STYGGELSE

   
Gruppo: Styggelse
Traduzione:  Leonard Z
 
Formazione:

  • Kallbrand – Chitarra e Seconda Voce
  • L. Svartvén – Chitarra e Voce
  • Skadeglade – Batteria
  • Folkilsk – Basso e Seconda Voce
 

È uscito a giugno il debutto degli svedesi Styggelse intitolato "Heir Today – God Tomorrow" e già recensito sul nostro sito. Oggi ci tengono compagnia per far conoscere meglio la loro realtà.


 

Benvenuti ragazzi, non perdiamo tempo e diamo un po' di informazioni sulla storia della band?

L. Svartvén: Siamo gli Styggelse, band di black metal da Gothenburg composta da Larsson (voce, chitarra ritmica), Kallbrand (chitarra solista), Folkilsk (basso) e Skadeglade (batteria).

Folkilsk: Una band senza compromessi. Siamo quel che siamo.

Ho conosciuto la vostra musica tramite i video postati su Youtube e grazie a Daniel della Unexploded Records, l'etichetta per cui è stato rilasciato il vostro album, che ho avuto il piacere di recensire. Come siete venuti a contatto con lui?

L. Svartvén: Bene, ci hanno contattato loro via mail. Ci hanno fatto una offerta e l'affare era fatto. E fanno la loro parte alla grande.

Il vostro sound è fortemente colmo di adrenalina, carico di groove e si basa su ritmi mai forzati, un black'n'roll che per certi versi ho accomunato ai Darkthrone e agli Horned Almighty. Ci sono dei dischi che vi hanno influenzato, appassionato e indirizzato su tale scelte sonore?

L. Svartvén: Forse nessun album specifico (tranne tutti i primi Bathory), ma la musica che suona vera e porta con sé della fottuta oscurità (non crediate che siamo dediti a qualche tipo di musica scarsa e piagnona), ma quel tipo di musica che puoi trovare in un certo tipo di black metal grezzo e old-school o anche cose come il D-Beat e il Crust (band svedesi come Anti-Cimex, Bombanfall e Avskum) ci ha influenzato. E anche le cose più groove vengono naturali quando sei in una situazione mentale sudaticcia e disgustosa, a causa di troppe bevute.

La titletrack a mio avviso è una delle tracce migliori del disco, in quanto riesce a focalizzare appieno le varie inflessioni musicali che scorrono all'interno di "Heir Today – God Tomorrow". Come nasce un vostro brano?

L. Svartvén: Sono contento che tu l'abbia notato, per questo album quella canzone è l'ultima che abbiamo creato. Ci ha portato dove siamo noi adesso, influenzati dai Bathory (i primi quattro lavori e il demo), Venom, Motörhead ecc. Era quello a cui puntavamo. Ogni canzone di questo album ha un suo senso, ma sono tutte connesse arrivando alla titletrack. Quando ascolti l'album lo capisci. Il prossimo disco sarà tutto questo più altro ancora. Aspettatevi grandi cose!

C'è una suddivisione di compiti? Chi si occupa della musica e chi dei testi?

L. Svartvén: Ho contribuito un sacco alla musica, ma tutti contribuiscono a modo loro, non è musica degli Styggelse solo perché io ho composto i riff, è musica degli Styggelse quando ognuno fa la sua parte! Dal punto di vista dei testi, scriviamo tutto io e Skadeglade, però tutti gli altri dicono sempre la loro anche su quelli.

Folkilsk: Vero. Molte volte Larsson arriva con una canzone completa e noi la macelliamo e questo è il nostro modo di fare le cose.

Ho notato che avete alternato l'uso dell'inglese con quello della vostra lingua madre nei lavori sinora rilasciati. Come mai questa scelta?

L. Svartvén: In futuro ci saranno ancora testi in svedese. Per ora l'inglese tuttavia è più adatto per la musica che facciamo, lo svedese era più adatto al mini-cd "Among Endless Fields…". Comunque se tornerà a calzare (e probabilmente lo farà), riapparirà, ma non sarà mai dominante.

Che riscontri ha ricevuto l'album da parte della critica e soprattutto da chi vi segue?

L. Svartvén: Grande! Non a tutti piace, ma va bene così! Se piacesse a tutti, vorrebbe dire che facciamo musica per la gente che ascolta la radio (ovvero schifo!), e staremmo suonando musica di merda per menti di merda! Se la gente ha qualcosa da dire a proposito (sia bello o brutto), significa che pensa. E questo perché non siamo una band di merda che suona per farsi amare dalla gente. Le rockstar possono andare a fare in culo!

Folkilsk: Sono contento del feedback che riceviamo. Ma se gli stronzi alla Linkin Park ci dicono che facciamo schifo, questo non ha alcun impatto su di noi. Questa gente non dovrebbe proprio recensirci.

Larsson fa parte degli Hinsides (il cui secondo membro è Trish, la bella e brava batterista mastermind del progetto DödsÄngel) e dei Likblek, Bjorn dei Pagan Rites. È complicato conciliare il lavoro di più band attive contemporaneamente?

L. Svartvén: No, ma qualsiasi cosa richiede tempo. Più tempo che avere solo una band. Ma io ho bisogno di suonare vari tipi di black metal (e d-beat), puoi chiaramente sentire la differenza tra gli Styggelse, gli Hinsides e i Likblek. Trish vive in Norvegia, ma ci becchiamo ogni fine settimana, così possiamo provare assieme anche se siamo molto distanti.

Folkilsk: Sì, suono anche con i Pagan Rites. E i tipi della band non vivono nella stessa città, quindi la situazione è più complessa. Direi che ognuno aiuta l'altro in un modo positivo. Ma richiede tempo suonare in più di una band. Ho bisogno di soddisfare le mie necessità thrash e heavy metal in qualche modo e i Pagan Rites sono perfetti per questo.

In un 2010 ricco di uscite importanti, con la Svezia che ha visto in pratica il ritorno di tanti nomi grossi, fra i quali sembra spiccare quello dei Watain, qual è il vostro pensiero sulla condizione della vostra scena nazionale?

L. Svartvén: Grande, ci sono un sacco di band che suonano black metal a modo loro. Senza seguire gli standard norvegesi, ma i loro. Niente contro il black metal norvegese, hanno un sacco di grandi band. Ma la scena black metal svedese ha sempre avuto i Bathory come esempio e puoi sentirlo! Mano folk e molto più vaffanculo e odio!

E quella europea o mondiale nel genere?

Folkilsk: Grande. Un sacco di belle band ovunque.

Il black metal è probabilmente lo stile che ha inondato in maniera spropositata il mondo metal di band spesso inutili. Si può affermare che spesso ci sia un approccio poco professionale e la convinzione che basti suonare due note incollate male per dar vita a qualcosa che si possa ritenere affine (e sarebbe già tanto) al genere?

L. Svartvén: Soggetti che ti fanno pensare e ti trasmettono un senso di desolazione saranno sempre una parte della scena. Semplici o no, con groove o monotoni. Quando fai quel che vuoi fare, allora va bene.

Folkilsk: Un sacco di gente là fuori che suona due note e ha il proprio trucco da panda… [ride]. Ma ci sono anche un sacco di belle band. Noi abbiamo trovato la nostra dimensione e proviamo a fare il meglio.

Quali sono i punti deboli delle nuove generazioni che si cimentano — creando e credendo — in questa musica? Cosa manca loro rispetto a chi ha vissuto la decade passata?

L. Svartvén: Penso che le nuove band (almeno in Svezia) stanno ritornando all'old-school e questo è un bene. Più band influenzate da vecchio black, death e thrash invece di musica sinfonica basata sui sintetizzatori in stile «sono così triste che dipingo lacrime sotto i miei occhi» che oggi è così popolare. Le band giovani devono ascoltare quello che hanno da dire le vecchie, invece si fanno i fatti loro!

Avete degli aspetti che vi mancano delle decadi passate? Il tape-trading, il procurarsi un disco sudandolo o anche la visione più circoscritta del metal in genere…

L. Svartvén: Sono troppo giovane per il tape-trading, anche se scambiavo cassette (parlo dei primi anni '90), avevo otto anni allora. Ma mi piacciono posti come The Truck a Gothenburg, dove la scena è underground e non importa cosa suoni: thrash, d-beat, black metal o death. Quella musica mi ricorda quando avevo quindici o sedici anni.

Folkilsk: No. Bisogna avere a che fare con quello che il mondo è divenuto oggi. Grazie a Internet molti ci conoscono, cosa che ai tempi non avresti potuto fare senza avere buoni contatti. Ma io cerco sempre vecchi album per la mia collezione e ce ne sono sempre di difficili da trovare, non importa in che anno siano usciti.

Spassionatamente vi chiedo: cosa ne pensate delle webzine e del lavoro della carta stampata odiernamente? C'è faziosità e clientelismo o è solo una impressione che mi sono fatto? Una cosa che ho notato è che a molti riesce complicato bastonare (simbolicamente) un nome altisonante. Pensate esista davvero una sudditanza psicologica in tal senso?

Folkilsk: Mi piacciono le persone che supportano la scena, in un modo o nell'altro. Zine, fan, etichette ecc. anche se una 'zine ha solo venti lettori e lo fa per hobby, io sono sempre disposto a rispondere alle loro domande. La mia risposta alle band che fanno un pessimo lavoro: io non la penso così, penso che la gente sia onesta.

Ho l'impressione che le vostre canzoni rendano molto di più on stage. La carica e una certa esaltazione alcolica che in alcuni frangenti viene fuori anche in "Day Of The Pentacle" (forse la più classica come stile) mi portano a tale conclusione. Quanto è importante la dimensione live?

L. Svartvén: Di brutto! La musica che facciamo è il messaggio della «Noncreazione» e suona meglio dal vivo. Dopo possiamo far vedere le nostre brutte facce e fare quel che sappiamo fare! Tutto con la tipica morale del vaffanculo!

Folkilsk: Sì, noi siamo più una band live. Noi vogliamo suonare più live. Qualsiasi management può contattarci e sottoporci le idee per un contratto.

Preferireste partecipare a festival o fare un tour con più date possibili in giro per piccoli locali (duecento o trecento persone come capienza per intenderci)?

L. Svartvén: Non aspetto altro!

Folkilsk: I festival portano più persone ed è questo che mi piace (anche se non ne ho fatti molti), ma mi piacciono anche i piccoli concerti, dove puoi stare più in contatto con la gente.

Avremo possibilità di vedervi in Italia?

L. Svartvén: Contattateci per prenotarci per email e vedremo come fare. Sarebbe bello stare da voi. Sempre bello con un pubblico straniero.

Folkilsk: Portatemi dei cannoli e io ci sono! [ride] Seriamente: sarebbe stupendo.

Vi ringrazio per il tempo concessoci e lascio a voi la parola per concludere come meglio credete.

L. Svartvén: Grazie a voi! Fai girare la bottiglia e gira la croce al contrario, fotti la società e pensa liberamente. Che nessuno stronzo ti dica come vivere la tua vita. Speriamo di vedervi da qualche parte ai nostri concerti. Horns up!

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