BLACK LAND

   
Gruppo: Black Land
 
Formazione:

  • Nick 13 Cynar – Batteria
  • Willer – Chitarra e Voce
  • Pinna – Basso
  • Catena – Chitarra 
 

 


 

Do il benvenuto a Nick dei Black Land sul nostro sito.

Nick: Ciao a tutti! Grazie per il vostro invito!

Come sempre diamo un po' di notizie storiche sulla band, parla pure a ruota libera.

Ci siamo formati nel 2001 sotto il nome di Wizard, con Willer (chitarra e voce), Nicola (batteria) e Carlo Gagliardi (basso). Nel 2005 entriamo in studio per registrare "Evil Of Mankind", album che non avrà una sua uscita discografica. L'anno successivo Carlo decide di lasciare la band per dedicarsi a tempo pieno al progetto D.P.G. Dopo alcuni mesi di inattività entra a far parte della band Pinna e da qui inizia una nuova fase del progetto. Cominciamo a comporre nuovo materiale e parte una intensa stagione live. Dopo due anni di attività entriamo in studio per la registrazione del nuovo album e nel frattempo si unisce alla formazione Manuele Frau che porta e aggiunge la sua influenza nella band. A gennaio 2010 esce lo split con i K.T.E.R. in formato vinile 10” e a maggio esce finalmente il nostro primo album ufficiale "Extreme Heavy Psych" prodotto da Bloodrock Records e distribuito da Black Widow Record.

Sono passati quattro anni dal debutto con "Evil Of Mankind", com'è stata la gestazione di questo secondo "Extreme Heavy Psych"?

"Extreme Heavy Psych" in realtà è il nostro primo album poiché il predecessore non è mai uscito come album ufficiale. Si può dire che "Evil Of Mankind" appartiene al periodo Wizard, anzi racchiude alla perfezione tutto quello che si era creato con la prima formazione. "Extreme Heavy Psych" invece è il nostro disco definitivo con la formazione attuale, è il primo album dei Black Land e quindi ovviamente dietro c'è un altro modo di gestazione e di lavorazione. Vi è una differenza nelle composizioni dei brani, una differenza stilistica che ritroviamo anche nel lavoro svolto in studio. "Evil Of Mankind" comunque in futuro verrà stampato in vinile sotto il nome Wizard.

Il disco rientra in pieno nel filone che si è rivitalizzato negli ultimi anni, lo stoner-doom che prende dalle radici settantiane e space. Cosa vi spinge ad attingere da quelle fonti?

Sicuramente l'amore viscerale che abbiamo tutti nei confronti di queste sonorità ci porta ad attingere da esse. Siamo cresciuti ascoltando band come Black Sabbath, Pentagram, Cathedral, Kyuss, Hawkind e tutte quelle che sono le realtà di questo vasto panorama; è in questo che abbiamo le nostre radici musicali.

Le tracce hanno come punto a loro favore quello d'essere una diversa dall'altra soprattutto dal punto di vista dell'umore, ci s'imbatte in episodi stoner-rock, altri legati più al doom o altri ancora come lo strumentale "Holy Weed Of The Cosmos (The Great Ritual)" che sembra esser uscito da un disco degli Hawkwind. Come componete? Ci sono dei canoni che seguite o siete guidati dall'istinto?

I brani nascono fondamentalmente da lunghe jam session in studio, che in seguito vengono lavorate e sviluppate. È da qui che nasce poi la canzone, da tutto quello che c'è di buono dell'improvvisazione iniziale. Passiamo le ore in studio cercando, tramite l'ispirazione del momento, di trasformare in musica le nostre emozioni e la nostra empatia. Si può dire che nella composizione vi è sia il lato istintivo che sta nell'improvvisazione e sia quello più razionale che riguarda soprattutto l'assemblaggio dei brani.

Quali sono le tematiche che affrontate nei testi?

Le tematiche dei testi sono svariate. Si toccano argomenti per la maggior parte esoterici. Si può dire che il disco è in effetti un viaggio; un viaggio che attraversa lo spirito nei meandri delle tenebre dell'anima fino ad arrivare ai colori della luce. Noi pensiamo che l'uomo sia potenzialmente in armonia e in stretto contatto con le leggi della natura, siamo un microcosmo all'interno di un macrocosmo e tutto ha una sua corrispondenza energetica, tutto ciò che sta in alto è tutto ciò che sta in basso diceva Ermete Trimegisto. Le antiche civiltà sono un esempio lampante di questa armonia, ma purtroppo oggi si fa fatica a trovare una via che permetta all'uomo di capire la vera vita, la vera armonia con se stesso e con il mondo tutto.

Chi ha curato la parte grafica? Calza perfettamente ed è allucinata al punto giusto, a chi si deve tale opera?

Grazie! È stata un'idea mia e della mia ragazza Fabiana De Luca che è la nostra grafica, sotto i vari consigli di tutti i componenti logicamente. Sono dei miei disegni e Fabiana ha fatto tutto il lavoro che sta dietro le varie modifiche e i vari assemblaggi delle immagini.

La scena romana ha fatto spesso capolino sulla nostra webzine, la line-up dei Black Land quasi in toto da vita a un'altra realtà capitolina importante: i Doomraiser. Come si conciliano gli impegni con le due band? E quanto una deve all'altra se vi è un legame o filo conduttore?

Dobbiamo dire una cosa molto importante e cioè il fatto che le due realtà sono assolutamente lontane sia a livello puramente stilistico che a livello compositivo e concettuale. Sono due entità con una propria vita e una propria soggettività. Il fatto che tre di noi facciano parte anche del nucleo Doomraiser non implica la stretta influenza. Con i Doomraiser vogliamo esprimere delle emozioni, con i Black Land altre.

Qual è il tuo pensiero sulla scena nazionale? Difetti e pregi?

Io penso che la scena italiana oggi sia più fresca che mai. Penso che esistano tantissime realtà musicali e non solo che non hanno niente da invidiare a realtà oltre confine. Si può dire che oggi più che mai finalmente esiste una scena.

Cosa manca, se manca qualcosa, alle nostre formazioni per fare il salto di qualità a livello internazionale?

Alle nostre formazioni non manca proprio niente, forse manca qualcosa a tutto quel mondo che c'è dietro le formazioni, parlo delle situazioni live e delle varie case di produzione che non fanno niente affinché vi sia una visibilità maggiore alle proprie band, soprattutto all'estero. Noi in questo contesto abbiamo la fortuna di collaborare con persone serie e competenti.

Ci sono band nostrane che vi sentireste di consigliare come ascolto o con cui vorreste condividere o ricondividere il palco?

Tantissime: Midryasi, God Watt Redemption, Ufomammut, K.T.H.R., L'Ira Del Baccano, Sesta Marconi e tante tante altre.

Situazione live: si trova il modo di suonare o è davvero disastrosa come spesso la si racconta?

Si trova il modo di suonare ma come citavo poc'anzi non sono sempre realtà bellissime. Questo è un grande dispiacere per tutte le band con cui stiamo in contatto. In questo contesto l'Italia si può dire che stia un po' indietro con i tempi.

Qual è il ricordo più bello che ha avete sinora legato a un live o a un'esperienza condivisa su palco che vorreste assolutamente ripetere?

Non abbiamo dei ricordi particolari sinceramente parlando. Il fatto è che ogni situazione live ha la sua unicità, ogni concerto è un'emozione nuova che condividiamo con altre persone. Forse sono tanti i momenti che abbiamo condiviso on stage legati ad esperienze particolari, quindi essendo tante non saprei da dove iniziare.

Quali sono le prossime mosse dei Black Land?

In autunno faremo un po' di date in Italia per la promozione dell'album, successivamente rientreremo in studio per registrare il prossimo album che è già in cantiere sviluppando soprattutto lo stile space-rock e avvicinandoci sempre di più alla sperimentazione sonora. Sicuramente il periodo di riferimento sarà la primavera inoltrata.

Ringraziandoti per il tempo dedicatoci, a te l'ultima parola.

Vi ringraziamo ancora per il vostro supporto e Stay Psych.

 
 
 

 

 

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