Extrema Ratio #104: 04/01/24-10/01/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #104: 04/01/24-10/01/24

Come ogni mercoledì, un nuovo appuntamento con Extrema Ratio è all’orizzonte, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicate alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Siamo giunti all’episodio numero 104, di cui saranno protagoniste le seguenti otto band: Merrimack, Pestilength, Persefone, Hail Conjurer, Iron Firmament, Sacrofuck, Vacua, Vertebrae Fetish Totem.

G.E.F.


1. Merrimack – “Sulphurean Synods” (da Of Grace And Gravity, black metal)

Etichetta: Season Of Mist
Data di pubblicazione: 8 marzo 2024

Una delle band black metal francesi ormai di più lunga militanza sono i Merrimack. Attivi dall’ormai lontano 1994, i parigini sono passati attraverso diverse ere del black metal, pubblicando diversi dischi che si sono poi rivelati influenti per la scena nazionale. A marzo uscirà il loro sesto album, intitolato Of Grace And Gravity.

L’approccio dei francesi è molto classico e chiaramente derivato dalla cosiddetta seconda ondata, sebbene il loro songwriting sia decisamente più rifinito rispetto ai padri putativi norvegesi. In realtà, le strutture del black metal dei Merrimack, unitamente alla loro estetica, li pongono più in continuità con un certo stile svedese (Watain, Ondskapt) e francese (Aosoth, Antaeus). Così Of Grace And Gravity promette di essere un disco freddo e violento, ma anche melodico al tempo stesso e con un’ottima capacità di variare i pattern di scrittura. Questo è perlomeno ciò che anticipa il singolo “Sulphurean Synods”: una cosa è certa, per essere una band con esperienza trentennale i Merrimack non sono affatto invecchiati male.


2. Pestilength – “Neerv” (da Solar Clorex, death metal)

Etichetta: Debemur Morti Productions
Data di pubblicazione: 16 febbraio 2024

Direttamente dalla Spagna (per la precisione, dai Paesi Baschi), i Pestilength sono una band molto interessante che aveva fatto drizzare le antenne a parecchi con il loro precedente album Basom Gryphos, che piacque molto anche a me quando ne parlai per uno dei primi numeri di Extrema Ratio. Evidentemente è piaciuto anche a Debemur Morti, che pubblicherà il loro terzo album Solar Clorex, in uscita a febbraio.

Gli spagnoli definiscono il loro genere come corrosive death metal e mi sembra una dicitura estremamente azzeccata. Putrido e oscuro, con un’atmosfera quasi alla Portal per via di quel feeling onirico e ovattato, l’approccio dei Pestilength è però completato da una maggiore pulizia sonora e un riffing gustoso e ricercato. Non mancano poi sezioni più lente dove l’atmosfera dei baschi si fa ancora più pesante e oppressiva, momenti che non definirei doom ma che comunque aiutano a rendere più eterogenei e fantasiosi i brani. Che dire, già Basom Gryphos era veramente un ottimo album, ma ci sono i presupposti affinché Solar Clorex sia addirittura un passo oltre.


3. Persefone – “One Word” (da Lingua Ignota: Part I, progressive-melodic death metal)

Etichetta: Napalm Records
Data di pubblicazione: 2 febbraio 2024

Il piccolo Stato di Andorra ha dato i natali a una delle band più interessanti quando si tratta di mescolare soluzioni progressive e death metal melodico. Sto ovviamente parlando dei Persefone, che a breve andranno a rimpolpare la loro carriera ormai ventennale con la pubblicazione di un nuovo EP: Lingua Ignota: Part I.

Strutture innovative e riff sincopati, melodie, breakdown e voci possenti in grado di switchare da growl a clean: sembra essere questa la ricetta dei Persefone, che mantengono un gusto molto personale in sede di scrittura. La parola d’ordine degli andorrani è varietà: nei sei minuti di “One Word” c’è infatti tantissima carne al fuoco, figlia di un approccio moderno ma al tempo stesso estremo. C’è anche qualche breakdown di riferimento metalcore di cui sinceramente non sono molto un fan, ma in generale i Persefone sanno come scrivere e costruire brani intriganti senza mettere troppo in secondo piano i loro riferimenti death metal. Comunque un ottimo singolo che fa da apripista al resto dell’EP.


4. Hail Conjurer – “Fiery Serpent” (da Satanic Phenomenology, black metal)

Etichetta: Bestial Burst
Data di pubblicazione: 1° febbraio 2024

Trova ancora spazio su queste pagine Hail Conjurer, transitato varie volte su Aristocrazia (pure in forma di recensione estesa, con Earth Penetration e Ouroboros Lust) anche grazie alla sua prolificità. Satanic Phenomenology, in uscita a febbraio, rappresenta infatti l’ottavo album della one man band finlandese, un dato considerevole se si pensa che il progetto è nato nel 2017.

La traccia presente nel player sottostante, “Fiery Serpent”, mostra un black metal lento e crudele sullo stile dei Beherit di Drawing Down The Moon, un’idea che molto ha in comune con i Ride For Revenge, la band dove il signor Harri Kuokkanen (mastermind di Hail Conjurer) suona la batteria. Lo scopo della one man band è sempre quello degli scorsi dischi: la creazione di un’atmosfera lugubre e oscura, che per raggiungere questo scopo si serve anche di alcuni synth minimali che donano un sapore quasi più antico. Un approccio simile, ma dal feeling leggermente più trionfale, è udibile sull’altro singolo “Ritus Paganus”, che si serve anche di accelerazioni in blast beat. Particolarmente suggestiva pure la copertina, realizzata da Heidi Kettunen; anche lei nei Ride For Revenge.


5. Iron Firmament – “Floating Isles” (da Iron Firmament, raw black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 5 gennaio 2024

Una delle primissime uscite del 2024 che ha veramente catturato la mia attenzione è stata l’album di debutto degli Iron Firmament. Un progetto che arriva praticamente dal nulla, con una lineup quasi ignota e che, dopo due EP pubblicati l’anno scorso, il 5 gennaio ha fatto uscire il suo primo full length, chiamato semplicemente Iron Firmament.

Questo progetto statunitense suona puro e semplice raw black metal senza tanti fronzoli, ispirato dai grandi nomi degli anni Novanta. Quello che però mi ha stupito, nella sua semplicità, è la capacità di Iron Firmament di spaziare tra brani più epici e sparati in blast beat ad altri più midtempo, sorretti da uno strato di tastiere che rende le intere composizioni più atmosferiche ma soprattutto più cariche nel mix. Forse non sarà il disco che cambierà la vita a qualcuno, ma quando sento nuove band proporre del black metal con i suoni davvero degli anni Novanta e con un feeling così sincero, onestamente sono molto più che soddisfatto. A tratti mi ha addirittura ricordato i Moonblood, band a suo modo storica anche se meno famosa dei soliti norvegesi. Nel player qui sotto c’è “Floating Isles”, forse uno dei brani meno metal del disco, ma che ho scelto perché mette in evidenza in maniera migliore le parti tastieristiche e le influenze ambient-dungeon synth degli Iron Firmament.


6. Sacrofuck – “Wieczna Wojna” (da Świ​ę​ta Krew, blackened death metal)

Etichetta: Godz Ov War Productions
Data di pubblicazione: 26 gennaio 2024

Secondo album in arrivo a fine mese per i polacchi Sacrofuck, che nel corso della loro carriera hanno pubblicato diverse uscite — perlopiù minori —a cadenza abbastanza regolare. A fine gennaio vedrà la luce Świ​ę​ta Krew, successore del disco di debutto Ekstaza Upodlenia risalente ormai a qualche anno fa.

La ricetta dei Sacrofuck prevede un death metal sparatissimo a velocità infernali, che ti mette sotto come un treno senza lasciare possibilità di scampo. Al netto di qualche contaminazione black metal, l’album risente molto dell’esperienza death metal degli anni Novanta, pur se i polacchi sono interessanti anche grazie a una produzione più ruvida e lugubre, che ne mette in evidenza tutta l’atmosfera oscura e belligerante. In certi punti, i Sacrofuck arrivano a ricordare anche quelle band black-death che lambiscono territori war metal, tipo Angelcorpse e Order From Chaos, per merito inoltre di questi assoli improvvisi che fanno molto anni Ottanta. Direi promossi senz’ombra di dubbio.


7. Vacua – “Falce Dei Reietti” (da Vacua, raw black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 28 dicembre 2023

Per la quota italiana di questa settimana, ho deciso di recuperare uno degli ultimissimi colpi di coda del 2023. Si tratta dell’EP di debutto dei Vacua, nuovissima band romana dedita a un black metal grezzo e con tendenze depressive. Devo dire che ultimamente sembra si stia sviluppando a Roma un certo interesse per il raw black, visto che di recente mi è capitato di parlare anche dei loro concittadini Noctisium (spoiler: ne parlerò ancora a breve).

Come dicevo, la band suona un black metal fortemente intriso di elementi depressive, un’idea riscontrabile soprattutto in tracce quali “Succube Del Fuoco” e “Squarci Del Silenzio”, grazie al loro scorrere lento e inesorabile indotto da una batteria in downtempo. Non manca comunque un episodio più tipicamente black metal come “Falce Dei Reietti”, che forse è il brano più riuscito del lotto per via di una melodia maggiormente pronunciata e interessanti lead di chitarra. Ciò che rende diversi i Vacua da tante band italiane, però, è la loro produzione grezza e antica, con quell’approccio volutamente low-fi tipico degli anni Novanta che sta tornando in auge in certi circoli. Niente male.


8. Vertebrae Fetish Totem – “Chaos” (da Alchemy, black-death metal)

Etichetta: Centipede Abyss
Data di pubblicazione: 30 gennaio 2024

In chiusura di questo episodio ho scelto di tornare dalle parti di Centipede Abyss, microetichetta già ospitata più volte su queste pagine. In arrivo c’è infatti il nuovo album dei Vertebrae Fetish Totem, uno dei tantissimi progetti del polistrumentista Jared Moran: l’album si intitola semplicemente Alchemy e uscirà il prossimo 30 gennaio.

Ascoltando il singolo “Chaos”, capisco che i Vertebrae Fetish Totem sono esattamente come me li ricordavo. Ovvero, un bel mix incasinato e oppressivo di black-death metal con qualche sezione più lenta, ispirato da band come i primi Beherit o i più recenti Void Meditation Cult. Le composizioni sono semplici e lineari, grezze e violente, con la musica che ti arriva come un pugno nelle orecchie. Tra tutti i progetti del circolo intorno a Centipede Abyss, i Vertebrae Fetish Totem sono forse quelli più diretti e furiosi, sebbene contengano anch’essi quella sensazione di abrasività che spesso contraddistingue le produzioni di questo piccolo collettivo.