FIRELORD

   
Gruppo: Firelord
 
Formazione:

  • Mario E. Bussini – Voce, Chitarra
  • Dario Giuva – Basso
  • Giulio Buscaglione – Batteria
 

FIRELORD

Abbiamo il piacere oggi di ospitare sulle nostre pagine Mario E. Bussini, cantante e chitarrista dei Firelord, band torinese che ha pubblicato quest'anno l'EP d'esordio "The Burning".


 

Ciao Mario, come stai?

Mario: Abbastanza bene, a parte un po' di sinusite che ciclicamente mi tormenta.

Come d'abitudine, iniziamo con il dare qualche informazione sui Firelord e sui membri che compongono la band?

Nei primi anni 2000, dopo una breve militanza in un tributo Black Sabbath, fondai un progetto Doom Metal di nome Saint Judas, in cui usavo delle basi di batteria per comporre brani Doom dal sound classico e un po' più rarefatto rispetto ad oggi. Dopo qualche tempo riuscii a trovare un po' di musicisti e iniziammo a provare. Suonavamo questi brani e qualche cover dei Count Raven, Gates Of Slumber, ecc., poi la band ebbe diverse rivoluzioni a livello di line up, fino ad arrivare a quella odierna. Il monicker Firelord è stato adottato più o meno tre anni fa, dopo mesi passati a cercare un nome che mi soddisfacesse appieno. Rispetto alle prime formazioni, a parte me, il più longevo nella band è il batterista Giulio Buscaglione, con il quale suono da diversi anni. Nei periodi più bui è stato il solo a credere in quello che facevo, per cui gli devo davvero molto.

Entriamo ora nel vivo del discorso: se non erro la stabilizzazione del gruppo è avvenuta con l'entrata di Dario in qualità di bassista, quanto è stato fondamentale il suo reclutamento?

È stato importante. La ricerca di un bassista è stata molto lunga e laboriosa, più per problemi di personalità e dedizione al progetto che per questioni tecniche. Dario è arrivato quando ormai mi stavo rassegnando ad incidere l'EP avvalendomi di un bassista ospite. È arrivato e si è adattato abbastanza in fretta. Ha uno stile personale un po' avulso al genere e questo è un bene perchè il suo modo di suonare è diventato un nostro tratto distintivo.

Come si è svolta la fase di composizione di "The Burning"? Quali sono state le difficoltà nel portare avanti questo progetto?

La parte musicale è stata scritta completamente da me, evolvendosi in mesi di prove assieme a Giulio prima, e Dario poi. In alcuni testi, invece, c'è lo zampino di Beppe Tozza, l'ex bassista e cantante dei Saint Judas, un elemento davvero importante che purtroppo ha dovuto abbandonare il progetto un po' di anni fa. Proprio i problemi di formazione sono stati i più pesanti in assoluto, tanto che in certi periodi mi ero convinto a procedere da solo, con l'ausilio di musicisti ospiti. Sono una persona emotiva, ma se credo in qualcosa rifiuto di arrendermi.

Quali sono gli artisti e i dischi che maggiormente influenzano la vostra vita musicale? Come mai la scelta di omaggiare gli Earthride con una cover di "Fighting The Devils Inside You"?

Per quanto riguarda me, vengo da anni di ascolti Prog (Pink Floyd, Marillion, Genesis, Yes, Jethro Tull, ecc.) e di Metal classico, ma non ho mai scelto se ascoltare un brano in base al genere. Ho scoperto il Doom e lo Stoner relativamente di recente, dopo la mia esperienza in un tributo Black Sabbath, e sono rimasto folgorato. Attualmente il mio background si è arricchito anche delle esperienze di Count Raven, Electric Wizard, Yob, Orange Goblin, Gates Of Slumber, Reverend Bizzarre e un po' tutta la scena Doom e Stoner. Per quanto riguarda Giulio, abbiamo più o meno gli stessi gusti, mentre Dario è forse ancora più versatile di me, infatti ascolta cose che io non ascolterei mai. Il mio primo concerto Doom come spettatore fu un'incredibile serata con Gates Of Slumber, Earthride e Centurions Ghost, tre gruppi che da quel momento in poi mi hanno molto influenzato. Gli Earthride hanno un sound particolare, massiccio, lento, ma incredibilmente dinamico. Poi Dave Sherman è veramente un mito, e una persona fantastica. Ho scelto di incidere la cover degli Earthride perchè è un brano a cui sono particolarmente legato, anche per via del testo in cui mi riconosco, in un certo senso. Poi l'abbiamo sempre suonata piuttosto bene, è un brano che è diventato un po' nostro.

Quella esposta nel vostro EP è una prestazione muscolare e lisergica che si avvale, spesso e volentieri, di derive più oscure di stampo settantiano ma anche di virate metalliche e di piccolissimi accenni al limite con il Punk. Quali sono gli spunti di ispirazione che raccogliete magari anche nella vita di ogni giorno?

Beh, sinceramente non ho un approccio così cerebrale verso la musica. In genere un brano nasce da un riff o da un ritornello che mi viene in mente o durante una jam, quindi ci si lavora su per cercare di farlo rendere al meglio, indipendentemente da quelli che possano essere i canoni del genere, a cui badiamo davvero poco. Se un brano funziona, va bene così, anche se qualche purista di genere storcerà il naso. Le commistioni di vari stili che si possono ascoltare nei nostri brani sono per lo più casuali, i brani si sono evoluti così naturalmente. Diverso il discorso dei testi, in cui spazio dalle mie esperienze personali alle influenze letterarie e cinematografiche. Trovo che la parte di scrittura dei testi sia la cosa più complicata in assoluto. Ho scritto tre romanzi, ma se devo scrivere due righe di testo per un brano vado in paranoia. Se un testo non viene subito naturale con la musica, è complicatissimo scriverlo in un secondo momento.

Lo ripeto molto spesso: negli ultimi anni il Doom (comprese tutte le diramazioni del caso) sta dominando l'intero panorama Metal, sfornando costantemente dischi che oscillano tra il buono e il superlativo. Quali sono le uscite che più ti hanno colpito ultimamente?

L'ultimo disco degli Orange Goblin mi è piaciuto tantissimo, poi alcune band italiane: Dottor Cyclops, gli incredibili Bretus, anche i Ghandi's Gunn e i Black Rainbows, rovistando nel panorama underground italiano e non si trovano dei gruppi fantastici, come ad esempio gli Ice Dragon, i Saturnalia Temple. Come giustamente accennavi, è una scena molto attiva, c'è grande fermento, tante buone band e bei dischi, al contrario del Metal classico che secondo me non riesce più a riemergere.

La tua voce è perfetta per il genere presentato: è sporca e ruvida, asseconda meravigliosamente gli umori dettati dalla componente strumentale. C'è qualche frontman in particolare da cui prendi esempio? Trovi qualche difficoltà nello svolgere il doppio compito di chitarrista e cantante?

Quando Beppe lasciò la band, anni fa, mi trovai di fronte ad un bivio: trovare un altro cantante o prendere in mano il microfono. In realtà io musicalmente nasco come vocalist ma ho avuto dei problemi al setto nasale che progressivamente mi hanno limitato la respirazione, fino a quando ho deciso di operarmi un paio di anni fa. All'inizio è stata dura, ho dovuto esercitarmi molto per cantare e suonare insieme ma ora viene abbastanza naturale. Ho poi scoperto di avere una voce roca, molto diversa da quella con cui cantavo anni fa. Questo purtroppo è anche dovuto al mio dannato tabagismo. Ci sono tanti frontman che mi hanno influenzato, un po' tutti quelli classici del Metal ma anche Lemmy e, ovviamente, Dave Sherman, Wino, Matt Scurr e tanti altri.

L'Italia, partendo dalla scena Prog Rock degli anni Settanta, passando per Paul Chain e arrivando agli odierni Doomraiser (tanto per fare qualche nome), potrebbe potenzialmente avere una scena Metal molto più sviluppata a livello mediatico. Il popolo sembra invece perennemente anestetizzato e occupato soltanto a venerare le becerità assortite diffuse "radiofonicamente": qual è il deficit culturale di questo paese? Come mai la qualità vera va spesso a braccetto con l'indifferenza della gente?

Questa è una domanda difficile. Noi siamo abituati a vederlo come un problema italiano, ma forse non è proprio così; anche all'estero questo genere di band fatica ad imporsi sul mercato, a trovare buoni promoter, ecc., a parte alcune nicchie in Scandinavia e posti simili. Credo che sia un problema di livello culturale piuttosto basso ovunque, non solo in Italia, dovuto ad un liberismo sfrenato che ha bruciato i fondi destinati a cultura e istruzione. Se ci si fa caso, negli ultimi anni il livello musicale è calato in concomitanza con la parabola discendente della cultura in generale.

Se avessi a disposizione una settimana per migliorare concretamente questo Paese, che cosa faresti?

Studierei subito un programma differente per l'energia, che utilizziamo scriteriatamente, una legge pesante sul conflitto di interessi in politica e una contro il maltrattamento degli animali, tanto per iniziare. Ma è un discorso molto ampio: in generale credo che bisognerebbe svincolare le nostre vite dal giogo delle imposizioni dell'economia e dei mercati.

Anche voi, come moltissime altre realtà negli ultimi tempi, avete scelto la via dell'autoproduzione: nessuna label si è dimostrata interessata o avete semplicemente deciso che preferivate fare tutto da soli?

Al momento di realizzare l'EP non l'abbiamo neanche cercata. Volevamo semplicemente realizzare un cd di musica nostra. Siamo in cerca di una label adesso.

Nella zona in cui viviamo (sia io che te) la situazione non è delle più rosee per quanto riguarda il Metal. Certo, ci sono coloro che si danno da fare per incentivare le giovani band e c'è chi si sbatte con i propri gruppi, ma la mia impressione è che siano tenute molto più in considerazione le solite inutili cover band piuttosto che le formazioni emergenti: è un problema di mentalità, di menefreghismo, di scarsa visibilità o cos'altro?

Riprendiamo il discorso di prima: non c'è cultura verso la musica, quindi si prediligono i generi più commerciali perchè rendono di più.

Quale sarà a tuo avviso il futuro della musica? Internet ha in gran parte rivoluzionato il mercato permettendo il download (illegale o meno) dei dischi, ma gli appassionati dei supporti fisici resistono: dovremo prima o poi soccombere tutti alla digitalizzazione completa dell'Arte o sarà ancora il fascino del materiale tangibile a spuntarla?

Oramai la musica digitale ha vent'anni. Credo che rimarremo più o meno allo stato in cui siamo ora. Ci saranno sempre gli appassionati del supporto fisico (cd o vinile) e ci sarà modo di ascoltare la musica ovunque. Questo non necessariamente è un male: ad esempio noi abbiamo ricevuto feedback positivi da paesi lontanissimi, proprio grazie al supporto della rete. Magari ci sarà un livellamento verso il basso, anche perchè grandi artisti ce ne sono sempre meno, e vendono sempre meno.

Se dovessi dare qualche consiglio a un giovane musicista su come portare avanti una band, che cosa gli diresti?

È un impegno che non può essere preso alla leggera, la musica ti chiede tanto. Bisogna suonare molto ed ascoltare il più possibile. È solo suonando tanto che si migliora e ascoltando tanta musica si diventa più esperti e creativi. Bisogna tenere duro e andare avanti per la propria strada, infischiandosene di come reagisce la gente. Ci vogliono tanta pazienza e dedizione.

Allo stesso modo, se ti venissero chiesti i dischi fondamentali per la crescita musicale di un individuo, quali sarebbero le tue scelte?

Più che i dischi, direi le band: alcune sono imprescindibili, a partire dai Beatles, gli Stones, i Pink Floyd, i Black Sabbath, gli Zeppelin, i Deep Purple, ce ne sono molte che per forza di cose bisogna conoscere, perchè hanno gettato le basi della musica moderna.

Parliamo di attività live: come vanno le cose su quel fronte? Siete attivi? Avete qualche data già programmata da comunicarci?

Non abbiamo ancora esordito live, speriamo di partire da settembre in poi. Ci siamo presi il nostro tempo, perchè abbiamo voluto arrivare al live preparati a dovere. Adesso siamo pronti, e spero che i nostri concerti avranno un grosso impatto.

Sempre a proposito di concerti, qual è l'ultimo a cui assistito come spettatore? E quale è stato il migliore in assoluto di tutta la tua vita, finora?

Ho visto un live dei The Answer, che mi hanno impressionato positivamente: sono davvero una gran bella band. Poi siamo stati al Gods Of Metal per vedere Ozzy. Ho voluto esserci perchè temo possa essere una delle sue ultime esibizioni, quantomeno in Italia. Tecnicamente è stato un po' deludente, non riesce più a reggere bene il palco, però mi ha emozionato tantissimo, è un mio idolo e gli voglio un bene dell'anima. Non saprei dirti quale sia stato il concerto più bello della mia vita: diversi artisti mi sono piaciuti tantissimo: Black Label Society, Motorhead, Saxon, ecc,. Rimpiango di non aver mai visto i Pink Floyd. Inoltre da tanti anni ormai seguo i Marillion appena posso, una band tremendamente sottostimata che regala concerti incredibili.

Torniamo a "The Burning", che accoglienza ha avuto da parte della critica e del pubblico?

La critica ci ha accolto meglio di quanto potessi pensare, sia in Italia che all'estero i commenti sono stati tutti positivi e alcuni addirittura entusiastici. Il pubblico è stato un po' tiepidino, invece, anche perchè non abbiamo ancora iniziato a suonare in giro. Inoltre non è semplice conquistarsi dei fans, al giorno d'oggi le persone ricevono ventimila input al giorno ed è difficile orientarsi.

Un'ultima domanda prima di chiudere: quali sono i piani futuri dei Firelord?

Continuare a comporre la nostra musica e suonare dal vivo. Abbiamo già alcuni brani nuovi e ti dirò che sono più belli e maturi di quelli dell'EP. Nessuno di noi ha la pretesa di vivere di musica, ovviamente, ma vogliamo metterci il massimo impegno possibile, divertirci e realizzare qualcosa di buono.

L'intervista può dirsi conclusa. Ti ringrazio per la disponibilità e, facendo i miei migliori auguri a te e ai Firelord, ti passo ancora una volta la parola per concludere come preferisci.

Sono io che vi ringrazio per averci dato la possibilità di parlare della nostra musica e farci conoscere ai vostri lettori. Tenete botta, ragazzi. È dura, ma noi lo siamo di più.

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