ATER

   
Gruppo: Ater
 
Formazione:

  • Samael – Chitarra, Voce
  • Fez – Chitarra
  • Nebiros – Chitarra
  • I – Basso
  • Acharnoth – Batteria
 

ATER

È dall'underground torinese che giungono a noi gli Ater, formazione attiva da sette anni che ha rilasciato da poco il nuovo Ep "De Aeterna Tragoedia".

 


 

Ciao ragazzi, iniziamo con le presentazioni di rito: chi sono gli Ater? Volete aggiungere qualche nota biografica per chi non vi conoscesse?

I: Senza scendere troppo nei dettagli, gli Ater sono una formazione Black Metal attiva dal 2005 con origini tra Torino e Cuneo. Nel 2009 abbiamo pubblicato il nostro primo full "Oltre La Vetta" e dopo un cambio di formazione abbiamo ricominciato la nostra attività live e la stesura dei pezzi del nuovo album.

Dopo la pubblicazione del primo full, "Oltre La Vetta", si è verificato tra le vostre file un radicale cambiamento di formazione. Senza necessariamente voler entrare nel merito dell'accaduto, quali sono i vantaggi e gli svantaggi che queste defezioni hanno apportato al gruppo?

I: Punti di vista: con i vecchi componenti c'era un affiatamento del tutto particolare ma problemi e scelte di natura personale ci hanno portati a un bivio in cui abbiamo dovuto fare a meno della partecipazione di due ottimi elementi. Le "new entry", se così si possono chiamare dato che condividono la nostra storia da anni, hanno aderito perfettamente alle nostre aspettative, quindi oltre a una sorta di nostalgia per i "bei tempi" non abbiamo notato svantaggi ma anzi abbiamo avuto la possibilità di crescere dal punto di vista tecnico.

"Oltre La Vetta" era un buon disco seppure soffrisse ancora un po', a mio giudizio, di una latenza di personalità che invece fuoriesce prepotentemente dai nuovi pezzi. Come è cambiato il vostro modo di comporre? Da allora in cosa e quanto siete cresciuti come band e come singoli membri?

Fez: Ti ringrazio dell'apprezzamento. Il modo di comporre non è cambiato, sono passati gli anni e di conseguenza è cambiato il modo di elaborare le influenze musicali in modo più personale. Di certo l'ascoltatore potrà ritrovare dei temi ricorrenti nel mio modo di comporre che, pur maturando, ha uno stilema preciso. Compongo sempre da solo in casa ma i consigli e le opinioni che mi danno costantemente gli altri membri fanno sì che i pezzi si formino con un gusto che prende anche molto dalle loro personalità, "De Aeterna Tragoedia" rispetto a "Oltre La Vetta" ha molti più pezzi arrangiati a dieci mani piuttosto che soltanto dalle mie.

Ritengo che uno dei punti di forza di "De Aeterna Tragoedia" sia la capacità di far confluire diverse influenze (primi Setherial e Dissection sono alcuni nomi che ho percepito) filtrandole attraverso una forte identità propria. Quali sono i vostri riferimenti musicali? Quali sono le formazioni che più hanno influito sul vostro modo di far musica?

Fez: La scuola svedese mi ha influenzato parecchio, Dark Funeral in primis. In "Oltre La Vetta" il vecchio batterista (Shadowmaster) ha contribuito alla stesura di alcuni dei pezzi e la sua influenza derivava più dalla scuola norvegese dei primi anni '90, anche se la mia linea compositiva era più presente rispetto alla sua. Dai tempi della stesura dei pezzi di "Oltre La Vetta" a quelli di "De Aeterna Tragoedia" è passato del tempo, è quello che modifica il modo di comporre, oltre ovviamente al crescere della propria maturità personale.

A livello tematico vi siete distaccati dal recente passato, andando a scavare più nell'initimità del concetto di "tragedia". In "La Caduta Del Re Di Tebe" è palese l'ispirazione a "Edipo Re" di Sofocle, ma, a livello generale, quali sono gli elementi chiave che vi hanno invogliati a trattare questo tipo di tematica?

Samael: Sin da bambino sono stato molto affascinato dalla cultura classica e dalla mitologia greca, che continuo a considerare, al pari del Cristianesimo, la matrice prima dell'Europa mediterranea, e nella vicenda di Edipo mi ha molto stuzzicato il rapporto tra cecità e conoscenza. Soprattutto mi ha sempre attratto Tiresia, l'indovino cieco. Il fulcro del testo è la consapevolezza nella resa, o meglio, nella presa di coscienza tramite l'accettazione, e la successiva catarsi. A Tiresia è donata la preveggenza, simbolo di conoscenza pura e assoluta, nel momento in cui viene privato della vista, che è sin dalla nascita il nostro primario strumento di indagine. Tiresia è in un rapporto quasi chiasmico con Edipo. Per Tiresia la cecità è la via che conduce alla conoscenza, per Edipo la conoscenza è il mezzo che conduce alla cecità. Cecità catartica in quanto porta al distacco dal contingente. Abbiamo cambiato tematiche semplicemente perché siamo cresciuti, e la vita stessa è cambiamento. Ho sempre scritto delle cose che mi passavano in testa in quel momento, i miei testi sono un modo per esternare le mie riflessioni del periodo tramite immagini e metafore, quello che per il pubblico è un concept per me è soltanto un passaggio.

In quanto bassista, non ho potuto fare a meno di notare l'evidenza data al basso nei vostri pezzi e questo è un ulteriore punto a favore, dal momento che, in molte uscite Black Metal, questo strumento viene relegato ad un ruolo di partecipazione minima. Mi viene quindi spontanea una curiosità: il vostro distacco da questa malsana "abitudine" è avvenuto spontaneamente o ci avete lavorato in maniera particolare?

I: Da bassista, ti dirò, il tutto mi viene naturale. Ascolto musica a 360°, sono moderatamente schizzato e credo che ciò mi sia stato di grande aiuto nell’arrangiamento delle mie linee. Il risalto dato nella produzione è una sorta di "deformazione professionale", in quanto ho curato le fasi di mixaggio e di mastering dell’EP.

Riallacciandomi alla domanda precedente mi inoltro nel discorso produzione: vi siete autoprodotti ottenendo risultati più che ammirevoli, credete che di questi tempi, per una band, l'autoproduzione sia la via migliore per mantenere il pieno controllo del proprio operato?

I: Dipende dai casi: se si ha la possibilità di avere una propria sala attrezzata con gli strumenti necessari l’autoproduzione è sicuramente un ottimo strumento. Anche noi siamo rimasti sorpresi dalla resa finale dell’EP ed è un esperimento che sicuramente ripeteremo. Non essendo sotto la pressione economica di uno studio di registrazione forse si tende a dilatare i tempi e comunque il risultato finale discosterà sempre in termini qualitativi da chi fa questa attività come mestiere a tempo pieno, ma la soddisfazione è stata comunque grande.

Fez: Prima di tutto un disco lo si registra per se stessi, per soddisfazione personale insomma. Spenderci dei soldi comporta spesso il non rientrare nelle spese e il risultato può non essere ciò che ti aspettavi. "Oltre La Vetta" è stato registrato in studio ma la resa finale non era quella che ci aspettavamo, complice anche la nostra inesperienza. Con "De Aeterna Tragoedia", abbiamo sperimentato l'autoproduzione totale spendendo molto più tempo su cosa volevamo migliorare.

Ho letto nella vostra biografia che siete alla ricerca di un'etichetta. Fate un piccolo appello: esponete i motivi per cui, secondo voi, una label dovrebbe proporvi di entrare a far parte del proprio roster.

Ater: Non ci sono motivi per fare un appello, ascoltate il disco.

Si parla spesso del concetto di "underground", ma qual è il suo significato nell'era di Internet, in cui tutto è alla portata di tutti? Qual è, secondo voi, la valenza di questo modo di porsi in maniera quasi "elitaria" nei confronti del pubblico?

I: Credo che il vero underground sia sotto quattro metri di terra umida in compagnia dei vermi; certo, è ovvio che nei primi anni di attività la tua visibilità sarà bassa, ma questa mania di fregiarsi di essere underground sinceramente non l’ho mai capita.

Samael: Nel momento in cui c’è la possibilità di far entrare del vero denaro nelle tasche del gruppo vedi dove va a finire l’underground. Siamo tutti buoni a fare i santi senza tentazioni, non si è underground per scelta, si è underground per necessità.

Nebiros: Dopo dieci anni come musicista, credo che l’underground sia il concetto che fa "true" e che ti esalta quando hai diciotto anni. Credo che se un gruppo volesse rimanere underground sul serio, non farebbe live né tantomeno registrerebbe un disco. Si può avere attitudine e coerenza anche senza essere underground.

Cosa ne pensate della scena italiana? E, nello specifico, di quella torinese?

Samael: In Italia sono stati prodotti dischi eccezionali, basti guardare ai lavori di Spite Extreme Wing, dei primi Aborym, dei Forgotten Tomb e dei Tenebrae In Perpetuum, e a "Fulgures" degli Janvs che ritengo uno dei migliori lavori degli ultimi anni. Attualmente la scena italiana è un po’ morta, ci sono buoni gruppi, ma le produzioni effettivamente innovative e con una forte identità al momento sono poche, come d’altronde sono poche in tutto il mondo. Il Black Metal ha bisogno di evolversi, ha bisogno di sperimentazione. Ci siamo tutti fossilizzati sugli stilemi di quindici anni fa, è venuto il tempo di osare anche nel più conservatore tra i generi musicali. La scena torinese poco alla volta sta tornando in vita, le nuove leve sono meritevoli e, senza fare nomi, forse uno o due gruppi salteranno fuori.

Nebiros: Credo che la scena italiana negli ultimi anni abbia perso non poco smalto. Quelle che erano realtà interessanti fino a qualche anno fa hanno fatto un balzo in avanti, mentre di nuove proposte interessanti ne sono spuntate molto poche a mio parere. Di ciò però non si può attribuire la colpa solo alle nuove generazioni o alla scena in sè, ma anche a tutta l’organizzazione che ruota intorno ad essa. Non è un mistero che diventi sempre più difficile, soprattutto per chi è all’inizio, trovare un posto dove suonare senza essere abbandonati a se stessi, o rientrare anche solo un minimo delle spese che una passione come suonare musica comporta. A questo c’è da aggiungere anche l’esterofilia che gioca anche il suo ruolo, seppur in modo minore.

Molto spesso parlo e rifletto sul fatto che, a mio avviso, l'Industrial Black Metal (prendendo ad esempio band come Diabolicum, Neo Inferno 262 e così via) sia una delle evoluzioni più consone alla natura del genere da cui deriva. Qual è il vostro pensiero al riguardo?

I: Ho ottimi ricordi della svolta degli …And Oceans con gli Havoc Unit, per il resto non mi sono mai addentrato particolarmente nel genere, quindi non ti saprei dire… Sono però convinto che sia un genere musicale talmente vasto e aperto alle emozioni che non ci sono potenzialmente limiti alle contaminazioni. C’è chi preferisce suonare come vent’anni fa e chi abusa di sintetizzatori e drum machine… sinceramente non ci trovo nulla di male.

Quali sono stati gli avvenimenti e i dischi fondamentali nella vostra vita di musicisti?

Nebiros: Probabilmente gli avvenimenti principali nel mio essere musicista sono stati sicuramente i primi giorni in cui muovevo i primi passi come chitarrista e il mio primo live. Disco fondamentale direi che è stato "At The Heart Of Winter" degli immortal, il primo disco che mi ha fatto apprezzare sonorità decisamente più estreme rispetto ai miei ascolti usuali, essendo cresciuto ascoltando le vecchie glorie dell’Hard Rock come Aerosmith o Alice Cooper. Da lì è partito poi tutto…

I: Ogni singolo passo è stato fondamentale, specialmente quelli che mi hanno avvicinato a generi musicali completamente differenti. Per quanto riguarda il Metal ho sempre ammirato lo stile compositivo e d’esecuzione di Steve DiGiorgio, ma non sono portato ad avere miti a cui ispirarmi, anche se indirettamente l’influenza arriva.

Samael: Sono nato in una famiglia cultrice del cantautorato italiano e poco alla volta, cominciando a suonare la chitarra, mi sono diretto prima verso il Rock e l’Hard Rock in lingua inglese e poi verso lidi più estremi. Continuo a conservare una forte passione per la musica leggera e penso che i dischi che hanno lasciato tracce più profonde nella mia vita siano stati "The Wall" dei Pink Floyd e "The Unforgettable Fire" degli U2. Per quanto riguarda il Black Metal sicuramente "Herbstleyd" di Nargaroth e "Apparitia" dei Celestia.

Acharnoth: Ho iniziato a suonare controvoglia il pianoforte con un'impostazione classica. Questo è uno degli strumenti preferiti di mio padre e riesco ancora a ricordarmi l'oppressione del solfeggio e della didattica: ciononostante questo è stato davvero l'inizio perché grazie a queste basi ho avuto la possibilità di scrivere e comporre musica in maniera del tutto semplice approcciandomi allo studio della batteria con rudimenti e tecniche, prima di tutto lo stick control. Ho avuto modo di conoscere il genere Metal e uno dei gruppi che mi ha influenzato maggiormente sono stati gli Slipknot: questo tipo di drumming ha forgiato in maniera indelebile i pattern e i fill di batteria che uso frequentemente anche negli Ater; la vera svolta per il drumming è stata la scoperta dell'album "Demigod" dei Behemoth dove l'esecuzione precisa e non scontata di Inferno mi ha posto nuovi obiettivi. Da allora il blast non è diventato esclusivamente una serie di colpi con la stessa dinamica bensì fraseggio in aiuto alle linee dinamiche del pezzo.

F: Come disco fondamentale citerei "The Number Of The Beast", mi ha fatto scoprire questo mondo. Sono cresciuto con gli Iron Maiden, passando poi al Thrash, al Power e al Death Metal. Il Black Metal è stata una scoperta tardiva arrivata verso il 1999 quando un amico mi ha fatto ascoltare "Nightwing" dei Marduk. Il fondersi delle sonorità melodiche con la malvagità del cantato (considero ancora Legion come uno dei migliori cantanti Black Metal) assieme ai blast beats ad alti bpm mi ha folgorato.

C'è che dice che la facilità del web abbia snaturato il modo di concepire e vivere questa musica, c'è chi dice che invece siano molto i vantaggi di questa tecnologia e poi ci sono coloro che, semplicemente, sposano un punto di vista intermedio. Quali sono (stati), a vostro avviso, gli effetti positivi e negativi dell'avvento di tutti questi immediati mezzi di comunicazione?

I: Dal punto di vista della visibilità è un ottimo mezzo sia per la band sia per chi è alla ricerca di nuova musica, senz’ombra di dubbio. Il "problema" è che forse ha sdoganato in maniera eccessiva la musica e strumenti per crearla, rendendola alla portata sia di appassionati ma anche di gente annoiata che ha perduto la cognizione di cosa sia ascoltare con la testa un disco.

Samael: Internet è un mezzo potente, senza Internet probabilmente mi sarebbero sfuggite una buona parte delle cose che ascolto attualmente. Il costo medio del cd è esageratamente elevato, e penso che sia concedibile e lecito un ascolto gratuito a tutti. Il pagamento del cd a mio avviso deve essere soltanto un contributo all’artista, se volessimo guadagnare suonando di certo non suoneremmo Black Metal. Il rovescio della medaglia è che, quando hai a disposizione gratuitamente una quantità di musica illimitata, l’ascolto medio diventa molto superficiale. Ricordo che quando ero ragazzino ascoltavo certi dischi in loop per giorni e giorni, ne avevo pochi ed ogni volta che ne acquistavo uno era un evento ed era un pezzo da far girare nel lettore finché non diventava illeggibile. Se il disco non mi faceva impazzire andava bene lo stesso, ci avevo speso dei soldi e continuavo ad ascoltarlo comunque finché non ci trovavo qualcosa che mi piaceva. Al giorno d’oggi un disco scaricato dopo due ascolti è promosso o bocciato, e il disco che bocciamo finirà irrimediabilmente nel dimenticatoio senza seconde chance perché avremo subito qualcos’altro con cui rimpiazzarlo. E se avessimo dovuto ascoltare quel disco soltanto due volte in più per comprenderlo e apprezzarlo?

Avete di fronte una persona che non vi conosce: cosa direste per convincerla a buttare un'orecchio al vostro nuovo EP?

Ater: Non sapremmo veramente cosa dire, cadremmo nei soliti clichè. Semplicemente ascoltate il disco.

Attività live: come vanno le cose su questo fronte? Qual è la risposta media del pubblico alle vostre esibizioni? Ci sono date già confermate che potete comunicare ai nostri lettori?

Samael: L'attività live funziona, i nostri pezzi rendono bene dal vivo e poco alla volta stiamo acquisendo l'esperienza necessaria per fare uno show all'altezza. La risposta del pubblico è abbastanza varia. Abbiamo suonato davanti a cento persone immobili e a trenta che distruggevano tutto, e sinceramente continuo a preferire i concerti con poca gente veramente coinvolta a quelli con un centinaio di sagome a braccia conserte. Mi è sempre stata sul culo l'attitudine "no fun" di molti blackster italiani. Ho sempre creduto nella teoria dello scambio di energie, un gruppo da tanto quando il pubblico da qualcosa al gruppo. Un pubblico completamente statico di certo non può pretendere una performance eccezionale da parte di chi sta sul palco.

Rimanendo in tema di concerti, se aveste la possibilità di suonare con cinque gruppi a vostra scelta (sia del passato che del presente) su quali ricadrebbe le vostra scelta e perchè?

Fez: Summoning per le atmosfere incredibili che renderebbero, Watain per la malignità con la quale suonano, Abigor o Deathspell Omega per la pazzìa e la trance compositiva, Marduk per la distruzione sonora e ovviamente Immortal solo per il fatto di vedere Abbath nel backstage che fa la sua classica camminata.

I: Pur c’entrando poco direi Sunn O))), Nachtmystium, Emperor, Enslaved ed Arcturus.

Samael: Manowar, perché sono il più grande gruppo Heavy di sempre, nonché i miei iniziatori al genere. Virgin Steele, amo i loro testi e la loro "spinta eroica", Nachtmystium, Immortal, i Bathory del periodo centrale.

Acharnoth: Ai miei compagni di gruppo la risposta apparirà scontata… Behemoth: il mio gruppo preferito!

Nebiros: Immortal per la grande influenza che hanno avuto i loro dischi per me, aggiungerei poi Marduk, Gorgoroth, Dissection e uscendo totalmente dalla scena estrema sarebbe fantastico suonare per Alice Cooper!

Gli ultimi tre dischi che avete ascoltato?

I: Have A Nice Life – "Deathconsciousness", Colosseum – "Parasomnia", Death In Vegas – "Trans-Love Energies".

Fez: Abigor – "Fractal Possession", Deathspell Omega – "Paracletus", Ascension – "Consolamentum".

Samael: Sean Rowe – "Magic", Woods Of Desolation – "Torn Beyond Reason", Rome – "Flowers From The Exile".

Nebiros: Alcest – "Les Voyages De L'Ame", Les Discrets – "Ariettes Oubliées", Buckethead – "Crime Slunk Scene".

Acharnoth: Behemoth – "Evangelion", Dying Fetus – "Descend Into Depravity", Ascension – "Consolamentum".

Cosa possiamo aspettarci dagli Ater nel prossimo futuro? Quali saranno i vostri prossimi passi?

I: Una buona base di partenza sarebbe terminare l’arrangiamento delle nuove canzoni per registrare il secondo full, fare quanti più concerti possibile in Italia e all’estero e, soprattutto, trovare un'etichetta.

Bene ragazzi, l'intervista è conclusa. Un grazie per la disponibilità e i migliori auguri per i vostri piani futuri. Augurandomi di avere nuovamente occasione di trattare vostro materiale, vi cedo la parola ancora una volta per un saluto ai nostri lettori.

Ater: Grazie a te per l’intervista e per lo spazio concessoci! Grazie anche a chi è arrivato fino alla fine. I nostri contatti sono Facebook e Bandcamp (in cui è presente il disco "Oltre La Vetta" acquistabile in formato digitale).

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