DRUG HONKEY

   
Gruppo: Drug Honkey
Traduzione: Insanity / Fedaykin
 
Formazione:

  • Honkey Head (Paul Gillis) – Tastiere, Voce, Campionamenti
  • BH Honkey (Adam Smith) – Batteria
  • Hobbs (Gabe Grosso) – Chitarra
  • Brown Honkey (Ian Brown) – Basso
 

I Drug Honkey sono in giro ormai da tempo, hanno infatti oltre una decade di attività e quattro album in discografia. Nel 2012 rilasciarono l'album "Ghost In The Fire", da inserire doverosamente fra le uscite più cattive e malsane pubblicate in quell'annata e ora colgo l'occasione di approfondire con voi la loro conoscenza, dato che il cantante Paul Gillis (noto anche come Honkey Head) si è offerto di rispondere alle mie domande.


 

Benvenuto su Aristocrazia Webzine, come va la vita?

Honkey Head: Grazie, le cose vanno alla grande; ti ringrazio per l'intervista.

Iniziamo subito presentando la band e tutto ciò che pensate possa essere utile a inquadrare un minimo la vostra realtà. Chi sono i Drug Honkey? Come sono nati? Quali erano le passioni comuni e gli artisti che vi hanno influenzato e vi influenzano? Com'è nato il nome Drug Honkey?

I Drug Honkey sono composti da quattro membri: Paul Gillis noto anche come Honkey Head si occupa della voce, tastiere e campionamenti; Adam Smith (B.H. Honkey) alla batteria; Gabe Grosso (Hobbs) alla chitarra; Ian Brown (Brown Honkey) al basso. La band è un'evoluzione di un progetto già esistente di Paul e Adam, chiamato Chronic Illogic. Condividiamo la passione per la musica pesante e/o sperimentale. Abbiamo molte influenze, come ad esempio: Swans, Melvins, Godflesh, Faith No More, Autopsy, Aphex Twin, Winter, Gorguts, Scorn, Hellhammer/Celtic Frost, Bathory. Abbiamo scelto il nome d'impulso. Può avere qualunque significato tu voglia dargli. Alcuni lo odiano e altri lo amano; a noi sta bene così. Non ci sono regole o limiti nel nostro gruppo.

Ho avuto modo di ascoltare anche i vostri lavori passati: per quanto da un disco all'altro vi siano delle differenze evidenti, ho riscontrato una sorta di animo duale, diciamo combattuto, in ognuno di essi; mentre solitamente però è soltanto uno dei due che cerca di emergere, nel vostro caso entrambe puntavano a sotterrarsi. In quale modo fate sì che le note e l'umore interno dei pezzi riescano a essere così perversi e astiosi? Come componete un brano?

Ci sono due modi in cui componiamo i nostri pezzi. Certe volte improvvisiamo e ne tiriamo fuori un pezzo; altre scriviamo le strutture e i riff. Nella scrittura dei nostri pezzi non c'è traccia, in realtà, di queste due parti o di questa natura duplice di cui parli. Può darsi che i pezzi suonino così, ma il pensiero alla base segue un filo unico.

Leggendo i testi, il decadimento conflittuale di cui parlavo poco sopra viene alimentato da realtà corrotte e inventate (amore), da sensazioni legate al fallimento, mentre nel brano "Ghost In The Fire" arrivate a dire: «all you need is to die». La morte è forse una liberazione?

No. Di solito mi invento i testi sul momento, quindi la maggior parte delle volte nascono a livello di subconscio. E in certi casi sono chiacchiere senza senso che seguono semplicemente il suono della musica. A volte mi piace pensare alla voce come un semplice strumento in più.

Le religioni e i culti in genere hanno drogato l'uomo, asservendolo alle proprie volontà e imponendo le loro icone da venerare. L'Uomo ha davvero bisogno di credere che esista Cristo o E.T. per sentirsi più conscio del suo potenziale?

Sì, il sentimento anti-religioso è spesso presente nei miei testi, perché considero la religione in generale come un cancro. L'Umanità non ha bisogno di seguire una propaganda religiosa, ma di solito purtroppo lo fa, perché per la maggior parte delle persone la paura dell'ignoto è troppo grande da affrontare e aggrapparsi a qualche falsa speranza aiuta, anche se superficialmente.

Il trittico di pezzi dal titolo "Heroin" in parte sembra essere legato a un discorso aperto e quindi rivolto a più persone. In certi fraseggi pare però che nella sua costante esternazione di rabbia e rassegnazione vi sia l'intimità di un dialogo a due. C'è una storia particolare legata a questi brani?

I tre pezzi esprimono un certo numero di sensazioni che hanno a che fare con l'eroina: come l'affrontare la perdita di qualcuno che vi è dentro, i veri e propri alti e bassi che derivano dal suo consumo o anche solo un messaggio che invita a starne lontani.

Blake Judd, dopo aver partecipato nel ruolo di chitarrista e cantante in "Weight Of The World", è adesso a tutti gli effetti un membro dei Drug Honkey?

Blake Judd non è più un membro dei Drug Honkey. Ha fatto parte del gruppo per un periodo molto breve e non ha funzionato.

I vostri primi dischi sono stati rilasciati e distributi autonomamente, solo "Death Dub" ha ricevuto in ambito di distribuzione il supporto della Diabolical Conquest (ora Transcending Obscurity), che ha poi prodotto anche "Ghost In The Fire". Inizialmente si trattava di una scelta voluta oppure una proposta ostica come la vostra non sempre trova gli appoggi che meriterebbe? Lo chiedo perché adesso sembra che tutti ascoltino dai Cough agli Ufomammut, quando invece cinque o dieci anni fa parlare di death-doom o derivazioni del doom estreme era praticamente impossibile, se non con un ristrettissimo numero di appassionati. Pensate ci sia una sorta di moda dietro questo crescente interesse?

All'inizio non mi interessava collaborare con un'etichetta. Con il passare degli anni però mi sono stancato di dovermi occupare dell'ambito promozionale, ed è bello avere un supporto in quel senso. Per quanto riguarda l'esistenza di una moda, hai assolutamente ragione. C'è una quantità spropositata di gruppi doom fotocopia in circolazione. Noi siamo sempre stati abbastanza differenti da non doverci preoccupare di essere considerati parte di quella massa. Abbiamo fatto le cose a modo nostro fin dal primo giorno.

I rapporti con Kunal e la Transcending Obscurity continueranno anche per l'uscita del quinto capitolo targato Drug Honkey?

Ci penseremo quando sarà il momento.

Nel 2011 ebbi modo di chiedere ai Locrian informazioni sulla scena musicale di Chicago, che loro mi descrissero come una realtà in crescita. Dal vostro punto di vista com'è? Quali sono le band con le quali siete amici o avete dei rapporti di reciproco rispetto e quelle che consigliereste di seguire con attenzione?

La scena di Chicago è a posto. Purtroppo sono in atto delle politiche che detesto. Ci sono giri davvero nauseanti, di cui mi rifiuterò sempre di far parte. Per il resto ci sono degli ottimi gruppi e dei pessimi gruppi, come in ogni altra scena.

Facendo un paragone fra ciò che offre oggi il mondo della musica e ciò che offriva in passato, quali sono secondo voi gli aspetti positivi e negativi del panorama odierno?

Molta della musica odierna è infarcita di tecnicismi insensati, messi lì solo in quanto tali. Manca molto sentimento…

Come sono i Drug Honkey dal vivo? Nell'ultimo periodo avete avuto modo di far girare i vostri pezzi in tale sede?

In generale, quando siamo sul palco, occupiamo la metà del tempo a suonare pezzi scritti e l'altra metà a improvvisare, anche se poi dipende da come sta andando la serata. Non abbiamo suonato molto dal vivo ultimamente però, perché stiamo lavorando al materiale per un EP di quattro pezzi che dovrebbe uscire prossimamente. L'ultima volta, comunque, mi pare che abbiamo suonato alcuni pezzi di "Ghost In The Fire".

Qui in Italia ci si lamenta spesso e volentieri della scarsa affluenza ai concerti, però fra show annullati con motivazioni poco credibili (Black Sabbath) e le tante serate organizzate in maniera pressoché approssimativa, gli sforzi di quei pochi che si fanno il mazzo per portare avanti la baracca vengono praticamente resi vani. Oltretutto abbiamo pure politicanti da circo e la Chiesa che rompe per le motivazioni più strampalate, quindi subiamo di continuo limitazioni. Lì da voi com'è la situazione? C'è possibilità di suonare dal vivo con continuità? Avete riscontrato forme di clientelismo all'interno del circuito, tipo il «pay to play»?

L'affluenza ai concerti qui è davvero imprevedibile. A volte c'è il pienone, altre volte quattro gatti. Ma non ci sono restrizioni come quelle di cui mi parli. Sì, il «pay-to-play» esiste anche qui. Bella merda.

Quali saranno le vostre prossime mosse? Cosa dobbiamo attenderci a breve termine?

Come dicevo prima, stiamo lavorando a un nuovo EP e speriamo di poter organizzare qualche bel concerto nel prossimo futuro. Oltre a questo, continueremo a promuovere "Ghost In The Fire", che è comunque uscito solo un anno fa.

Siamo giunti alle battute conclusive, chiudiamo salutando i nostri? A te la parola.

Grazie per l'intervista fantastica! Ascoltate i Drug Honkey quanto più possibile! Rifiutate le religioni! I Drug Honkey sono presenti su Facebook e sul sito della Transcending Obscurity.

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