Extrema Ratio #129: 27/06/24-03/07/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #129: 27/06/24-03/07/24

Si rinnova come ogni mercoledì l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 129, le seguenti otto band: Nile, Gjendød, Vanhelgd, Liminal Shroud, Pneuma Hagion, Overthrust, Angel Death, Aspaarn.


1. Nile – “Chapter For Not Being Hung Upside Down On A Stake In The Underworld And Made To Eat Feces By The Four Apes” (da The Underworld Awaits Us All, technical death metal)

Etichetta: Napalm Records
Data di pubblicazione: 23 agosto 2024

Apro l’episodio #129 di Extrema Ratio con delle leggende del death metal che non hanno certo bisogno di grandi preamboli. Si tratta dei Nile, storica band statunitense che ha fatto del death metal sulla mitologia egizia un vero e proprio trademark. Ad agosto uscirà il decimo album della band capitanata da Karl Sanders, intitolato The Underworld Awaits Us All.

Che altro dire dei Nile? Il tempo non sembra passare per la band di Greenville, sulle scene ormai da oltre trent’anni. Anche in questo nuovo album, anticipato da un singolo dal nome lunghissimo, la band americana si muove con perizia, dispensando mazzate con il suo death metal tecnico e brutale che non fa prigionieri. Bastano poco meno di quattro minuti ai Nile per ribadire il concetto, portando avanti i canoni del death metal tradizonale statunitense con il loro personale flavour. Magari può essere un disco un po’ da comfort zone, questo sì, ma certe band dimostrano che anche invecchiando difficilmente perdono il tiro e le qualità che le hanno rese grandi e leggendarie nel corso degli anni. Insomma: chi è fan di lunga data apprezzerà anche questo The Underworld Awaits Us All, non ho dubbi.


2. Gjendød – “Livskramper” (da Livskramper, black metal)

Etichetta: Osmose Productions
Data di pubblicazione: 28 giugno 2024

Anche se la scena black metal norvegese non vanta più le stesse punte di eccellenza degli anni Novanta, nell’ultimo decennio sono saltate fuori diverse band interessanti da questo Paese. Tra questi figurano sicuramente i Gjendød, autori di diversi lavori di un certo livello. Qualche giorno fa è uscito Livskramper, il quinto LP della band di Trondheim.

I Gjendød, nello specifico, guadagnarono diversi consensi già a partire dal loro primo album Nedstigning, un disco fosco e oscuro, nonché dal sound molto tipicamente norvegese. Questa personalità è ribadita anche nei dischi successivi, e Livskramper non fa eccezione. Gli scandinavi continuano imperterriti a portare avanti la loro versione di quel che chiameremmo true norwegian black metal, anche se con l’aggiunta di dosi di melodia che in passato erano meno spiccate. Non mancano inoltre passaggi che flirtano col black & roll e soluzioni al limite del black-thrash, incasellate tuttavia in un setting più naturalistico che infernale. Non è una band che reinventa la ruota, è chiaro, ma non è questo che si chiede ai Gjendød, che mi sembra svolgano egregiamente il loro compito anche in questo nuovo album.


3. Vanhelgd – “Kom Dö​dens Tysta Ängel” (da Atropos Doctrina, death metal)

Etichetta: Dark Descent Records
Data di pubblicazione: 12 luglio 2024

Patria di una delle scene death metal più rinomate di sempre, la Svezia ha dato vita anche ai Vanhelgd, band nata nel 2007 e giunta ormai al sesto album della sua produzione. Atropos Doctrina è il titolo della nuova fatica degli scandinavi, in uscita il prossimo 12 luglio per Dark Descent Records.

La provenienza non deve però ingannare circa l’approccio stilistico dei Vanhelgd, che optano in realtà per soluzioni decisamente più oscure rispetto a quelle dei loro illustri connazionali che hanno fatto la storia del genere. Questi svedesi, infatti, adottano un approccio death metal molto atmosferico e quasi liquido, con strutture più sfumate e meno incasellate nella tradizionale forma canzone. Non è un caso che echi black metal all’interno di Atropos Doctrina siano particolarmente presenti. Secondo me è proprio così che dovrebbe suonare il death metal a tinte occulte: oscuro, atmosferico e infernale. Un po’ alla Desolate Shrine se proprio si vuole trovare un termine di paragone, sebbene i Vanhelgd abbiano la loro evidente personalità (anche perché si sono formati prima dei finlandesi, ndr).


4. Liminal Shroud – “Nucleonic Blight” (da Visions Of Collapse, black metal)

Etichetta: Willowtip Records
Data di pubblicazione: 5 luglio 2024

Passo ora ai Liminal Shroud, un trio canadese black metal dalle tinte sperimentali attivo relativamente da poco, ma che è già arrivato al terzo album. Questo nuovo disco s’intitola Visions Of Collapse, e vedrà la luce proprio questo venerdì.

Introdotto da due brani già ascoltabili, Visions Of Collapse fa capire in particolare le sue intenzioni grazie al singolo “Nucleonic Blight”, dotato di un minutaggio decisamente anti-normie con i suoi quasi undici minuti di durata. Qui i Liminal Shroud disegnano una sorta di suite black metal, caratterizzata da atmosfere piacevolmente apocalittiche e spaziali, dove le consonanze e le dissonanze dei riff si susseguono, creando un effetto straniante e vorticoso. Ma i canadesi se la cavano molto bene anche su distanze più ridotte, come mostrano i quattro minuti dell’altro singolo “Malaspina”, più riff-centered e dotato di ottimi lead di chitarra. Che i Liminal Shroud abbiano qualità non si scopre certo oggi, ma le carte in regola per un album variegato e interessante direi che ci sono tutte.


5. Pneuma Hagion – “Harbinger Of Dissolution” (da A Crippled Power, blackened death metal)

Etichetta: Everlasting Spew Records
Data di pubblicazione: 30 agosto 2024

Da qualche anno, l’etichetta bresciana Everlasting Spew Records si è aperta anche a quella branca del death metal che più si avvicina al cosiddetto war metal (tipo Angelcorpse o Perdition Temple, per intenderci). Così, dopo aver pubblicato gli israeliani Deathsiege nel 2022, l’etichetta italiana (che nel frattempo ha messo sotto contratto i Feral Forms) a fine agosto farà uscire anche il nuovo disco dei Pneuma Hagion, che si inseriscono a pieno titolo in questo particolare filone stilistico.

Rispetto alle precedenti release, in realtà, con questo nuovo imminente album ho trovato i Pneuma Hagion ancora più spostati verso il death metal, pur mantenendo quelle vibe furiose e spietate che avvicinano i texani alle band summenzionate. Il singolo “Harbinger Of Dissolution” preannuncia dunque le intenzioni belligeranti di questo From Beyond, che comunque alterna, a soluzioni dritte e veloci, anche sezioni più lente e atmosferiche che fungono da break all’interno del brano. La prima impressione è che questa veste calzi molto bene alla band statunitense, che oggi appare forse più matura e consapevole rispetto al passato.


6. Overthrust – “Overthrust Deathmental” (da Infected By Myth, death metal)

Etichetta: Indian River Music Company
Data di pubblicazione: 30 giugno 2024

Adesso, spazio a una band dalla provenienza alquanto inusuale per le nostre pagine. I deathster Overthrust arrivano addirittura dal Botswana, remoto stato africano dove tuttavia, negli anni, si è formata una piccola ma molto agguerrita scena death metal che resiste tuttora. Con questo Infected By Myth, uscito in questi giorni, la band africana pubblica il suo secondo album, a nove anni di distanza dal primo LP Desecrated Deeds To Decease.

Ma provenienza esotica a parte, vale la pena dare una chance a questi Overthrust? Personalmente, la mia risposta è sì. Intendiamoci, la proposta degli tswana è piuttosto semplice: come spesso accade nei Paesi in via di sviluppo si rifà molto alle più note band “classiche” occidentali. Il death metal degli Overthrust però risulta piacevolmente insozzato da elementi grind, grazie anche a una produzione grezza che fa emergere la natura underground del gruppo africano. Il basso particolarmente rumoroso e crunchy, in particolare, aggiunge una nota di pesantezza e brutalità che caratterizza la band del Botswana, la quale comunque si mantiene su strutture relativamente basilari e brani piuttosto brevi, sotto i tre minuti (unica eccezione “Demon Grave”). Quindi, sicuramente non c’è da aspettarsi chissà che innovazione, però anche in una proposta così minimale e lontana dalle produzioni super moderne di oggi sinceramente ci sono degli spunti di interesse, che vanno oltre la semplice provenienza geografica inusuale della band.


7. Angel Death – “Sell Your Soul” (da From Deepest…, death metal)

Etichetta: Despise The Sun Records
Data di pubblicazione: 29 giugno 2024

Passo ora alla band italiana dell’episodio odierno. E non è un nome qualsiasi, perché con gli Angel Death si fa in qualche modo un passo indietro nella storia. La band reatina si è infatti formata addirittura a metà degli anni Ottanta, quando il metal estremo in Italia era ancora ai suoi albori. Dopo varie vicissitudini, la band si è riformata da qualche anno, e ha appena pubblicato il suo album d’esordio, From Deepest….

L’assalto sonoro della band laziale prende le mosse da un death metal di ovvia matrice old school, e non potrebbe essere altrimenti visto il passato della band. L’album, tuttavia, risulta piacevolmente imbastardito da un approccio vocale che mi riporta indietro col tempo al black metal di prima ondata, quando ancora la differenziazione tra i generi estremi non era così marcata come oggi. In generale, comunque, gli Angel Death si mantengono ancorati alle origini con il cuore, ma dal punto di vista sonoro fanno un grosso passo in avanti: è come se proponessero del death metal di trentacinque anni fa ma con una tecnologia più avanzata, pur senza snaturare la loro proposta. Decisamente un bel ritorno. Nota conclusiva di merito anche per il magnifico artwork della talentuosa Mariya Popyk, già apprezzata per le copertine di dischi di band come Assumption e Deathfucker.


8. Aspaarn – “Predatorial Dogmas” (da When Iron Meant Survival, raw black metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 5 luglio 2024

Già ospitata più volte sulle nostre pagine, la one man band svizzera Aspaarn sta per far uscire, in maniera totalmente autoprodotta, il suo terzo album. Questo disco s’intitola When Iron Meant Survival e rappresenta il nuovo capitolo di questo progetto solista, sin dalla sua formazione esponente di un black metal particolarmente grezzo e desolato.

Il black metal di Aspaarn mi è sempre piaciuto per questo suo approccio quasi nebbioso, come se gli strumenti fossero parzialmente nascosti da una sorta di foschia che cela in parte i segreti custoditi da questo recondito progetto svizzero. Se però, in passato, Aspaarn sembrava flirtare con un black metal più gelido e spoglio, in questo caso la musica assume un feeling più consistente e carnale, pur senza perdere un grammo della sua imperscrutabile rozzezza. Rispetto ad altri dischi raw black metal, When Iron Meant Survival ha l’indubbio merito di muoversi in una direzione differente: cerca meno la melodia e più la pura atmosfera, riportandomi alla mente un black metal quasi claustrofobico che non ha alcun interesse a compiacere chi lo ascolta. Insomma: vietato ai normaloni.