ARCTURUS – Una chiacchierata postprandiale con Sverd e Vortex

Gruppo:Arcturus
Formazione:

  • ICS Vortex: voce
  • Steinar Sverd Johnsen: tastiere
  • Knut M. Valle: chitarra
  • Hugh S. Mingay: basso
  • Hellhammer: batteria

Gli Arcturus erano in Italia per un breve ma intenso mini-tour di tre date (in compagnia di Shores Of Null, Párodos e Shadowthrone), così abbiamo colto l’opportunità per ripercorrere la loro carriera — che si snoda per quasi tre decadi — con una monografia divisa in due parti (una e due). Poche ore prima del concerto allo Slaughter Club di Paderno Dugnano (Milano) abbiamo anche avuto la possibilità di fare quattro chiacchiere in totale relax col tastierista e fondatore Steinar Sverd Johnsen e con ICS Vortex, subito dopo un tipico pranzetto italiano a base di lasagne. Ma a parte le lasagne chiediamo ai ragazzi cosa c’è in forno, dal momento che i trent’anni della band sono dietro l’angolo, ma la fretta è una cattiva consigliera e gli impegni collaterali non mancano. «Già, trent’anni… è un sacco di tempo… credo che il modo migliore per celebrare un traguardo simile sia un nuovo album. Non sono sicuro che riusciremo a completarlo già l’anno prossimo, perché quest’inverno siamo stati impegnati con il gruppo pre-Arcturus». I Mortem — comprendenti oltre a Steinar anche Marius Vold, Hellhammer e il nuovo entrato Tor Stavenes (già nei 1349) — si sono riuniti nel gennaio del 2018 dopo un lunghissimo silenzio, e ora sono pronti per un ritorno discografico assassino: «La pubblicazione del nuovo materiale si avvicina e stiamo anche cercando di organizzare un po’ di date dal vivo. Nessuna conferma ufficiale, per ora, l’album verrà fuori non prima di agosto; abbiamo firmato un contratto con la Peaceville e la cosa verrà annunciata nelle prossime settimane», aggiunge Steinar con un sorriso affiorante.

Gli Arcturus sono stati tutto sommato prolifici nella prima parte della loro carriera, ma a un certo punto le cose hanno fisiologicamente rallentato. Quando sei giovane hai più tempo da passare coi tuoi compagni, per cui è più semplice condividere e discutere le idee di ognuno. Vortex ha una sua opinione circa i ritmi di lavoro: «Guardate qualunque altra band e noterete che i primi album vengono quasi sempre pubblicati senza che passi troppo tempo tra l’uno e l’altro, va semplicemente così». Talvolta l’etichetta impone una tabella di marcia e sei spinto a registrare un album anche solo per rispettare i vincoli contrattuali, in queste situazioni la fretta può essere letale, per l’ispirazione. Vortex continua: «Quando non hai il tempo di fare le cose coerentemente e dall’etichetta ti alitano sul collo… magari puoi tirare fuori un disco ogni due anni… ma potrebbe suonare forzato, forse», e il sarcasmo di prende il sopravvento: «È meglio aspettare l’ispirazione, un ottimo esempio è l’ultimo album dei Dimmu Borgir: ci sono voluti dieci anni per realizzarlo e il risultato è FANTAAASTICO!» Ma la vita non è solo fare musica, alcune volte hai bisogno di prenderti una pausa e volare via, letteralmente: «Sapete, certe persone si siedono e sparano un album dietro l’altro, passano tutto il tempo a scrivere musica, ma ci sono talmente tante cose da fare nella vita», dice Sverd. È così che veniamo a sapere che è un appassionato di volo in deltaplano, un’attività che ha cominciato a svolgere poco dopo la pubblicazione di The Sham Mirrors (2002, Ad Astra Enterprises). Ci racconta che è stato diverse volte a Bassano del Grappa e che ha passato anni viaggiando con la sua auto e volando col deltaplano. Ma non è tutto, ci ha detto anche di aver costruito una baita con le sue stesse mani a partire dalle fondamenta: «A parte tutto questo lavoro a tempo pieno come meccanico e sapete: famiglia, bambini, un sacco di cose». Steinar è una persona molto attiva e dallo sguardo vivace, ed è un piacere parlare con lui del processo creativo dietro ai primi lavori degli Arcturus e di come hanno deciso di spingersi oltre i confini del black metal canonico: «In realtà non abbiamo deciso niente in particolare, è stato tutto molto naturale. Dopo Aspera Hiems Symfonia, Carl Tidemann, il chitarrista prog, Knut [Valle, NdR] e io ci siamo trovati molto bene insieme e abbiamo quasi vissuto sotto lo stesso tetto per un periodo. Abbiamo creato il nostro stile molto naturalmente, senza sapere dove andare, senza fare alcun piano».

Scandagliare le profondità di una carriera così lunga ed eclettica non è semplice come può sembrare. Parlando di rimpianti e cose andate male sia Steinar che Vortex ricordano alcune situazioni createsi durante la produzione di Sideshow Symphonies (2005, Season Of Mist); Vortex è netto:«Non riesco ad ascoltare Sideshow Symphonies, non ci riesco perché è una merda», e chiarisce un po’ di questioni: «voglio dire, le canzoni sono assurdamente buone: i testi, i riff, tutto perfetto, ma il processo di registrazione è stato stupido… ho registrato le parti vocali di notte e sono state mixate di giorno, non ero neppure presente… non c’erano soluzioni alternative, non si poteva tornare indietro…» Come detto in precedenza, l’etichetta può giocare un grosso ruolo (negativo, in questo caso specifico); il gigante di Oslo è un fiume in piena: «Abbiamo lavorato di fretta perché avevamo un budget da rispettare, ci hanno dato un sacco di soldi per quel disco, ma hanno fatto un lavoro schifoso, per niente professionale». Steinar completa il discorso coi suoi ricordi, parlando di alcuni problemi tecnici: «Già, abbiamo dato loro [la Season Of Mist, NdR] un master e loro lo hanno rimasterizzato ancora e ancora, non sappiamo perché… c’erano dei problemi, dei click fra una canzone e l’altra…» Non appena sono riusciti a risolvere il contratto con la Season Of Mist, gli Arcturus sono tornati in pista, dopo una sosta durata quattro anni, trovando un buon interlocutore nella Prophecy Productions, finalmente. Steinar appare soddisfatto: «Dopo qualche problema contrattuale, ora le cose con la Prophecy vanno bene, abbiamo finalmente la possibilità di lavorare senza troppa pressione addosso».

La vita da studio può essere frustrante, ma la vita in tour può essere altrettanto difficile: i lunghi viaggi su strada sono stancanti e gli imprevisti possono nascondersi dietro ogni angolo. I ragazzi sembrano aver trovato l’alchimia e l’equilibrio giusti per divertirsi durante le loro trasferte; Steinar si dice soddisfatto di come procedono le cose: «Mi piace la vita in tour, ma non posso stare via per un anno intero, soprattutto per via della mia famiglia, per cui i tour brevi come questo vanno benissimo». Vortex vuole dire la sua: «La vita in tour non è semplice come molti potrebbero pensare, possono venir fuori un sacco di casini con la gente con cui ti ritrovi a lavorare…» Knut Valle, intanto, entra nella stanza in cui stiamo chiacchierando, proprio nel momento in cui domandiamo a Vortex qual è la situazione peggiore in cui si sia trovato durante un tour, e si mette a ridere di gusto, mentre il compagno prosegue: «Ma sai, mancanza di informazioni, cattiva comunicazione, promoter e organizzatori ti trattano come se fossi un bimbetto…» e Vortex non ha proprio le dimensioni di un bimbetto, in tutta onestà, e va avanti a parlare delle dinamiche di potere che si creano in certe situazioni, del fatto che gli organizzatori ti tengano spesso all’oscuro di alcuni retroscena. «Sì, queste cose le odio davvero. E poi ovvio, c’è il fatto che si fuma troppo, si beve troppo, troppa droga… può essere un problema ma anche no, insomma…» Knut intanto aggiunge le poche ore di sonno all’infinita lista di seccature che possono caratterizzare un tour. Più tardi, durante il concerto, verremo a sapere che proprio lui non è stato troppo bene durante le ultime ore, ma il sorriso stampato sul suo volto è indelebile. Mentre sei sul palco ti dimentichi della fatica e della stanchezza, soprattutto se tutto funziona come si deve e il pubblico ti trasmette le sensazioni giuste. Il luogo deputato al concerto di stasera è lo Slaughter Club di Paderno Dugnano, non troppo lontano da Milano ma comunque piuttosto isolato, considerando che non è servito dai mezzi pubblici; la cosa non sembra comunque preoccupare Vortex: «Non m’importa se suoniamo in centro o in periferia, preferisco mille volte suonare in un posto come questo, dove i suoni sono perfetti, piuttosto che in un buco di club dove magari gli amplificatori sono rotti. Mi sono sentito davvero ispirato queste sere, e sono sicuro che stanotte sarà altrettanto grande». E così è stato.

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