Extrema Ratio #47: 24/11/22-30/11/22 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #47: 24/11/22-30/11/22

Quarantasettesimo episodio della nostra rubrica a cadenza settimanale Extrema Ratio, dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal underground. Puntata particolarmente gustosa, con nomi storici dell’underground e altre novità dai sapori diversi. Ecco i protagonisti di oggi: Tchornobog, Necrodeath, Monolithe, Djevel, Maceration, Leiþa, A La Carte, Holyarrow.

G.E.F.


1. Tchornobog – “The Vomiting Choir” (da Abyssal / Tchornobog, black-death-doom metal)

Etichetta: Lupus Lounge
Data di pubblicazione: 25 novembre 2022

La personalità di Markov Soroka ricopre uno spazio abbastanza rilevante all’interno della scena estrema underground. Il polistrumentista di origini ucraine — di cui peraltro ho già scritto in passato per il suo side project Drown —  è noto soprattutto per Tchornobog, progetto black-death-doom che nel 2017 pubblicò un originalissimo disco d’esordio. Ebbene, ecco finalmente un seguito: lo split con Abyssal, uscito venerdì scorso.

L’opera è sicuramente impegnativa: una traccia a testa, con un minutaggio che sfiora i venticinque minuti per progetto. “The Vomiting Choir”, la canzone di Tchornobog, riprende il filo tessuto nel primo album, ampliandone gli orizzonti e ribadendone i punti di forza. I suoni sono leggermente più cristallini e meno oscuri, con una certa vena progressive un po’ più marcata. Nel brano fa anche capolino un sassofono, utilizzato con scopi atmosferici più che jazzistici. Un ritorno certamente bello e atteso quello di Tchornobog, ma consiglio di ascoltare anche il lato di Abyssal, che pure rappresenta un nome molto interessante del panorama black-death dissonante (specie per Antikatastaseis, pubblicato nel 2015) e mostra il lato più oscuro di questo split.


2. Necrodeath – “Transformer Treatment” (da Singin’ In The Pain, blackened thrash metal)

Etichetta: Time To Kill Records
Data di pubblicazione: 28 dicembre 2022

Nella collezione di chi stima il metal estremo italiano non possono mancare dischi del calibro di Into The Macabre o Fragments Of Insanity. Sono questi gli album che hanno consegnato alla leggenda i Necrodeath, attivi dagli anni Ottanta e ancora sulla cresta dell’onda nell’underground nostrano.

Singin’ In The Pain è il tredicesimo album della storica band genovese ed è anticipato dal singolo “Transformer Treatment”. Nonostante passino gli anni, lo stile dei Necrodeath rimane saldo e ancorato ai propri princìpi. La traccia sembra un vero e proprio ritorno alla cosiddetta first wave of black metal, con quel maelstrom di sonorità a cavallo tra thrash, death e black con inserti heavy. Lo scorrere del tempo però non ha affatto decretato un calo nella qualità della band ligure, che dimostra di essere tutt’oggi in grado di rivaleggiare (primeggiando) con gruppi più giovani e hypati.


3. Monolithe – “Sputnik-1” (da Kosmodrom, progressive doom-death metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 25 novembre 2022

Band francese in giro da circa un ventennio, i Monolithe hanno più volte cambiato pelle nel corso della loro carriera. Partendo da un funeral doom lento e inesorabile, i Nostri si sono evoluti aggiungendo man mano sempre più elementi progressive e melodici, a partire da Epsilon Aurigae (2015). Kosmodrom, uscito pochi giorni fa, è il nono album dei doomster francesi.

Lo dico subito: è un disco per cui stravedo. I Monolithe mettono tantissima carne al fuoco, tra passaggi progressive e sezioni doom-death dall’incedere sempre più melodico. Stuzzica molto la voce femminile presente sulla traccia “Sputnik-1”, quasi a donarle un retrogusto gothic senza che diventi ingombrante. Inoltre il concept dell’album è molto affascinante, incentrato com’è sui viaggi nello spazio degli astronauti sovietici. La durata dei brani è impegnativa, certo, ma il risultato è molto più easy listening di quel che ci si potrebbe aspettare. Insomma, non vedo davvero alcun motivo per non ascoltare Kosmodrom, anche perché — mi sbilancio — sarà molto probabilmente il mio disco doom metal preferito del 2022.


4. Djevel – “Naar Taaken Tetner” (da Naa Skrider Natten Sort, black metal)

Etichetta: Aftermath Music
Data di pubblicazione: 22 novembre 2022

I Djevel sono tra i moderni portacolori di quella che è la scena black metal norvegese. Rispetto agli anni Novanta, l’importanza mondiale della Norvegia nel genere si è ridotta, ma il Paese scandinavo continua a sfornare band interessanti. Tra questi, vi sono appunto anche i Djevel, giunti ormai all’ottavo album, e che da qualche anno in formazione vantano anche Faust (ex Emperor, Thorns e Aborym).

Sarà forse banale dirlo, ma Naa Skrider Natten Sort è davvero un disco di black metal norvegese. Ascoltandolo, puoi sentire veramente tutto il gelo, la freddezza, l’oscurità che gli epigoni scandinavi degli anni Novanta spargevano tramite la loro musica. I Djevel, poi, sanno compendiare il freddo approccio dei loro padri putativi con una vena melodica e quasi folkloristica, che li aiuta a disegnare paesaggi sonori piuttosto originali partendo da una base consolidata. Atmosfera, melodia, tradizione: Naa Skrider Natten Sort è un ottimo album che ha tutti gli elementi per far felici i fan del black metal norvegese che anelano un ritorno al passato, ma anche chi vuole avvicinarsi a quegli anni gloriosi partendo da band più recenti.


5. Maceration – “Lost In Depravity” (da It Never Ends…, death metal)

Etichetta: Emanzipation Productions
Data di pubblicazione: 25 novembre 2022

Storica formazione death metal danese, i Maceration hanno pubblicato qualche giorno fa il loro secondo album, intitolato It Never Ends…, a trent’anni esatti di distanza dal debutto A Serenade Of Agony. Un ritorno nient’affatto banale, anche perché la band è qui coadiuvata da una leggenda come Dan Swanö, autore di mix e master ma anche cantante dell’album.

Non è difficile immaginarsi che i danesi suonino un death metal decisamente vecchia scuola. In effetti è così, con It Never Ends… che si propone come un disco grezzo e violento, ma anche con un ottimo groove e una ben studiata sezione solistica. I Maceration, insomma, mettono insieme le migliori componenti del genere con una certa sapienza alchemica, risultando memorizzabili e addirittura cantabili (vedi ritornello di “Lost In Depravity”), senza rinunciare all’aspetto più ferale e selvaggio della loro proposta.


6. Leiþa – “01.09.2015” (da Reue, black metal)

Etichetta: Noisebringer Records
Data di pubblicazione: 13 gennaio 2023

Se la scena estrema underground ha incoronato i Kanonenfieber come una delle band più chiacchierate del momento, Noise, il mastermind del progetto tedesco, è uno che ama mettersi in gioco anche con altre entità. Questo discorso si applica pure a Leiþa, altra sua propaggine black metal.

Rispetto al progetto madre, tuttavia, ci si muove su coordinate stilistiche molto diverse. Melodico, atmosferico, ma anche disperato e depressivo, Reue ricorre al lato più emozionale del black metal, sfiorando — e a volte travalicando — i limiti del DSBM. In comune con Kanonenfieber ha una produzione pulitissima, che permette di discernere tutti i singoli passaggi: forse, a tratti, risulta anche troppo cristallina. Rispetto a molto depressive black, tuttavia, Leiþa sa spingere sull’acceleratore, con blast beat a volontà, distinguendosi per un approccio vocale con un flow davvero coinvolgente.


7. A La Carte – “Fetal Fajitas” (da Soup Dejour, death-thrash metal)

Etichetta: Autoprodotto
Data di pubblicazione: 25 novembre 2022

Ho scoperto totalmente per caso gli statunitensi A La Carte, band al primo album dall’estetica grindcore evidentemente ossessionata dal cibo disgustoso. Ebbene, Soup Dejour è uscito proprio in questi giorni, in maniera del tutto autoprodotta, ed è piuttosto sorprendente.

Di grindcore, in effetti, c’è praticamente quasi solo l’estetica. Per il resto, l’album assume principalmente sonorità death-thrash, prendendo in prestito qua e là elementi quasi doom e heavy metal. La vena ironica e scanzonata degli A La Carte è attorniata da un approccio melodico, con strutture relativamente semplici ma dannatamente efficaci. Anche la produzione sonora è cristallina ma non laccata, cosa che fa apprezzare altri dettagli come ad esempio la presenza di un basso fantasioso e pulsante, che arricchisce notevolmente la sezione ritmica dell’album. E poi, beh, per il resto la parte del leone la fa il concept, come detto ironico, macabro e scherzoso: basta leggere i titoli dei brani per farsi un’idea.


8. Holyarrow – “Chapter VI: The Oceanic Expedition” (da La Légende De Koxinga, melodic black metal)

Etichetta: Antiq Records
Data di pubblicazione: 28 novembre 2022

In questo episodio c’è anche spazio per la nuova uscita di una band cinese, gli Holyarrow. Sarebbero sicuramente stati materiale di interesse per il nostro ex redattore LordPist, grande esperto di musica e cultura cinese. I Nostri suonano un black metal epico e melodico, e La Légende De Koxinga rappresenta il loro terzo album.

Nonostante il titolo del disco in francese e quello dei brani in inglese, gli Holyarrow cantano in uno dei dialetti hokkien, idioma tipico della provincia del Fujian, nella Cina sudorientale. L’opera è un concept su Coxinga, condottiero che nel 1662 conquistò per conto della Cina imperiale l’isola di Formosa (oggi Taiwan), allora appartenente all’Olanda. Già anticipato da due brani usciti su 7″ lo scorso febbraio, La Légende De Koxinga conferma l’approccio dei cinesi, con sezioni molto epiche e melodiche che a tratti ricordano una versione orientale dei Bathory o una black metal degli Intestine Baalism. La musica degli Holyarrow comunque è molto riconoscibile e peculiare, e farà sicuramente felici i fan del black metal a tinte storiche