SPACCAMOMBU

   
Gruppo: Spaccamombu
Formazione:

  • Luca T. Mai
  • Paolo Spaccamonti
  • Antonio Zitarelli
 

Spaccamombu è il nome di un interessante progetto che è già stato ospite di Aristocrazia in sede di recensione riguardante "In The Kennel Vol.2". Abbiamo adesso la possibilità di scambiare un paio di pensieri con gli ideatori del progetto, vediamo quindi di capire come nasce e magari che direzione prenderà in futuro.


 

Benvenuti su Aristocrazia, in che modo ha avuto inizio questo 2013 per gli Spaccamombu?

Paolo: Tutto bene. Siamo ancora amici, ci scriviamo abbastanza spesso e ci facciamo gli auguri di compleanno. A dirla tutta io e Antonio siamo andati oltre e probabilmente ci sposeremo entro l'anno.

Antonio: Abbiamo chiuso il 2012 maleficamente e ora si progettano cose oscure, voi non lo sapete, non ci crederete ma…

Luca: Il futuro si preannuncia roseo . Dopo molti tira e molla siamo riusciti a definire le sessioni per la registrazione del nuovo disco "Spaccamombu". Abbiamo l'inizio e la fine del disco e quello che ci sarà in mezzo è ancora tutto a livello di supposizioni lisergiche.

Come è nata l'idea di unire le forze di Paolo Spaccamonti e dei Mombu per dar vita a questa creatura? È un progetto estemporaneo o dopo questo graditissimo esperimento ci sarà un futuro vero e proprio come realtà stabile?

Paolo: L'idea è nata dalla Goatman Records e Noja Recordings. Il buon Frank Alloa (Goatman) si trovava a un mio concerto e dopo una chiacchierata al bancone mi ha proposto di partecipare al secondo volume della collana "In The Kennel". Il progetto consiste nel chiudere due band in studio per due soli giorni, registrare tutto ciò che succede e farne un disco. Ho trovato molto interessante l'idea e ho quindi accettato subito, proponendogli però di farlo con i Mombu. Tre giorni dopo la data per le sessioni era fissata. Che dire? Per ora, l'intenzione è di andare avanti, nelle pause tra i rispettivi progetti e senza fretta. Ci troviamo bene insieme. A giugno dovremmo registrare nuovo materiale e sicuramente torneremo a suonare dal vivo.

Antonio: È un'idea che quando ci è stata proposta, non sappiamo bene il perché, è stata accolta immediatamente, e credo che nessuno voglia che rimanga una collaborazione estemporanea infatti… Si progettano cose oscure, voi non lo sapete, non ci crederete ma…

Luca: Come dicevo prima abbiamo parte del disco e pure l'idea generale che pervaderà il nuovo lavoro. Prenderemo spunto dal nostro immenso patrimonio di cultura popolare ormai dimenticato e ci lavoreremo per dargli un senso attuale.

Cos'hanno in comune Paolo Spaccamonti, Luca Mai e Antonio Zitarelli?

Paolo: La passione per la musica credo. E la voglia di suonare e investire energie in quella direzione. Apprezzo moltissimo la professionalità dei Mombu, la costanza con cui vanno avanti, in un periodo in cui tutti sembra stiano gettando la spugna. Oltre alla loro musica ovviamente. Sono una potenza della natura.

Antonio: Simpatizziamo per le forze oscure, infatti in questo periodo si progettano cose oscure, voi non lo sapete, non ci crederete ma…

Luca: Sicuramente i Black Sabbath e poi più o meno lo stesso umorismo.

In che maniera si sono svolte le registrazioni del disco e quali sono stati i momenti più belli che hanno segnato quella fase?

Paolo: Come ti dicevo, sono avvenute nell'arco di due giorni al Blue Record Studio di Mondovì (gestito dal bravissimo Massimiliano Moccia) e senza mai esserci visti. Davvero surreale. Abbiamo focalizzato un punto di incontro comune e l'abbiamo perseguito senza voltarci indietro. Il risultato viste le premesse è stato sbalorditivo per tutti.

Antonio: L'approccio è stato misto, non abbiamo seguito un criterio uguale per tutti i brani e fondamentalmente ci siamo fatti guidare dalle forze oscure, voi non lo sapete, non ci crederete ma…

Luca: La cosa divertente è stato vedere come montava la "cosa". E capire come dietro l'immagine seria da monarchico sabaudo che ha Paolo Spaccamonti si nasconda un fine umorista.

La composizione è fluida e decisamente libera, l'esperimento possiamo dire che è pienamente riuscito. Queste "bolle artistiche" divengono spesso per noi ascoltatori delle vere e proprie scappatoie dalle produzioni che continuano ad alimentare e forzare la proposizione stantia di stereotipi. Avete notato quanto e come si sia uniformato con gli anni il mondo cosiddetto alternativo o estremo? Qual è secondo voi la ricetta giusta per dar vita a un disco? Quali sono le basi realmente necessarie per raggiungere quell'obbiettivo?

Paolo: Non credo esista una formula giusta. Io cerco sempre di suonare solo ciò che mi va di suonare. Se così non fosse, non mi divertirei e a quel punto non avrebbe senso. Con Spaccamombu mi sono divertito molto ad esempio. Si differenzia totalmente dai miei lavori solisti ed è un bene, perché mi ha permesso di esplorare mondi che non pensavo mi appartenessero più. Ovviamente ci vogliono anche costanza e professionalità per affrontare la registrazione di un disco, ma penso valga per qualsiasi cosa. Detto questo, credo sia "l'urgenza" il vero motore di tutto. Senza quella è solo mestiere.

Antonio: Intelligenza musicale, umiltà, severità, e in questi casi avere il coraggio di farsi guidare anche dalle forze oscure! Voi non lo sapete, non ci crederete, ma quando stavamo registrando…

Luca: Mi dispiace che un lavoro che io considero normale venga considerato "bolla artistica". Un disco che qualche anno fa sarebbe stato nella "norma" ora sembra qualcosa di sorprendente . Cos'è che non va? Per me manca lo spirito. Se lo spirito dei tempi distingue le varie fasi della storia umana ,mi sembra che ora, in questo momento storico, non ci sia più nessuno spirito. Questo ha abbandonato la terra. Se un Papa si dimette e un buffone di professione diventa l'ago della bilancia della politica italiana, significa che i demoni hanno campo aperto.

Una volta parlando di musica si pensava al divertimento, all'euforia del concerto, all'incontrare amici durante i festival, adesso sia fra gli addetti ai lavori che tra gli ascoltatori (la solfa vale per entrambi) sembra ci siano troppi "impiegati" ingrigiti che popolano questo mondo. Conta più la pagnotta portata a casa che il fare ciò che si vuole davvero? Anche supportare un artista è divenuto una sorta di compitino per fedeltà più che per valore? Lo chiedo in quanto ho notato che il nostro paese rispetto ad altri fatica in maniera spaventosa a lasciare campo libero agli artisti, questo spesso gambizza band che avrebbero la possibilità di dire la loro internazionalmente con un supporto decente.

Paolo: In parte credo dipenda dalla totale assenza di supporto da parte delle istituzioni e non solo. Il musicista in Italia è visto come un fannullone, lo sappiamo tutti, e non è facile emergere e portare avanti una proposta, specie se non proprio "digeribile" o d'intrattenimento. Vivere di musica in questo paese è quasi impossibile. Probabilmente ci riescono solo i Mombu! Ognuno dovrebbe essere messo in condizione di poter fare ciò che sa fare meglio, se dimostra di esserne in grado, ma così non è ed eccoci agli "impiegatini" di cui parli. La vita del musicista è un lusso e bisogna lavorare come dannati per mantenersela. O essere figli di papà.

Antonio: Ci sono delle forze che oscurano tutto, generano cecità in ogni campo, se le rifuggi sei finito, se permetti loro di entrare nella tua vita invece… Voi non lo sapete, non ci crederete, ma quando stavamo registrando è successo che…

Luca: Tutto parte dalla cultura e dalla sua diffusione o meno. Da noi fa la differenza il meno. Se la musica fosse oggetto più della scuola che dei reality, avremmo delle generazioni più illuminate e non staremmo qui a parlarne, ma visto che questa è una considerazione retorica, non posso fare altro che incazzarmi con chi ha voluto questa situazione. Chi si lamenta ora, ha contribuito a creare questo degrado: band mediocri, etichette che distribuiscono band mediocri, agenzie di booking che favoriscono band mediocri e riviste che parlano di band mediocri sotto suggerimento delle precedenti due. Tutto per un miserevole profitto.

Com'è stato proporre i pezzi live? E dato lo stile molto libero, tendete a modificarli a esibizione in corso?

Paolo: Vista la distanza che ci separa, non proviamo praticamente mai, per cui dal vivo è sempre un'incognita. Ma devo dire che finora è andata bene e l'accoglienza è stata positiva. Dal vivo oltre a brani più strutturati, c'è anche spazio per brani nuovi e momenti più "aperti". Diciamo che dipende molto dall'umore, dal suono del locale, dal pubblico e da cosa ha mangiato Antonio quella sera. 

Antonio: I live sono sempre diversi per tutti i musicisti, la routine non esiste, è solo una proiezione di una mente che non ti appartiene e sono sicuro che voi non lo sapete ma…

Luca : Figo! I concerti, nonostante come dice Paolo non si prova abbastanza, sono andati via via migliorando, fino ad arrivare agli ultimi dove si è creata un'atmosfera intensa.

Che responsi avete ricevuto da chi ha avuto modo di vedervi in quella sede? C'è stato qualche commento che vi è rimasto particolarmente impresso?

Paolo: Un ragazzo una sera mi ha detto che durante il live gli è parso di vedere Satana.

Antonio: Tutto quello che mi dicono dopo il concerto e che appartiene a quel concerto va a finire in una zona del mio cervello dove solo chi possiede la capacità di vedere nelle tenebre può leggere e sono sicuro che qualcuno di voi, anche se in maniera inconsapevole, a volte…

Luca: Mi colpiscono sempre i commenti che non hanno nulla a che fare con quello che abbiamo suonato fino a quel momento, quando mi chiedo che cosa quelle persone stessero ascoltando, o che "filtro enteogeno" abbiano usato.

La musica è cultura e la contaminazione fra generi disparati come quella insita nel progetto "In The Kennel" ne offre tanta. Partendo dalle note si potrebbero aprire non so quanti capitoli e nelle più svariate direzioni, allora perché nel nostro paese questa forma di espressione continua a rimanere di nicchia?

Paolo: Non ne ho idea e francamente non mi pongo il problema. L'affluenza di pubblico nella media è stata super positiva e mi pare che la gente sia più disposta ad ascoltare generi diversi rispetto a qualche anno fa. Il No Fest ne è un esempio lampante. Son finiti i tempi in cui chi ascoltava rock non poteva ascoltare hip hip o l'elettronica. Per fortuna aggiungerei.

Luca: Direi che tutto quello che non passa dai canali ufficiali e ufficiosi è di nicchia . C'è una forbice enorme tra band come la nostra e i Modà. Ma anche tra Teatro Degli Orrori e gli Afterhours. Il mercato impone, non suggerisce e questa è la vera violenza.

Il modello pre-stampato alla X-Factor che spopola "sul mercato" batte la voglia di conoscere e di essere personali? La gente nutre poco interesse nella ricerca, limitandosi ad ascoltare ciò che altri propinano? Qual è il problema dell'italiano?

Luca: Penso che alle prime due ti ho risposto sopra. Alla terza domanda dovrei rispondere con un articolo a parte. Quando ne farete uno con queste venature sociali antropologiche chiamatemi.

Antonio: Il fattore "X" è l'oscuro che si prende gioco dei più deboli e poveri di spirito, coloro che non vogliono accettarlo nella propria vita, perché temono di osservare un punto nel buio per paura di riuscire a vedere, voi non ci crederete, ma quando stavamo registrando è successo che guardando…

Tornando indietro nel tempo, quali pensate siano stati i dischi che vi hanno reso gli artisti che siete oggi? E odiernamente quali sono le band o gli autori che ascoltate in maniera costante?

Paolo: In passato sicuramente Black Sabbath e Pink Floyd su tutti. Per quanto riguarda l'odierno, non posso fare a meno di tornare su: Talk Talk, Boards Of Canada, Earth, Paolo Conte, Julia Kent, Robert Wyatt, Morphine, Teho Teardo, quasi tutto il catalogo Anticon, Dr. Dre, Paul Mc Cartney e tanti altri.

Antonio: Io credo di aver avuto un percorso standard da Donatella Rettore ai Clash, ai Tuxedomoon, ai Bauhaus, ai Minutemen, ai Naked City. Ovviamente ho citato alcuni per indicarne le sfere, il comune denominatore però rimane l'oscurità, tutti loro mi hanno portato verso… e ricordo che quando avevo circa sedici anni e avevo appena finito di sentire musica per le mie orecchie di allora, e mentre ero sdraiato a pensare e immergermi voi non ci crederete ma…

Luca: Sarò schematico: "Back In Black" degli Ac/Dc a dieci anni fu la svolta, finalmente avevo trovato la musica che avevo sempre sognato di ascoltare; "Naked City" dei Naked City è la musica che avrei voluto creare io e per cui ho decido di iniziare suonare. In mezzo si va da Sun Ra a Coltrane, Black Sabbath, Slayer, Bob Marley, Dolphy Godflash Loop, Fela Kuti etc. etc. I miei ascolti sono schizofreici, oggi ad esempio ho ascoltato Manowar, doom sludge vario, "I Madrigali" di Monteverdi, canti popolari del sud Italia , "Il Piave Mormorò" e varie ricerche etno-musicali.

Si parla sempre più spesso di smaterializzazione della musica in maniera definitiva, quindi accantonare i formati fisici favorendo, o per meglio dire dando l'esclusiva, all'mp3. Una scelta simile non è un affronto nei confronti dell'arte stessa?

Paolo: Da una parte succede quello ed è una tragedia per la musica. Le sfumature si perdono e si appiattisce tutto. D'altra parte però la rinascita del formato vinile è oramai sotto gli occhi di tutti, per cui stiamo assistendo a un momento storico davvero inedito. Qualche giorno fa ho letto che il grandissimo Neil Young sta brevettando un progetto per sostituire l'mp3 con uno nuovo formato digitale decisamente superiore agli attuali standard di mercato. Speriamo.

Antonio: Il vinile è indubbiamente il tramite per…

Luca: Non sono mai stato "fissato" con i supporti, mi ricordo che avevo la maggior parte dei miei ascolti in cassette registrate.

Da poco si è conclusa la kermesse sanremese e in tanti hanno parlato di Festival "differente". Secondo voi sarà possibile in un futuro prossimo trovare, o presentare, un gruppo che suoni alla Spaccamombu o un genere realmente per pochi all'interno di quel grande carrozzone? Oppure si sarà sempre costretti a veder utilizzati certi aggettivi per descrivere un qualcosa che in fin dei conti di alternativo ha veramente poco o nulla?

Paolo: Se la direzione artistica sarà curata da Dr. Zero credo di sì.

Antonio: Programmi come "quelli" accendono la luce nell'oscurità per nasconderla, saper spingere il pulsante che oscura lo schermo potrebbe essere la soluzione, io quest'anno non l'ho fatto volutamente, ma poi…

Luca: Secondo me Sanremo deve rimanere cosi com'è, lo trovo un ottimo rimedio omeopatico per gente come noi. Lo vedi, ascolti, accumuli odio e poi vai a comporre in sala prove.

Progetti a breve termine e notizie inerenti a una prossima uscita?

Paolo: Per quanto riguarda il mio progetto solista a brevissimo uscirà uno split in condivisione con Stefano Pilia per Brigadisco ed Escape From Today. Oltre a questo, una sonorizzazione dal vivo a maggio con Ben Chasny (Six Organs Of Admittance) per il Museo del Cinema di Torino. Con Spaccamombu invece come accennavo prima dovremmo registrare materiale nuovo in estate.

Antonio: Voi non lo sapete, non ci crederete ma…

Luca: il 7 marzo 2013 esce "Niger", il nuovo Mombu, a Giugno registriamo il nuovo Spaccamombu e poi abbiamo altri progetti e collaborazioni che speriamo di portare a termine.

Avendo la possibilità di organizzare un festival tutto vostro, con quali band vorreste condividere il palco? E quali vostri colleghi consigliereste d'ascoltare ai nostri lettori?

Paolo: Come Spaccamombu condividerei il palco con Black Sabbath, Down, Earth, Electric Wizard, Neurosis e Fantomas. Per quanto riguarda i colleghi da consigliare: Julia Kent su tutti, e Francesco "Trees Of Mint" Serra.

Antonio: Se ne cito qualcuno e poi mi dimentico di citarne un altro, voi non lo sapete, magari non ci crederete ma poi…

Luca: Mi piacerebbe organizzare un afro metal fest, dai Messhuggah ai Konono Number One.

E con questa siamo arrivati alla fine, vi ringrazio per il tempo dedicatoci e facendovi un grosso in bocca al lupo vi restituisco la parola per un saluto o un messaggio diretto a coloro che ci seguono.

Paolo: Grazie a voi e buon lavoro.

Antonio: Voi non ci crederete ma… l'oscurità è la luce!

Luca: Aspettiamo di vedere dopo le dimissioni del Papa (non succedeva da Celestino V) se la profezia di Malachia sul "petrus romanus" si avvererà.

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