Extrema Ratio #126: 06/06/24-12/06/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #126: 06/06/24-12/06/24

Si rinnova come ogni mercoledì l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 126, le seguenti otto band: Orgone, Balwezo Westijiz, Vimur, Ætheria Conscientia, Ad Patres, Darkend, Noroth, Armnatt.


1. Orgone – “Trawling The Depths” (da Pleroma, progressive death metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 24 giugno 2024

Tecnici, dissonanti, progressivi, astratti, istrionici: gli statunitensi Orgone rappresentano un nome particolarissimo e unico della scena death metal statunitense, sebbene il loro contributo sia stato noto a livello esclusivamente underground. Il loro primo album The Goliath (2007), in particolare, fu un’autentica rivelazione per gli ascoltatori di queste sonorità. Dieci anni dopo il loro secondo album, gli Orgone sono tornati con Pleroma, terzo full length della band di Pittsburgh, in uscita tra una decina di giorni.

Una band così particolare non poteva che stupire anche nella scelta di proporre un singolo di diciotto minuti come anticipazione dell’album. “Trawling The Depths”, così si chiama il singolo, è praticamente una suite progressive per natura e animo, dove il death metal scandisce le sezioni più tormentate del brano. Enorme anche l’influenza del jazz, che unitamente alle storture dissonanti consegna all’opera un carattere inquietante e sfidante allo stesso tempo. Fondamentali poi i momenti di quiete, in cui voci dolci e suadenti (anche femminili) fungono da perfetta controparte alla furia più tipicamente death metal degli statunitensi. Insomma, capisco che il death dissonante possa aver stancato in molti, ma gli Orgone dimostrano di essere ben oltre la definizione stessa.


2. Balwezo Westijiz – “Endless Black Nightmares” (da Tower Of Famine, black metal)

Etichetta: Profound Lore Records
Data di pubblicazione: 14 giugno 2024

Balwezo Westijiz, una delle tante emanazioni sonore del misterioso musicista svedese Swartadauthuz, era nato come progetto dark ambient, evolvendosi pian piano fino a raggiungere sonorità più vicine al black metal. In questo progetto torna la premiata coppia dei Bekëth Nexëhmü formata dallo stesso Swartadauthuz e dal vocalist Lik, qui in compagnia di due session. Tower Of Famine è il primo album del combo etichettabile come black metal, e vedrà la luce tra pochi giorni, questo venerdì.

Rispetto alle altre entità di Swartadauthuz, quest’album di Balwezo Westijiz si propone come un black metal molto lento, dall’impianto segnatamente malinconico e depressivo. L’origine dark ambient di questa creatura è ben visibile grazie al forte contributo delle tastiere, che rendono l’atmosfera ancora più gelida e tagliente. Chitarre lente, screaming straziante e tanto freddo: sono queste le caratteristiche principali di “Endless Black Nightmares”, singolo dell’album che già con il suo titolo rende chiaro l’intento dei Balwezo Westijiz. D’altronde, come ricorda Profound Lore Records su Bandcamp, il disco è stato registrato “in desolate hate and misery during a forgotten time”, e questa breve indicazione suona particolarmente accurata per il tipo di sound che l’album propone.


3. Vimur – “Sons Of Another Light” (da The Timeless Everpresent, black metal)

Etichetta: Avantgarde Music
Data di pubblicazione: 5 luglio 2024

I luciferini e occulti Vimur, band black metal statunitense, sono un nome forse non conosciutissimo nel panorama underground, ma che porta avanti le proprie idee musicali con continuità e coerenza. Non a caso si è accorta di loro la nostrana Avantgarde Music, che tra meno di un mese pubblicherà il loro quarto full length The Timeless Everpresent.

Da subito sembrano piuttosto chiare le direttive stilistiche degli americani, come detto precedentemente intrisi di temi decisamente classici rispetto agli stilemi del black metal. L’attenzione dei Nostri, in particolare, si rivolge alla Svezia, dove band del calibro di Dark Funeral e Watain hanno contribuito a modellare un sound ancorato alle tematiche tradizionali, inserendovi un piacevole gusto melodico. Ecco dunque un bel black metal senza troppi fronzoli, sicuramente improntato al mid-tempo ma che al tempo stesso non disdegna selvagge accelerazioni e assoli espressivi. La produzione, moderna e potente, lascia apprezzare i singoli dettagli della proposta dei Vimur, che si propongono così in continuità con un certo black metal di matrice svedese senza però rinunciare a una loro personalità.


4. Ætheria Conscientia – “Astral Choir” (da The Blossoming, progressive black metal)

Etichetta: Frozen Records
Data di pubblicazione: 7 giugno 2024

Terzo album per i francesi Ætheria Conscientia, band ancora relativamente poco conosciuta ma che considero molto interessante. In particolare è stato il loro secondo album, Corrupted Pillars Of Vanity (2021) a far sì che la loro proposta di un progressive black metal atmosferico a tematiche spaziali cominciasse a essere notata. Nei giorni scorsi è uscita la loro nuova opera, The Blossoming.

Come si potrebbe intuire già dall’introduzione, la musica degli Ætheria Conscientia si rivela complessa e stratificata, nonché pregna di contenuti. I loro brani sono infatti spesso ammantati da una psichedelia di matrice spaziale sorretta da reminiscenze jazz, che in qualche modo richiamano un’influenza degli Oranssi Pazuzu. Rispetto ai finlandesi, più minimali nel loro modo di sperimentare, gli Ætheria Conscientia inglobano una vena estrema ancora più marcata, con le sezioni maggiormente improntate al black metal che rappresentano il culmine di questi crescendo che strutturano i brani della band francese. Potrei descrivere The Blossoming come un black metal in salsa spaziale, atmosferica e psichedelica, con alla base un impianto progressive. Resta sicuramente un disco impegnativo, ma davvero soddisfacente anche per le orecchie: senza dubbio la loro opera migliore finora, anche più del già buonissimo Corrupted Pillars Of Vanity.


5. Ad Patres – “The Dream Chaser” (da Unbreathable, death metal)

Etichetta: Non Serviam Records
Data di pubblicazione: 7 giugno 2024

Restando in Francia ma cambiando genere, sempre venerdì scorso ha segnato l’uscita del terzo album degli Ad Patres, formazione death metal originaria di Bordeaux. Attivi da circa quindici anni, i transalpini sono usciti con il loro nuovo LP Unbreathable, che succede al precedente A Brief Introduction To Human Experiments dopo cinque anni di gestazione.

Gli Ad Patres mi sembrano incarnare quel tipo di death metal meccanico e utopistico, quasi a rappresentare una fredda post-umanità. Anche musicalmente, pur suonando un death metal molto classico, i francesi sembrano rappresentare questo ideale mediante una pulizia esecutiva non comune, dando sfogo a soluzioni piuttosto originali a livello di riff. In certi punti mi è sembrato di rivivere certe idee dei Kronos, band brutal death loro connazionale molto apprezzata in certi circuiti underground, ma gli Ad Patres riescono comunque a rendere la loro proposta accattivante anche grazie a una scrittura semplice ma di sicuro impatto, che permette ai loro riff di spiccare ed essere memorizzati con una certa facilità. Unbreathable è dunque un buon lavoro, che non reinventerà la ruota ma che sa esattamente come farsi apprezzare.


6. Darkend – “An Ancient Plague Has Silently Worn Our Garments As Its Throne” (da Viaticum, symphonic black metal)

Etichetta: Time To Kill Records
Data di pubblicazione: 14 giugno 2024

Personalmente era da un po’ che non sentivo parlare dei Darkend, band reggiana precedentemente dedita a un black metal sinfonico a tratti baroccheggiante, influenzato da gruppi come Carach Angren e Limbonic Art. Nel frattempo le carte in tavola sono cambiate: già dal precedente Spiritual Resonance (2019) la componente sinfonica è diminuita, lasciando spazio a un black metal di matrice più tradizionale. In uscita tra pochi giorni, questo Viaticum rappresenta il quinto album della band italiana.

L’album è anticipato da un unico singolo dal titolo chilometrico, che, pur privo degli elementi più sinfonici che caratterizzavano la band, in qualche modo ne eredita le atmosfere. Tra blast beat serrati e aperture atmosferiche, i Darkend mantengono intatta una piacevolissima vena melodica e per così dire “tragica”, che ha sempre caratterizzato il gruppo emiliano. Anche in questa veste rinnovata, infatti, i Darkend mettono in mostra un black metal ben stratificato, con Viaticum che promette una carica emotiva di assoluto coinvolgimento accompagnata da una sapienza compositiva non di secondo piano.


7. Noroth – “Black Serpent” (da Sacrificial Solace, death metal)

Etichetta: Carbonized Records
Data di pubblicazione: 7 giugno 2024

Tornando su lidi death metal, va segnalata l’uscita del terzo album dei Noroth, Sacrificial Solace, avvenuta venerdì scorso. Pur non essendo famosissimi, gli statunitensi si sono fatti notare grazie alla collaborazione con diverse etichette underground di pregio, che hanno permesso loro di guadagnare un certo numero di consensi.

I Noroth suonano un death metal tirato e ribassatissimo, che conferisce alle sue composizioni un’aura marcissima e disgustosa. Tanto che sinceramente mi verrebbe quasi da definirlo raw death metal, sebbene questo aggettivo poco si presti in genere al metallo della morte. Ed è così che tra soluzioni che scivolano verso il death-doom e accelerazioni black-death i Noroth spiegano le loro mortifere vele, regalandosi con quest’album poco più di venti minuti mefitici e paludosi. Una cosa che ho particolarmente apprezzato è l’utilizzo del basso, la cui conformazione aggiunge ulteriore aggressività a un quadro già di per sé molto estremo. Non è forse un album che consiglierei proprio a ogni fan del death metal, ma Sacrificial Solace rappresenta sicuramente idee molto interessanti da cui ripartire, che fanno sì che i Noroth riescano a distinguersi in un panorama ormai sempre più affollato.


8. Armnatt – “Underground Depths” (da Mountains Summoning, black metal)

Etichetta: Signal Rex
Data di pubblicazione: 5 luglio 2024

Tra le scene black metal più consistenti e oltranziste dell’ultimo quindicennio va assolutamente citata quella portoghese, che ha avuto il merito di riportare in auge un certo sound raw, ora decisamente tornato in voga. Portoghesi sono anche i misteriosi Armnatt, che tra poco meno di un mese pubblicheranno Mountains Summoning, quinto album della band di Tavira.

Il disco è anticipato dai quattro minuti spaccati di “Underground Depths”, unico singolo sin qui svelato dalla band portoghese. Non ci sono particolari sorprese per chi conosce bene il sound di questa scena, caratterizzato da un black metal crudo e zanzaroso, evidentemente legato all’esperienza degli anni Novanta e con un sound totalmente underground. Gli Armnatt risentono dunque di evidenti echi scandinavi, specialmente norvegesi, barcamenandosi tra incursioni in blast beat e mid-tempo che mettono in mostra un buon groove. Già dalla copertina, rigorosamente in bianco e nero come tutte le release degli Armnatt, si capisce il vero proposito della band lusitana, ovvero una pura e semplice celebrazione dei gloriosi tempi andati, quasi ignorando volutamente tutto quello che c’è stato dopo, come se l’orologio si fosse fermato al 1993.