Extrema Ratio #43: 27/10/22-04/11/22 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #43: 27/10/22-02/11/22

Quarantatreesimo episodio della nostra rubrica a cadenza settimanale Extrema Ratio, dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal underground. Ancora una volta si spazia molto, tra band già affermate e altre totalmente sconosciute al grande pubblico, da nuove soluzioni all’old school più intransigente. I nomi dei protagonisti della puntata: Liturgy, Impugner, Ritual Death, Disinter, Book Of Sand, Vacuous Depths, Wolok, Hiss From The Moat.

Nota: venerdì scorso è uscito anche Astral Fortress, il nuovo disco dei Darkthrone, che sinceramente faccio fatica a considerare black metal. A qualcuno piacerà, a qualcun altro — per esempio a me — no. Pur non avendolo inserito in questo numero di Extrema Ratio, lascio un link ai più curiosi per ascoltarlo.

G.E.F.


1. Liturgy – “93696” (da 93696, experimental post-black metal)

Etichetta: Thrill Jockey Records
Data di pubblicazione: 24 marzo 2023

Band da sempre molto discussa, i Liturgy sono spesso stati senza mezze misure: della serie, o li ami o li odi. Tale netta dicotomia forse la si deve anche alle prese di posizione del suo componente principale, la polistrumentista transgender Ravenna Hunt-Hendrix, nota anche per aver scritto il suo personale manifesto musicale, Transcendental Black Metal. Personalmente non mi stupirei se, leggendolo, qualcuno chiamasse in causa la retorica insopportabile di Sandro Curzi.

Preamboli a parte, a marzo 2023 uscirà il sesto album dei Liturgy, 93696. Con svariati mesi di anticipo è già disponibile il primo singolo, vale a dire la title track. Si tratta di un brano molto difficile da leggere, estremamente sperimentale, in grado di mescolare avant-rock, post-black metal, glitch, musica classica e progressive in circa quindici minuti di musica. Il risultato, come sa chi già conosce la band, è molto lontano dal black metal tradizionale, pur conservandone lo screaming e certe transizioni di chitarra, piuttosto vicine a quanto proposto da band come Krallice e Yellow Eyes. Difficile da catalogare, impossibile che passi inosservato, come al solito estremamente divisivo: del resto questi sono i Liturgy, prendere o lasciare.


2. Impugner – “Ostracized Vitality” (da Advent Of The Wretched, death metal)

Etichetta: Sentient Ruin Laboratories / Caligari Records
Data di pubblicazione: 2 dicembre 2022

La Norvegia è strafamosa nel mondo per la sua scena black metal, ma negli ultimi dieci-quindici anni i fiordi hanno prodotto band death metal underground molto interessanti. Sembra essere anche il caso degli Impugner, formati da membri di band come Diskord, Deathhammer e Desolation Realm, in procinto di pubblicare il loro primo album.

Di questo debutto, Advent Of The Wretched, sono già stati resi disponibili per l’ascolto due singoli. L’approccio è smaccatamente old school, sporco e grezzo, oltre che molto lineare. C’è una malsana sporcizia nei riff disegnati e scolpiti nel metallo dagli Impugner, dove peraltro si erge a protagonista la non banale prestazione vocale del frontman, Bjørnar Hagen. Le sonorità pescano effettivamente dalla scena death metal norvegese, ma ricordano più i protagonisti degli anni Novanta (Cadaver, Molested) che contemporanei come Obliteration e Reptilian. In ogni caso, le premesse per un ottimo disco di matrice old school — ma non per questo banale — ci sono tutte.


3. Ritual Death – “Lunae” (da Ritual Death, black-death metal)

Etichetta: Regain Records / Helter Skelter Productions
Data di pubblicazione: 5 dicembre 2022

Cambiamo genere ma restiamo in Norvegia. Di questi tempi, infatti, vale assolutamente segnalare anche l’uscita del primo album dei Ritual Death, che si erano già fatti notare per alcune interessanti uscite minori.

Il black metal della band di Trondheim, però, è piuttosto diverso rispetto a quello dell’immaginario comune, se si pensa alla classica scena norvegese. I Ritual Death infatti suonano un black metal che puzza di morte fino al midollo, di catacombe, di cripte putrescenti. Questo mood è sottolineato anche da un inquietante organo che fa capolino in “Lunae”, il primo singolo estratto dell’album. Per intenderci, più che ricordare i Mayhem o gli Immortal, i Ritual Death operano più sulla scia di Beherit e Void Meditation Cult, o al limite dei Darvaza più ortodossi e occulti. Non il black metal norvegese che i più si aspettano, questo è sicuro, ma resta un nome da approfondire sicuramente per chi apprezza certe sonorità putride e catacombali.


4. Disinter – “Corrode Into Nothing” (da Breaker Of Bones, death metal)

Etichetta: Pest Records
Data di pubblicazione: 14 novembre 2022

Band formatasi nel lontano 1990 e attiva a più riprese, gli statunitensi Disinter stanno per pubblicare il loro sesto album, Breaker Of Bones. Una carriera lunga e non priva di soddisfazioni quella del quintetto di Chicago, che da sempre ha affondato le sue radici nel death metal più classico e codificato.

Anticipato da tre singoli, Breaker Of Bones si configura come un album dalle strutture semplici, che punta su un death metal crudo e diretto, senza fronzoli. La lezione dei Disinter, naturalmente, è quella dei primi anni Novanta: ritmiche martellanti, growl possente, riff spaccaossa (è proprio il caso di dirlo, visto il titolo). Non è un album che cambierà la vita a chi è cresciuto a pane e death metal, questo è chiaro, ma può essere un’interessante variazione sul tema per chi cerca un nome diverso dai soliti ma comunque che ha vissuto una certa epoca e può tramandarla ai posteri.


5. Book Of Sand – “Soft Sun On Silent Water” (da Seven Candles For An Empty Altar, experimental black metal)

Etichetta: Fiadh Productions / Vita Detestabilis Records
Data di pubblicazione: 1 novembre 2022

I Book Of Sand sono un’entità multiforme e sicuramente particolare, non solo per il suo approccio inusuale al black metal, ma anche per le tematiche dichiaratamente politiche. Non a caso li abbiamo incontrati di recente in un nostro listone di band black metal antifasciste. Il progetto statunitense, attivo dal 2009, proprio ieri ha pubblicato il suo nono album, Seven Candles For An Empty Altar.

Come altri dischi pubblicati dal Libro Di Sabbia, anche il nuovo album è assai particolare. Tra intermezzi di piano, blast beat, chitarre zanzarose, riff ultramelodici e momenti folk, il nono full length dei Book Of Sand è densissimo di idee, soluzioni e colpi di genio. Al netto delle convinzioni politiche e delle tematiche, anche musicalmente i Nostri hanno personalità da vendere, facendo risultare Seven Candles For An Empty Altar un disco piuttosto originale e unico nel suo genere. Non a caso parliamo di una delle band RABM più influenti della scena, che, seppur ancora piccola, negli ultimi anni è sempre in maggiore espansione.


6. Vacuous Depths – “Exteriorization” (da Corporal Humiliation, death metal)

Etichetta: Chaos Records / Blood Harvest Records / Goat Throne Records
Data di pubblicazione: 4 novembre 2022

Dopo una demo pubblicata ormai cinque anni fa, gli americani Vacuous Depths tagliano il traguardo del primo album su lunga distanza. Si chiama Corporal Humiliation la prima testimonianza importante del terzetto statunitense, che cerca di utilizzare elementi death metal già noti per poi amalgamarli a modo suo.

“Exteriorization”, primo singolo estratto del disco, mette infatti in luce un approccio dichiaratamente old school. A differenza però di altre band come i Disinter di cui ho parlato poco sopra, qui c’è una predilezione per quegli elementi più oscuri, quasi blackened. L’aura degli Incantation, in particolare, sembra essere tangibile e avvolge un po’ tutti i tre minuti del pezzo, che comunque mantiene una propria personalità e richiama nel riffing anche un certo black-death particolarmente aggressivo (come gli Archgoat, soprattutto nei primi riff, pur se con scelte di produzione diverse). Da valutare meglio ascoltando il disco intero, ma i presupposti per qualcosa di interessante ci sono tutti.


7. Wolok – “Downfallen” (da The Bilious Hues Of Gloom, industrial black-doom metal)

Etichetta: Brucia Records
Data di pubblicazione: 8 dicembre 2022

C’è stato un momento in cui l’industrial black metal sembrava essere quasi un trend nella scena underground. La Francia, in particolare, sfornava diverse band di questo tipo, penso a roba come Blacklodge e soprattutto La Division Mentale, progetto poco celebrato ma che a me piace molto. Ebbene, una costola dei La Division Mentale è attiva anche con i Wolok, giunti nel frattempo al quarto full length. Peraltro, si parlò brevemente del gruppo anche in questa vecchissima intervista che facemmo ai La Division Mentale.

Non è affatto semplice catalogare la proposta musicale di questa stranissima e al tempo stesso unica entità. Sicuramente black metal alla base, un po’ doom, vagamente punk, con tanta elettronica disturbante a fare da sfondo. Il quadro, già di per sé abbastanza confuso e singolare, è completato da una voce marcescente e distorta, più recitata che cantata in senso stretto. Il nuovo album di questi francesi, The Bilious Hues Of Gloom, è così anticipato da “Downfallen”, singolo di otto minuti che possiede tutte queste caratteristiche e che risulta essere affascinante, morboso, sperimentale… Insomma, veramente diverso da molti altri dischi, nel miglior senso possibile. 


8. Hiss From The Moat – “The Killing Of Innocence” (da The Way Out Of Hell, blackened death metal)

Etichetta: Distortion Music Group
Data di pubblicazione: 28 ottobre 2022

Per questa settimana, mi sono tenuto per ultimo l’appuntamento con la band italiana di oggi, che in questo caso sono gli Hiss From The Moat. Proveniente dalla Lombardia, il progetto ha pubblicato il suo terzo album, The Way Out Of Hell, proprio la scorsa settimana.

I lombardi vantano una formazione esperta, impreziosita dalla presenza dietro le pelli di James Payne (Kayaklysm, ex-Hour Of Penance, ex-Vital Remains), che è anche uno dei fondatori degli Hiss From The Moat. L’album prende in parte le mosse da quel sound death metal all’italiana che a un certo punto andava molto nello scorso decennio (basti pensare agli stessi Hour Of Penance), infarcito da echi blackeggianti che possono richiamare alla mente alcuni capitoli dei Behemoth post-2000. Non mancano alcuni breakdown dal sapore -core, presenti ad esempio in “The Killing Of Innocence”, il brano presente nel player sottostante. In ogni caso, comunque, The Way Out Of Hell mette in luce buone capacità compositive e una produzione cristallina che permette di apprezzare al meglio i vari dettagli.