Extrema Ratio #116: 28/03/24-03/04/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #116: 28/03/24-03/04/24

Eccezionalmente di giovedì per questa settimana, arriva un nuovo appuntamento con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 116, le seguenti otto band: Nocturnus AD, Mütiilation, Necrophagia, Darkestrah, Verberis, Blaze Of Perdition, Mutilation Barbecue, Ultio.

G.E.F.


1. Nocturnus AD – “CephaloGod” (da Unicursal, technical death metal)

Etichetta: Profound Lore Records
Data di pubblicazione: 17 maggio 2024

Sono tornati in auge i Nocturnus AD, incarnazione del cantante-batterista Mike Browning degli storici Nocturnus. Sotto questo nome la band aveva già pubblicato l’album Paradox nel 2019, ben accolto dalla critica nonostante queste operazioni spesso non funzionino come ci si potrebbe aspettare. A maggio arriva invece il secondo disco intitolato Unicursal.

Anche in questa veste rinnovata, appare evidente il retaggio storico dei Nocturnus AD. Resta infatti inconfondibile il loro approccio death metal puramente old school, ma con belle soluzioni tecniche, incorniciato da succose tastiere sullo sfondo. Inevitabile il paragone con gli storici dischi dei Nocturnus The Key e Thresholds, da cui il songwriting non si discosta poi tanto. Anzi, a trent’anni e passa da quei giorni gloriosi, i Nocturnus AD si tengono molto fedeli alle loro origini, mantenendone intatte le coordinate pur con i dovuti miglioramenti in sede sonora. Che dire, l’ascolto è obbligato per i fan di vecchia data, che difficilmente ne resteranno delusi, ma in generale è una band da consigliare anche alle nuove leve visto l’approccio tutt’oggi personale e originale.


2. Mütiilation – “Black Metal Cult” (da Black Metal Cult, raw black metal)

Etichetta: Osmose Productions
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Forse il ritorno meno prevedibile di questo 2024 fino ad ora è stato quello dei francesi Mütiilation, seminale band black metal che negli anni Novanta era parte delle famigerate Légions Noires. Meyhna’ch, leader del progetto, ha deciso di resuscitare i Mütiilation per pubblicare il loro settimo album, a distanza di ben diciassette anni dal precedente. Il nuovo disco si intitola, in modo forse un po’ autoreferenziale, Black Metal Cult.

Gli anni sembrano essere passati solo relativamente per Meyhna’ch, che tutto sommato pare abbia mantenuto vivo lo spirito della sua creatura. Il suo scream acido caratterizza ancora una volta l’opera, in cui non può mancare quel riffing storto, sinistro e vagamente melodico-malinconico che era già presente sui dischi più famosi. Non sono però d’accordo con chi — come pure ho letto in giro — eleva Black Metal Cult al rango di capolavoro: pur avendo mantenuto perlopiù intatto lo spirito dei bei vecchi tempi, al netto di una produzione più comprensibile, mi sembra che manchi un pizzico di fantasia per poterlo accostare ad album quali Vampires Of Black Imperial Blood o Black Millennium (Grimly Reborn), che ritengo restino irripetibili. Ciononostante, è sicuramente un ritorno gradito e una degna aggiunta alla discografia della storica band francese.


3. Necrophagia – “Moribundis Grim” (da Moribundis Grim, death metal)

Etichetta: Time To Kill Records
Data di pubblicazione: 10 maggio 2024

Si dà il caso che sia periodo di grandi ritorni, perché tra le altre cose maggio marcherà anche l’uscita di un album inedito dei Necrophagia, storica band death metal statunitense. Nonostante si siano sciolti nel 2018 a causa della morte del leader, “Killjoy” Frank Pucci, uscirà infatti un disco postumo intitolato Moribundis Grim. La band aveva parzialmente registrato l’album tra il 2016 e il 2018, ma nel 2022 è stato successivamente terminato grazie alla collaborazione di alcuni big della scena underground, nella fattispecie John McEntee (Incantation), Mirai Kawashima (Sigh) e Titta Tani (ex-DGM, già in passato ospite parte della lineup dei Necrophagia al pari di Kawashima).

Moribundis Grim è anticipato dalla title track, che riflette in pieno l’attitudine della band e il suo attaccamento a un approccio death metal anni Ottanta. Non troviamo perciò blast beat e violente accelerazioni, quanto piuttosto un costante incedere marcio e putrefatto scandito dal midtempo della batteria. I Necrophagia creano un’atmosfera densa, sinistra e misteriosa, come fosse la colonna sonora di un film horror e non un ammasso di violenza ignorante e fine a sé stessa. I quasi sei minuti del brano ci restituiscono comunque l’idea di una band decisa a lasciare un’impronta coerente fino in fondo, a testimonianza di quanto fatto in trentacinque anni di carriera: insomma, un degno canto del cigno per uno dei gruppi più iconici di un certo periodo storico.


4. Darkestrah – “Nomad” (da Nomad, epic black metal)

Etichetta: Osmose Productions
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Originari del remoto Kyrgyzstan, i Darkestrah si sono segnalati negli anni per il loro particolare black metal dalle tinte epiche con inserti folkloristici tipici dell’Asia centrale. Spostatasi quindi in Germania, hanno mantenuto buoni standard anche dopo la separazione con la cantante originale Kriegtalith. Qualche giorno fa hanno invece pubblicato il settimo album Nomad.

Il black metal dei Darkestrah non vive di momenti particolarmente furiosi, anche se lo screaming tagliente della cantante Charuk (di origine iraniana) aggiunge strati di sofferenza all’opera. Invece, la band kirghisa opta per soluzioni melodiche, avvolgenti e malinconiche, sul cui sfondo si innestano tastiere e strumenti folk centroasiatici che danno all’album un gusto decisamente personale. Queste sonorità sembrano rievocare una lunga cavalcata nel cocente deserto del Karakum (che in realtà si trova in Turkmenistan), tale è la loro capacità di suggerire quelle determinate coordinate geografiche. Il nuovo Darkestrah, insomma, è un disco che fotografa bene il tema narrativo della band, riuscendoci meglio del precedente Turan e riavvicinandosi ad album quali Manas o Epos. Geografie per noi inusuali a parte, Nomad rappresenta anche un viaggio sonoro sicuramente poco battuto nel black metal, con soluzioni molto personali che meritano di essere approfondite: la certezza è che esistono davvero poche band che suonano come i Darkestrah.


5. Verberis – “Labyrinthine Privation” (da The Apophatic Wilderness, black-death metal)

Etichetta: Norma Evangelium Diaboli
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Altro disco estremo di una certa importanza pubblicato venerdì scorso, il nuovo Verberis era piuttosto atteso, visti i buoni riscontri del precedente Adumbration Of The Veiled Logos. La band, rinnovatasi negli ultimi anni con l’entrata in formazione di Jamie Saint Merat (batterista degli Ulcerate), ha infatti visto crescere sensibilmente il suo status. The Apophatic Wilderness è il nome della sua ultima opera.

Proprio l’inserimento in formazione di Saint Merat ha inciso su un cambiamento sonoro nei Verberis, già palesatosi nelle scorse uscite. La band neozelandese ha infatti subito un’evoluzione, aumentando la componente atmosferica e concentrandosi inoltre su soluzioni più angolari e dissonanti. Al di là della voce che ricalca stilemi black-death, infatti, ne risulta un sound ricco e stratificato che esce dai canoni del metal estremo, assumendo forme e caratteristiche quasi post-metal. Soluzioni simili, per esempio, ne ho trovate anche nel recente album dei Convulsing, che però ha accenti più marcatamente death metal, mentre qui la forma canzone è ancora più decostruita. The Apophatic Wilderness non è un ascolto semplice, ma sicuramente molto interessante e originale se vogliamo incasellare i Verberis nel filone dissonante — definizione che sinceramente va un po’ stretta alla band neozelandese.


6. Blaze Of Perdition – “W Kwiecie Rozłamu” (da Upharsin, black metal)

Etichetta: Metal Blade Records
Data di pubblicazione: 19 aprile 2024

Tornando su sonorità più strettamente black metal, i polacchi Blaze Of Perdition hanno alle loro spalle vent’anni di attività, impreziositi da tante uscite e una certa continuità nelle esibizioni live. Tra circa un paio di settimane vedrà la luce il loro sesto full length, intitolato Upharsin.

A mio parere i polacchi si sono sempre saputi distinguere per una certa abilità nel coniugare un songwriting elegante e discrete mazzate. Upharsin sembra viaggiare sulle stesse coordinate, stando a quanto si può ascoltare nel primo singolo “W Kwiecie Rozłamu”. La scrittura dei Blaze Of Perdition prevede infatti lunghe sezioni in blast beat, inframezzate da momenti più lenti in cui emerge tutto il lavoro della sezione ritmica, compreso un bel basso dai suoni avvolgenti. Gli oltre otto minuti del brano sono densi e carichi di emotività, riuscendo così a catturare l’essenza del genere e proponendo una bella anticipazione del disco. Se dovessi definire i Blaze Of Perdition con un aggettivo: solidi.


7. Mutilation Barbecue – “Auto Anthropophagy” (da Amalgamations Of Gore, death metal)

Etichetta: Maggot Stomp
Data di pubblicazione: 29 marzo 2024

Altro album uscito venerdì scorso, Amalgamation Of Gore rappresenta il primo disco dei Mutilation Barbecue. Dopo un EP pubblicato nel 2021, il quintetto di Cleveland arriva dunque al debutto su lunga distanza per conto di Maggot Stomp, etichetta spesso dedita al death metal groovy e brutale.

Il sound dei Mutilation Barbecue è esattamente così: groovy e brutale. La proposta degli americani prevede quindi un death metal bello ignorante, senza grandi pretese di innovazione ma con un immaginario forte e in linea con l’estetica del genere. Io sinceramente non vado pazzo per questo filone e non sono esattamente il target delle tipiche produzioni Maggot Stomp, tuttavia Amalgamation Of Gore ha il pregio di risultare potente e paradossalmente easy listening al tempo stesso, per quello che può consentire il genere. Per intenderci: i fan di 200 Stab Wounds e Sanguisugabogg troveranno sicuramente la proposta dei Mutilation Barbecue coinvolgente e divertente.


8. Ultio – “The Grey Inferno” (da Cor, black metal)

Etichetta: Brucia Records
Data di pubblicazione: 23 maggio 2024

Non può mancare anche questa settimana la solita presenza italiana. Si tratta di Ultio, progetto solista di Giorgio Barroccu, già mente di Derhead e fondatore di Brucia Records, che proprio con un’uscita di questa entità battezzò la sua etichetta: l’EP si chiamava Fera e correva l’anno 2018. A distanza di sei anni, sta per arrivare un altro EP, intitolato Cor.

Leggevo su Bandcamp che Cor può essere considerato un po’ il contraltare del recente The Grey Zone Phobia, l’album di debutto di Derhead pubblicato lo scorso anno. Effettivamente l’EP è anticipato da una traccia chiamata “The Grey Inferno”, che lascia sottintendere una certa continuità con l’altra creatura di Barroccu. L’uso del black metal in Ultio è però decisamente molto più classico e meno industrialeggiante rispetto a Derhead. In particolare, già in Fera si distingueva per un black metal dritto e spietato, memore di certi Marduk e Aosoth ma anche di un riffing molto vicino alle soluzioni adottate dai Gorgoroth. Stando a questo singolo, Cor è dotato di un songwriting più studiato, leggermente meno diretto ma con soluzioni quasi labirintiche che personalmente ho molto apprezzato. Merita una menzione speciale anche l’estetica dei dischi di Ultio, a partire dalle copertine che vedono una certa continuità nei colori e nei soggetti. Quindi consiglio di aspettare l’uscita integrale per gustarselo tutto, perché mi sembra un EP dal potenziale molto interessante e difficilmente Brucia Records pubblica cose brutte o inconsistenti.