Extrema Ratio #122: 09/05/24-15/05/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #122: 09/05/24-15/05/24

Si rinnova, eccezionalmente di giovedì, l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 122, le seguenti otto band: Seth, Black Lava, Kvaen, Feed Them Death, Vígljós, Altar Of Gore, Olim, Unsemblance.


1. Seth – “Et Que Vive Le Diable!” (da La France Des Maudits, black metal)

Etichetta: Season Of Mist
Data di pubblicazione: 14 luglio 2024

Storica band della scena black metal francese, i Seth sono in procinto di tornare con il loro settimo album, intitolato La France Des Maudits. Il disco è il successore del buon La Morsure Du Christ, che a sua volta aveva rappresentato un ritorno dopo un periodo di attività limitata.

Per questo disco, i Seth scelgono un’ambientazione che risale ai tumulti della Rivoluzione Francese, con melodie inquietanti e magniloquenti che ben descrivono l’impeto di quel preciso periodo storico. Forte di una produzione moderna ma assolutamente non laccata, l’album si presenta come un bellissimo trait d’union tra sonorità tradizionali e soluzioni più recenti, pur senza perdere neanche per un attimo la sua natura eminentemente black metal. Giusto qualche mese fa anche i Griffon si erano cimentati con temi simili, segno di un rinnovato interesse per questi argomenti dal sapore storico che inevitabilmente sono perfetti da interpretare in chiave black metal per il loro carico di pathos e tragicità. Ho trovato francamente non necessaria la riproduzione della ghigliottina (!) come gadget aggiuntivo all’edizione limitata box CD, ma chi fosse in cerca di un oggetto fisico diverso dagli altri può considerare anche questo aspetto. Di per sé, in ogni caso, l’album si presenta come di assoluto livello.


2. Black Lava – “Ironclad Sarcophagus” (da The Savage Winds To Wisdom, blackened death metal)

Etichetta: Season Of Mist
Data di pubblicazione: 12 luglio 2024

Restando in casa Season Of Mist ma cambiando totalmente continente e sonorità, anche gli australiani Black Lava stanno per pubblicare un nuovo album. Per la band di Melbourne si tratta del secondo full length, erede del debutto Soul Furnace pubblicato un paio di anni fa.

The Savage Winds To Wisdom è introdotto da un paio di singoli che mettono subito in luce le caratteristiche principali della band australiana, che si muove tra buona perizia tecnica, soluzioni quasi progressive e un continuo intrecciarsi di black e death metal. I Black Lava scrivono brani che sfumano tra dissonanze e riff pesanti come piogge di lapilli, ben diretti da una voce sufficientemente duttile. Al di là delle indubbie competenze dei musicisti australiani, tuttavia i due singoli non mi hanno eccessivamente impressionato, risultando alle mie orecchie abbastanza prevedibili a livello strutturale e incapaci di trovare spunti memorabili. Da valutare meglio in base a un ascolto del disco intero, che potrebbe rialzarne le quotazioni: d’altronde si sa, il tutto è più della somma delle sue parti.


3. Kvaen – “The Formless Fire” (da The Formless Fire, pagan black metal)

Etichetta: Metal Blade Records
Data di pubblicazione: 21 giugno 2024

Tempo di tornare nel Vecchio Continente con Kvaen, one man band svedese che ha attirato l’attenzione di molti grazie ai suoi primi due album, The Funeral Pyre e The Great Below. Non a caso, il progetto del polistrumentista Jacob Björnfot è riuscito a guadagnarsi un contratto con l’arcinota Metal Blade Records, che pubblicherà tra poco più di un mese il nuovo The Formless Fire.

I primi due dischi erano stati effettivamente molto ben recepiti nell’underground, grazie alla capacità di Björnfot di reinterpretare il black metal di stampo vichingo-paganeggiante in chiave più moderna. “The Formless Fires”, title track e unico singolo sin qui svelato, mostra sicuramente un buon livello di coinvolgimento emotivo e un discreto tiro, traendo anche una certa ispirazione dall’heavy metal classico (vedi l’assolo a metà del brano). Al tempo stesso, penso però che il brano non dica moltissimo dello stile di Kvaen, essendo piuttosto rigoroso nel rispetto della forma canzone e senza particolari elementi di spicco. Anche qui, penso sia più giusto valutare l’album nella sua interezza, quando sarà disponibile. 


4. Feed Them Death – “Panopticism II” (da The Malady, experimental death metal-grindcore)

Etichetta: Brucia Records
Data di pubblicazione: 20 giugno 2024

Spazio ora alla proposta italiana di questo episodio, rappresentata da Feed Them Death, progetto che abbiamo spesso ospitato su Aristocrazia, sin dai tempi di Panopticism: Belong / Be Lost, e abbiamo conosciuto meglio conversando con il suo unico membro Void. The Malady è il quarto album di questa entità, in uscita il prossimo 20 giugno.

Pescando a piene mani da una certa tradizione death-grind, Feed Them Death attinge da tali elementi e li fonde con soluzioni thrashcore e noise rock. Ne risulta un mix strano e originale, corroborato da un basso sferragliante che rende ancora più personale il sound di The Malady, disco viscerale e sperimentale. Partendo da assunti tipicamente grindcore, è come se l’album si rivelasse una mente in grado di espandersi, fagocitando tutta una serie di influenze e rimodellandole secondo le proprie necessità. Già nei tre minuti del singolo “Panopticism II” si possono rinvenire tutti questi elementi, che altro non sono che l’anticipazione di un viaggio contorto e ricco di spunti, che potrebbe anche rivelarsi come il capitolo più sperimentale e avanguardistico della discografia di Feed Them Death.


5. Vígljós – “The Apiarist” (da Tome I: Apidæ, black metal)

Etichetta: Dusktone
Data di pubblicazione: 11 maggio 2024

Arrivano invece dalla vicina Svizzera i misteriosi Vígljós, in cui militano pure membri degli ottimi Gravpel. Pur essendo una band all’esordio discografico, il loro aspetto estetico ha suscitato da subito una notevole curiosità. Uscito negli scorsi giorni, Tome I: Apidæ è il nome del loro primo album.

I membri si presentano agli occhi degli avventori come se fossero degli apicoltori provenienti dal Medioevo. E giuro, la musica suona esattamente come se avesse queste coordinate. I Vígljós propongono infatti un black metal dal sound ronzante (è il caso di dirlo!) cadenzato da passaggi di batteria quasi punk, incorniciati da una produzione grezza e aggressiva, che sa molto di Medioevo. Ulteriore nota di merito è per la voce, acida e fortemente espressiva, a donare una conformazione ancora più personale a un album che lo è già di suo. Non mi aspetto che i Vígljós piacciano proprio a tutti (anche per via della loro estetica fuori dagli schemi), ma sicuramente Tome I: Apidæ è un’opera originale sotto tanti punti di vista, pur restando ancorata a soluzioni stilistiche legate al black metal più tradizionale.


6. Altar Of Gore – “Carrion Womb” (da Litanies Of The Unceasing Agonies, black-death metal)

Etichetta: Nameless Grave Records
Data di pubblicazione: 17 maggio 2024

Nuovo album in arrivo anche per gli statunitensi Altar Of Gore, agguerrito duo formato da musicisti già molto attivi nel panorama black e death metal locale. Il nuovo disco si intitola Litanies Of The Unceasing Agonies, e vedrà la luce domani, venerdì 17 maggio.

“Carrion Womb” è il brano che anticipa l’opera completa e preannuncia le sue fosche intenzioni grazie a una produzione incredibilmente oscura e melmosa, quasi a nascondere parzialmente i riff disegnati dagli Altar Of Gore. Pur mostrando una certa parentela con alcuni dettami stilistici del cosiddetto war metal, la band statunitense si dota anche di sezioni lente e atmosferiche, termine certo da intendere in modo molto diverso rispetto alle melodie edificanti e sognanti di band quali Deafheaven e compagnia. Gli Altar Of Gore seguono piuttosto la lezione di storiche band finlandesi come Archgoat e Beherit, con la loro capacità di alternare sfuriate bestiali a riff lenti, ipnotici e circolari, accompagnati da suoni sulfurei e infernali. Non saranno forse la band più unica della storia, ma gli Altar Of Gore sanno sicuramente bene ciò che fanno, risultando piacevoli e ficcanti nella loro semplicità.


7. Olim – “Alone” (da Because, post-black metal)

Etichetta: Flowing Downward
Data di pubblicazione: 17 maggio 2024

Ora un piccolo excursus su sonorità decisamente più eteree e delicate, per quanto ancora afferenti all’universo black metal e sottogeneri. Nei prossimi giorni uscirà infatti il nuovo album di Olim, one man band canadese nata dalla mente del polistrumentista Joe Caswell (già in Burden Of Ymir). Because, titolo del disco, è comunque già ascoltabile per intero tramite il noto canale YouTube Black Metal Promotion.

Mi era già capitato di parlare di Olim grazie al suo precedente album, il buonissimo Ursine. Con Because posso confermare in larga parte ciò che scrissi all’interno di Extrema Ratio #34: quello di Olim è un post-black metal a tinte fortemente atmosferiche, basato su un largo coinvolgimento emotivo e introspettivo. L’abilità del songwriting di Caswell consiste nel sintetizzare melodie struggenti e malinconiche con la furia del black metal, ricordandomi in particolare certi progetti russi come Olhava o Trna. Qualcuno potrebbe forse obiettare circa l’effettiva originalità di questo progetto, ma le indiscusse capacità compositive di Caswell valgono già da sole il prezzo dell’album.


8. Unsemblance – “The Birth Of Purulence” (da Insensate Lucidity, death metal)

Etichetta: Rotted Life Records
Data di pubblicazione: 10 maggio 2024

Chiudo l’episodio odierno con del sano e vecchio death metal, grazie al primo EP degli austriaci Unsemblance. Che comunque non sono esattamente dei novellini, dal momento che i loro membri militano in altre band piuttosto note nell’underground austriaco come Hagzissa e Fessus, ma non solo. Il loro EP si chiama Insensate Lucidity ed è uscito venerdì scorso.

In un periodo in cui si straparla di nuova ondata del death metal old school, gli Unsemblance suonano come una risposta fresca e personale. Pur risultando aderenti ai princìpi sonori dei gloriosi anni Novanta, gli austriaci conservano una spiccata personalità, barcamenandosi tra rapidi blast beat e sezioni mid-tempo. Il tutto è poi accompagnato da un growl molto espressivo, senza cedere — come fanno certe band — a voci ribassate ed effettatissime, ottenendo quindi un risultato che percepisco molto più vero e sincero. L’EP nel complesso è breve, essendo formato da appena tre tracce, ma mostra già una notevole mole di idee pur prendendo spunto da una base tradizionale consolidata nel tempo. Sarà interessante vedere gli sviluppi futuri di questa band, sperando che ciò sfoci quanto prima in un album vero e proprio.