DOOMRAISER

   
Gruppo: Doomraiser
 
Formazione:

  • Nicola "Cynar" Rossi – Voce
  • Andrea "BJ" Caminiti – Basso
  • Willer – Chitarre
  • Drugo – Chitarre
  • Pinna – Batteria
 

Oggi abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Nicola, alias Cynar, e BJ, rispettivamente voce e basso dei romani Doomraiser, parabola ascendente del panorama Doom italiano. La loro terza e più recente uscita, "Mountains Of Madness", è negli scaffali già da qualche mese e ha rappresentato, a mio avviso, un'importante maturazione da parte della band, dimostrando la loro volontà di innovare e introdurre elementi nuovi nella musica senza creare una rottura col passato. Siamo curiosi di sapere che aria tiri in casa Doomraiser e se qualcosa bolle già in pentola.


 

Prima di tutto, ciao, vi do il benvenuto a nome di Aristocrazia! Inizierei con una domanda puramente di rito: parliamo un po' della vostra storia, come sono nati i Doomraiser, quali erano le vostre aspettative e chi sono le persone che ne fanno parte? Quali sono i passi della vostra carriera che ritenete fondamentali?

Cynar: Ciao a tutti! La nostra storia risale all'estate del 2004 con l'incontro di persone che volevano sviscerare tutte le proprie emozioni nella musica del destino; nell'autunno dello stesso anno alla formazione, composta già da me, BJ, Pinna e Drugo, si aggiunge Valerio nel ruolo di seconda chitarra, è da qui che tutto ha inizio! In realtà noi non avevamo grosse pretese, volevamo suonare fondamentalmente per divertirci, appagando così le nostre passioni accomunate, successivamente con il tempo e prendendo sempre più sul serio il progetto le cose sono venute da sole in maniera molto spontanea e naturale, i primi concerti, il primo demo, il primo album, il primo tour e così via.

BJ: Tutto è nato e continua a evolversi con molta naturalezza. Un gruppo di amici che voleva condividere la stessa sensazione. Un gruppo di amici ai quali ogni membro che si è aggiunto, Nicola prima e Valerio dopo, lo ha fatto senza forzature, ma con la stessa e sola volontà di condividere un sentimento comune e anzi divenendo amico a sua volta. Questo perché il Doom non è solamente un genere musicale, ma una cosa molto più ampia.

Il terzo disco è da molti critici indicato come quello della maturità. Chi erano i Doomraiser di "Heavy Drunken Doom" e chi sono i Doomraiser di "Mountains Of Madness"? Come siete cambiati come persone e come musicisti? Ci sono stati dei mutamenti nel vostro modo di intendere la vostra produzione musicale?

Cynar: Sicuramente il primo vero cambiamento sta forse proprio nell'atto pratico della dipartita di Valerio e la sostituzione con Willer, l'approccio allo strumento tra i due musicisti è molto diverso, quindi questo avvenimento ha già di per sé cambiato un po' i connotati dello stile dei Doomraiser, non snaturandolo. In "Mountains Of Madness" penso che questo si possa notare per un approccio più psichedelico nella musica. Comunque in generale sul primo album eravamo molto più ingenui e istintivi, anche se in fondo non abbiamo mai abbandonato la nostra istintività e il nostro amore viscerale nei confronti della spontaneità artistica; a livello compositivo il tutto avviene in maniera molto diretta.

BJ: I cambiamenti, o meglio l'evoluzione dei Doomraiser, entità unica composta da diverse persone, sono avvenuti e avvengono senza forzature, semplicemente seguendo un percorso che è tutto da scoprire anche per noi. Anche il cambio di chitarrista con l'ingresso di Willer è avvenuto senza una ricerca sonora precisa, è avvenuto per necessità, dovevamo sostituire Valerio, ma casualmente e fortunatamente ha giovato e si è inserito in questo nostro cammino. È arrivato nel momento giusto in cui alcuni elementi presenti nella nostra musica chiedevano di essere ampliati e approfonditi. Ampliare e aprire quello che è il lato psichedelico fatto di ossessività, dando maggiore aria all'interno della musica stessa.

A questo punto direi che è opportuno parlare in modo più dettagliato proprio del nuovo disco. Iniziamo dal titolo: "Mountains Of Madness" può essere visto come un omaggio all'oscuro Maestro di Providence? Come mai, secondo voi, nel mondo del Metal in generale l'immaginario lovecraftiano è così radicato e ispiratore?

Cynar: Diciamo che la storia di montagne della follia dell'autore di Providence è stata solo la molla di partenza per avviare il discorso, man mano che si componevano le liriche si andava oltre e la mente viaggiava fino a lasciare definitivamente il racconto dell'autore, è stato un grande momento di ispirazione, ma il vero nocciolo del discorso è andato verso altri lidi e su territori completamente diversi dalla storia. Comunque l'immaginario di Lovecraft è molto suggestivo ed essendo tale non può non ispirare musica anch'essa così suggestiva come il metal.

La venatura settantiana e psichedelica di "Mountains Of Madness" raggiunge dei picchi qualitativi da capolavoro: l'esempio più lampante è "Phoenix", ma mi è rimasto particolarmente impresso il motivetto di "Like A Ghost". Quali sono gli artisti e le band che maggiormente vi hanno ispirato in questo caso?

Cynar: Nessuna band in particolare ha ispirato la stesura dei brani di "Mountains Of Madness", come dicevo poc'anzi il lavoro di composizione avviene in maniera molto spontanea, a volte improvvisiamo e da questo embrione che nasce durante la jam session si creano e si sviluppano i brani.

BJ: L'uomo vive di esperienze, sensazioni e delle energie che queste trasmettono. Queste sono le nostre influenze che scaturiscono dal quotidiano, dalla musica che si ascolta o da un libro che viene letto in maniera spontanea. Noi suoniamo insieme e non c'è un compositore singolo nei Doomraiser. Sono le stesse energie che ognuno di noi condivide e trasmette all'altro quando suoniamo come unica entità, alla luce delle proprie esperienze, che ci influenzano.

Come definireste l'anima di "Mountains Of Madness"? Quali sono le pulsioni, i demoni e i messaggi insiti al suo interno?

Cynar: Io penso che "Mountains Of Madness" sia un disco molto positivo. Le tematiche alla fine trattano di tesori e segreti nascosti nella storia dell'umanità e l'Uomo deve ricercare tutto ciò che ha perduto per essere in armonia con il tutto. Purtroppo oggi viviamo all'apice del Kali Yuga che per gli induisti sarebbe l'ultima era: l'era di ferro; penso che anche uno stupido si accorga dei disagi nel mondo; il disco quindi propone una riflessione sul recupero delle maestosità delle antiche culture esoteriche come gli egizi, gli inca, ecc, non è un caso che popolazioni che erano lontane miglia e miglia abbiano dei simbolismi e interpretazioni di essi molto simili, come le similitudini tra le piramidi d'Egitto, le ziggurat in centro e sud America, e tra questi: le varie svastiche che possiamo trovare sia in Asia che in nord Europa, il simbolismo della croce che troviamo in era precristiana in moltissime tombe etrusche ecc. Quindi dobbiamo recuperare l'universalità dell'universo, questo è il cammino dell'uomo, questo deve essere il destino dell'umanità intera.

BJ: Vedi, per forza di cose e soprattutto per una pigrizia oramai congenita, viviamo sempre più in un mondo individualista in cui a predominare è l'arroganza del singolo verso il suo simile, ma anche e soprattutto verso tutto quello che ci circonda, che fa parte del nostro universo. Non siamo più in grado di leggere i simboli e i messaggi che anche una pianta può donarci per il nostro accrescimento. Non sappiamo più dare il giusto valore o ancor peggio sentire e ricevere quelle che sono le energie che derivano da percorsi di accrescimento spirituale di migliaia di anni. Questo cerca di affrontare in maniera positiva "Mountains of Madness", una sorta di viaggio di riscoperta da condividere.

I Doomraiser sono sempre stati famosi per l’estremo impatto sul pubblico, soprattutto in sede live. La mia impressione è che "Mountains Of Madness" sia un prodotto più pensato, con elementi nuovi, ma che non abbia poi intaccato più di tanto la componente d'assalto della vostra musica. Che genere di prospettiva potete darci su questo argomento? Sentite che gli elementi in più del vostro ultimo album siano a esso circoscritti o pensate che sia la naturale evoluzione della musica dei Doomraiser? Continuerete a sperimentare in questa direzione?

Cynar: Infatti è cosi, in "Mountains Of Madness" ci sono dei momenti molto riflessivi che però non eclissano i momenti di assalto, anzi li valorizzano; in sede live penso infatti che questo fattore si possa notare meglio. Per noi il momento dello show è importantissimo, è proprio lì che noi ritualizziamo la nostra musica andando in estasi, per noi il live è una sorta di cerimonia che fa elevare lo spirito. Anche se penso che in egual misura la fase di composizione in studio abbia la sua importanza, lo studio è il nostro ATANOR, il nostro piccolo laboratorio.

BJ: Io sostengo, in primis perché è la maniera in cui la vivo, esista una dimensione nella fase compositiva, una dimensione in studio di registrazione e una in sede live. Stesse energie, ma percorso di sprigionamento differente. Tre diversi rituali. Il live è quindi un rituale in cui le sensazioni che noi apriamo in quel momento, e che il pubblico anche apre a sua volta, si scambiano in maniera diretta. Noi siamo pronti in un concerto a donare e a ricevere e questo crea il forte impatto che abbiamo durante un live. Il nuovo disco, anche se più meditativo, conserva lo stesso impatto perché è sempre scaturito da un rituale in cui avviene lo stesso scambio di energie, anche se in una diversa dimensione, e gli elementi nuovi o diversi sono solo un mezzo in più ed evoluto per arrivare a questo scambio.

Avendo assistito al vostro concerto di presentazione del nuovo disco e avendo visto un enorme soddisfazione dipingersi sulle facce del pubblico e del gruppo, posso immaginare — e correggimi se sbaglio — che il nuovo disco sia stato accolto con molto calore dal pubblico italiano, e non solo tra i più affezionati. Quali sono state invece le reazioni fuori dalla nostra Penisola?

BJ: Con grande soddisfazione i riscontri di critica e pubblico sono molto positivi e stiamo vedendo tutto questo anche in sede live. È un grande piacere poter riscontrare dal sorriso delle persone che la tua sensazione porta positività.

Parliamo adesso in modo più generico del genere che voi proponete, il Doom. Esso — in ogni sua sfaccettatura — è uno dei filoni forse più intimi, mistici ed estremi del panorama metallico. Cosa significa per voi? Quali sono le chiavi di lettura che utilizzate per giudicare la qualità di un disco Doom?

BJ: Penso che si sia già capito da quanto detto finora che il Doom non è solamente un genere musicale, va ben oltre. È un mezzo che può condurre ed è lui stesso una chiave perché fondamentalmente naturalezza e intimità. Musicalmente non ha fronzoli e non è timido, è diretto, crudo, ricco o scarno.

Cynar: Sinceramente non bado molto alle chiavi di lettura di un disco. Noi ascoltiamo veramente tantissime cose, quindi penso che se un disco è bello è bello sia se è Doom che non; per noi comunque il Doom oltre che musica è un sentimento, è una delle tante chiavi di lettura della realtà, è un momento emotivo che viviamo in maniera collettiva.

Oggi come oggi il Doom è un genere in crescita; non so se possa essere considerato un trend o meno, ma la scena Doom (con le relative varianti) si è espansa a dismisura ultimamente e — almeno per come la vedo io — la qualità è quasi sempre piuttosto alta. Pensate che in qualche modo questo boom possa aver snaturato gli elementi tipici del genere oppure lo intendi in modo puramente positivo? Ci sono dischi degli ultimi quattro o cinque anni che vi hanno davvero colpito in questo campo?

BJ: È successo già altre volte in passato che questo genere godesse momenti di maggior esposizione e crescesse mediaticamente e per numero di band. Sicuramente non è cambiato a livello di vitalità, perché le band anche se nel sottobosco sono sempre esistite. Credo sia il genere con la maggior costanza da parte delle band. Ora, anche se c'è la possibilità di ascoltare band qualitativamente alte, c'è di conseguenza un enorme numero di band copia o riciclo, come tutto l'abbondante numero di band revival a cui stiamo assistendo. Un esempio: puoi avere delle venature settantiane nella tua musica, ma queste devono nascere dal tuo spirito, non essere buttate in faccia e vendute solo per una questioni di suoni e stile che sono copiati da quella o quell'altra band pari pari. In questo modo appiattisci e rovini proprio quello che era lo spirito di scoperta e crescita musicale di quel periodo. Rapporta il tutto a un genere e il risultato non cambia.

Cynar: Io penso che come tutte le cose quando vengono sporcate con il riciclaggio artistico in qualche modo perdano di significato e di valore, questo boom forse in effetti è esagerato, poiché ci sono tantissime realtà che sono veramente stagnate e stagnanti, ma penso che al fianco di queste realtà esistano anche tantissime band che sono veramente superbe e sopraffine, se penso all'ultimo album di Joe Hasselvander ne è la prova concreta!

In Italia il Doom si è evoluto con delle caratteristiche ben precise, alle volte più orientate a certi richiami puramente Prog-Rock e/o Dark. Il vostro stile attinge maggiormente da altri calderoni, ma cosa ne pensate dei nostrani titani del genere? Mi riferisco a gente come Paul Chain, The Black, L'Impero Delle Ombre e così via…

Cynar: Sono tutte realtà che hanno fatto la storia del metal e del rock in Italia, realtà che devono assolutamente essere viste come tesoro musicale e culturale e per questo bisogna custodirlo e preservarlo. In Italia abbiamo una lunga tradizione di band e realtà che vanno dal prog al punk, passando al dark e al doom, che hanno fatto storia e penso dobbiamo esserne orgogliosi.

BJ: Noi personalmente siamo, infatti, orgogliosi della grande e lunga tradizione del Dark Sound italiano, sia questo più legato al rock o al metal. Sin dagli anni d'oro del prog abbiamo avuto sempre ottime band dedite a queste sonorità e non nascondo il piacere di trovarsi sempre più spesso a parlare e a condividere questo nostro patrimonio culturale anche all'estero. Noi forse non nella maniera più classica abbiamo richiami a questa tradizione, ma ascoltando un pezzo come "Like A Ghost" rimani della stessa opinione?

Torniamo a parlare di voi. C'è una canzone nella vostra discografia a cui vi sentite — individualmente — legati in modo particolare? Perchè?

BJ: Nessuna in particolare, perché la preferenza può variare a seconda dello stato d'animo. Sono tutte canzoni che sono nate esprimendo sinceramente delle sensazioni e anche se in periodi diversi sono la fotografia di un momento, quindi sempre mutabili al piacere. Ciò non toglie che a me tutte diano la stessa energia nel risuonarle dal vivo, perché possono essere reinterpretate.

Cynar: Forse "Phoenix", sia per quanto riguarda il testo e sia per quanto riguarda la musica, ogni volta che la canto mi emoziono parecchio, è un fatto istintivo, secondo me non c'è una reale ragione.

Sul palco i Doomraiser danno l'impressione di essere una band in cui regna la parola coesione. La vostra forza è quella di trascinare con un'immagine unita, in cui ognuno fa la sua parte e nessuno sovrasta gli altri. Credo che questo sia molto importante all'interno di un gruppo. In che modo si traduce questo affiatamento dietro le quinte? In che modo lavorate su un pezzo, c'è qualcuno che compone e poi sottopone le idee agli altri oppure è un lavoro di gruppo?

Cynar: Se c'è una cosa di cui sono veramente orgoglioso è proprio il modo con cui componiamo i nostri brani: arriviamo in studio improvvisando e lasciamo che la mente e lo spirito viaggino, nel momento in cui ci rendiamo conto che in quell'improvvisazione c'è qualcosa di buono, allora ci fermiamo e lo lavoriamo, e solo quando ci accorgiamo di aver detto tutto in quel brano lo chiudiamo. Tutto ciò mi fa sentire parte integrante di un tutto che vive e che pulsa pieno di energia: l'entità Doomraiser.

BJ: Mi hai fregato di nuovo, perché ho già risposto anche a questa cosa. Il live è un rituale in cui l'entità Doomraiser ne è il cerimoniere. L'entità si manifesta nel momento in cui ci incontriamo per suonare insieme e quindi scambiare e condividere le nostre sensazioni e le nostre individualità. Siamo molto affiatati anche al di fuori del solo percorso musicale, anche se ciò non significa frequentarsi forzatamente, ma il Doom, come detto, non va oltre la musica stessa! Con il tempo abbiamo sicuramente imparato a conoscerci come singoli e questo non può far altro che giovare al percorso comune. Sappiamo capire quando qualcuno di noi ha bisogno di vivere, anche per soli pochi istanti, il suo mondo in solitudine o con altri per tornare con più forza e più sensazioni da condividere. Per questo componiamo insieme e non esiste un compositore singolo o principale. Doomraiser è un'entità a se stante.

Ci sono gruppi a cui vi ispirate nel comporre? Se sì, quali?

BJ: Ancora [ride]! No, non c'è nessun gruppo in particolare a ispirarci, se non le sensazioni che una band può darci.

Cynar: No, in realtà non ci sono gruppi a cui ci ispiriamo in maniera netta, sono i feeling musicali che ci ispirano non gruppi in particolare.

Che ruolo svolge il testo nella vostra musica? Preferite comporre un pezzo e aggiungere le parole in un secondo momento oppure c'è un concetto che vi guida nello sviluppo degli arrangiamenti?

Cynar: Il testo è parte integrante del brano, diamo un'importanza fondamentale a esso proprio perché penso sia la vera anima della canzone. Ma comunque quasi sempre è pensato dopo.

BJ: È parte della canzone anche se arriva dopo la musica. La musica non potrebbe vivere senza il testo e viceversa. Anche il testo ci porta a capire quando il processo compositivo è giunto a compimento ed è il momento di dire stop.

Come ho detto in precedenza, i Doomraiser sono famosi per avere una carica particolare nelle esibizioni live. In che modo è percepita questa carica nelle vostre date fuori dall'Italia?

Cynar: Molto bene, la gente si diverte e percepisce la grande energia che ci fa muovere!

BJ: Dico solo questo, che a volte non crediamo di trovarci a suonare a centinaia di chilometri di distanza.

Avete condiviso il palco con nomi internazionali molto noti (se penso a un vostro concerto con i Reverend Bizarre ancora mi viene da piangere per non esserci stato) e avete presenziato in vari festival (mi viene in mente il Dutch Doom Day, ad esempio). Ci sono aneddoti che volete raccontarci? Una data che vi è rimasta impressa, un gruppo con cui vorreste suonare di nuovo, un pubblico particolarmente entusiasta?

Cynar: Il pubblico del Doom Shall Rise nel 2006: energia pura!

BJ: Dico anche io Doom Shall Rise, ma solo perché è stato il nostro primo concerto fatto fuori dall'Italia ed è da lì che è poi realmente cominciato tutto. Non è questione d'importanza o cosa sia successo perché da raccontarne ce ne sarebbero tante anche di altri concerti. Non finirò, infatti, mai di ringraziare l'organizzazione per la possibilità che ci ha dato, credendo nella nostra musica già dal demo e per l'enorme energia trasmessaci. Speriamo si rifaccia in futuro ancora, visto che gli ultimi due anni è rimasto in pausa, e che si possa parteciparvi ancora.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? Avete già delle idee sul vostro prossimo album o preferite concentrarvi su eventi live e/o progetti collaterali?

Cynar: Abbiamo in programma un bel po' di date questa primavera, tra le tante con Electric Wizard, Orange Goblin, quindi ci aspetta un'intensa primavera-estate dal vivo per poi rimetterci nuovamente a lavoro in studio verso l'autunno.

BJ: Oltre ai live non abbiamo nessun progetto ben delineato al momento. Sicuramente a breve cominceremo a fissare dei punti nel nostro percorso, ma questo solo per convogliare le nostre sensazioni ed energie del momento in un unico punto sempre con naturalezza.

L'intervista si conclude qui. Vi ringrazio moltissimo per la vostra disponibilità e spero che vi potremo accogliere nuovamente su queste pagine in futuro. Lascio a voi il compito di salutare i nostri lettori come credete sia più consono!

Cynar: OM)))

BJ: Superate la paura di stare con voi stessi e conoscervi, e se la musica può essere un mezzo per farlo, non lasciatela scivolare addosso superficialmente. Doom on!

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