ANTAGONISM

ANTAGONISM

Informazioni
Autore: Mourning

Formazione
Leonardo Ciccarelli – Basso
Giacomo Scattolini – Batteria
Marco Vitali – Chitarra
Marco Radosevich – Voce

Incazzati e impegnati, giungono sul nostro sito gli Antagonism con il loro debutto “Digging Past Sounds”. La recensione del platter la troverete scrutando il listone, adesso vediamo cos’hanno da dirci i musicisti marchigiani.

Benvenuti e lasciamo da parte i convenevoli, inziando a raccontare chi sono e come nascono gli Antagonism…

Gli Antagonism nascono da un progetto di Marco Vitali, chitarrista della band, al quale si associano poi il cantante Marco Radossevich ed il bassista Nicola Parente, con i quali aveva militato nel gruppo Cancrena. Dopo circa due anni Nicola lascia il gruppo per essere poi sostituito da Leonardo Ciccarelli.

Perché questo monicker? È un fattore così diffuso e corrosivo per la società?

Abbiamo scelto il nome Antagonism perché ciò di cui parliamo nei nostri pezzi è una chiara accusa a tutto quello che può esserci di sbagliato nella civiltà moderna, noi siamo l’antagonismo di questa società.

Stesso discorso per quanto riguarda il disco, “Digging Past Sounds”: c’è bisogno di scavare nel passato per ottenere qualcosa di realmente valido musicalmente e non? Anche se il titolo si presta ad avere molteplici interpretazioni…

Il nome dell’album ha una doppia chiave di lettura, la prima è per denunciare il massacro ecologico che si sta compiendo nei confronti del Pianeta con questi megacantieri che devastano il terreno, l’altra è più personale, in quanto il nostro disco racchiude pezzi degli Antagonism che sono stati pubblicati solo in demo e dischi split con altri gruppi oltre ad altri brani inediti.

Un death metal che per molti versi ha il gusto dei lavori dei primi anni Novanta ma si avvale di una produzione pulita, dando spazio quindi a una commistione fra old e new. Com’è stato dare vita all’album? Quali sono state le difficoltà nel raggiungere l’obbiettivo che avevate in mente?

Dare vita a quest’album è stato abbastanza faticoso, ma ci ha ripagato di tutti gli sforzi compiuti per la sua realizzazione, il problema maggiore è stato accordarsi sul progetto da seguire, alcuni volevano solo un prodotto virtuale, mentre altri anche un disco vero e proprio.

I testi si distaccano dai soliti cliché legati al mondo della “morte” per affrontare tematiche sociali. Quali sono per voi “i tasti dolenti” che intaccano la vita dell’uomo odierno e potrebbero essere risolti utilizzando un minimo di logica e rispetto nei confronti dell’Uomo stesso?

Il problema di base è l’assoluta mancanza di rispetto verso le esigenze umane fondamentali, che spesso vengono accantonate per far posto ai capricci di pochi, altra grave avversità è il bigottismo odierno, arrivati al ventunesimo secolo esistono ancora persone che per causa di alcuni fanno di tutta l’erba un fascio.

Da dove prendete spunto per dare voce alla musica? Quanto vi ha influenzati la condizione della nostra “Repubblica”?

L’ispirazione per i nostri pezzi la prendiamo dai problemi attuali sia dell’Italia che del resto del mondo, non solo in ambito politico, ma anche da quello sociale ed ecologico.

“Politicized” mi pare d’aver compreso sia un attacco diretto a ciò che rappresenta la politica moderna, giusto? Ma cos’è la politica? Il modus operandi applicato in essa non sta devastando anche i vari settori artistici da tempo? È solo questione di ordini impartiti dall’alto, è solo così che si può andare avanti?

Il problema non è rappresentato dalla politica in sé, la politica è di base un’idea, ma sta nelle persone che la esercitano. I politici dovrebbero agire nell’interesse della gente che li sostiene, però questo avviene molto di rado e nella maggior parte dei casi pensano solamente ai loro porci comodi.

La domanda precedente mi fa cogliere la palla al balzo per chiedervi cosa ne pensiate del “pay to play” e delle varie discussioni che si sono animate attorno a questa compravendita che sminuisce, per non dire elimina, ancora una volta fattori come la gavetta e il merito acquisito sul campo. Che mi dite in proposito?

Il “pay to play” può essere un metodo valido, anche se “infimo”, di farsi notare in quanto permette a band minori di esibirsi con gruppi di grande fama, ma comunque sia il gruppo deve avere una certa validità. Per quanto si possa pagare, non si viene presi comunque se non se lo si merita.

Siamo nel 2012, si parla di società evoluta, di apertura mentale e tante altre stronzate al seguito, però suonare metal è ancora ritenuto qualcosa di “amatoriale” qui in Italia. Perché si sottovaluta questo mondo? Penso anche ai locali e ai cosiddetti acquirenti/ascoltatori che danno vita ai risultati nelle “classifiche che contano, perché è possibile trovare i Graveyard o i Rammstein in onda in canali tv che contano e presenti nelle classifiche di vendita mentre in Italia se ci va di culo i nomi che leggiamo sono solo e sempre quelli di Metallica e Iron Maiden? È davvero solo una questione culturale?

Il problema di base è che in Italia quando si parla di metal e affini, la maggior parte delle persone pensa a capelloni brutti e cattivi che ammazzano capre, vanno in giro con croci capovolte addosso e via dicendo, e questo ha penalizzato sensibilmente tutta la comunità che ruota attorno al nostro genere e di conseguenza anche le vendite.

Oltretutto paghiamo lo scotto di avere il Vaticano e figliastri sempre in mezzo alle palle, riusciremo a organizzare dei concerti che a questi signori vadano bene o dovremo ancora vederli intervenire come in occasione del Sikelian Hell o alla data di Bari dei Deicide e Belphegor? La Chiesa è una delle nostre maledizioni o meglio lo è la religione in genere?

Il problema è il bigottismo della gente, non la religione. Esistono persone rette e persone dalla mente deviata da entrambe le parti, ma questo non significa che gli ideali siano sbagliati o immorali.

Se vi offrissero un contratto che come unica clausola vincolante v’imponesse il rilascio dei vostri futuri lavori in formato unicamente digitale lo accettereste?

Sinceramente non lo sappiamo, siamo convinti che il mercato digitale surclassi quello fisico, ma siamo comunque affezionati ad un prodotto concreto.

Secondo voi il Metal ha un po’ perso quella dimensione a portata d’uomo che aveva inizialmente? Sono state fatte troppe concessioni/aperture a filoni che hanno affinità col “pop” e puntano sul fattore estetico più che sulla musica?

Secondo noi no, il metal sta cambiando con il cambiare delle generazioni e questo è perfettamente normale, altrimenti non potrebbe esserci evoluzione, e comunque esisteranno sempre i filoni essenziali come heavy, thrash o death.

Gli Antagonism e i live: com’è messa la situazione? Ce ne sono già stati, ce ne saranno nei prossimi mesi? Aggiorniamo i nostri lettori.

Ultimamente stiamo facendo pochi live a causa di alcuni problemi personali, comunque in ogni esibizione che facciamo diamo il 100%, per noi è il modo migliore che abbiamo per trasmettere al pubblico il messaggio contenuto nei nostri pezzi.

Cosa serve agli Antagonism per rendere al meglio sul palco?

Abbiamo bisogno solo di persone disposte ad ascoltare ciò che abbiamo da dire su ciò che accade al giorno d’oggi in questa società malata, giusto o sbagliato che sia.

Ho sempre letto e sentito parlare anche amici dei famosi “scambi di data”, è un sistema che funziona o a quanto ho capito è una paraculata che porta spesso e volentieri frutti a una sola delle parti? Un altro segno che la scena in Italia è e rimarrà un miraggio?

Gli scambi data possono essere un ottimo mezzo per farsi sentire, se fatti a modo, il problema è che molte persone approfittano della fiducia di altre che si fanno un mazzo tanto per il gruppo e poi non ne ricevono i frutti.

Tre aggettivi per definire “Digging Past Sounds”.

Diretto, aggressivo, concreto.

Siamo alle battute conclusive, a voi la parola per un saluto o un messaggio da inviare a chi ci segue…

Un ringraziamento allo staff di Aristocrazia per l’intervista ed invitiamo tutti i lettori ad ascoltare il nostro album per avere un’idea di come vediamo la società in cui viviamo. Stay Metal!

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