senso mi pare giusto segnalare il secondo album di Vong, one man band originaria di Hanoi e autrice di questo Phạn Hàm.
Con una produzione molto grezza ma comunque ancora comprensibile, Vong sembra riproporre un black metal a cavallo tra anni Novanta e Duemila, con evidenti richiami scandinavi. Al di là di alcune concessioni melodiche, Phạn Hàm è un disco furioso e che non lascia spazio a grandi compromessi, puntando più sul feeling che su grandi abilità tecniche. Il risultato secondo me è riuscito, perché Vong realizza un album viscerale e carico di pathos, trovando il suo punto di forza nel modo in cui è veicolato il suo messaggio piuttosto che nella musica in quanto tale. Insomma, lo ritengo interessante, così come merita di essere seguita la piccola scena vietnamita che ruota intorno alla House Of Ygra.
7. Décryptal – “Ombre Hantant Les Ombres” (da Simulacre, death metal)
Etichetta: Rotted Life Records / Me Saco Un Ojo Records
Data di pubblicazione: 11 luglio 2025
Ancora una band canadese, sempre death metal, e ancora proveniente dal Québec — pur essendo questa regione separatista decisamente più nota per la sua scena black metal. Si tratta dei Décryptal, che dopo una demo uscita nel 2023 hanno pubblicato in questi giorni l’album di debutto, intitolato Simulacre.
Come per i connazionali Disembodiment di cui ho parlato poc’anzi, con i Décryptal ci troviamo ancora nei meandri di un death metal cavernoso e torbido, derivato — nuovamente — dagli Incantation. In questo caso, però, i canadesi cercano un equilibrio con riff storti e sezioni più dirette e groovy, nel tentativo di aggiungere più colore alle loro composizioni. Ho però avuto l’impressione che l’album non riesca a decollare del tutto, mancando di momenti davvero trascinanti, pur avendo un mood generale coerente e convincente. Insomma, penso che i Décryptal siano sulla buona strada, ma la loro identità resta in fase di sviluppo e conserva ancora diversi margini di miglioramento.
8. Veil Lifter – “Votive Candles” (da Night Grotesqueries, black metal)
Etichetta: Kold Cave Production
Data di pubblicazione: 7 luglio 2025
Chiudo l’episodio di metà luglio con la band italiana di rito: i molisani Veil Lifter, nel frattempo diventati un progetto solista ma che in questo primo EP presentavano una formazione a due. Il loro lavoro d’esordio si chiama Night Grotesqueries e ha visto la luce lo scorso 7 luglio.
Ci sono molte cose che mi sono piaciute in questo debutto, come per esempio i richiami a una tradizione black metal anni Novanta legata a sound più mediterranei che scandinavi, una buona presenza del basso e un ottimo lavoro di tastiere. Bello anche il comparto melodico, che sembra chiamare in causa ancora una volta influssi greci e nostrani, dai Necromantia ai Mortuary Drape, con riferimenti che arrivano addirittura dagli anni Ottanta. Veil Lifter è quindi un progetto molto interessante, che batte strade oggi non molto trafficate a livello di influenze ma ciò può rappresentare un vantaggio. Sicuramente restano aspetti da sgrezzare per un gruppo che al momento è piuttosto artigianale, però c’è tutto il potenziale per costruire qualcosa che sia interessante, old school e diverso al tempo stesso.

