ENSHINE

   
Gruppo: Enshine
Traduzione: Dope Fiend
 
Formazione:

  • Jari Lindholm – Chitarra
  • Sebastien Pierre – Voce
 

La Svezia è una di quelle nazioni che da sempre ci regala emozioni in musica. Nel suo già foltissimo panorama si inserisce ora una nuova band, offrendo il proprio contributo con il debutto "Origin". Loro sono gli Enshine.

 


 

Ciao Jari, come stai? Benvenuto sulle nostre pagine. Ti va di raccontarci un po' come sono nati e chi sono gli Enshine?

Jari: Ciao Lele, sto bene, grazie! Gli Enshine sono nati alla fine del 2009: all'inizio si trattava di un progetto solista, ma oggi il nucleo degli Enshine siamo io e Sebastien, non ci limitiamo a scrivere insieme. Inoltre hanno partecipato alla registrazione dell'album anche Siavosh e Oscar degli Atoma.

Gli Enshine sono la tua valvola di sfogo? Sono la realtà in cui ti permetti di fare ciò che vuoi? Perché sentivi la necessità di dar vita a un progetto tuo?

In qualche modo sono la mia valvola di sfogo emozionale, gli Enshine sono la band in cui ho riversato i miei sentimenti e i miei pensieri più introversi. Ma suono anche in altre band e anche i suoni e le idee si incanalano diversamente. Non credo che avrei potuto fare tutte le cose che volevo in un'unica band, perché la miscela avrebbe finito per essere un suono molto schizofrenico. Lavorare anche con diverse persone porta a elaborare suoni completamente diversi, in quanto è una conseguenza delle influenze combinate e così via. Gli Enshine sono stati creati perché sentivo che c'era qualcosa che potevo ancora fare per contribuire a questo genere e ho avuto un sacco di idee che non avevo ancora partorito prima.

Il suono e la visione di "Origin", a metà fra il meditativo e l'irrequieto, sono figli di quelli che hanno caratterizzato gli Anni Novanta. Quali sono gli ascolti del genere che ti hanno forgiato come artista e dai quali anche oggi non riesci a distaccarti?

Direi che è impossibile non menzionare i vecchi Katatonia come una grande influenza, siccome sono stati in qualche modo i creatori di questo stile. Anche i Novembre sono sempre stati uno dei miei gruppi preferiti e hanno avuto un grande impatto sul mio modo di scrivere questi riff arpeggiati e atmosferici, per esempio. Il tutto deriva in qualche modo da questo stile, ma con l'aggiunta di più tastiere. Sì, hai ragione, le mie influenze dagli Anni Novanta sono molte e — quando questi ultimi sono finiti — non ho più trovato musica che mi piacesse per molto tempo, forse dieci anni! Ora tutto è cambiato di nuovo in questi ultimi anni e credo che ci sia ancora un sacco di nuova musica interessante.

Il processo compositivo dei brani è esclusivamente in mano tua? E come si svolge?

Per "Origin" è stato in gran parte così. Ho passato un sacco di tempo da solo scrivendo per questo album: in quel momento avevo un grande bisogno di lavorare da solo e di chiudere fuori il mondo esterno. Va a periodi. A volte ho dovuto lavorare da solo e, altre volte, un'altra persona ha dovuto essere coinvolta per tirare fuori l'ispirazione e la magia. Da allora, ho iniziato a lavorare di più come una squadra con gli altri in vari progetti e gli Enshine sono uno di questi. In termini puramente pratici, la composizione è composta da pezzi di registrazione e di stratificazione nel computer, programmazione di sequenze di batteria e tastiere.

Lavorare con a fianco musicisti-amici come Siavosh e Oscar ti ha reso più semplice ottenere ciò che volevi per le tua opera?

Sì, Oscar e io eravamo stati in studio per l'album "Skylight" degli Atoma non molto tempo prima e più si lavora con qualcuno più si impara l'uno dall'altro. Io e Siavosh abbiamo suonato insieme per anni e abbiamo sviluppato un certo modo di scrivere e produrre linee di basso insieme che funziona molto bene!

Come sei entrato in contatto con Sebastien Pierre? E cosa ti ha fatto pensare che fosse ideale averlo in squadra?

Siamo entrati in contatto tramite Myspace, in parte grazie ad amici comuni e in parte per il fatto di avere ascoltato altri progetti musicali simili lì. Al tempo, ero alla ricerca di un cantante e di qualcuno che potesse scrivere testi per le canzoni; mi ha mandato alcune idee per le mie tracce demo che mi sono piaciute un sacco. Sono stato poi in viaggio a Parigi e quindi mi sono fermato lì e abbiamo discusso ulteriormente di alcune idee, decidendo di continuare la collaborazione in studio.

La scelta di inserire in scaletta più episodi strumentali è orientata ad aumentare il tasso atmosferico della proposta? O più semplicemente sono pezzi che non hanno bisogno della parola per esprimersi e quindi avete ritenuto inutile ricamarci sopra?

Sì, i brani strumentali sono, in un certo senso, transizioni tra le varie parti del disco. Due di loro sono quelli più atmosferici, naturalmente nati come strumentali per loro stessa natura. A volte mi concentro molto sulle parti strumentali quando scrivo una canzone e, talvolta, può finire che non sia necessario aggiungere la voce, perché le melodie sorreggono comunque il pezzo. Sono abbastanza sicuro che ci saranno altri pezzi strumentali nei futuri album.

I testi sono stati composti da Sebastien, tranne quello di "Cinders" che è tuo, e ho notato che sono fortemente intrisi di malinconia. Sia leggendoli che guardando le immagini del libretto che fanno loro da contorno, c'è sempre una forma di luce che pare supportare la via della ripresa e l'uscita da tale stato. Una sorta di sogno dal quale ci si può svegliare con una coscienza maggiormente motivata o mi sbaglio?

Osservazione interessante, credo che questo sia proprio ciò che mi succede. A volte, quando lavoro su un pezzo, filtro tutto attraverso i miei sogni, addormentandomi con la musica nelle orecchie. Quando mi sveglio, dopo questo tipo di ascolto subconscio, spesso mi rendo conto molto velocemente di ciò che deve essere modificato o aggiunto per raggiungere il tipo di suono che cerco. Credo che questo si riferisca al concetto generale del mondo interiore e della mente, ad esempio, sia musicalmente che visivamente.

Gli Enshine sono un progetto da studio o hanno/avranno una dimensione live?

Finora siamo stati confinati in studio, ma siamo sicuramente aperti all'idea di suonare dal vivo e speriamo che prima o poi questo accada.

In qualità di artista e di ascoltatore e compratore di dischi, quali pensi siano i pregi e i difetti del panorama musicale odierno?

Credo che il pregio sia che ci sono un sacco di grandi nuove band che appaiono di continuo, mentre la debolezza è che spesso devo veramente scavare in profondità nella scena underground per trovarle. Un sacco di grandi band non ottengono l'esposizione che meritano!

Da quando hai iniziato con i Libricum (giusto?) a ora, quali differenze hai notato nel modo di supportare la musica da parte sia degli ascoltatori che degli addetti al settore (etichette, fanzine cartacee e web)?

È davvero difficile confrontare le cose che abbiamo fatto con i nostri primi gruppi da adolescenti, siccome non abbiamo mai pubblicato più di un paio di demo, suonato alcuni concerti nei centri giovanili e così via. Questa era una delle mie prime band, sì, e ho suonato anche negli Abandoned che poi hanno cambiato nome in Needlerust, prima. Ma confrontando quei tempi con oggi, in senso generale, credo che non ci sia più una industria o un business musicale. Almeno quando si tratta di etichette, le mega-etichette sembrano essere sempre più una cosa del passato, per esempio. Molti gruppi oggi hanno bisogno di un approccio DIY per funzionare, soprattutto per la registrazione degli album. Questo è uno dei grandi motivi per cui io stesso ho uno studio: non potrei mai permettermi di registrare in questo o quello studio per ottenere la qualità che sto cercando. La più grande differenza che noto con le 'zine in questi giorni è che, quando con una delle mie precedenti band (gli Slumber) abbiamo rilasciato il primo album, c'erano un sacco di fanzine cartacee in più. Comprensibilmente, però, la stampa costa molto e si possono raggiungere molte più persone online!

In più di una discussione nata fra amici è uscita fuori la parola «attitudine». Mi spiego meglio: pare che oggi per alcuni ci sia vergogna nell'affermare di ascoltare metal, essere metallari o per il solo indossare una maglia della band preferita. Cos'è successo? Una volta non era un valore l'amore rivolto nei confronti di questa cultura? Il sistema da fast-food che riduce gli ascolti a passaggi rapidi e spesso inconcludenti negli stereo ha portato con sé anche questa scarsa considerazione per questo mondo?

Sì, sperimento lo stesso fenomeno anche io, purtroppo. Non vedo più gente che sembri metallara in giro, sembrano scomparsi in molti rispetto agli anni Novanta, ad esempio. Credo che molti trovino la vita più facile così, forse è più facile trovare posti di lavoro e così via. Sono sicuro che anche la mia vita sarebbe più facile. Comunque, io non vedo assolutamente l'ora di indossare con orgoglio la maglietta degli October Tide che ho appena ordinato!

Chi è e cosa fa Jari Lindholm nella vita di tutti i giorni?

Credo che descrivere la mia vita di tutti i giorni sarebbe piuttosto noioso, ma almeno faccio qualcosa che amo per circa il 30% del mio tempo! Vivo da solo in un piccolo appartamento, ho due lavori part-time e utilizzo la maggior parte del tempo e dei soldi che mi rimangono per mantenere attivi i miei progetti musicali. Non faccio molto altro, onestamente.

Progetti futuri per gli Enshine? Bolle già qualcosa di nuovo in pentola?

Certo, tra circa una settimana andrò in Francia di nuovo per continuare a scrivere con Seb il prossimo album. Non vedo l'ora di allontanarmi da casa per alcuni giorni e speriamo che sia una sessione di scrittura creativa, proprio come l'ultima volta. Lasciare l'ambiente familiare è un buon impulso per la creatività. Quando avremo abbastanza materiale, dovremo iniziare a fare progetti su come procedere con la registrazione.

Siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata, ti ringrazio per il tempo concessoci e a te la parola per un messaggio o i saluti rivolti ai nostri lettori.

Grazie per l'interessante intervista, mi sono piaciute molto le domande! E, per i lettori italiani, saluti, signore e signori!

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