Extrema Ratio #127: 13/06/24-19/06/24 | Aristocrazia Webzine

Extrema Ratio #127: 13/06/24-19/06/24

Si rinnova come ogni mercoledì l’appuntamento settimanale con Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine dedicata alle nuove uscite (appena pubblicate o imminenti) del panorama black e death metal. Protagoniste di oggi, episodio numero 127, le seguenti otto band: Wormed, Horned Almighty, Defacement, Codex Mortis, Goat Semen, Ende, Miasmic Serum, Wrach.


1. Wormed – “Automaton Virtulague” (da Omegon, technical brutal death metal)

Etichetta: Season Of Mist
Data di pubblicazione: 5 luglio 2024

C’è una certa attesa per il quarto e nuovo album dei Wormed, band spagnola che ha da sempre fatto del brutal death metal tecnico in salsa sci-fi il suo marchio di fabbrica. I loro dischi hanno fatto scuola, e l’imminente LP Omegon avrà l’onere di mantenersi sullo stesso standard qualitativo dei suoi predecessori.

Basandomi sui due singoli finora svelati, “Automaton Virtulague” e “Protogod”, posso dire che i Wormed sono ancora in ottimo stato di forma. I loro riff tecnici sono accompagnati da improvvisi rallentamenti brutali e voce più cavernosa che così non si può, insieme a un drumming fotonico che già da solo vale il prezzo dell’album. In linea di massima, gli spagnoli ripropongono la formula che li ha resi conosciuti a partire da Exodromos in poi. Personalmente, in queste due tracce ho forse trovato meno marcate quelle atmosfere sci-fi che, per esempio, avevo riscontrato molto di più in Krighsu. Poco male comunque, perché la brutalità e la coerenza stilistica della band di Madrid restano assolutamente integre.


2. Horned Almighty – “Ascension Of Fever & Plague” (da Contagion Zero, black metal)

Etichetta: Soulseller Records
Data di pubblicazione: 14 giugno 2024

Tra le band black metal più longeve e rappresentative della scena danese, gli Horned Almighty sono scesi nuovamente in campo per presentare il loro settimo album, Contagion Zero, uscito venerdì scorso.

Più classici che non si può, i danesi sono fermamente radicati nella tradizione black metal, sia per approccio stilistico — evidentemente influenzato dai padri putativi della second wave — sia per estetica, riprendendo come tema principale quel satanismo che oggi paradossalmente molte band lasciano in disparte per esplorare altri argomenti. Tra blast beat, sezioni tritonali e uno scream gelido, gli Horned Almighty portano avanti con fierezza la bandiera del black metal anni Novanta, sventolandola come un vessillo anticristiano da anteporre in senso reazionario anche verso quelle stesse band che hanno optato per altre tematiche e soluzioni. Insomma: originalità ce n’è sicuramente poca, ma i danesi propongono un salto indietro nel tempo rinforzato da una buona produzione e un songwriting non troppo complesso ma sicuramente funzionale. Un disco che definirei semplicemente adatto agli affezionati del black metal scandinavo tradizionale.


3. Defacement – “Duality” (da Duality, blackened death metal)

Etichetta: Avantgarde Music
Data di pubblicazione: 26 luglio 2024

Provenienti dai Paesi Bassi — anche se i fondatori del progetto sono di nazionalità libica —, i Defacement rappresentano un nome da tenere decisamente d’occhio nel recente panorama black-death metal. Reduci da un secondo album estremamente positivo, il self-titled Defacement, la band sta per pubblicare il suo terzo LP, intitolato Duality.

Che il trio — completato dal talentuoso batterista italiano Marco Dal Pastro — sia ambizioso lo si comprende già dal fatto che il singolo sin qui rivelato è la title track, che dura ben sedici minuti e passa. Si tratta di una specie di suite blackened death metal caratterizzata da riff angolari, brusche accelerazioni e sezioni accattivanti, che elevano la composizione rendendola di fatto mai ripetitiva, come se fosse un lungo flusso di coscienza. Ciò che mi piace dei Defacement è questa loro capacità di suonare con naturalezza facendo convivere nel loro black-death anche reminiscenze jazz e porzioni atmosferiche e meditative, che diventano parte integrante del brano stesso senza allungare inutilmente il brodo. La prima impressione, quindi, è che Duality sia un disco che abbia tantissimo da dire: e, se già il precedente Defacement era un ottimo album, qui i presupposti per confermarsi su livelli ancora più alti sembrano esserci tutti.


4. Codex Mortis – “It Dies With Me” (da Tales Of Woe, black metal)

Etichetta: Black Lion Records
Data di pubblicazione: 21 giugno 2024

Ancora Paesi Bassi nel menù di oggi, con il secondo album dei Codex Mortis, intitolato Tales Of Woe. I blackster di Amsterdam usciranno con questo disco tra pochi giorni, cercando di confermare i già buoni propositi mostrati sull’album di debutto What Befalls Of Tainted Souls, risalente al 2021.

Prima, parlando degli Horned Almighty, dicevo come molte band black metal abbiano abbandonato o quasi temi satanici per esplorare altri argomenti, spesso afferenti al sé e focalizzati sull’individuo. Ho incluso i Codex Mortis anche per questo, perché si pongono a metà tra un approccio puramente old school come quello degli Horned Almighty e soluzioni più contemporanee, perché essi narrano di possessione demoniaca e degli effetti degli spiriti maligni sull’uomo, di fatto fondendo il focus individualistico e la componente old school di matrice infernale. E, devo dire, è qualcosa che si riflette anche nella musica dei Codex Mortis, anch’essa di base debitrice del black metal d’una volta, ma con idee tendenzialmente più melodiche e scelte in sede di produzione e accordatura che si avvicinano più al death metal. Perennemente in bilico tra tradizione e modernità, gli olandesi magari non reinventano la ruota, ma la loro interpretazione del black metal risulta alla fine sufficientemente personale e funzionale.


5. Goat Semen – “Midnight Worship” (da Fuck Christ, black-death metal)

Etichetta: Hell’s Headbangers Records
Data di pubblicazione: 26 luglio 2024

Attivi da circa un quarto di secolo, i peruviani Goat Semen sono forse una delle band sudamericane più conosciute se si pensa alla scena war metal attuale. Già autori di numerose uscite minori (con un solo album all’attivo, Ego Svm Satana del 2015), i Goat Semen tra poco più di un mese usciranno con un nuovo EP, intitolato semplicemente e “sobriamente” Fuck Christ.

Con la solita copertina bianca e nera con scritte rosse d’ordinanza, già si può intuire il contenuto stilistico-musicale di questo EP. Che, in effetti, non tradisce le aspettative: il singolo che anticipa il mini-album si chiama “Midnight Worship” e pesca a piene mani da quel black-death bestiale tipico dei primi anni Novanta, con Blasphemy e primi Beherit come evidenti influenze primigenie. I Goat Semen, comunque, conservano una maggiore parentela con il black metal grazie a un riffing meno convulso e più minimale rispetto ad altre formazioni war metal, ricordando da vicino anche la semplicità seminale degli statunitensi Von e le strutture più tipicamente ottantiane di certe band black-thrash brasiliane. Di sorprese, insomma, ce ne sono pochissime, ma per questo tipo di release e di approccio stilistico direi che va benissimo così.


6. Ende – “Cabale Nocturne” (da L’Aube Des Anathèmes, black metal)

Etichetta: Immortal Frost Productions
Data di pubblicazione: 28 giugno 2024

Duo attivo dal 2010, i francesi Ende si sono fatti strada nell’underground transalpino a suon di album e uscite secondarie. La band black metal è così in procinto di tagliare il traguardo del sesto album, in uscita il 28 giugno e intitolato L’Aube Des Anathèmes.

Anche con questa band ci tuffiamo in un approccio black metal dichiaratamente old school, ma al tempo stesso diverso rispetto a quanto visto in precedenza. Con gli Ende si ha infatti un ritorno a sonorità più grezze e primordiali, con tanto di focus su quelle chitarre zanzarose che hanno caratterizzato a lungo il black metal. Anche le composizioni sono decisamente più semplici e minimali, con un utilizzo più prolungato del blast beat che accompagna questi riff gelidi e melodici, atti a consegnare un’atmosfera fredda e decrepita all’ascoltatore, con soluzioni che sfociano in un approccio quasi depressive black quando la batteria decide di rallentare in malinconici down-tempo. In definitiva, gli Ende interpretano questo tipo di black metal in modo sicuramente efficace, come del resto spesso accade ai francesi, depositari di una scena molto interessante e spesso un po’ sottovalutata.


7. Miasmic Serum – “Immortal Entity” (da Infected Seed, death metal)

Etichetta: Chaos Records
Data di pubblicazione: 14 giugno 2024

Per la consueta quota italiana della settimana, ho scelto di parlare di un album d’esordio, per l’esattezza Infected Seed dei trevigiani Miasmic Serum. Pur essendo esordienti sotto questo moniker, i tre vantano già una discreta esperienza, venendo da band come Restos Humanos e Afraid Of Destiny giusto per fare due nomi. Il disco è disponibile interamente da venerdì scorso.

I Miasmic Serum ci riportano alla mente il death metal di stampo americano degli anni Novanta, con riff marci e tirati sotto i quali si esibisce una batteria sufficientemente variegata. Piuttosto particolare la prova vocale, che rivela un timbro personale e leggermente diverso rispetto ai growl tipici del classico death metal. Sembra interessante anche l’approccio tematico, dal momento che il disco contiene rimandi a piante velenose, nonché a esperienze extrasensoriali causate evidentemente da inalazioni tossiche. In mezzo c’è spazio anche per un paio di ospiti d’onore, come Jason dei Misery Index e Fiore dei Fulci, la cui presenza aggiunge un tocco di colore e interesse in più.


8. Wrach – “Quae Infra Volo Videre” (da Quae Infra Volo Videre, black metal)

Etichetta: Apocalyptic Witchcraft Recordings
Data di pubblicazione: 20 giugno 2024

Chiudo l’appuntamento di oggi con una one man band, anch’essa all’album d’esordio, chiamata Wrach. Proveniente dal Galles, questo progetto poggia le sue basi su un black metal grezzo: tra pochi giorni esce il primo LP, intitolato Quae Infra Volo Videre.

Le band puramente black metal che ho trattato in questo episodio sono tutte di matrice old school, ma il bello è che lo trattano in modo diverso. Con Wrach, infatti, si assiste a un’interpretazione ancora diversa del metallo nero, che ha sicuramente in comune con i succitati Ende l’apprezzamento per la minimalità del riff e i suoni lo-fi. Wrach, tuttavia, ridirige questo interesse verso suoni ancora più polverosi, in cui comunque il focus musicale appare meno improntato a soluzioni blastate (che pure non mancano), quanto piuttosto a uno stile ipnotico, a tratti burzumiano. La one man band gallese prosegue in questo moto ondivago sorretto da chitarre polverose, che donano all’album un’aura di un certo fascino. Faccio però solo appunto: ho trovato i suoni della batteria troppo poco lavorati e a tratti fastidiosi, e temo che questo possa leggermente rovinare l’esperienza. Ma, essendo solo il primo album, Wrach avrà tutto il tempo per limare anche questi dettagli.